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MANTOVA E NAPOLI GEMELLATI NEL SEGNO DEL VOLONTARIATO
Il Presidente dell’AMM Onlus Daniele Marconcini incontra Maria Amendola,
fondatrice dell’Associazione ABRADERE di Napoli per un gemellaggio nel
volontariato sociale.
Daniele Marconcini Presidente dell’Associazione dei Mantovani nel Mondo
Onlus ha incontrato a Napoli Maria Amendola , fondatrice
del sodalizio
ABRADERE e insegnante elementare di “frontiera” nei quartieri difficili
della Napoli orientale per iniziare una collaborazione al fine di
collaborare per creare un modello di volontariato ,atto a sviluppare azioni
civiche e sociali positive. Un gemellaggio tra Mantova e Napoli che
consolida il clima di amicizia che l’AMM ha da anni con l’Associazione Amici
della Campania e delle Isole del Golfo ,presieduta da Carlo Muccio residente
a Cassano d’ Adda (MI) che raccoglie i residenti di origine partenopea in
Lombardia, recentemente ospite a Mantova.
“Questa collaborazione nasce dalla vocazione, insita nel sodalizio virgiliano
- spiega Marconcini - di aiutare altre organizzazioni a crescere
e a creare attività di volontariato per migliorare socialmente l’ambiente in
cui si vive e per creare un senso civico e di solidarietà nelle persone. La
nostra attività a favore degli italiani all’estero, si lega infatti a molte
iniziative che svolgiamo sul territorio per promuovere cultura,tradizioni ma
soprattutto valori legati alla storia civile e democratica del nostro paese
e delle nostre comunità. A tal fine abbiamo sviluppato un nostro modello di
volontariato che mettiamo a disposizione di altri sodalizi per aiutarli a
crescere e per creare un clima di confronto su una realtà multiculturale
che accomuna oramai tutta l’Italia.
Siamo quindi onorati di essere stati chiamati a collaborare con una
organizzazione di volontariato napoletana che si propone di intervenire nel
disagio sociale, contro ogni forma di esclusione promuovendo attività
miranti a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della solidarietà,
sostenendo l’accesso a percorsi di formazione professionale anche attraverso
l’ausilio di Enti specializzati e di collaboratori dell’associazione e di
esperti esterni.”
Maria Amendola spiega che “la parte orientale di Napoli comprende tre
quartieri (Barra, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli ) tra
più popolari
della città con una popolazione che ha vissuto e che vive in condizioni di
abbandono e marginalità. Una realtà circondata da una totale indifferenza
che alimenta atti illegali nati spesso da sensi di rabbia e di rancore, nei
confronti di chi dovrebbe dare oneste e serie risposte a chi è meno
fortunato e che alla fine fa diventare molti giovani senza futuro, facili
prede della criminalità organizzata come la camorra.. Una indifferenza che
avvolge i cittadini onesti in “ una rete” di solitudine in cui le
istituzioni appaiono lontane ed impotenti. Il corpo sociale della zona
orientale di Napoli è costituito da un proletariato che da una fascia di
operai specializzati che degrada, attraverso fasce intermedie, a strati che
vivono nell’illegalità.”
Sempre Maria Amedola evidenzia che questi quartieri rappresentano, nella
già difficile realtà della condizione minorile nella città di Napoli, una
delle zone a più alto rischio di devianza e di coinvolgimento criminoso dei
minori che vi abitano. La fascia più disagiata della popolazione nutre una
forte diffidenza nei confronti delle istituzioni, considerate incapaci di
offrire risposte ai bisogni delle persone; tra i preadolescenti risultano
molto diffusi modelli di comportamento aggressivi e di sopraffazione che
ricalcano quelli dei giovani più rispettati nei quartieri, già inseriti in
attività criminose. Le condizioni di marginalità e degrado nelle quali
vivono le famiglie sono spesso accettate con una sorta di fatalismo che
rafforza nei ragazzi la convinzione che l’illegalità sia l’unica opportunità
a loro disposizione per costruirsi una vita che abbia successo, che sia
cioè sottratta agli stenti economici e ad un quotidiano senso di inferiorità
nei confronti degli altri ceti sociali. Complessivamente si può affermare
che, in questo contesto, il bisogno principale dei ragazzi sia, da un lato,
la presenza di modelli di riferimento positivi, adulti in grado di
comunicare costruttivamente con loro, solidi punti di riferimento necessari
per avviare percorsi di crescita alternativi; dall’altro, esperienze ed
attività culturali e sociali alternative, che per loro natura si
contrappongono allo stile di vita condotto da tanti ragazzi in ambienti in
cui vige permanentemente un clima di prepotenza e violenza. Sono convinta,
conclude Maria “ che un intervento solo sui minori sarebbe inutile,
necessitando, invece, intervenire, soprattutto, sulle famiglie e sui
cittadini tutti “ .
“Grazie a Maria e al marito Enzo Gallo - ha ribadito Daniele Marconcini
- ho
avuto modo di vedere una realtà di cittadini onesti che nella loro
quotidianità si battono contro l’inerzia istituzionale e contro i
pregiudizi preconfezionati, per dimostrare che esiste una Napoli diversa, fatta di valori morali e senso civico espressione di un cultura millenaria
di cui l’Italia deve essere orgogliosa. Ho visto anche una città che ha
reagito alla crisi della spazzatura con orgoglio, impegnandosi nella
raccolta differenziata e facilitando le operazioni di pulizia che ad oggi
appaiono concluse. Il mio invito agli italiani all’estero è quello di
difendere Napoli dalla denigrazione, pur essendo consapevole che le
responsabilità devono essere evidenziate e colpite e che qualcosa deve
finalmente cambiare non solo a Napoli ma in tutta la Campania. Sono
testimone della gentilezza e della cortesia che mi sono state riservate come
ospite e turista, da parte di tutti i napoletani che ho incontrato e della
bellezza di Napoli. Ritengo che il mondo dell’emigrazione e degli italiani
all’estero debba e possa interessarsi di quell’Italia che attende e che
vuole un riscatto sociale, adoperandosi affinchè le istituzioni
regionali,affrancate da un centralismo spesso inefficiente possano dare la
loro collaborazione in nome di un federalismo solidale che unisca le
comunità nella difesa della legalità e della crescita civile.”.
Di questa esperienza vorrei infine ricordare il mio pellegrinaggio alla
Santuario della Madonna di Pompei,a cui erano e sono devoti molti emigranti
lombardo – veneti, anche grazie alla particolare venerazione di Don Luigi Guanella (1842-1915) originario di Sondrio, le cui opere benefiche sono
ancora presenti in Sud America. Una devozione fortemente alimentata dalla
famosa “Supplica alla Regina del Santo Rosario di Pompei scritta, nel 1883,
da Bartolo Longo (fondatore del santuario )
con il titolo “Atto d’amore alla Vergine”. Essa viene recitata solennemente
due volte l’anno, alle ore 12 dell’8 maggio e della prima domenica
d’ottobre, richiamando migliaia di pellegrini, provenienti da tutta Italia e
dall’Estero, dove è letta contemporaneamente da milioni di fedeli in
diverse parti della terra, da New York a Buenos Aires, da Toronto a Sidney,
da Johannesburg a Caracas. Per la cronaca esiste un piccolo Santuario
dedicato alla Madonna di Pompei : si trova a Silverira Martins, “Quarta
Colonia italiana “ a Rio Grande do Sul dove arrivarono nel 1877 ben 50
famiglie mantovane e che visitai nel 2000.Lo costruì un emigrante trevigiano
di nome Guerra agli inizi del ‘900 ,a seguito di un voto che lo portò in
Italia a visitare il Papa e poi per anni e anni a costruire da solo questo
piccolo Santuario,caro ai nostri emigrati mantovani e lombardo-veneti.
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