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La cittadinanza italiana...un miraggio!!
Vuoi il riconoscimento della cittadinanza italiana a San
Paolo? Ci vediamo fra 55 anni
(fonte: AISE)
SAN PAOLO - "Ci sono persone che si spaventano quando vengono a sapere
che il tempo di attesa per ottenere il riconoscimento della cittadinanza
italiana è, in alcuni consolati, di 5 anni.
Magari ciò fosse vero!
A questo proposito, ora abbiamo dati ufficiali. Su richiesta dei
Consiglieri del Cgie, all’inizio di settembre tutti i consolati li hanno
presentati all’Ambasciatore Michele Valsenise a Brasilia, ai
rappresentanti del Cgie e dei Comites, ai deputati Mariza Bafile e
Giuseppe Angeli e al senatore Edoardo Pollastri, questi ultimi
recentemente eletti nel Parlamento italiano per la circoscrizione
estero.
La durata dell’attesa dichiarata va da un minimo di 2 anni a Brasilia
fino ad un massimo di 20 anni a Curitiba.
San Paolo invece non ha osato fare una previsione del ritardo.
Cercheremo, allora, di fare noi stessi una stima del tempo di attesa a
San Paolo, usando i dati forniti, malgrado il risultato sia già nel
titolo.
Quello di San Paolo è solo il dato più eclatante emerso da
un’indagine voluta dai parlamentari eletti all’estero che Vezio Nardini
commenta e spiega in un articolo-inchiesta pubblicato su Oriundi,
mensile bilingue edito a San Paolo.
"Il consolato di San Paolo dichiara che in agosto 2006 aveva 46.700
fascicoli da esaminare, dei quali 26711 già catalogati e circa 20.000
ancora da catalogare. Con una media di 4 cittadinanze per fascicolo, ciò
totalizza 186.800 pratiche per la cittadinanza da condurre a termine.
Nel 2006, fino ad agosto, sono state esaurite 2.250 richieste di
cittadinanza, una media di 281 mensili, il che determina un tempo di
attesa di 55 anni e 5 mesi per ricevere e processare le richieste di chi
è entrato in fila in agosto. Questo è il numero-mostro che i nostri
rappresentanti devono portare a Roma.
I tempi di attesa dichiarati dagli altri consolati ci sembrano troppo
rosei. Forse qualcuno ricorda il console Cortese – di triste memoria –
il quale aveva annunciato un volume di lavoro straordinario: 9 mila
processi evasi in un anno e, durante un’assemblea del Comites, aveva
garantito che in sei mesi avrebbe eliminato la fila. Più tardi abbiamo
verificato che la fila delle attese è rimasta immobile e dei famosi sei
mesi non si è più parlato.
Pertanto, usiamo i dati forniti per calcolare il ritardo reale. A San
Paolo ci sono 46.700 processi giacenti, 281 quelli in media evasi ogni
mese, 55 gli anni necessari per smaltirli tutti, 148 gli atti mensili
per funzionario. A Curitiba ce ne sono 23.872, 238 evasi al mese, da 15
a 20 anni il tempo dichiarato dal Consolato che, secondo i nostri
calcoli sale a 33; 121 le pratiche per funzionario. A porto Alegre ci
sono 50.000 processi giacenti, 102 quelli evasi in media ogni mese, da 8
a 10 anni il tempo dichiarato dal Consolato che sale a 41 anni secondo i
nostri calcoli; ogni funzionario deve occuparsi di 145 atti al mese. A
Belo Horizonte le pratiche giacenti sono 12.000, se ne evadono 70 al
mese: il Consolato ha indicato 16 anni come tempo per lo smaltimento
della "fila", che sale a 57 anni secondo i nostri calcoli. 333 le
pratiche di cui un funzionario si occupa nell’arco di un mese. Belo
Horizonte, però, non ha fornito il numero di passaporti emessi e non ha
ritardi nella "consolarizzazione" di documenti necessari per il
riconoscimento della cittadinanza in Italia.
Passiamo a Rio de Janeiro dove sono in fila 12.100 processi e
vengono evase 207 cittadinanze al mese; poco lo scarto tra il tempo
indicato dal Consolato (15 anni) e quello risultante dal nostro calcolo
(19 anni). 131 le pratiche per ogni funzionario. A Recife sono "solo"
2.630 i processi pendenti, e 48 quelli evasi al mese. Il Consolato stima
in 5 anni la completa eliminazione della fila che invece per noi sarà di
18 anni. Qui ogni funzionario si occupa di 94 pratiche al mese. Infine,
l’isola che dovrebbe essere felice, Brasilia con sole 832 pratiche.
Però, smaltendone 10 al mese la situazione rimane drammatica che secondo
il Consolato verrebbe azzerata in 2 anni. Secondo il nostro calcolo,
invece, il tempo necessario sale a 28 anni; qui ogni funzionario si
occupa di 19 pratiche al mese.
Secondo quanto prevedevamo, dobbiamo correre e avvisare i nostri
deputati e senatori. Il problema è molto più grave di quanto è stato
presentato a Brasilia
Possiamo e dobbiamo accettare il fatto secondo il quale i consolati non
si sono impegnati con le cittadinanze perché ci sono stati i lavori per
le elezioni e per il plebiscito nei primi quattro mesi dell’anno. Se
teniamo conto di tale fatto, i tempi di attesa si riducono alla metà, ma
anche così, avremo 28 anni per S. Paolo e per B. Horizonte, e da 9 a 10
anni per Rio e Recife: sono sempre tempi più che assurdi.
Nella tabella sopra riportata, abbiamo incluso gli "atti" espletati da
ogni funzionario in un mese, per dare l’idea della produttività di ogni
singolo funzionario. Tali "atti" comprendono, oltre alla cittadinanza,
l’emissione e in rinnovo dei passaporti, documenti di viaggio, nascite,
matrimoni e decessi, con una media di 107 "atti" mensili, ossia circa 5
al giorno per ogni funzionario. Questi numeri si commentano da soli.
I nostri rappresentanti del Comites e del Cgie hanno già informato le
autorità italiane e il senatore Pollastri della necessità di una Task
Force per mettere fine a tali file, ad esempio della Task Force che, in
passato, è stata organizzata in Argentina, e ciò indipendentemente da
qualsiasi possibilità di alterazioni che possano essere introdotte nella
Legge che regola il riconoscimento della cittadinanza italiana.
Tuttavia, con la produttività attuale, sarebbe necessaria una equipe di
172 funzionari (sottolineo 172) durante due anni, per mettere fine alle
liste di attesa attuali. Ovviamente, nessuno si aspetta che Roma
autorizzi l’assunzione di tanti funzionari. Pur rielaborando i dati
statistici sopra riportati, assumendo che la media di cittadinanze per
ogni processo si riduca a 3, per esempio, il numero dei funzionari
necessari – 113 – continua ad essere troppo alto, il che dimostra che la
Task Force dovrà contare con un aiuto sostanziale per ottimizzare il suo
lavoro. È quindi necessario adottare altri criteri, come quelli
suggeriti di seguito che abbiamo raccolto da fonti diverse:
- L’utilizzazione dei Patronati per analizzare la documentazione
presentata e consegnare un processo "pulito" al consolato. Ma non basta.
Abbiamo 8 patronati a S. Paolo. Se ognuno mette a disposizione 2
funzionari, mancheranno ancora più di 100 unità alla Task Force;
- Drastica diminuzione della burocrazia. Ci sono verifiche che si
possono considerare inutili, come i certificati di matrimonio, di morte,
certificati di madri e nonne che non entrano nella linea diretta della
cittadinanza;
- Diminuzione della correzione di nomi, accettando come fatto normale e
conosciuto che vocali e consonanti siano state scambiate per effetto di
fonetica simile, come per esempio, lo scambio di I per E, O per U, S per
C e Z, ecc.;
- Utilizzazione della documentazione per la cittadinanza ottenuta in
Italia, presso i comuni di residenza, con l’iscrizione all’anagrafe del
comune di origine, facilitando l’ottenimento del riconoscimento a
fratelli e cugini;
- Ritirata del processo dalla lista di attesa (o rimandare alla fine
della lista) di chi chiede la "consolarizzazione" di documenti per fare
la domanda di cittadinanza in Italia (gli altri parenti in fila
potrebbero valersi della misura suddetta);
- Eliminazione di "abbuoni di vescovado" per i certificati emessi da
parrocchie, ecc, ecc.
In fondo, come già detto in altre occasioni, è necessario modificare la
mentalità con atteggiamenti di buona volontà da parte dei funzionari che
analizzano la documentazione. Solamente in questo modo riusciremo a
portare a buon fine la problematica della cittadinanza". (aise)
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