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Anticipate le celebrazioni
religiose per Sant'Anselmo
L'apertura dell'urna contenente le spoglie del Santo
patrono è stata aperta giovedì 13 marzo
Quest’anno
la festa del patrono della città e della diocesi è coincisa con il Martedì
Santo. Quindi le celebrazioni liturgiche sono state anticipate.
Nella cattedrale giovedì 13 alle 17.30 vespri e apertura dell’urna
del Santo patrono Sant'Anselmo. Il vescovo Roberto Busti si è soffermato a
lungo davanti le spoglie del Santo. Una lunga fila di fedeli ha invaso
l'altare soffermandosi per una breve preghiera di fronte all'urna fino alla
celebrazione della messa.
Una breve cronologia storica di Sant'Anselmo
Di origini nobili, i De' Bandagi, nacque a Milano intorno al 1036. Fu dai
genitori avviato agli studi, dimostratosi abile ed ingegnoso oltre che umile
e buono, fu condotto dallo zio Vescovo, a Lucca. Qui giunto fu affidato a
maestri di letteratura e scienza. Anselmo si dimostrò subito versato nello
studio e nella dialettica tanto che i contemporanei ricorrevano a lui come
ad un oracolo. Fu consacrato sacerdote. In quegli anni (1061), vi era in
atto una lotta di potere tra La Chiesa e l'Impero. Dopo l'elezione a Sommo
Pontefice dello zio, Papa Alessandro II°, fu chiamato a Roma. Continuò ad
essere d'esempio contro il mal costume e la simonia con i suoi scritti e con
le parole. Dopo la morte del papa Alessandro II°, gli abitanti di Lucca lo
disegnarono subito come degno successore al ruolo di Vescovo della città.
Non se ne conoscono le ragioni, ma Anselmo fu investito in tale veste
dall'Imperatore Enrico, prima ancora che questi si riconciliasse con il
Papa. Avendo saputo poi, del dispiacere causato al Papa Gregorio con rimorso
e dolore si ritirò per penitenza nel convento di Polirone (S.Benedetto Po)
ben risoluto a passarvi tutto il resto della vita. Un ordine del Papa lo
richiama all'ufficio Episcopale e alla direzione di Matilde di Canossa. Egli
doveva essere insieme Vescovo di Lucca e consigliere della Contessa. Agli
applausi iniziali ricevuti seguirono furibondi crucifige, fu costretto ad
abbandonare Lucca dopo che avevano attentato alla sua vita. La via
dell'esilio lo portò a Mantova che da quel momento fu sua dilettissima città
e seconda patria. Segue la Contessa Matilde fin sui campi di battaglia e si
prodiga per aiutare i deboli. Fu nominato legato Pontificio per la
Lombardia. Egli si sottopone al massacrante incarico con alacrità e con
zelo. Fa predicazioni, emette editti e scrive lettere, ai più riottosi parla
con tale vigore che vengono ridotti o all'assenso o al silenzio. Mentre era
intendo in tale opera, lo colse la notizia della morte in esilio del Papa
Gregorio. Fu tale il dolore che da quel giorno desiderò intensamente di
unirsi al Pontefice. Dopo pochi mesi, logoro dalle fatiche, più che dall'età
cadde a Mantova con grande sfinimento. Mori il 18 marzo 1086. Tutta la città
partecipo al dolore. Il Santo aveva disposto che il suo corpo fosse sepolto
in umiltà nel Monastero di S.Benedetto. Durante il funerale, dall'imponente
corteo di Vescovi, prelati, dignitari e popolo si levò alta la voce del
Vescovo di Sutri, Bonizzone a proclamare che Anselmo non doveva lasciare
Mantova, ma riposare per sempre in mezzo a quelli che l'avevano amato e
venerato come Santo. Con il grido: "Dio lo vuole!", tutto il popolo approvò.
La Contessa Matilde, allora, ordinò che la salma fosse condotta in
cattedrale, dove da nove secoli riposa. Fu canonizzato l'anno successivo. Il
suo corpo esumato secoli dopo, fu trovato sorprendentemente integro.
PiLi
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