RIDIAMO CON MERLIN COCAI
Accademia Folenghiana di Mantova tel 0376 322303
Testo e disegni di Romano Marradi -copyright-
via Certosini 3 Mantova

Possiamo dire che ci troviamo ancora al primo atto dell’epopea eroicomica del gran figlio di Cipada, poiché i fattacci combinati da Cingar si susseguono soltanto come sfogo della fantasia del Folengo che non si è ancora districata dall’ambiente contadinesco, scelto come scena grandiosa per condurci a conoscere la mentalità e le condizioni di vita della povera gente di quel tempo lontano. E a tale scopo il poeta insiste con l’altro fattaccio che ora vedremo, sempre immaginato e versificato con la sua mente di mantovano di Cipada. Dunque, come abbiam visto, la carcerazione di Zambello era avvenuta proprio per colpa solo sua, e non perché Cingar l’avesse combinata di sua iniziativa; e così, appena egli seppe del fatto dai suoi fidi scagnozzi spioni, da astuto compare si recò subito dalla Lena, la povera moglie disperata in pianto dirotto: e prospettandole una possibile cruda condanna per quel suo sciocco marito, riuscì a convincerla che però una maniera c’era per ricondurre a casa quel suo brav’uomo: corrompere i giudici con molto denaro.
Parché da temp in dal Palas la lege
dificil la comanda col dirito:
- Nisün sarà tirà föra d' preson '
se prima mia l’avrà vüdà la borsa.
Perché da tempo nel palazzo impera
difficile le legge col diritto:
-Nessuno fuor dai ceppi sia menato
se non la borsa prima avrà vuotato.
Sappiamo bene che Cocai non aveva peli sulla lingua per biasimare i costumi e le abitudini sociali più abbiette del suo tempo, e perciò gli dobbiamo in questo caso una stima ancor maggiore per il coraggio nel dire, valido ancor se maccheronizzato. Ma continuiamo con gli eventi che ci attendono: al pensiero che si potesse fare qualcosa, la povera moglie Lena non pensa all’andazzo dei tempi, ma corre al canterano e porge tutti i soldi che ha a Cingar astuto: il quale li prende e se li intasca contento, dato che sa che riuscirà a liberare Zambello spillando la cauzione onerosa allo stesso speziale da lui stesso truffato col miele; perché anche allora, e perché no in tempi di tanta corruzione, c'erano dei bottegai che

-----lo speziale
evadevano le tasse e rubavano sul peso della merce venduta, pur sapendo di essere passibili d’arresto e pene molto dure. Per la qual cosa quel farmacista cedette di fronte all’accusa di Cingar e pagò di tasca sua le spese di giustizia per la scarcerazione di Zambello: sì, perché Cingar aveva radunato intorno a sè in piazza molta gente scontenta del costo della vita, facilmente eccitabile al pensiero di venir spesso truffata: ed era meglio evitare discussioni lunghe difficilmente documentabilì, forse anche perché qualcosa di losco fermentava di certo nella sua coscienza profonda. E Zambello tornò così in libertà e si avviò con Cingar verso al sua Cipada, persin convinto di aver ottenuto ragione per l’aggressione subita durante il suo onesto commercio di merda: tanto che insisteva perché Cingar, da amico, gli ottenesse persino il risarcimento del guadagno perduto. Certo che Cocai ce la mette tutta per far ridere i lettori, anche con l’usare il suo dialetto espressivo: continuiamo così a riscontrare i termini da lui maccheronizzati con meticolosa maestria:
"tacagn” da tacagnin : è Cingar astuto e imbroglione;
sugat” da sügar : Cingar finge di asciugarsi gli occhi per Zambello in prigione;
"chioccat” da ciocar: si batte il capo con le mani la moglie Lena;
strazzat” da strasar: si strappa anche i capelli la povera Lena;
brancat” da brancar: Cingar si attacca ai Sacramenti per garantire il suo aiuto;
sbraiat” da sbraiar: grida Cingar accusando le speziale di frodi fiscali;
stopinat” da stopin: in vero uno stoppino, per riferire il tremore dello speziale accusato;
bachioccus” da bacioch: in vero un colpo, qui usato per riferire il suono dei soldi sborsati
come cauzione per la liberazione di Zambello.
A questo punto il nostro Cocai pensa che siamo tutti un po’ stanchi di sentir parlare di un commercio poco gradevole e ci preannuncia un nuovo caso a danno del nostro Zambello cretino: la vendita della vacca Chiarina.

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