Storia degli Italiani all'estero - U.S.A..

Storia


Perché i lombardi non erano a Monongah, West Virginia
di Ernesto R. Milani Ernesto.milani@gmail.com

La recente sciagura alla Crandall Canyon Mine nello Utah, USA, che ha causato la morte di sei minatori e l’allagamento di quella di Zhangzhuang vicino alla città di Xintai in Cina nell’agosto 2007, dove ne sono periti 172, ripropongono la necessità delle continue misure di sicurezza da adottare in questo settore industriale.

Il pensiero corre immancabilmente alla tragedia di Marcinelle in Belgio quando l’esplosione a Bois du Cazier stroncò la vita di 236 persone di cui ben 136 italiani. Anche allora il tributo di sangue maggiore fu dato dai 60 abruzzesi soprattutto di Manoppello e Lettomanoppello. Le cause del disastro furono naturali, ma le strutture e attrezzature dei pozzi si rivelarono inadeguate, le protezioni anti-incendio pressoché assenti e i piani di soccorso non efficienti.

Queste vicende ci portano alla grande emigrazione del 1880-1920 quando centinaia di migliaia di italiani attraversarono l’oceano Atlantico per cercar fortuna in America. Paese in costruzione dove c’era un enorme bisogno di braccia. Manodopera generica, adatta a tutti i tipi di lavoro. Quello in miniera fu accettato per ignoranza dei luoghi e per le paghe alte. Nessuno era in grado di prevederne le conseguenze sul fisico causate dalle malattie come la silicosi, gli incidenti quasi sempre addebitati all’imprudenza e mai adeguatamente compensati fino alla morte. Le miniere erano quasi sempre fuori dai grandi centri abitati e costituite in villaggi di proprietà della compagnia mineraria che gestiva pure tutte le attività compreso i negozi (company store). Qui i prezzi dei beni di prima necessità erano esorbitanti e acquistabili soltanto con i buoni (script) erogati al posto del salario in dollari. La distanza dalle grandi città e la mancanza di trasporti favorivano l’isolamento. Il reclutamento in Italia da parte delle grandi compagnie, tra cui giova ricordare Rockefeller e Guggenheim, fu capillare e coinvolse tutte le regioni d’Italia.

Le sofferenze legate al tipo di lavoro e al trattamento stesso crearono una forte militanza nel sindacato dei minatori, UMWA. Gli italiani si distinsero nell’organizzazione sindacale per affermare i propri diritti e furono sempre in prima linea. Ai nomi storici come quello di Carlo Tresca va aggiunto Charles ( Carlo) Demolli, nato a Bruxelles in Belgio nel 1870 e cresciuto a Como. Emigrato in Pennsylvania, lavorò nelle miniere di carbone. Iscritto agli UMWA fondò in Colorado il Lavoratore Italiano, che divenne l’organo ufficiale dei minatori. Fu mandato poi a organizzare i minatori nello Utah dove le miniere di Sunnyside, Castle Gate erano composte in prevalenza di italiani con una discreta presenza di emigrati da Turbigo, dove si distinse sia per la preparazione sia per i risultati ottenuti nelle trattative per cambiare le condizioni di lavoro ed eliminare i soprusi perpetrati nei confronti dei minatori.

I lombardi, quindi, non fecero eccezione. Ci furono gli scalpellini specializzati che emigrarono in Vermont che contrassero comunque la silicosi dovuta alle polveri della lavorazione del granito. Altri nei setifici e cotonifici di Paterson e Passaic nel New Jersey. Molti si fermarono sulla costa orientale dove trovarono occupazioni varie nei lavori di serramento, di sbancamento e finalmente in fabbrica. Tuttavia, la maggior parte dei primi lombardi lavorò in miniera. Le liste delle navi sono chiare, come quelle dei dati dei censimenti. Detroit stava in realtà per le miniere di ferro di Iron Mountain, Calumet, Amasa in Michigan e Florence in Wisconsin. Dagli stessi paesi partivano gruppi con destinazioni diverse : Castle Gate, Utah; Punxsutawney, Pennsylvania., Dawson, New Mexico; Butte, Walkerville nel Montana; Clifton-Morency, Arizona. Carbone, rame e ferro. Anche le cave di argilla di St. Louis, Missouri. Carbone ancora a Murphysboro, Herrin, Johnston City, Carterville, Coal City, Oglesby in Illinois. Sembra una lezione di geografia. Infinita. Nella ghost town di Rhyolite in Nevada, ai tempi del boom popolata da 5.000 persone erano presenti diversi famiglie di Somma Lombardo.

Fu un lavoro temporaneo riservato quasi sempre alla prima generazione. L’evoluzione significò l’abbandono dei pozzi verso lavori meno duri in superficie anche se legati alla miniera, come il minuto mantenimento, la falegnameria oppure il trasporto del legname. In molti casi condusse alla specializzazione e alla direzione tecnica dei pozzi.
Vita grama e di tragedie. Dall’inizio del 1900 ci sono stati almeno 40 incidenti gravi nelle miniere americane con oltre 4.700 morti. Scorrendo la lista dei campi minerari si identificano facilmente quelli dove gli italiani hanno perso la vita. Monongah è in prima fila, cupa testimonianza di un avvenimento che deve essere ben evidenziato nella storia d’Italia oltre che in quella dell’emigrazione, al di là delle vittime abruzzesi, molisane, calabresi o lucane che siano. Le 171 persone uccise lasciarono decine di familiari nel dolore e nella disperazione aumentati dalla lontananza e dal conseguente problema economico. La peggiore ingiustizia è poi l’oblio.

Così non si dimentichino i lombardi che diedero la vita per il progresso di un paese straniero. Nel disastro della Cincinnati Mine di Monongahela, Pennsylvania del 24 aprile 1913 persero la vita 97 persone. Tra di loro Felix Donina, Giuseppe Donati, Maurizio Melotte, Battiste Polanienli, Giacomo Roncatti, Giacomo Zannati tutti della Val Canonica.
Il 19 giugno 1914 un’esplosione di gas nella miniera di carbone della Hillcrest Collieries Company a Hillcrest, in Alberta, Canada causava la morte di 196 minatori su 237. Tra le vittime i due fratelli Alberico (Albert) e Ubaldo ( Baldo) Tamborini di Mornago di appena 19 e 21 anni d’età. Nel cimitero di Hillcrest riposano con gli altri compagni di sventura della stessa provincia, Virgilio Bodio, Carlo Gianoli e Giuseppe Marcolli.
Il 9 dicembre 1935 un’esplosione combinata di metano e polvere di carbone a Coalhurst, Alberta uccise 16 minatori. Scorrendo la lista dei morti non mancano mai gli ucraini, i canadesi, e naturalmente gli italiani. Angelo Ermacora, sposato con 10 figli, Albino Simeone, scapolo e Evaristo Rota, sposato con 2 figli. Grandi funerali, lunghe inchieste per stabilire le cause del disastro, chiusura della miniera per aprirne un’altra. Monumenti celebrativi duraturi e foto negli album delle società di mutuo soccorso Romolo e Remo.

Evaristo Rota sembra un altro dei tanti bergamaschi sfortunati. Locatelli, uno dei portatori della bara, anche se nato a Drò in Tren Sembra tutto cosi ovvio, così lontano.
Vediamo che cosa ci tramanda, invece, la storia del Messico o meglio del New Mexico, USA e dei campi minerari.
Dawson, New Mexico, 22 ottobre 1913. Un’esplosione di gas nella miniera numero 2 dello Stag Canyon di proprietà della compagnia Phelps Dodge, dove soltanto due giorni prima è stata condotta un’ispezione che ha dato esito positivo in tutti i settori, uccide 263 minatori. Italiani, greci e messicani i più colpiti. Tra loro:Francesco Merletti, Turbigo ( Milano). Era emigrato nel 1902 a Castlegate ( Utah), tornato poi in Italia, e riemigrato a Dawson nel 1911.Giovanni Cavaiani , Turbigo, (Milano). Raggiunse dapprima il padre Andrea che lavorava nelle miniere di ferro di Eveleth, Minnesota nel 1906-07, tornato in Italia e riemigrato a Monongah, West Virginia e quindi a Dawson. Egildo Poretti, Turbigo ( Milano). Aveva raggiunto il cognato Perotta Antonio nel 1906 a Dawson.
Dawson, New Mexico, 8 febbraio 1923. Sempre la stessa dannata miniera. Un incendio innescato dal deragliamento di un carrello trasportatore di minerale provoca l’ennesima strage. I morti sono 123 tra cui i due fratelli Tony (Antonio) e Alessandro Zanoni appena arrivati da Turbigo ( Milano).

Dawson oggi è soltanto una città fantasma con un immenso cimitero di croci di ferro. Elenchi crudi ed infiniti.
Miniera di Gwaila, Australia Occidentale. Nel 1911 muore in un incidente Luigi Baccanelli di Gorno a 24 anni d’età.
Miniera di Bonnievale, Australia Occidentale. Il bergamasco di Gorno, Modesto Varischetti detto Charlie diviene famoso in tutto il mondo attraverso la copertina della Domenica del Corriere che gli dedica Beltrame. Il minatore Charlie è stato intrappolato per nove giorni sottoterra e la storia del suo drammatico salvamento ha fatto il giro del mondo...
La lista è pari ai campi minerari dove gli italiani hanno incontrato il loro sogno americano.
Una sequela infinita che arriva fino a Marcinelle, ma che scorrendo i titoli dei giornali di oggi continua senza sosta.

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l'articolo     Cent'anni fa la strage di Monongah  in miniera l'ecatombe degli italiani     tratto da : www.repubblica.it

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