RIDIAMO CON MERLIN COCAI
Testo e disegni di Romano Marradi -copyrigth-
studio in via Certosini 3 Mantova

On amor sincer

Dunque il nostro Cocai continua il suo racconto dilungandosi circa gli spostamenti dei due insigni fuggitivi, Guidone il Prode e Baldovina Principessa, ricercati in ogni dove dagli inviati del Re; come moderni segugi , essi setacciavano paesi e città, per cui l'autore,perspicace, usa "rugare" per rovistare a fondo dal nostro "rügar" mantovano. Eppure Baldovina e Guidone ce l'hanno fatta, ancor se ridotti ad elemosinare tra molti stenti; e il poeta, commosso, annota sentensioso che tutto ciò è stato possibile
" in quant al mond a gh'è 'd sicür mia gninte
ch'al posa stravacar l'amor sincer
."
E infatti i due fuggitivi hanno varcato le Alpi e sono giunti in Italia; si sono lasciati alle spalle Milano, Parma e Reggio, ed ora si trovano a Mantova, "in tal città gentile" come ce la ricorda il nostro affezionato Cocai; il quale, però, si rammarica subito in quanto allora era governata dispoticamente da un certo Gaglioffo, tale di nome e di fatto. Da cui noi possiamo arguire che egli, come poeta salace, non doveva certo godere della stima di quei maggiorenti, se preferi far deviare i due amanti fuori di città; infatti essi aggirano Porta Leona, antica zona ad ovest di Pradella; attraversano il Ponte di San Giorgio e si spingono al di là del lago disteso.
E' il primo riferimento del Folengo ai monumenti storici di Mantova . L'ampia zona palustre intorno alla città era già da allora divisa in "tre laghi" da due ponti, attualmente demoliti: il "Ponte Molina" tra il Lago Superiore e il Lago di Mezzo, e quello di San Giorgio tra quest'ultimo e il Lago Inferiore . Questo ponte era particolare perchè articolato a bilancere con due robusti piani in legno che si alzavano per permettere il transito dei barconi diretti al Po lungo il fiume Mincio, Dante stesso lo 
ricorda : "sino a Governo (Governolo) dove cade in Po".
Cipada Privilegiada
E arrivano a Cipada, città così ricca e potente che "sparpagnat" i suoi tesori dovunque: ché l'autore usa proprio il nostro dialetto "sparpagnar " nel senso di diffondere ogni cosa in largo spazio. Ma anche allora, al tempo del Folengo, se c'era ricchezza non mancava il latrocinio: per la qual cosa quella Cipada era dotata anche di ribaldi e di arraffoni, motivo più che valido perchè l'accorto narratore pensi di far ricoverare Baldovina, ormai alla fine della gravidanza in uno stato di spossatezza estrema, nella casa di un onesto villico generoso che accoglierà i due pezzenti con entusiasmo , poichè è dotato di una retta concezione umanitaria.

Berto Panada

Prima necessità, pensa il brav'uomo, dar da mangiare agli affamati: e lo zelante cipadense ce la mette tutta, non certo a preparare una cena da re ma un qualcosa di buono sì, con gli ingredienti che ha a portata di mano: "tres ovos modo gallina cacarat" , tre uova freschissime confermate dal verbo che ne accentua la bontà col termine dialettale apena cagà; dunque eccellenti per farne una "fritaiam", nient'altro che la fritada in dialetto stretto; poi "schiavat", al disciava ossia schiude dalla credenza "streggios" e "varones", streg e varon, cioè lasche e vaironi, caratteristici pescetti delle acque del Mincio; ai quali aggiunge "scardovellas", ossia piccole scardve, le scardole
sempre abbondanti nei laghi di Mantova; e anche alcuni "ranocchios", le nostre rane acchiappate col boccone , col bocon, fissato all'estremità della lenza, proprio come si fa ancora da noi al giorno d'oggi, ammesso che si trovino le rane; cosa che era consuetudinaria al tempo di Cocai, poi che egli ricorda che la fossa di Cipada
a sera la sigava piena 'd rane
sichè 'l süsor l'andava infina al ciel.
Vedremo così ampiamente spaziati negli ambienti mantovani gli eventi futuri, cominciando dai temi principali della
filosofia'd Berto Panada
pieni d'interesse nel raffronto col nostro sentire moderno. Sarà opportuno ora dar corso anche ad un esame dell'arte poetica di Merlin Cocai; per cui presentiamo l'inizio del libro secondo, dove classicità e realtà si abbinano in una satira profonda, propria dello spirito del poeta teso al commento dei costumi del tempo.
La cità la 's dismisia
Da le stale dl'Oceano i so' cavai
sà Febo l'ea d'le grepie disligà,
e col menar la scüria in sa ed in là
a glia cüciava a disgombrar l'ombria
in s'al stradon dal ciel . L'as liva su
ormai tüta la gent, ancora ingombra
dal vin dal gioran prima: 
i gh'ha in s'al stomach
on gran senon, parchè i sbadacia tüti.
Ma, come l'è l'üsansa, ognün al va
a far le so' facende : la campana
scoler la ciama ai libar da stüdiar;
al s'è al Castel diret al Cortigiano
in s'la ghinea ch'al fa trotar, alegar;
e 'l torna a le so' legi l'aocat
in d'al palas da tüti i asasin;
par la cità 'l dotor al cor in gir
par rimirar in presia tante orine;
a scrivar al noder al va, 'd premüra,
dle bagianade; al foran i forner,
a le füsine i frer i è sà tornà;
anca 'l barber i so' rasor al güsa.
La città si sveglia
Già Febo aveva sciolto dalle greppie
negli stalli d'Oceano i suoi cavalli,
e, la gran frusta in qua ed in là menando,
li concitava a dissipare l'ombra
dagli stradoni in cielo. E s'alza ormai
la gente tutta, pur se ancor non sgombra
del vin del giorno prima: 
hanno nel ghebbio
ben grosse cene, onde sbadiglian tutti.
E, come è buona usanza, ognuno va
a far le sue faccende: la campana
gli allievi chiama ai libri da studiare;
diretto è il cortigiano su al Castello
sulla ghinea che fa trottare, allegro;
alle sue leggi torna l'avvocato
nel Palazzon di tutti gli assassini;
per la città il dottore corre attorno
a analizzar con cura tante orine;
va a scrivere il notaio, in gran premura,
maccheronate; al forno i panettieri,
i fabbri alle fucine son tornati;
anche il barbiere i suoi rasoi già mola.

E dunque, proprio nel giorno dell'arrivo dei fuggitivi nella casa di Berto Panada a Cipada Villa, dopo una buona mangiata e una bella bevuta, l'onesto villico ritiene opportuno fare il resoconto delle sue ricchezze: ha cinque biolche di terra grassa che gli danno " navones, ravas, verzas, cucumara, zuccas, porros, favam, ramolazzos, aya, cipollas" ; per i quali prodotti l'autore conforma in maccheronico i termini dialettali, specie per i naon, le radici dei navoni, i cocümar, ossia i cetrioli, e i remolas, ossia i rapanelli. Si dice poi orgoglioso di possedere anche una vacca e un somaro, che tutto quanto è a disposizione dei compagni buoni, se vogliono approfittarne.Perchè è a questo punto che il ragionamento di quell'umile contadino si fa ricco di un'analisi sentita della socialità d'allora, stesa sì col solito sarcasmo di Cocai ma improntata a interpretazioni profonde circa la tranquillità nel vivere civile.
La filosofia da Berto Panada


Se mi füdes a sta sia re che düca
m'avresia dat la sort na contentesa
in dl'anima, na pace, 'n bel riposo
pü tant da quel che ades 
gh'ho chi ogni dì?
In pace magni mi,
e 'd par mi, 'n co d'ai
ben mei püsè che principi e sioras
ben cot i magna mila e pü stracot;
voaltar mei cibè la pansa vöda
con pan fin pitocà da porta a üs,
e con pü güst bevì la fesa 'd vin,
da quei che, 
quand fa cald bon vin in gias
i è dré là a tracanar a boca piena.

Chè s'io mi fossi stato duca o re,
m'avrebbe dato al cuore tanta gioia
la sorte mia, una pace, un bel riposo,
maggiori di quelli che
attualmente godo?
Io mangio in pace, 
un solo capo d'aglio
ben meglio che non principi e ricconi
ben cotti pappan mille e più stracotti;
colmate voi di più la pancia vuota
con pane pitoccato d'uscio in uscio,
e con piacere del vin bevete i fondi,
di quelli che, 
quand'è il maggior calore
tracannan vino in ghiaccio a bocca piena

Da questo discorso intendiamo subito come tanto ragionare fosse avversato dai Signorotti al tempo del Folengo; ma, a ben pensarci, lo è ancora oggi, poichè possiamo leggerne il senso nelle parole di Dino Buzzati : " Gli uomini sono cambiati: diversi i pensieri, il lavoro i desideri, i costumi, i divertimenti , l'amore. -Senza confessarlo a se stessa la gente ha preso un'altra strada-. Meglio o peggio? Ma non c'è bisogno di chiederlo, basta guardarsi intorno, ascoltare i discorsi, osservare le azioni che si compiono in questi anni di grazia."
Meglio comunque lasciar correre e continuare nelle nostre vicende. Risulta dunque tanto spontanea l'accoglienza di Berto Panada, che Guidone, sinceramente convinto, dedice di lasciare al sicuro la sua Baldovina nella casupola di Cipada, mentre lui andrà per il mondo alla ricerca di una conquista importante. Ed è così che, dopo la sua partenza, nasce in casa di Berto Panada il Baldo di cui vedremo le avventure. E ne è così contento il bravo villico di Cipada, che assicura la sua assistenza disinteressata e completa. Ed è più che logico immaginare, conclude Merlin Cocai, quanto sia vantaggiosa per Baldo la sua buona stella: figlio di un Paladino e di una Principessa ed allevato da un uomo onesto e saggio.

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