Voto all'estero, come garantire
un diritto
di Luciano Ghelfi, direttore editoriale di
www.lombardinelmondo.org
Si è fatto un gran parlare del voto degli italiani
all’estero in occasione del recente referendum, ma sono stati commessi
tanti, troppi errori. In primo luogo, si è imputato ai nostri
connazionali residenti al di fuori dei confini nazionali un ruolo
decisivo nel mancato raggiungimento del quorum per la validità della
consultazione. In realtà, il comportamento dei nostri emigrati non è
stato poi tanto differente dai residenti nella Penisola, se si riflette
sul dato dell’affluenza: 20,28% per gli italiani all’estero, 25,9% per
gli italiani d’Italia. Del resto, poi, si sono riaccese polemiche
sterili sull’opportunità o meno del voto a chi risiede all’estero,
polemiche che partono da un assunto clamorosamente sbagliato.
La legge 459 del 27 dicembre 2001, infatti, non amplia affatto la platea
degli aventi diritto al voto. Gli italiani all’estero già godevano
dell’elettorato attivo e passivo, solo che per esercitare il proprio
diritto dovevano recarsi in Italia, nel proprio comune di ultima
residenza. La novità è solo la modalità di voto, essendo stata
introdotta la possibilità di votare per corrispondenza, senza dovere
imbarcarsi in lunghi e costosi viaggi. Di conseguenza, bisognerebbe
avere il coraggio di riconoscere che il raggiungimento del quorum al
referendum è stato agevolato, e non ostacolato da questa innovazione.
La vera novità istituzionale, introdotta sulla base di un’apposita
revisione dell’articolo 56 della Costituzione, è invece quella dei
parlamentari eletti nell’abito della Circoscrizione Estero, 12 deputati
e 6 senatori. La prima applicazione della legge è prevista per la
primavera del prossimo anno, ma non tutto è pronto. Ha avuto il coraggio
di ammetterlo il ministro della Funzione Pubblica, Mario Baccini, in
un’intervista esclusiva concessa al nostro portale: ci sono ritardi
burocratici, ma soprattutto c’è una mentalità da cambiare. E’ come se,
all’approssimarsi della scadenza si fosse dissolto l’entusiasmo
iniziale,e stessero per prevalere gli ostacoli.
I problemi, oggettivamente, ci sono. La complessa operazione di
allineamento dei dati delle due anagrafi, quella tenuta dai consolati e
quella AIRE dei comuni, è arrivata alla verifica di due terzi dei
nominativi. Ma ciò che più preoccupa è il pessimo funzionamento del
meccanismo del voto per corrispondenza, che ha palesato gravi limiti e
disfunzioni. Non si contano gli episodi denunciati in occasione della
consultazione referendaria di cittadini che non hanno optato in tempo
per uno dei due meccanismi di voto, dal momento che tale opzione doveva
essere esercitata con eccessivo anticipo, addirittura entro il 27
aprile. Di conseguenza cancellazioni arbitrarie dalle liste elettorali e
impedimento nell’esercizio di uno dei diritti fondamentali del
cittadino. Clamoroso il caso del politologo Giovanni Sartori e della
capogruppo verde al Parlamento Europeo, Monica Frassoni, cancellati
dalle liste elettorali dei comuni di residenza. Lo stesso in alcuni
seggi a Ventimiglia.
Decine le segnalazioni di disguidi postali, persino tra i seimila
italiani residenti nella vicinissima Repubblica di San Marino. Secondo
il diessino Valerio Calzolaio sarebbero addirittura un milione i plichi
non spediti, su due milioni e seicentomila iscritti nelle liste
elettorali. Di sicuro pesa il fatto che non si possa ricorrere alle
raccomandate, ma si proceda solo attraverso la corrispondenza ordinaria.
E poi fa pensare la mancata ammissione al meccanismo del voto per
corrispondenza dei militari in missione all’estero, circa diecimila
cittadini, e del personale delle nostre rappresentanze diplomatiche.
Anche il ministro dell’Interno Pisanu ha ammesso che occorre un
ripensamento.
Il tempo stringe, le attese suscitate nelle comunità della nostra
emigrazione non possono andare deluse. Tocca al Parlamento, allora,
riprendere in mano la questione e apportare alla legislazione i ritocchi
necessari per garantire la piena regolarità delle elezioni politiche del
prossimo anno. Ne va della credibilità del nostro paese agli occhi di
coloro che, ai quattro angoli della terra, sono ancora orgogliosi di
essere italiani. Poi, ma solo poi, potremo vedere se l’assoluta novità
costituita dai parlamentari dell’emigrazione funzionerà, oppure no. Per
fare marcia indietro non c’è più tempo.
Luciano Ghelfi
Direttore editoriale di www.lombardinelmondo.org
Voto all'estero, al Senato in aumento le perplessità
Quali gli umori dei parlamentari sull’esercizio del voto dei
connazionali all’estero a meno di un anno dalle elezioni politiche? I
dubbi e le perplessità sembrano in aumento, a giudicare almeno dal
dibattito in Commissione Affari Costituzionali del Senato del
decreto-legge, già approvato dalla Camera, sulla ripartizione dei seggi
per l’elezione dei due rami del Parlamento. Un decreto legge ad
applicabilità limitata (in caso di elezioni anticipate entro il 30
settembre di quest’anno) ma che in un certo senso anticipa quello che da
qualcuno è vissuto forse come un dramma, cioè la sottrazione, in seguito
alle modifiche costituzionali che hanno sancito l’istituzione della
circoscrizione Estero, di sei senatori e di dodici deputati dal totale
dei parlamentari eletti in Italia.
Sul breve dibattito in Commissione, avvenuto nella seduta del 14 giugno,
è disponibile al momento solo il resoconto sommario, ma è sufficiente a
farsi un’idea di quel che bolle in pentola.
Il senatore Antonio Del Pennino (PRI) dichiara che non parteciperà alle
votazioni sugli emendamenti, nella convinzione che il Parlamento debba
ripensare le disposizioni costituzionali e legislative che prevedono il
voto dei cittadini italiani residenti all’estero. Ricorda, in proposito,
le gravi difficoltà attuative rilevate negli incontri che la Commissione
ha svolto nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul voto degli italiani
all’estero.
Il senatore Graziano Maffioli (UDC) condivide le considerazioni svolte
dal senatore Del Pennino circa l’opportunità di una revisione della
normativa sul voto degli italiani all’estero. Il fondato timore di gravi
irregolarità nell’organizzazione e nell’esercizio del diritto di voto, a
suo avviso, dovrebbe indurre la Commissione ad affrontare con decisione
la questione.
Il relatore Lucio Malan (FI), pur condividendo le osservazioni svolte
dai senatori Maffioli e Del Pennino, sottolinea che le disposizioni del
decreto-legge sono dirette soprattutto a regolare lo svolgimento delle
elezioni del Parlamento, in attesa della revisione dei collegi
elettorali, necessaria per recepire le variazioni nella popolazione,
come emergono dall’ultimo censimento.
Il senatore Del Pennino, nel prendere atto della precisazione del
relatore, osserva che si potrebbe procedere sopprimendo le norme che
riguardano il voto degli italiani all’estero e mantenendo le altre che
si riferiscono alla distribuzione dei seggi in attesa della revisione
dei collegi elettorali.
Il senatore Pierluigi Petrini (Margherita), condividendo le perplessità
sull’attuazione delle disposizioni in materia di esercizio del voto
degli italiani all’estero, ricorda che durante l’indagine conoscitiva la
Commissione ha rilevato nel concreto le difficoltà da lui più volte
ripetutamente denunciate a titolo personale. Ritiene, allora, che la
Commissione dovrebbe invertire il flusso dell’informazione politica,
rappresentando al Parlamento e a tutte le forze politiche i problemi
effettivi e reali che ha riscontrato e che meritano una tempestiva
riflessione in vista delle prossime elezioni politiche.
Il senatore Piergiorgio Stiffoni (Lega) prende atto con soddisfazione
che da varie parti si levano osservazioni critiche sulle norme che
disciplinano l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani
all’estero, nel senso indicato dalla sua parte politica. Teme, tuttavia,
che il ripensamento sia tardivo in quanto, sia pure con modalità
tecniche diverse, resta l’obbligo di attuare la norma costituzionale che
fu introdotta con largo consenso nella scorsa legislatura.
Il sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì (FI) osserva che quello del
voto degli italiani all’estero è un tema di pertinenza strettamente
parlamentare in ordine al quale il Governo, pertanto, si rimette alle
valutazioni della Commissione e delle forze politiche. Sottolinea,
tuttavia, che il contenuto del decreto-legge in esame disciplina
transitoriamente la distribuzione dei seggi elettorali della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica, ovviando alla mancata revisione
dei collegi elettorali che dovrebbe realizzarsi tempestivamente in base
alle indicazioni che emergono dal censimento generale della popolazione.
Tra i vari interventi, il più realistico appare quello del
rappresentante della Lega Nord Padania, cioè del partito che per lungo
tempo è stato tra i più tenaci oppositori dell’esercizio all’estero del
diritto di voto.
Per la cronaca, respinti con successive votazioni tutti gli emendamenti
(fatti propri dal senatore Petrini in assenza dei rispettivi
proponenti), la Commissione ha conferito al relatore Malan il mandato a
riferire all’Assemblea per l’approvazione del disegno di legge di
conversione del decreto-legge, nel testo trasmesso dalla Camera,
chiedendo l’autorizzazione a svolgere la relazione orale.
(gc-Inform)
Mario Marra (Margherita Toronto): “Uno schiaffo
agli Italiani all’estero dal Ministro Baccini”
TORONTO - Non si può non rispondere ad una malaugurata dichiarazione del
ministro per la funzione pubblica Mario Baccini, rilasciata
all'associazione dei Mantovani nel mondo (vedi Inform n. 119), per aver
messo in risalto l'intenzione del suo governo nonché la volontà di
questa maggioranza, nel cancellare o quasi la legge sul diritto di voto
per gli Italiani all'estero. Uno schiaffo così pesante a dir la verità
gli Italiani all'estero non se l'aspettavamo proprio.
Ci vien da dire: dov’è la vittoria? Avevamo vinto, agli Italiani
all'estero era stata finalmente resa giustizia, parole di Tremaglia. Il
ministro aveva saputo rendere lodi a se stesso ed a tutta la maggioranza
di questo governo. Oggi a distanza di un anno o poco più dalle elezioni
politiche, il dubbio è che i fazzoletti siano finiti e che il dado è
veramente tratto. La preoccupazione cioè che questa maggioranza è
riuscita finalmente a capire che non poteva adempiere a quei compiti
istituzionali che ci garantivano il voto, in quanto venuti a conoscenza
che all'estero il centro sinistra faceva man bassa.
Come vice presidente della Margherita, Circolo di Toronto Canada,
suggerirei al ministro Mario Baccini che la migliore cosa a questo
punto, dopo tutte le sue promesse fatte quando era sottosegretario alla
Farnesina, sarebbe quella di rassegnare le dimissioni dal suo incarico
se non altro per rispetto di tutti noi Italiani all'estero, se tutto
quanto detto è una sua idea.
Se viceversa, ed io credo che lo sia, è un'idea di questa maggioranza,
allora Onorevole Tremaglia, venga fuori questa volta e senza fazzoletto,
ci dica la verità come stanno i fatti ed alzi la sua voce non più verso
di noi per osannare od osannarsi, ma per gridare ai sui capi che questo
mestiere non fa per loro. (Mario Marra, Vice Presidente Margherita
Toronto)
Il Ministro Tremaglia interviene sulle dichiarazioni rilasciate dal
Ministro per la Funzione Pubblica, Baccini, sull’ipotesi che gli
italiani all’estero non votino nel 2006
“IL VOTO AGLI ITALIANI ALL’ESTERO E’ PROGRAMMA ASSOLUTO DI GOVERNO. E’
UNA VITTORIA INATTACCABILE”
Il voto degli Italiani all’estero è una
vittoria inattaccabile.
GRTV_Le dichiarazioni fatte dal Ministro Baccini sul voto degli Italiani
all’estero, almeno quelle che sono riportate dall’Agenzia “Il Velino” e
dall’agenzia Aise contro il voto degli Italiani all’estero, le lascio
alla responsabilità esclusivamente personale del suddetto Ministro.
Confermo al cento per cento e, vorrei dire, al mille per cento, che non
vi è alcuna posizione di Governo in adesione a questo tipo di
affermazione. Debbo solo ricordare che tale battaglia di civiltà, da me
condotta cambiando persino due volte la Costituzione della Repubblica, è
punto determinante del programma del Governo Berlusconi in termini
assoluti. Dopo tanti anni è una vittoria inattaccabile da chicchessia
perché fa parte della nostra vita.
Il voto degli Italiani all’estero è una vittoria inattaccabile.
Chi ha orecchie per intendere intenda”.
Mirko Tremaglia/Ministro per gli Italiani nel Mondo
Gravissime le dichiarazioni
rilasciate dal Ministro Baccini
Anche l’On.le Calzolaio (Ds) interviene in seguito alle dichiarazioni
rilasciate dal Ministro della Funzione Pubblica, Baccini
“LE DICHIARAZIONI RILASCIATE SONO GRAVISSIME”
GRTV_“Le dichiarazioni rilasciate dal Ministro Baccini a proposito del
voto per corrispondenza per gli italiani all’estero sono gravissime” è
quanto afferma l’On.le Valerio Calzolaio, della presidenza del Gruppo DS
alla Camera.
“E’ dal 2001 che come Democratici di Sinistra chiediamo in ogni modo che
il Governo si adoperi per creare le condizioni migliori per arrivare al
primo voto politico degli italiani all’estero del 2006. Oggi, invece, ci
tocca registrare non solo che l’impegno in questa direzione è stato
assolutamente inadeguato, ma addirittura che per colpa di questa
maggioranza si mette in discussione la rappresentanza politica e che è
stato falsato il quorum del referendum”.
“Prendo atto, dunque, che le dichiarazioni dell’onorevole Baccini si
collocano come il tentativo di un vero e proprio scippo del voto agli
italiani all’estero e chiedo che questa maggioranza si pronunci con
chiarezza sulle reali intenzioni di far votare i nostri connazionali
all’estero e sui provvedimenti da prendere per risolvere proprio quelle
difficoltà che Baccini denuncia”.
Dunque, per Calzolaio, “se ci sono ostacoli all’applicazione del voto
all’estero, non è il voto che va messo in discussione, ma sono gli
ostacoli che vanno urgentemente rimossi”.
Grtv
La dichiarazione del senatore della
Margherita Franco Danieli, vicepresidente della Commissione Esteri del
Senato e responsabile della Circoscrizione Estero della Margherita alle
affermazioni rilasciate dal Ministro Baccini
“SANNO CHE ALL’ESTERO PERDERANNO E VOGLIONO CAMBIARE LE REGOLE DEL
GIOCO”
Il governo contro il voto degli italiani all’estero
GRTV_"Intervenendo nel corso dell’ultima sessione del CGIE (Consiglio
Generale per gli Italiani all’Estero) affermai che settori del Governo
stavano operando per cancellare la legge sul diritto di voto per gli
italiani all’estero - dichiara Franco Danieli, vicepresidente della
Commissione Esteri del Senato e responsabile della Circoscrizione Estero
della Margherita - mi rispose Tremaglia smentendo con improbabile
determinazione.
A dimostrazione che avevo ragione io e torto Tremaglia, il Ministro
della Funzione Pubblica, Baccini sostiene oggi senza mezzi termini di
non credere che “..l’Italia sia pronta a questo evento”, e ciò perché:
“ci saranno grandi difficoltà di gestione delle elezioni, ma soprattutto
è facile prevedere problemi di compatibilità con le politiche
nazionali”.
Il Ministro aggiunge ancora che occorre: “..fare il punto della
situazione e capire quanto sia utile continuare su questa strada.” e
poi: “non si fanno le nozze con i fichi secchi” dato che le risorse
economiche del Paese sono limitate e che “ …un potenziamento della
promozione culturale potrebbe essere molto più opportuno e utile di una
rappresentanza politica“.
“Parole inequivoche - conclude Danieli - che da un lato nascondono la
realtà di un governo incapace di adempiere ai compiti istituzionali
necessari per garantire il voto e dall’altro esprimono la chiara
preoccupazione di perdere le elezioni nella circoscrizione estero, con
in entrambi i casi la voglia - non celata - di congelare il voto stesso,
non attuando il dettato costituzionale.
E’ necessario che il Presidente della Repubblica, il Parlamento, il Cgie,
i Comites e le nostre comunità prendano posizione contro questo
tentativo illegittimo ed incostituzionale“.
Franco Danieli/Responsabile della Circoscrizione Estero della
Margherita
Intervista esclusiva al sito
www.lombardinelmondo.org
BACCINI:NON SIAMO PRONTI PER I PARLAMENTARI ELETTI ALL'ESTERO.
(GRTV) "Gli italiani all'estero sono i nostri ambasciatori, e meritano
attenzione, nè più, nè meno agli italiani in Italia". Mario Baccini dal
dicembre scorso è il ministro della Funzione Pubblica, ma per tre anni e
mezzo alla Farnesina ha gestito i rapporti fra Italia ed America Latina.
In questa veste ha avuto molti contatti con l'universo degli Italiani
all'estero. E in una intervista esclusiva pubblicata sul sito
www.lombardinelmondo.org, manifesta anche qualche preoccupazione sulle
politiche per l'emigrazione. Baccini è convinto che l'Italia non sia
pronta per la novità dei deputati e senatori eletti all'estero e si
chiede se non sarebbe più produttivo investire sulla cultura, ed in
particolare sulla diffusione della lingua italiana. Sposato, tre figli,
padre bresciano, il ministro poi un punto della legge Tremaglia proprio
non lo digerisce: il divieto per gli Italiani d'Italia di candidarsi
all'estero. "Ci vuole eguaglianza - dice - poi saranno gli elettori a
decidere".
- Ministro Baccini, prima di assumere, nel dicembre scorso, il dicastero
della Funzione Pubblica, lei è stato per tre anni e mezzo
sottosegretario agli Esteri, con la delega per l’America Latina. Il
Sudamerica è un po’ la terra dove sono più forti i legami della nostra
emigrazione con la Madrepatria. Nel corso di questa esperienza, quale
idea si è fatta del tema degli Italiani all’estero, che in questo
governo è cambiato radicalmente rispetto al passato?
“Il tema degli italiani all’estero è molto complesso. Di sicuro gli
Italiani all’estero costituiscono per l’Italia un grande patrimonio
umano. Contemporaneamente sono gli ambasciatori della cultura italiana e
del nostro modo di vivere. Di conseguenza, l’attenzione che meritano
deve essere pari a quella riservata agli Italiani in Italia. Né di più,
né di meno. Sbaglia chi eccede, in un senso o nell’altro. Con questo
voglio dire, ad esempio, che l’attività dei nostri Istituti di Cultura
all’estero deve essere legata alle comunità dell’emigrazione. Ma voglio
anche sottolineare come la grande attenzione che il tema
dell’emigrazione merita non deve tradursi in richieste ai limiti
dell’impossibile”.
- In più occasioni, nella sua veste di sottosegretario agli Esteri ed
anche di presidente della commissione per la promozione della cultura
italiana all’estero, lei ha incontrato le comunità della nostra
emigrazione. Che impressioni ne ha ricavato?
“Sono stati incontri entusiasmanti, nei quali si è manifestato forte
l’amore per l’Italia, che forse si amplifica, quando si è all’estero da
tanto tempo. Ho ricordi in Argentina, in Brasile, in Uruguay, di tante
comunità che guardano all’Italia con gli occhi del loro passato, ma
anche del loro futuro, perché molti hanno lasciato il nostro Paese
quando pensavano che l’Italia non ce la facesse, quando l’Italia aveva
grandi difficoltà, e non hanno scommesso sull’Italia. Oggi che l’Italia
è tra le prime potenze mondiali, ovviamente, un po’ di nostalgia in
quegli occhi l’ho notata”.
- Il 2006 vedrà entrare in Parlamento per la prima volta i
rappresentanti della nostra emigrazione, i primi parlamentari eletti
direttamente dalle comunità all’estero. Lei pensa che siamo pronti per
questa radicale novità?
“Quella del voto degli Italiani all’estero è un’intuizione politica
importante, ma francamente non credo che l’Italia sia pronta a questo
evento. Non è pronta, perché ci saranno grandi difficoltà di gestione
delle elezioni, ma soprattutto è facile prevedere problemi di
compatibilità con le politiche nazionali. Qualsiasi innovazione, però,
abbisogna di un periodo di rodaggio, quindi fare un bilancio è
decisamente prematuro”.
- Sulla difficoltà di gestione delle elezioni, è inevitabile chiamarla
in causa anche in veste di ministro della Funzione Pubblica. C’è il
problema dell’allineamento delle due anagrafi, quella AIRE e quella
consolare, che richiede risorse economiche e di personale. Si farà in
tempo a compilare elenchi finalmente attendibili degli aventi diritto al
voto?
“Sono tutti aspetti problematici che insieme mi spingono ad avanzare
qualche perplessità. Noi dovremmo fare il punto della situazione e
capire quanto sia utile continuare su questa strada. Ricordo i nodi
delle risorse, dell’organizzazione, della rappresentatività, della
gestione della campagna elettorale in paesi stranieri, sono tutti
aspetti che creano delle grandi difficoltà. E poi noi dobbiamo fare, una
volta per tutte, indipendentemente dalla validità dell’operazione
politica che confermo in pieno, le nostre scelte politiche secondo le
disponibilità del nostro Paese, e la reale capacità di gestirle. Non
possiamo fare le nozze coi fichi secchi. Si vorrebbe fare tutto, ma le
risorse del Paese sono limitate, che impongono delle scelte. Si tratta
di valutare quanto costeranno queste elezioni, che tipo di
rappresentatività ci sarà. Del resto, non dimentichiamo che le nuove
generazioni, nate all’estero, ormai sono perfettamente integrate nei
paesi di residenza. Di conseguenza, finita una generazione, nella
prossima in molti non parleranno neppure italiano”.
- Lei pensa che esistano strade alternative rispetto a quella della
rappresentanza politica?
“Dobbiamo renderci conto che probabilmente un potenziamento sul
versante della promozione culturale potrebbe essere molto più opportuno
ed utile di una rappresentanza politica. La lingua, in pirmo luogo. Ma a
mio modesto parere sarebbe necessario cercare di ragionare anche sul
fatto del perché gli Italiani in Italia non possono candidarsi nella
circoscrizione estera. Si tratta di un punto che io non ho mai
condiviso, anche se ne capisco la finalità di favorire l’arrivo di veri
emigrati in Parlamento”.
- Per la legge Tremaglia, a suo giudizio è già il momento di una
revisione?
“Ho sempre difeso la legge Tremaglia, ma penso che nel prossimo
futuro dovrà essere ripresa in mano, perché un italiano in Italia non
può candidarsi all’estero, mentre un italiano all’estero può benissimo
candidarsi in Italia. Mi sembra una stortura da correggere, ci vuole
eguaglianza anche su questo punto. Se qualcuno da Canicattì intende
candidarsi a Buenos Aires non vedo perché non lo possa fare, sempre
ammesso che abbia i voti.”
Luciano Ghelfi
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