RIDIAMO CON MERLIN COCAI
Testo e disegni di Romano Marradi -copyrigth-

Baldovina principesa..e 'l meco soo.


Guidone il Prode
Dunque, per celebrare le imprese strabilianti del suo Baldo, il nostro Cocai deve farcelo conoscere fin dalla nascita eccezionale : e per tale impegno pensa di rifarsi alla cronaca registrata del Grande Torneo di Parigi dove si era presentato Guidone il Prode, eccelso Cavaliere discendente diretto del famoso Paladino Rinaldo.E' inutile qui dilungarci a enumerare per quante vittorie egli fosse tanto stimato : quel che conta è che di lui si era innamorata alla follia la Principesa Baldovina, l'unica figlia del Re di Francia ormai in età da marito; e persino senza averlo conosciuto di persona ma soltanto eccitata alle notizie delle sue prodezze: " Brasata ", la dice il nostro autore mantovano, proprio col termine dialettale sbrasada, cioè tutta una brace. Ma il guaio era che il Prode Guidone nulla immaginava di quell'ardente 
passione e si muoveva indifferente sul suo palafreno pezzato.Intanto i " marangones", ossia i marangon alla mantovana, cioè i  carpentieri,"parecchiant", i parecia, cioè approntano gli appositi estesi recinti con gli alloggi per i molti concorrenti: "tampellant" e "chioccant", battono e picchiano da tamplar e ciocar del dialetto di Cipada, mentre i convenuti "squaquarant" da squaquarar, ossia si danno ai bagordi, nel giorno fissato il Re dà inizio ai combattimenti e Baldovina può assistere alle singole tenzoni seduta tra Matrone e Duchesse, agitandosi sullo scanno dorato e sbraitando in gloria del suo Guidone. E' così che Guidone viene travolto da tanta frenesia e si ritrova stranito da quegli occhi " fogatis", foghent diciamo noi in dialetto, tanto che egli perde ogni volontà di battagliare e si ritira fiaccato nel suo alloggio riservato. E' ovvio però che l'amico Sinibaldo lo vada a riscuotere con i migliori consigli tra i quali va ricordato, come il più satirico, l'esempio classico dell'antica Troia, la ricca e famosa città dell'Asia Minore che il poeta definisce con termine allusivo prettamente mantovano "sfondrata batais", ossia che è rimasta sfondrada nelle battaglie coi Greci. E tutto per colpa di chi ? Incalza il confortatore loquace: soltanto di una Elena "femnicola", femnina nel senso spregiativo dei mantovani. E qui il Folengo è veramente salace, per cui non è il caso di lasciar passare sotto silenzio la sua scelta precisa di parole dialettali abbinate con un senso molto evidente : troia, femnina, sfondrada. Tanto che così conlude quell'amico accorto: " Devi liberarti di un peso tanto grave ". "Dum nova plaga tumet, ferro est taianda rasonis": in traduzione dialettale, intant ch'lè 'dré a sgionfaras, con criteri l'é da tajar la piaga. Che è questo uno dei tanti ammonimenti di cui é ricco il testo maccheronico; qui il consiglio è posto dal poeta come esempio di saggezza, opportuno perchè il lettore non lo classifichi soltanto un umorista spregiudicato. Ma i buoni suggerimenti valgono solo in parte : lo riscuotono sì dall'inerzia vergognosa, ma non lo liberano dalla fiamma del cuore . Nelle tenzoni prevale su tutti inesorabilmente, per amor di Baldovina ; la quale lo ammirava sbraitando a gran voce :
 " Com' l'è robüst e l' tegn pran ben la lancia, con quanta grasia 'l dà dle pache in testa !" .
Come si vede l'autore non manca di alternare serietà e umorismo, convinto che sia il modo migliore per farci sopportare le difficoltà della vita . Noi lo seguiremo in questa sua concezione piacevole . Pensiamoci su per un momento, con gran sincerità il nostro Cocai sin dall'inizio si è presentato "pansificon", dialettalmente traducibile panson, pancione, ma, in senso più appropriato, buongustaio seguace delle sue Müse Grase :e pertanto ci tiene a parlare con noi di cucina raffinata indicandoci le portate migliori nei piatti d'argento; poichè era abituato ad andare spesso in giro per laute abbuffate, e non solo nel mantovano.

Na sena da far risüsitar i mort
Na sena da far risüsitar i mort (Ricca di piatti ricercati tra cui non mancano i tortei mantoan)
Infatti, per la sua strepitosa vittoria Guidone il Prode è stato inanellato Campione di Francia e invitato al pranzo regale;così l'autore coglie l'occasione per descrivere i preparativi nelle vaste cucine della reggia ad opera di una numerosa squadra "cogorum", i cöch ad cosina, per dirla in dialetto nostrano. E noi, pur senza entrare nel vivo della frenetica attività di cento sguatteri indaffarati ci limiteremo a ricavare dal testo maccheronico, secondo il nostro intento, soltanto i vocaboli più significativi a convalida della foga dialettale del nostro autore di Cipada:"striccat" da stricar, per spremere; slongar per allungare. Certo che le pagine migliori il nostro autore le arricchisce col segnalarci il menù variato di piatti succolenti, poichè egli è spinto dal suo grande interesse per l'arte 
culinaria delle Müse Grase e noi ne estrinsechiamo i più gustosi: "figatos copertos redeselli", cioè i fegatini alla mantovana avvolti nel reticello di maiale ; poi gli anitroccoli, "anedrottos" in una bagna saporosa, i nedrot in ümid ; ed inoltre i "capones" lessati, proprio i capon nostran, speciali per un ottimo brodo; nè poteva mancare la "peverada salsa", si , la nostra peverada in dal brodo 'd capon. Ora , senza tediare con lunghi discorsi - come ci suggerisce lo stesso autore - diremo che al Re si apparecchiava una cena tale:"qua morti surgere possent cumque suis cassis linquere fossas"ossia , tale che i morti potrebbero risorgere e lasciare le fosse fuori dalle casse ; più decentemente in dialetto ,da far risüsitar i mort. Chè poi il Folengo , quasi anticipando la pubblicità della commercializzazione moderna , indica validamente anche i prodotti usati in tale occasione, cioè i prosciutti dell'Abruzzo, le ofelle e le salsicce di Milano, le soppressate di Napoli; ne manca di improvvisarsi valente sommellier indicando i vini migliori, la malvasia in primo luogo, per cui cita , ad elogio del grado alcolico, il detto dei vecchi del suo tempo: "ignem sic sic morzarier igne" , vale a dire al föch t'al pö smorsar quasi col föch ; dove il verbo risulta degnamente maccheronizzato dal nostro dialetto smorsar, nel senso di spegnere . E continua , il nostro buongustaio, col vino di racemi strizzati che si fa a Somma Vesuviana , detto comunemente " greco", il moscato di Puglia, la vernaccia di Volta Mantovana , nonchè quello che vanta Celatica Bresciana , anche il trebbiano di Modena occupa un posto d'onore , come pure l'albana di Cesena e il nettare elaborato in Corsica .Tanto eccellenti quei vini , che tutti quanti i bevitori, e di tanti paesi, "eructant" parole inverosimili, nella cui elaborazione maccheronica possiamo individuare il nostro dialettale rütlar, nel significato di ruttare. Ed anche Baldovina e Guidone approfittano di tanta buona roba, ma il poeta non si dilunga nelle smancerie dei due innamorati ; dice soltanto che Baldovina si sente bruciare in petto e Guidone è arrostito nelle sue budella. 
La füga di moros 
Così i due pensano di fuggire insieme; di notte, calato il ponte levatoio, il prode amante porta sulle spalle la sua Baldovina, nè la vuole deporre finchè non è lontano dai confini del regno, lontano dall'ira del Re padre che non avrebbe tollerato che sua figlia , Principessa di Francia, si unisse con un semplice Paladino. Per la qual cosa noi li lasceremo andare in pace, per ora, poi che anche Comina, ci assicura Cocai, ormai chiama il " bocalum", al bocal dei mantovani: e pertanto il poeta stesso ci rimanda al libro successivo per l'incontro con Berto Panada proprio in Cipada, tanto per confermare l'evoluzione dei fatti futuri in terra mantovana......Continuiamo col richiamare alla mente la staordinaria forza espressiva del dialetto nostro che ci risulta già confermata nel tempo lontano , immortalata nel '500, sia pure in senso umoristico nella poesia "maccheronica" di Teofilo Folengo. Se la maestria del poeta, universalmente riconosciutagli, consiste nell'aver magistralmente improntata la sintassi dell'antica lingua latina su vocaboli di loquele in uso al suo tempo, noi mantovani dobbiamo essergli sommamente grati perchè ha privilegiato il nostro dialetto nel suo dire maccheronico: particolarmente orgogliosi nel costatare che la nostra loquela già nel '500 era solidamente formata, tanto da continuare a valere linguisticamente ancora oggi con gli stessi vocaboli e le consimili espressioni.

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Mantovaninelmondo©1999