Se avessi tempo
lascerei che la carne e le mie manie
riprendessero fiato sul precipizio dell'idea quasi sfiorata,
a volte amare é limitarsi a guardare con un solo occhio,
vorrei sapere se il destro o il sinistro.
Se la distanza che unisce un corpo all'idea dell'altro
non si chiama solitudine,
allora, non so cos´é.
Se avessi tempo
canterei a squarciagola un blues mantovano
ricordando finestre e balconi sempre troppo alti
con i nomi delle vie e delle signore
dignitose sotto i portici.
Eviterei le parole che si disegnano sul dopo, sul poi, sul domani
parole che lasciano tracce di seta
sulle scale,
sulle volte,
sulle mani. Tra i piedi.
Se avessi tempo,
potrei colpire quel sorriso che mi precede
giocando con le rughe che il mio scalpello sfiora.
Ho letto forse cose che non dovevo leggere?
Ho udito menzogne che mi hanno prosciolto?
Ho taciuto parole che non erano mie?
Ho amato e mi sono lasciata amare questo si
e quello che non ho é una camicia bianca, ma qualcuno l´ha già detto prima...
Se avessi tempo
gli chiederei a Pietro di descrivermi l'anima di ogni pietra di Mantova:
ascoltandone il mormorio imprigionato tra le crepe smorte,
ogni pietra in fondo,
sogna col muoversi da sola e Pietro lo sa.
Io non scrivo poesie
sputo cenere tra un cielo troppo alto e una sigaretta troppo corta.
Se avessi tempo
mi assolverei
e alla malinconia
la inviterei a sfamarsi di sbrisolona
però a una sola condizione,
che lo sguardo, non abbia incisioni all'interno
ma solo, un sole che rifletta una clessidra piena.
Patrizia Marcheselli 2002