RIDIAMO CON MERLIN COCAI
Accademia Folenghiana di Mantova tel 0376 322303
Testo e disegni di Romano Marradi -copyrigth-
via Certosini 3 Mantova

Nell'intento di conoscere i vocaboli mantovani del ‘500, continuiamo il racconto delle imprese degli “eroi” di Cipada nel testo maccheronico di Teofilo Folengo; e facciamo prima una riflessione: che fino a questo punto non se n'e vista molta di quella " fantasia piuchefantastica" preannunciata con enfasi all’inizio del poema; il che ci fa pensare che il tutto sia rimasto in bollore nel cervello del poeta, il quale ha voluto soltanto schiumare la pentola per ricavare poi un buon brodo saporito. Certo che la cattura imprevista del grande Baldo strapotente ci può distogliere dal credere a qualcosa di sensazionale andando avanti, mancando il protagonista primo; invece è proprio da questo momento che conosceremo l’evolversi della vera fantasia di Cocai, in quanto troveremo sulla scena come protagonista prestigioso Cingar in persona, con la sua facciatosta e la sua astuzia portentosa: ché la trama dei fattacci è guidata dalla sua volontà di fargliela pagar cara a quei tali che hanno tramato contro Baldo, siano il Podestà Gaglioffo o i Senatori corrotti, o anche degli scemotti come Tognasso e Zambello.

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Cal brüt imbroion da Cingar

Così il tutto nasce da un pasticciaccio di Cingar che fa credere al vecchio Console Tognasso che la bella Berta, ormai senza marito, è innamorata cotta proprio di lui: e quello scemo, vedovo da tempo, ci crede davvero e si infervora al pensiero della conquista amorosa: per cui arriva a circuire la Berta, bene agghindata il giorno delle festa grande sul sagrato della Chiesa: e si mette a rigirare con lei in un ballo azzardato. Suonano le pive e c’è schiamazzo intorno, cosicché certi compagnoni, d’accordo con la Berta bene istruita da Cingar, arrivano a farsi sotto dietro le spalle del vecchio ballerino, impacciato nello sfilarsi dalla testa il giubbone pesante, e gli slacciano


Cingar

destramente prima i nodi in cintura delle brache e poi anche le stringhe dei mutandoni: tanto che ogni copertura scivola giù lungo le gambe nude mettendo in mostra ogni recondito bendidio.

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Tognasso smutandato

Possiamo immaginare la scena e lo schiamazzo dei presenti: e avrà voglia Zambello di aiutarlo a rialzarsi e a coprire le vergogne palesi: il prestigio del Console altezzoso è completamente sfumato. Così non manca Cocai di concludere con una osservazione interessante:

 Alor 'l föch dl'amore l'è fnì
par cla vergogna: sì, parchè l’è
vera
che 'n grand amor al vins in tüt, ma certo,
ma la vergogna anca l’amor la smorsa.
Allor s'è spento il fuoco dell'amore
per tal vergogna: in quanto è vero, si
che un grande amore vince tutto, certo,
ma la vergogna smorza pur l’amore
Tognasso....Tognasso....! A noi non resta che ammirare l’arte del poeta arricchita coi vocaboli della parlata dialettale mantovana di allora egregiamente maccheronizzata ,
"albia" da albi, l’abbeveratoio dove si specchiava Tognasso per agghindarsi;
"mazucco” , da masüch, intraducibile, è quel testone di Tognasso Console ;
"gucchia “, da gücia, una spilla che usa Tognasso per eleganza;
"sbraians”, da sbraiar , ilgridare di un ballerino eccitato;
"sugabat “, da sügar :è Tognasso che si asciuga il viso dal sudore;
"scoraias", da scoraiar, intraducibile: è Tognasso ormai stanco del ballo;
"sguersus" , da sguers, ossia guercio, appellativo di uno dei buontemponi;
"garlettos", da garlet, i garretti nudi di Tognasso smutandato.
Per avvalorare un possibile insegnamento ai miseri mortali, il nostro Cocai non esita, a formulare a proposito alcuni pensieri sinceri:
L’è gninte 'l consiliar, se ‘po anca ti
d’ütilisaral ben t’at se smengà.

E ancora ‘n bon consili l’è mal dat
se ricavar dal ben da Iü at se mia.

Ch’a val mia propria gnint, credim a mi,
pentiras tant sol dopo 'n gran malan.

Pr'i vec l’è adat par gninte inamoraras,
par lor, chi è pien da bava, rimestàr
in fond al cör al gran brusor dl'amor.
E’ un niente il consigliere, se poi tu
ti dimentichi ben d’utilizzarlo.

Ché anche un buon consiglio è dato male
se ricavarne tu non sai del bene.

Ché non val proprio niente, a me credete,
pentirsi tanto sol dopo un malanno.

Non è per niente adatto
innamorarsi ai vecchi pien di bava, e rimestare
in fondo al cuore il gran brucior d’amore.

Come vediamo, nella poesia del Folengo c’è tanto da ridere, ma anche tanto da pensare.E così non ci resta che intendere la prossima “valentia” di Zambello mercante, spinto da Cingar al commercio della....Merda.

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Mantovaninelmondo©1999