|
La Lombardia è pronta a dare il
suo aiuto, ma è necessario fare un censimento per capire la vera portata del
problema sanitario, includendo anche gli italiani senza cittadinanza.
di Piero Armenti -La Voce d´Italia -
CARACAS- Ë durata solo pochi giorni (dal 7 al 12 febbraio) la visita di
Daniele Marconcini a Caracas, ma sono stati giorni intensissimi, di incontri
fitti con esponenti della diplomazia italiana (si sottolinea il pranzo a
casa del Console Generale Fabrizio Colaceci), con imprenditori, e con
esponenti delle varie associazioni della comunitá italo-venezoelana. Una
full immersion, per portare a termine una missione che Marconcini stesso
definisce "semplicemente esplorativa", in cui è riuscito a confermare le
proprie sensazioni: la comunitá italiana in Venezuela è una comunitá
preoccupata ed in parte scontenta. Daniele Marconcini, Presidente
dell’Associazione Mantovani nel Mondo, non è sicuramente uno alle prime
armi, ha trascorso una vita impegnandosi nel mondo dell’emigrazione e della
politica (come dirigente prima nel PCI e poi nei DS), emigrazione e
politica, dicevamo : un binomio strano, pericoloso se i rappresentanti di
questi due pianeti inseguono obiettivi diversi, ma che appaiono coincidenti
a parole. Daniele Marconcini questo lo sa, e qui in Venezuela è venuto nella
sua doppia veste, come rappresentante del mondo dell’emigrazione in
generale, ma soprattutto come delegato della Regione Lombardia ( piú
precisamente rappresenta la Consulta dell’Emigrazione del Consiglio
Regionale lombardo). E’arrivato su invito di Gianni Cappellin, presidente
dell’Associazione dei Lombardi in Venezuela, per mandare innanzitutto un
messaggio ben preciso: la Lombardia è pronta a rispondere ai bisogni degli
italiani in Venezuela, e a farlo dall’alto della propria posizione
privilegiata: è la regione d’Italia piú ricca, un terzo del Prodotto interno
Lordo ( Bruto) di tutto il "Bel Paese" proviene da lí. Le sue parole
sono intrise soprattutto di spirito pratico (tipico "lumbard"), né sofismi
né giri di parole ,è una lunghezza d’onda, la sua, ben chiara, su cui si
sintonizza a perfezione la pragmaticitá italovenezoelana.
d- Cosa ha fatto in questi giorni?
- Sto incontrando tutti gli organismi che rappresentano la comunitá
italiana, per cui ho incontrato l’Ambasciatore il Console, gli Imprenditori.
Mi sto facendo un’idea su cosa possa fare la Lombardia e la prima cosa che
ho notato è che in Venezuela esiste una grandissima emergenza sanitaria,
quindi noi rispetto a questo riteniamo che si debba attuare urgentemente un
censimento su tutti coloro che si trovano in uno stato di indigenza"
d- Eppure l’Ambasciatore non sembra dello stesso avviso, la Comunitá
italiana sembra stare in ottima forma.
- Su questo non sono d’accordo. La veritá è che non ci sono dati affidabili.
Abbiamo verificato che attualmente c’è un intervento di sostegno limitato
alle persone di passaporto italiano, per cui secondo i nostri dati sono
assistite solo 1000 persone, ma non abbiamo nessun dato sull’emergenza
sanitaria che colpisce la comunitá dei discendenti. E’ evidente che
l’impegno deve essere anche rispetto ai discendenti, visto che negli anni
settanta molti italiani hanno perso la cittadinanza per poter lavorare qui
in Venezuela, ma non per questo hanno smesso di essere italiani.
d- Non potrebbero essere riaperti i termini per riacquisire la
cittadinanza?
- Per il momento non sembra esserci questa possibilitá. Proprio per capire
allora quale è l’effettiva portata dell’emergenza bisognerebbe monitorarla,
fare un censimento, capire magari anche quanti sono gli italiani che hanno
perso la cittadinanza ma sono bisognosi di aiuti, è necessario che i
rappresentanti del Venezuela nel CGIE chiedano che venga immediatamente
attivato un fondo di sostegno socio-assitenziale per il Venezuela al quale
potrebbero dare un loro apporto le regioni.
d- Quale potrebbe essere il contributo della Lombardia?
- La regione Lombardia, per esempio, patrocina gemellaggi, come quello
appena firmato con l’ospedale di Rosario in Argentina. L’idea è quella di
obiettivi nazionali a cui le regioni possono dare il proprio contributo
d- Che tipo di interventi nel settore sanitario potrebbero aiutare la
comunitá italiana?
- Innanzitutto bisognerebbe verificare chi sono coloro che non possono
pagarsi una assicurazione sanitaria, e poi studiare la possibilitá di
appoggiare economicamente i progetti.
d- Ad esempio?
- Ad esempio nell’aria di Valencia c’è un progetto per costruire una clinica
polifunzionale per italiani, nelle cui strutture potrebbe trovare
accoglienza anche la popolazione venezuelana, un altro esempio: abbiamo
un’altra fondazione chiamata Oasis che vuole creare una sede ambulatoriale.
Basta guardare in profonditá, per vedere che ci sono una serie di iniziative
ottime, che peró vengono svolte senza un coordinamento, e senza il sostegno
delle autoritá italiane. Inoltre ho potuto appurare che allo stato attuale
arrivano per le associazioni, a sostegno degli indigenti, contribuiti di
circa di 120-130 mila euro: sono cifre inconsistenti rispetto all’emergenza.
d- Oltre problema sanitario,quali sono le altre prioritá?
- La seconda questione che bisogna analizzare è quella della salvaguardia
dell’imprenditoria italiana qui presente, il 60% dell’imprenditoria locale é
di origine italiane. Ho visto che, al di lá dei giudizi sul governo attuale,
la comunitá italiana si sente pesantemente condizionata dall’attuale
situazione politica, quindi le sue richieste sono chiare: garanzie dal
governo venezuelano per mantenere la propria presenza sul territorio.
d- Le sembra che ci sia un particolare accanimento contro l’imprenditoria
italiana?
- No, ma in generale vi è una profonda sfiducia per la propria sicurezza
personale, e il governo italiano dovrebbe intervenire per verificare una
maggior salvaguardia della comunitá italiana. Le stesse sedi diplomatiche
dovrebbero cambiare atteggiamento: ritengono di poter svolgere la loro
azione solo verso cittadini italiani, o imprese che hanno sede in Italia,
noi riteniamo che dovrebbero essere ricomprese anche i cittadini italiani
che hanno perso la cittadinanza.
d- In che modo il governo potrebbe essere d’aiuto?
Si dovrebbe aprire un tavolo di confronto tra le esigenze che pone il
governo Chavez, legittimamente eletto , e le esigenze che pone la Comunitá
italiana. Ci auguriamo che il Presidente Chavez prima o poi arrivi in Italia
e che su un tavolo di governo si esamino le opportune ipotesi. Bisogna tener
conto che qui la imprenditoria italiana è medio-piccola, ed é verso questa
realtá che vanno concentrati gli sforzi istituzionali e diplomatici. Perché
in fondo la imprenditoria italiana in Venezuela è la comunitá italiana
stessa.
Piero Armenti//La Voce d´Italia
Copia della Lettera inviata dal Presidente Marconcini alla Regione
Lombardia
Alla cortese attenzione del Presidente del
consiglio Attilio Fontana
e p.c.
Al Presidente delegato della Consulta dell'Emigrazione Marcello Raimondi
All'Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale Lombardo
Ai Gruppi Consiliari della Regione Lombardia
Signor Presidente come puo' vedere dalla rassegna stampa, i problemi in
Venezuela per la comunita' lombarda ed italiana sono seri e complessi.
Questo dovrebbe portarci ad unire sempre più le forze come mondo lombardo ed
italiano all'estero, rafforzando il loro rapporto con le istituzioni
nazionali e regionali.
La nostra comunità, considerata generalmente su posizioni antigovernative,
ha una posizione critica sul Governo Chavez non in forma preconcetta ma
basata su fatti concreti, soprattutto sulla eccessiva concentrazione del
potere politico ed economico nelle mani del governo e sull'assenza di una
vera e propria opposizione, la quale nonostante la protesta di piazza degli
ultimi anni, non riesce ad esprimere ne' un leader ne' una seria alternativa
al Chavez.
Una situazione che sta creando elementi legislativi inquietanti sia sulla
libertà d'impresa, sulla libertà di stampa che che sulla proprietà privata
(non quella dei latifondi per intendersi). Questo con una militarizzazione
evidente della società venezuelana con un modello di controllo sociale
"cubano" (ben 26mila i cubani sono presenti nel paese nei Comitati di
quartiere e di Circoscrizione) e una pressochè totale assenza dell'Europa e
dell'Italia nei vari progetti di sviluppo del paese.
Detto questo dobbiamo,a mio avviso, discutere principalmente sui fatti e
sulle esigenze della comunità italiana e lombarda, evitando giudizi
ideologici e semplicistici e su questi dare un parere. Può darsi che alla
fine questo governo faccia bene ma per poterlo affermare, servono risposte
positive ed urgenti che la comunità italiana non ha ancora avuto.
Una comunità che vive nella paura,un dato di fatto anche questo
indiscutibile. Una sindrome "libica" che si sta impadronendo dei nostri
italiani preoccupati di perdere tutto da un giorno all'altro. Una situazione
minimizzata dalle nostre rappresentanze diplomatiche nel paese con una
prudenza che appare ai più, un'assenza ingiustificata nel rappresentare le
esigenze della Comunità presso il Governo italiano. La comunità italiana
rappresenta il 60% della piccola e media impresa venezuelana.
Un effetto certamente esasperato dallo scontro politico causato da tre anni
di manifestazioni di piazza e dal referendum revocatorio indetto
dall'opposizione per costringere alle dimissioni l'attuale Presidente della
Repubblica Chavez.
Fatto che, forse, non ha consentito gli approfondimenti democratici dovuti
creando forme di autodifesa da parte del governo insediato che stanno
ingessando la vita pubblica e sociale del paese.
Ora però Chavez ha vinto il referendum e questo non può essere dimenticato.
Egli può governare sino alla fine del suo mandato legittimamente.
Per questo ora è arrivato il momento del dialogo e del confronto nelle sedi
più appropriate che per quello che riguarda la nostra comunità non possono
che essere istituzionali.
Un approfondimento che non può più essere dilazionato da parte di tutti :
istituzioni e componenti sociali.
Le faccio presente nel concludere, la necessità di tutelare le imprese
lombarde ed italiane presso il nostro Governo con un riconoscimento nel
futuro Statuto della Regione della cosiddetta "mobilità lombarda nel mondo",
elemento di recente novità radicatisi negli ultimi decenni che si aggiunge
alla tradizionale emigrazione di fine secolo e degli anni '50. Una presenza
importante che meriterebbe una specifica legislazione di sostegno, favorendo
un rapporto sempre più stretto con l'imprenditoria lombarda.
Certo di un suo riscontro presso le sedi competenti,porgo i miei più
cordiali saluti.
Daniele Marconcini
Presidente dell'AMM
Rappresentante del Consiglio Regionale Lombardo
nella Consulta dell'Emigrazione
|