RIDIAMO
CON MERLIN COCAI
Accademia
Folenghiana di Mantova tel 0376 322303
Testo e disegni di Romano Marradi -copyright-
via Certosini 3 Mantova
| Abbiamo appena saputo che Cingar ha raccolto ogni giorno Ie quaglie di Zambello e di Lena; e dunque eccolo diretto in città carico del pesante botticello pieno di sterco, sicuro di essere raggiunto dallo stesso Zambello tutto euforico al pensiero di un possibile guadagno con la sua nuova attività di commerciante; è dunque ottimamente predisposto a cascare nel tranello di Cingar, il quale, con un discorso vivace, gli fa balenare alla mente il nuovo lucroso commercio della merda. E dapprima un po incredulo il povero contadinotto di Cipada, ancor se cupido del facile guadagno: |
| Ma chi èl
cal masücon, cal dür ad doga, chal voia par na merce acsì sborsar on feneghin soltant?...Ma gnanca fals ! |
Ma chi è colui sì
duro di cervello che voglia per tale merce un sol soldino sborsar, sia pure falso, dal taschino ? |
| Ma Cingar, per nulla turbato, gli promette subito una convalida sicura: ed ecco la prova che lautore fantasioso ci racconta con la sua arguzia stupenda che è bene conoscere in tutti i particolari: | |
| Ormai i è
sà rivà in s'la piasa in doa l'è tüt parcià 'l mercà: e cambiando facia al mena, 'l Cingar, dal spisier Zambel portando la so' merda; e 'l va in botega lasand Zambel par föra: e 'l parla poch, al dis sì e no siè o set parole in tüt: "Vöt ti comprar, dotor,sta merda d'ave?" Zampel l'ha mia sentì, par 'd föra, "d'ave", ma "merda" si, tant ch'l'è restà 'd carton ch' agh füs comercio d'on spüsor compagn. Al farmacista sübit l'ha ridì par cla parola vergognosa, e'l pensa ch'al sia 'n büfon qualünque quel ch'al ciama, par schers, al mel na cagadüra dave; la punta di so' dì, par prima roba, al fica sò in d'al mel ch'al quacia i strons con na soleta dolsa, e cla sostansa as met in boca: e 'l güsta sol al dols e'l toca mia la merda, e 'l cred, perciò a cl' imbroion, a cla bosia. Al contrat al vegn fat prest: da mila besi 'l cava tri scü 'd bon peso, infina bondantin: e cal fürbon da Singar a glia tira però 's lamenta par aver binà par 'csì tant mel acsita pochi besi. |
In piazza sono giunti
ove il mercato è tutto pront: e il viso suo cambiato, or Cingar mena allo spezial Zambello portando la sua merda; e va in bottega Zambel lasciando fuori: e parla poco, soltanto cinque o sei parole in tutto: "Vuoi tu comprar, dottore, merda d'api ?" Zambel di fuor, non hga sentito "d'api", ma "merda" si, tanto che è ormai di carta che d'una puzza tal si commerciasse. Il farmacista subito ne ha riso di tal parola vergognosa e pensa che sia un buffon qualunque quel che chiama per scherzo, il miele cacatura d'api; la punta delle dita, in prima cosa, nel miel conficca che gli stronzi copre con uno strato dolce, e tal sostanza si porta in bocca : e gusta solo il dolce nè tocca quella merda ; e crede, dunque, a quel fintone, a tal bugia . Il contratto viene fatto presto : cava, da migliaia, tre scudi di buon peso, anche abbondanti: e Cingar, da furbone , li ritira lagnandosi però d'avere avuto, per tanto miele così pochi soldi. |
| A questo punto una
pausa per ridere è certo necessaria, anche per elogiare
la fantasia del Cocai; ma non pensate che sia finita
così questa storia ... odorosa, poichè vedremo subito
il seguito ancor più mordace. Perciò è bene che
approfittiamo della sosta per ricevercare i termini
dialettali d'allora maccheronizzati dal nostro poeta,
pochi in verità in questa pagina: "soio", basilare di soiöla : il botticello riempito di sterco dal Cingar; "qualchedum" da qualchidün ossia qualcuno: è il pensiero dello speziale circa la stramberia di Cingar. Ora è tempo di soddisfare la smania di conoscere la fine di una tale faccenda complicata... ;Incassati gli scudi sonanti, Cingar , furbo, se ne partì alla svelta lasciando allo speziale il barilotto perchè lo vuotasse con comodo , che sarebbe ritornato più tardi a prenderlo, gli aveva assicurato per togliersi di torno a scanso di complicazioni gravose. Tanto che il poeta, saccente, approfitta del caso per renderci questo commento nel suo modo scherzoso. |
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| Acsita, donca, l'è restà
fotì cal farmacista: chè sücedar pöl ch'i sia trüfà i volpon, ancor s'i è vec. E l'è anca giüsta che in dal gir dle robe a capita sti fat: che i besi tanti, tirà in gran quantità par poca roba, par drit o par travers par piloline ben poche sempar, par on po' d' sirop - che la scudela i s'impienis par far a i om cagar dla merda e in fin la vita- i sia , na volta tant, aposta spes par ricambiari con la stesa roba: e cme la merda i scü la fa incasar, acsita i strons i sia comprà coi scü. |
Dunque, così è
rimasto buggerato quel famacista: chè succeder può che sian truffati i furbi, ancor se vecchi. Ed è anche giusto che nel gir dei fatti ben capiti così: che i molti soldi tirati in quantità per poca roba, per dritta o manca sol per pilloline, pochine sempre, e per sciroppo poco, - che la scodella s'empiono per fare a noi cagare merda, e fin la vita- sian spesi apposta, almeno una qual volta, per ricambiarli con la stessa roba: come la merda fa incassare scudi, così gli stronzi compri sian con scudi. |
Zambello
merdaiolo

| Zambello è rimasto scosso dalla novità impensata di un così facile guadagno, e si premura di colmare di tal sostanza preziosa un bel tinazzo: | |
| Perciò 'n
bel d' cal gran coion as met in gropa cal vasel, ormai tüt pien da paciarina, e 'l trota a la cità; al riva in piasa e 's fica, acsì cargà, sbraiando in ogni büs: " Av porti chi dla merda da smerciar : volì comprarla? Domandi 'n presi giüst ... l'è roba fina ... l'ema cagata fresca stamatina". |
Perciò un bel dì
quel fesso si rifila in groppa quel tinazzo, tutto pieno di tal brodaglia, e trotta alla città; arriva in piazza e, carico, s'aggira gridando in ogni buco: " Io qui vi porto da vender merda : ne volete avere? domando un prezzo giusto ... è roba fina ... l'abbiam cagata fresca stamattina. |
| E in tanto fervore doveva pur succeder che la sorte lo conducesse proprio verso quello speziale che era stato sconciamente truffato con la stessa merce, e scaricò contro il nuovo venuto la sua reazione più che giustificata: con un grosso randello nodoso menò un colpo tanto pesante sul tinazzo di Zambello ... | |
| La va la brenta in fase in
da 'n moment con tuti i serc molà, in doa cla merda la casca sò in s'la facia al poar Zambel, davanti e par dadré, schifosa broda: ch'al par fin fat ad merda ! E 'l scapa chi e 'l scapa là, po' ancor da n'altra banda. |
Che andò fin tutta
in fasce in un momento e cerchi lenti, d'onde quella merda giù casca in faccia al povero Zambello, davanti e dietro una schifosa broda : chè par persin fatto di merda. E scappa di qua e di là ed ancor da un'altra parte. |
| Ma la conseguenza più
grave fu che l'imprudente mercantino venne abbrancato,
sia pure con comprensibili riguardi , dal Gran Capo degli
Sbirri e condotto in prigione come il vero autore della
truffa del miele . E per ora lo lasceremo in prigione,
chè qualcosa fiorirà nella mente di Cingar .
Analizziamo intanto altri termini dialettali usati dal
Folengo di Cipada: "pacchiarina", proprio la nostra paciarina, la sbrodaglia che cola sul viso di Zambello; "tragnum" da tracagn : ancora una volta viene usato per significare un bastone nodoso. |
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Testo e
disegni di Romano Marradi -copyright-
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