|
Un progetto per
censire le necessità della comunità brasiliana, presentato
dall'Associazione Mantovani nel Mondo onlus alla Provincia di Mantova
L'Associazione Mantovani nel Mondo onlus ha presentato
all’Amministrazione Provinciale un progetto per censire i bisogni della
comunità brasiliana di Mantova e per approfondire situazioni totalmente
sconosciute agli enti pubblici e agli enti di ricerca preposti,
maggiormente concentrati sugli immigrati extracomunitari che sui
cittadini stranieri di origine italiana. La proposta contiene anche la
possibilità di creare un Centro di Orientamento nello Stato di Espirito
Santo (e se possibile nello Stato di Paranà), anche su base informatica,
per informare adeguatamente coloro che intendono emigrare in Italia o in
Lombardia.
I problemi della comunità brasiliana a Mantova - In attesa che si abbia
il coraggio di legiferare una legge sulla acquisizione della
cittadinanza italiana per i nostri discendenti, veramente moderna ed
soprattutto applicabile, stiamo assistendo da anni ad un incremento
esponenziale delle richieste di riconoscimento della cittadinanza
italiana dei discendenti presso i vari consolati con liste di attesa che
vanno dai cinque ai 30 anni. Questo ha creato, specialmente in Brasile,
un vero e proprio giro d’affari con la nascita di studi legali e di
agenzie specializzati che, oltre che a seguire le normali pratiche,
svolgono ricerche familiari in Italia per cifre oscillanti dai duemila
ai tremila dollari a persona con la conseguenza di una massiccia
emigrazione di questi discendenti verso l’Italia per richiedere
direttamente il riconoscimento della cittadinanza, (esponendo tutti
costoro a sfruttamenti vari e a volte a vere e proprie truffe).
Venire in Italia significa infatti cercare di avere innanzitutto, un
luogo dove porre la propria residenza (fatto questo che ha alimentato un
mercato di accoglienza in subaffitto, senza poter lavorare) dovendo
attendere mesi e mesi per concludere l’iter amministrativo. Secondo una
vecchia legge dimenticata da molti ma ancora in vigore, è obbligatorio
la denuncia della presenza di un ospite alle autorità locale di pubblica
sicurezza, dopo un mese di permanenza. Tornando alla cittadinanza,
l’iter prevede dopo 90 giorni di permanenza in Italia, la concessione di
un permesso in attesa di cittadinanza (che dura sino ad un anno) che si
conclude quando arriva dal Consolato di pertinenza un attestato che
l’avo non ha rinunciato a suo tempo alla cittadinanza. E qui cominciano
i problemi.
Se l’abolizione del permesso turistico, sostituito dalla dichiarazione di
presenza, ha tolto l’ostacolo dell’iscrizione anagrafica per la
richiesta di cittadinanza "jure sanguinis", quasi tutti i Comuni
richiedono la dichiarazione di non rinuncia della cittadinanza non solo
a chi fa l’istanza per la prima volta (con tempi di attesa di cinque o
sei mesi) ma anche ai congiunti di primo grado arrivati successivamente
in Italia per ottenere anch’essi la cittadinanza. Se nel primo caso la
normativa è acclarata perché si riferisce ad un avo, nel secondo caso
viene richiesta all’interessato e cioè a chi la dovrebbe acquisire
automaticamente sia perché trasmessa "jure sanguinis" (e cioè da chi è
già cittadino italiano) e sia perché residente in Italia. Un atto
burocratico ridondante che pesa sulla attività dei nostri Consolati e
che, allunga i tempi di attesa dei congiunti arrivati in Italia per
acquisire anch’essi la cittadinanza. Un fatto questo che sta creando
flussi verso Comuni che non richiedono questo documento, specialmente in
Veneto, "provvisti", a differenza del Mantovano, di un sistema di
accoglienza con tanto di residenza garantita, che "sbriga" le pratiche
di cittadinanza nel giro di due mesi.
A Mantova l’immigrazione brasiliana irregolare, anche se non crea
problemi di ordine pubblico, alimenta specialmente nell’edilizia molto
lavoro nero pur in presenza di molte imprese italo- brasiliane
perfettamente inserite e in regola con le normative. Una presenza
difficilmente censibile, essendo "coperta" da quella regolare, provvista
di cittadinanza italiana, e di cui si dovrebbe fare una stima su base
provinciale e regionale per verificarne le esigenze socio-assistenziali.
Vi è infatti una forte carenza di mediatori culturali nelle scuole per i
bambini e di un contorno di servizi specifici per la comunità
brasiliana, nonché di un maggiore sostegno per favorire l’aggregazione
sociale che attualmente è delegata, nel caso specifico di Mantova, alle
chiese evangeliche ed ad alcuni parroci, ex-missionari cattolici in
Brasile, e ad un scuola di Capoeira.
Un po’ poco per una città come Mantova e una Provincia che vanta molte
attività e aspetti innovativi nei confronti delle comunità immigrate.
Compito dell’Associazione Mantovani nel Mondo Onlus sarà quindi quello
di evidenziare le specificità della comunità latino-americane e
brasiliana in particolare segnalando la questione all’UNAIE (Unione
Nazionale Associazioni Immigrati ed Emigrati) e alle istituzioni
pubbliche a cominciare da quelle mantovane. A ciò si dovrà accompagnare
una riflessione sulle nuove norme del Governo sul pacchetto sicurezza e
sui riflessi che potranno avere sulle migliaia di cittadini di origine
italiana che hanno richiesto o che stanno richiedendo la cittadinanza
italiana.
Daniele Marconcini
presidente dell'Associazione
Secondo i dati emersi da
un’inchiesta pubblicata dal "Sole 24 ore" del 30 maggio, e che ha
preso in considerazione un indagine dell’Istat e della Fondazione Ismu.
Mantova risulta al secondo posto in Italia per numero di clandestini e
al terzo per densità di stranieri (compresi i regolari). I primi sono
29,8 per ogni mille abitanti, i secondi 12,2. Un vero e proprio record
se si considera che la media nazionale è di undici irregolari ogni mille
abitanti, il doppio rispetto allo scorso anno.
Al primo posto di questa classifica, in entrambi i casi, è la provincia
di Brescia. Secondo Fausto Banzi, assessore provinciale alle Politiche
sociali, gli stranieri affollano il Mantovano perché si sentono
tranquilli e al sicuro. Che è anche, tutto sommato, la conclusione a cui
è arrivato il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro nel
rapporto, reso noto di recente, sugli indici di integrazione degli
immigrati pubblicato nell’edizione di ieri. Rapporto che colloca la
provincia di Mantova addirittura all’ottavo posto nella graduatoria
nazionale, inserendola nelle 25 province a massimo indice di
integrazione.
I ricercatori hanno stilato la graduatoria prendendo in considerazione
parametri, come l’incidenza degli immigrati sulla popolazione, la loro
stabilità sociale e l’inserimento lavorativo. Dallo studio emerge anche
che l’indice di devianza (la percentuale di stranieri denunciati sul
totale degli stranieri soggiornanti) è del 2,1 per cento, vale a dire
tra le più basse d’Italia. Condizioni che di fatto favorirebbero la
presenza di un forte numero di clandestini che, all’interno delle
comunità straniere e del sistema produttivo ad esse collegato,
riuscirebbero ad avere una casa ed un lavoro anche se irregolare. Una
situazione che ha acceso un forte dibattito politico sulla stampa
locale, coinvolgendo in alcuni giudizi la Procura della Repubblica di
Mantova, la quale ha risposto con il dr. Marco Martani, secondo cui la
presenza di clandestini sul territorio della Provincia di Mantova in
misura largamente superiore alla media nazionale va ricondotta alle
maggiori opportunità lavorative offerte dalla realtà socio-economica del
territorio che a un’ipotetica aspettativa di impunità per attività
illegali offerta dalla magistratura inquirente.
La presenza brasiliana a Mantova - In tale contesto si inserisce un
forte immigrazione brasiliana nel Mantovano, iniziata con numeri assai
ridotti circa quindici anni fa e fortemente aumentata negli ultimi
cinque anni, raggiungendo proporzioni assai notevoli al punto che si
stima una presenza di circa duemila brasiliani nella sola città di
Mantova (che ne conta 50mila). Una immigrazione proveniente
prevalentemente dallo Stato di Espirito Santo e dallo Stato di Paranà in
Brasile. La prima composta da cittadini di origine italiana provvisti in
maggioranza di documentazione idonea ad ottenere la cittadinanza
italiana, la seconda sempre di oriundi italiani ma in maggioranza
sprovvisti di tale documentazione e candidati quindi, inevitabilmente ad
una presenza irregolare. Una situazione favorita dal censimento delle
famiglie italiane nello Stato di Espirito Santo e della presenza di un
efficiente Archivio di Stato e dalle più intense relazioni con l’Italia.
Da ricordare che il Consiglio Regionale della Lombardia è gemellato con
l’Assemblea legislativa di Espirito Santo. Gli immigrati sono quasi
tutti di origine lombardo - veneta delle provincie di Mantova, Cremona,
Verona, Vicenza, Belluno e Treviso. Una presenza monitorata negli ultimi
anni dall’Associazione Mantovani nel Mondo Onlus, prima attraverso
l’organizzazione di spazi sociali e poi fornendo sevizi quali quello
delle ricerche familiari (con la costituzione di una banca dati con
l’Archivio di Stato di Mantova e la collaborazione dell’Archivio Storico
Diocesano) e di corsi di formazione con il Csvm (Centro Servizi del
volontariato mantovano).
Mantovaninelmondo© 1999-2008 All rights reserved
liberatiarts©
Mantova Italy
|