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MANTOVA - "Questo sarà più capace, più eterno, più degno, più lieto. Costerà molto meno. Questa forma de tempio se nomina apud veteres Etruscum sacrum". Così l'architetto e umanista Leon Battista Alberti, in una lettera datata 21 ottobre 1470 e indirizzata a Ludovico Gonzaga, descriveva quello che sarebbe diventato il duomo di Mantova e l'opera capitale del Rinascimento: la basilica di Sant'Andrea, edificata sul modello dell'antica basilica romana, da lui chiamata "Etruscum sacrum". A distanza di cinque secoli, la chiesa concattedrale si appresta a ricevere i pellegrini del Duemila in forma smagliante. I restauri da due miliardi, stanziati dalla Fondazione Cariplo, infatti, stanno rimettendo a nuovo la cupola settecentesca progettata da Filippo Juvara, l'architetto dei Savoia, che ideò la basilica di Superga. Dietro i ponteggi che avvolgono la cupola, i restauratori, diretti dal prefetto delle fabbriche delle cattedrali Livio Volpi Ghirardini, sono al lavoro per rifare il maquillage: tra un anno si potranno ammirare i delicati colori settecenteschi, rosa e bianco, che il tempo, l'inquinamento e l'umidità avevano ingrigito. I lavori hanno permesso di recuperare anche la lanterna della cupola, sovrastata da una croce (questa invece è una copia) cui è stata restituita la funzione, che aveva nel 18° secolo, di parafulmine per l'intera città. La croce della cupola è l'elemento più alto di Mantova, dato che dista dal suolo 85 metri. Il restauro interesserà poi anche i capitelli e il cupolino in marmo, che saranno sottoposti a pulitura. Meta giubilare per eccellenza sarà soprattutto la sesta cappella, dedicata alla reliquia del preziosissimo sangue. Com'è noto, la scoperta, avvenuta nell'804, di questa reliquia, fece di Sant'Andrea e della capitale padana una "piccola Gerusalemme", luogo fondamentale della memoria e della fede. Per custodire questo tesoro, la città era stata "promossa" sede vescovile: fu un fatto determinante per il successivo sviluppo di Mantova, che per secoli fu meta di papi, imperatori e pellegrinaggi. Federica Bellocchio
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