La recente sciagura alla Crandall Canyon Mine
nello Utah, USA, che ha causato la morte di sei minatori e
l’allagamento di quella di Zhangzhuang vicino alla città di Xintai
in Cina nell’agosto 2007, dove ne sono periti 172, ripropongono la
necessità delle continue misure di sicurezza da adottare in questo
settore industriale.
Il pensiero corre immancabilmente alla tragedia di Marcinelle in
Belgio quando l’esplosione a Bois du Cazier stroncò la vita di 236
persone di cui ben 136 italiani. Anche allora il tributo di sangue
maggiore fu dato dai 60 abruzzesi soprattutto di Manoppello e
Lettomanoppello. Le cause del disastro furono naturali, ma le
strutture e attrezzature dei pozzi si rivelarono inadeguate, le
protezioni anti-incendio pressoché assenti e i piani di soccorso
non efficienti.
Queste vicende ci portano alla grande emigrazione del 1880-1920
quando centinaia di migliaia di italiani attraversarono l’oceano
Atlantico per cercar fortuna in America. Paese in costruzione dove
c’era un enorme bisogno di braccia. Manodopera generica, adatta a
tutti i tipi di lavoro. Quello in miniera fu accettato per
ignoranza dei luoghi e per le paghe alte. Nessuno era in grado di
prevederne le conseguenze sul fisico causate dalle malattie come
la silicosi, gli incidenti quasi sempre addebitati all’imprudenza
e mai adeguatamente compensati fino alla morte. Le miniere erano
quasi sempre fuori dai grandi centri abitati e costituite in
villaggi di proprietà della compagnia mineraria che gestiva pure
tutte le attività compreso i negozi (company store). Qui i prezzi
dei beni di prima necessità erano esorbitanti e acquistabili
soltanto con i buoni (script) erogati al posto del salario in
dollari. La distanza dalle grandi città e la mancanza di trasporti
favorivano l’isolamento. Il reclutamento in Italia da parte delle
grandi compagnie, tra cui giova ricordare Rockefeller e Guggenheim,
fu capillare e coinvolse tutte le regioni d’Italia.
Le sofferenze legate al tipo di lavoro e al trattamento stesso
crearono una forte militanza nel sindacato dei minatori, UMWA. Gli
italiani si distinsero nell’organizzazione sindacale per affermare
i propri diritti e furono sempre in prima linea. Ai nomi storici
come quello di Carlo Tresca va aggiunto Charles ( Carlo) Demolli,
nato a Bruxelles in Belgio nel 1870 e cresciuto a Como. Emigrato
in Pennsylvania, lavorò nelle miniere di carbone. Iscritto agli
UMWA fondò in Colorado il Lavoratore Italiano, che divenne
l’organo ufficiale dei minatori. Fu mandato poi a organizzare i
minatori nello Utah dove le miniere di Sunnyside, Castle Gate
erano composte in prevalenza di italiani con una discreta presenza
di emigrati da Turbigo, dove si distinse sia per la preparazione
sia per i risultati ottenuti nelle trattative per cambiare le
condizioni di lavoro ed eliminare i soprusi perpetrati nei
confronti dei minatori.
I lombardi, quindi, non fecero eccezione. Ci furono gli
scalpellini specializzati che emigrarono in Vermont che
contrassero comunque la silicosi dovuta alle polveri della
lavorazione del granito. Altri nei setifici e cotonifici di
Paterson e Passaic nel New Jersey. Molti si fermarono sulla costa
orientale dove trovarono occupazioni varie nei lavori di
serramento, di sbancamento e finalmente in fabbrica. Tuttavia, la
maggior parte dei primi lombardi lavorò in miniera. Le liste delle
navi sono chiare, come quelle dei dati dei censimenti. Detroit
stava in realtà per le miniere di ferro di Iron Mountain, Calumet,
Amasa in Michigan e Florence in Wisconsin. Dagli stessi paesi
partivano gruppi con destinazioni diverse : Castle Gate, Utah;
Punxsutawney, Pennsylvania., Dawson, New Mexico; Butte,
Walkerville nel Montana; Clifton-Morency, Arizona. Carbone, rame e
ferro. Anche le cave di argilla di St. Louis, Missouri. Carbone
ancora a Murphysboro, Herrin, Johnston City, Carterville, Coal
City, Oglesby in Illinois. Sembra una lezione di geografia.
Infinita. Nella ghost town di Rhyolite in Nevada, ai tempi del
boom popolata da 5.000 persone erano presenti diversi famiglie di
Somma Lombardo.
Fu un lavoro temporaneo riservato quasi sempre alla prima
generazione. L’evoluzione significò l’abbandono dei pozzi verso
lavori meno duri in superficie anche se legati alla miniera, come
il minuto mantenimento, la falegnameria oppure il trasporto del
legname. In molti casi condusse alla specializzazione e alla
direzione tecnica dei pozzi.
Vita grama e di tragedie. Dall’inizio del 1900 ci sono stati
almeno 40 incidenti gravi nelle miniere americane con oltre 4.700
morti. Scorrendo la lista dei campi minerari si identificano
facilmente quelli dove gli italiani hanno perso la vita. Monongah
è in prima fila, cupa testimonianza di un avvenimento che deve
essere ben evidenziato nella storia d’Italia oltre che in quella
dell’emigrazione, al di là delle vittime abruzzesi, molisane,
calabresi o lucane che siano. Le 171 persone uccise lasciarono
decine di familiari nel dolore e nella disperazione aumentati
dalla lontananza e dal conseguente problema economico. La peggiore
ingiustizia è poi l’oblio.
Così non si dimentichino i lombardi che diedero la vita per il
progresso di un paese straniero. Nel disastro della Cincinnati
Mine di Monongahela, Pennsylvania del 24 aprile 1913 persero la
vita 97 persone. Tra di loro Felix Donina, Giuseppe Donati,
Maurizio Melotte, Battiste Polanienli, Giacomo Roncatti, Giacomo
Zannati tutti della Val Canonica.
Il 19 giugno 1914 un’esplosione di gas nella miniera di carbone
della Hillcrest Collieries Company a Hillcrest, in Alberta, Canada
causava la morte di 196 minatori su 237. Tra le vittime i due
fratelli Alberico (Albert) e Ubaldo ( Baldo) Tamborini di Mornago
di appena 19 e 21 anni d’età. Nel cimitero di Hillcrest riposano
con gli altri compagni di sventura della stessa provincia,
Virgilio Bodio, Carlo Gianoli e Giuseppe Marcolli.
Il 9 dicembre 1935 un’esplosione combinata di metano e polvere di
carbone a Coalhurst, Alberta uccise 16 minatori. Scorrendo la
lista dei morti non mancano mai gli ucraini, i canadesi, e
naturalmente gli italiani. Angelo Ermacora, sposato con 10 figli,
Albino Simeone, scapolo e Evaristo Rota, sposato con 2 figli.
Grandi funerali, lunghe inchieste per stabilire le cause del
disastro, chiusura della miniera per aprirne un’altra. Monumenti
celebrativi duraturi e foto negli album delle società di mutuo
soccorso Romolo e Remo.
Evaristo Rota sembra un altro dei tanti bergamaschi sfortunati.
Locatelli, uno dei portatori della bara, anche se nato a Drò in
Tren Sembra tutto cosi ovvio, così lontano.
Vediamo che cosa ci tramanda, invece, la storia del Messico o
meglio del New Mexico, USA e dei campi minerari.
Dawson, New Mexico, 22 ottobre 1913. Un’esplosione di gas nella
miniera numero 2 dello Stag Canyon di proprietà della compagnia
Phelps Dodge, dove soltanto due giorni prima è stata condotta
un’ispezione che ha dato esito positivo in tutti i settori, uccide
263 minatori. Italiani, greci e messicani i più colpiti. Tra
loro:Francesco Merletti, Turbigo ( Milano). Era emigrato nel 1902
a Castlegate ( Utah), tornato poi in Italia, e riemigrato a Dawson
nel 1911.Giovanni Cavaiani , Turbigo, (Milano). Raggiunse dapprima
il padre Andrea che lavorava nelle miniere di ferro di Eveleth,
Minnesota nel 1906-07, tornato in Italia e riemigrato a Monongah,
West Virginia e quindi a Dawson. Egildo Poretti, Turbigo (
Milano). Aveva raggiunto il cognato Perotta Antonio nel 1906 a
Dawson.
Dawson, New Mexico, 8 febbraio 1923. Sempre la stessa dannata
miniera. Un incendio innescato dal deragliamento di un carrello
trasportatore di minerale provoca l’ennesima strage. I morti sono
123 tra cui i due fratelli Tony (Antonio) e Alessandro Zanoni
appena arrivati da Turbigo ( Milano).
Dawson oggi è soltanto una città fantasma con un immenso cimitero
di croci di ferro. Elenchi crudi ed infiniti.
Miniera di Gwaila, Australia Occidentale. Nel 1911 muore in un
incidente Luigi Baccanelli di Gorno a 24 anni d’età.
Miniera di Bonnievale, Australia Occidentale. Il bergamasco di
Gorno, Modesto Varischetti detto Charlie diviene famoso in tutto
il mondo attraverso la copertina della Domenica del Corriere che
gli dedica Beltrame. Il minatore Charlie è stato intrappolato per
nove giorni sottoterra e la storia del suo drammatico salvamento
ha fatto il giro del mondo...
La lista è pari ai campi minerari dove gli italiani hanno
incontrato il loro sogno americano.
Una sequela infinita che arriva fino a Marcinelle, ma che
scorrendo i titoli dei giornali di oggi continua senza sosta.
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l'articolo Cent'anni
fa la strage di Monongah in miniera l'ecatombe degli italiani
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