IL
CAVALIER BISIGHINI
UN COSTRUTTORE MANTOVANO A
BUENOS AIRES ALLA FINE DEL SECOLO.
a cura del socio Vittorio
Bocchi che ha presentato la sua relazione durante la cena
tenutasi al "Rigoletto" di Mantova in onore
dell'Ambasciatore Argentino in Italia il 23 settembre.
Il 9 maggio 1999, presso l'ass.ne Dante Alighieri di Buenos Aires, si è inaugurata l'esposizione monografica dal titolo: "Il Cavalier Francesco Bisighini. Un Costruttore Italiano in Buenos Aires". Sono state presentate 70 riproduzioni di fotografie datate ai primi anni del '900, scielte dal ben più nutrito archivio di Villa Bisighini in Carbonara di Po, e corredate da un documento dell'epoca (anch'esso in copia), nel quale lo stesso Cavaliere della Corona ha scrupolosamente elencato le opere edificate nella capitale argentina dalla sua ditta. Chi scrive ha presentato l'argomento con un'introduzione, qui di seguito riprodotta integralmente.
Il cavalier Francesco
Bisighini ha lasciato tracce di sé nel paese che gli ha dato i
natali. Carbonara di Po è un piccolo borgo adagiato sulle rive
del fiume Po, nell'estremo lembo sud-orientale della regione
chiamata Lombardia. Dimorò in una suntuosa villa, oggi sede
municipale. Gli alberi del parco avvolgono un imponente mausoleo,
che accoglie le sue spoglie e quelle della moglie. Poco più che
quarantenne tornò da Buenos Aires in Italia con una vera
fortuna. Parte di essa fu impiegata per la costruzione della casa
che doveva impressionare i compaesani, e parte per erigere una
tomba che avrebbe dovuto perpetuare presso di essi il ricordo di
lui. Prova ne é il fatto che ci vollero dieci anni per
completare il tempio: una profusione principesca di oro e marmi
pregiati. Da dove veniva tanta ricchezza? E come poteva essere
stata accumulata in così poco tempo? Le testimonianze di come
siano andate le cose ci sono, ma nessuna di esse corroborata da
dati sufficientemente controllabili. Sicuro, invece, è il fatto
che il nostro fu impresario edile in Buenos Aires tra la fine
dell''800 e l'inizio del'900. Testimoniano questa sua attività
le fotografie, eseguite all'epoca, delle sue costruzioni. Dimore
private per clienti facoltosi, palazzi per attività mercantili e
sociali. Il tutto scrupolosamente elencato in un prezioso
documento, il quale ci consente di conoscere l'ubicazione delle
costruzioni, i nomi dei clienti, i loro recapiti e le rispettive
attività.Nello stesso archivio fotografico (parte di esso è qui
esposto in copia) troviamo una ricca raccolta di immagini che
illustrano l'architettura, la vita, il lusso e le miserie della
capitale argentina di quegli anni. Egli volle in questo modo
portare con sé, in Italia, il ricordo indelebile di una parte
importante della sua esistenza e di una città, alla crescita
della quale aveva contribuito non poco. Un giornalista messicano
chiese a Jorge Luis Borges il perché si ostinasse a vivere nelle
tre stanze di calle Maipù, con cucinino, un angusto ingresso ed
il bagno. Lo scrittore fece osservare che vi erano delle sedie in
più, e si meravigliò di come l'intervistatore trovasse scomoda
una casa nella quale era entrato appena da un quarto d'ora,
mentre lui ci viveva comodamente da quasi mezzo secolo. Il poco
accorto giornalista non si sarebbe permesso di fare
un'osservazione così inopportuna se avesse conosciuto il
misterioso amore che legava lo scrittore alla sua città, tanto
distante da certo becero patriottismo e spirito nazionalista.
Amore che veniva da lontano, dai giorni della prima infanzia. Mi
è parsa bella l'immagine del nostro costruttore che percorre le
vie intento a catturare il volto di una città che cambia
rapidamente, e forse passa davanti al cancello oltre il quale il
bambino Borges gioca, nella casa con due piani e due patios del
quartiere Palermo. I libri erano già il suo destino, oltre
l'inferriata l'epopea della 'milonga' e dei duelli con il
coltello. Una Buenos Aires trasognata che stava scomparendo,
grazie anche all'opera di 'gringos' come Francesco Bisighini.
Scriverà, Borges, nell''Evaristo Carriego': "La stanno
imprigionando adesso quella quasi infinita distesa di solitudine
che si rintanava poco tempo fa oltre la pasticceria La Paloma,
dove si giocava a truco. Verrà rimpiazzata da un viale banale,
con tetti dalle tegole alla moda inglese. Del Maldonado non
rimarrà altro che il nostro ricordo,...".Dell'incrocio di
destini, quale può essere stata una città come Buenos Aires, il
Bisighini si portò in Italia il vivido ricordo impresso sulla
lastra fotografica. Uomo con poca cultura, aveva grandi
conoscenze in fatto di tecniche edilizie e di materiali da
costruzione. Alcuni anni dopo essere tornato al suo paese natale
ricevette il titolo di Cavaliere della Corona, e passò il resto
della vita ad organizzare il ricordo della sua figura per i
posteri. Se ne ha una prova leggendo il testamento, riveduto più
volte, nel quale meticolosamente sono disposte le donazioni da
elargire, e le precise clausole riguardo chi e come doveva
gestire l'ingente patrimonio d'immobili lasciato. Nello stesso
documento si legge: "Il giorno ventitre del mese di febbraio
dell'anno 1953, alle ore sedici e minuti cinque, nella casa posta
in via... al numero dieci è morto Bisighini Francesco dell'età
di anni ottantacinque, residente in Carbonara di Po, benestante,
che era nato a Carbonara di Po dal fu Giacomo, già sarto,... e
dalla fu Bocchi Maria Rosa, già casalinga,... e che era vedovo
di Crivellari Ernesta." Morì senza eredi; forse a
consolarlo negli ultimi anni rimanevano solo le fotografie ben
ordinate in eleganti album. Con loro poteva tornare all'aria
frizzante di una bella capitale d'inizio secolo. Fortunatamente
l'intera raccolta è arrivata fino a noi.E' un'eredità più
preziosa di tante pietre e statue disseminate di qua e di là
dell'oceano.
NOTA
BIBLIOGRAFICA:
"Il
Cavalier Francesco Bisighini e la sua Villa in Carbonara di Po.
Breve Storia di un Emigrato e delle sue Fortune." Vittorio
Bocchi, Carbonara di Po, 1997.-"Un Paese sul Fiume".
Ricerche di storia locale: Anna Maria Andreoli, a cura di
Vittorio Bocchi, Carbonara di Po, 1992.- Archivio municipale di
Carbonara di Po. Fondo documentario 'Fondazione F.Bisighini'. -
"Jorge Luis Borges, Tutte le Opere". A cura di Domenico
Porzio, trad.Vanna Brocca. I Meridiani, ed. Mondadori, Milano,
1984.
....Con
l'esposizione in Buenos Aires si può considerare chiusa una
prima fase di studio sulla singolare vicenda di un emigrato,
quale fu il cavalier Bisighini. Essa ebbe inizio prima del 1997,
quando misi mano a quel poco che rimaneva dell'archivio
documentario di Villa Bisighini, e subito emerse con chiarezza
l'importanza della raccolta fotografica ivi custodita. In
sèguito, grazie ai contatti tenuti di concerto dall'Amm.ne
Comunale e dall'ing. C.Fazzi di Mantova con la Regione Lombardia,
si è potuto pensare di far conoscere l'esito della ricerca anche
fuori dal paese di Carbonara e dal suo circondario. L'occasione
si è presentata in concomitanza con l'apertura della grande
esposizione commerciale italiana in Buenos Aires, tenutasi tra il
10 ed il 16 maggio 1999. La monografia dedicata al cavalier
Bisighini è stata proposta dall'assessore G.Bombarda, con delega
all'Emigrazione, e dal preposto funzionario dott. Potenza, come
il primo di una serie d'incontri che la folta rappresentanza
della Regione Lombardia ha avuto con gli Italiani d'Argentina.
Alla presentazione sono intervenuti molti membri delle varie
associazioni italiane. Particolarmente attiva è stata la
Federazione Argentina delle Associazioni Lombarde, rappresentata
dal sig. Lazzari, e dai suoi validi collaboratori: ricordiamo per
tutti il sig. F.Borroni. L'associazione Dante Alighieri, presso
la sede della quale sono state esposte le fotografie, ha una
tradizione di ricerca e diffusione culturale ormai centenaria.
Attualmente è guidata operativamente dal vicepresidente sig.
Petriella e dal presidente prof. Manzone, il quale ha segnalato
la presenza sul Dizionario degli Italiani in Argentina, edito e
curato dall'associazione stessa, il nome di Francesco Bisighini,
seguito da poche notizie riguardo il suo arrivo in Buenos Aires e
la sua attività d'impresario edile. Viene da sé che
l'iniziativa qui commentata apre la strada ad ulteriori ricerche
in loco, che daranno la possibilità di estendere la voce
dedicata al nostro costruttore sul dizionario. Un impegno in
questo senso è auspicabile da parte dello sparuto, ma attivo,
gruppo di mantovani argentini. Essi si raccolgono attorno al
circolo dei mantovani in Buenos Aires guidato dalla sig.a
E.Massanti e dal marito prof. W.Gardini, particolarmente
impegnato in campo culturale. Il circolo è affiliato all'AMM
(Associazione dei Mantovani nel Mondo).Per quanto riguarda il
versante italiano è mia intenzione proporre una conferenza
sull'argomento, da tenersi presso gli enti e le associazioni che
ne facciano richiesta. Essa sarà corredata da belle immagini di
Buenos Aires in diapositiva, scattate dall'arch. Marzia Roversi,
la quale, oltre ad accompagnarmi nel viaggio, ha validamente
collaborato all'allestimento dell'esposizione.L'idea è nata
dalla consapevolezza che sia utile presentare l'immagine della
moderna capitale dell'Argentina: l'architettura, la cultura, la
società e l'economia, il rapporto con il passato. Per affrontare
un percorso che parte da un emigrato dell'800, la cui vicenda si
è cercato di strappare all'oblio ed alle macerie del tempo, ed
arriva ai giorni nostri. Seguendo questa via si può aggiungere
un contributo alla conoscenza di un'anomala metropoli d'oltre
oceano,- anomala nel senso che essa si discosta dai due modelli
predominanti: quello anglosassone e quello ispanico -. Così da
intendere la sua intima natura, scaturita da chi sa quale
intreccio alchemico di destini d'emigrati. E' un fatto che ad
ogni angolo di strada si può incontrare un italiano che ha una
storia da raccontare. Vittorio
Bocchi
Carbonara di
Po, 30 maggio 1999
Mantovaninelmondo©1999