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La grande fuga contro
pellagra e depressione
Mantova-Genova-Brasile:
dalle corti alle fazendas.
Risale all'ultimo trentennio dell'Ottocento il più imponente
esodo dalle campagne in crisi
Nella storia c'è chi va e c'è chi viene. Prendiamo
un anno, ad esempio il 1876: dalla stazione ferroviaria di Mantova il 18
agosto - un giorno come tanti - partirono alla volta del porto di Genova
82 "braccianti disobbligati". Due giorni prima se n'erano andati in 20.
Alla fine del mese gli emigranti sarebbero stati 732 e nell'intera
annata 2.725. Sognavano "La merica". Negli ultimi trent'anni dell'800
attraversarono l'oceano Atlantico per la "terra straniera" oltre 50mila
mantovani in cerca di fortuna, consapevoli della loro grandissima
miseria. Ora tornano i loro pronipoti. Per comprendere il fenomeno che
segnò il territorio e la storia sociale, bisogna mettere a fuoco il
significato di "consapevolezza". Proprio sulla "consapevolezza" della
necessità dell'abbandono della terra e del cambiamento radicale, oggi si
possono proporre analogie o diversità con gli attuali flussi migratori,
dove l'Italia è terra promessa e non più patria matrigna. Chi se ne andò
negli anni successivi all'unificazione del regno d'Italia sino alla fine
del secolo, era perfettamente cosciente delle condizioni dei lavoratori
delle campagne. Dell'impossibilità di un cambiamento. Quindi, oltre alla
consapevolezza della situazione economica, chi saliva sul bastimento
aveva chiaro un esito politico: in ambito mantovano la lotta per
l'emancipazione di salariati, braccianti, e bovari era disperata. Il
Mantovano era il luogo di nascita del cosiddetto socialismo rurale e
delle prime leghe contadine, e parecchi emigranti portavano nel fagotto
una buona quota di cultura di classe ante litteram. Al riguardo la
lettera che il sindaco di Roverbella scrisse nel 1876 al prefetto di
Mantova è lampante: "La mania di emigrare in Brasile ogni giorno va
prendendo delle proporzioni sempre più allarmanti e, a mio credere,
dannose. Oggi non sono più le forze superflue ai bisogni agricoli e
industriali del paese che si assentano; ma purtroppo in mezzo a tutto
questo informe assieme di famiglie, di celibi, di fanciulli che partono,
vi si annoverano anche delle braccia vigorose, e della intelligenza più
che mediocre". I flussi migratori verso il Brasile conobbero il
picco subito dopo i moti de "La Boje!" (dal grido "bolle!", ovvero non
ce la facciamo più), il processo di Venezia e la sostanziale
neutralizzazione dell'insurrezione sindacale della gente delle campagne.
Come scriveva Francesco Coletti con l'emigrazione i disperati scoprivano
la "via larga", mentre il deputato Moneta telegrafava a Crispi: "Fanatismo
per emigrazione Brasile spopola paesi mantovani. Eccitati dalle pompose
illusorie promesse dei venali agenti, partono vecchi impotenti al
lavoro, donne incinte, bimbi lattanti. Cittadinanza onesta pregavi
provvedere". Ma il governo italiano era in contatto con quello
brasiliano: gli sbarchi di allora non erano clandestini, ma programmati.
I viaggi venivano messi a punto dagli agenti dell'esecutivo
sudamericano: serviva manodopera. Fiumane di persone arrivavano sulle
coste brasiliane, con destinazione definita nelle fazendas, con il
biglietto del bastimento già pagato e staccato. Il vero problema per i
mantovani - ad esempio - era come arrivare, con quale e mezzo e con
quali soldi, al porto di Genova che nell'allora stava di per sè in capo
al mondo.
La povertà era endemica. Imbattibile. Da ciò la coscienza degli
emigranti di essere "ultimi". Tra gli anni Settanta e Novanta dell'800
il Mantovano conosceva una grande depressione, sostenuta più che
altro dal crollo dei prezzi dei prodotti agricoli. La popolazione rurale
si dibatteva tra la pellagra,la polenta diventava killer, l'infimo
livello di vita; traslocava di padrone in padrone e di corte in corte,
quando il lavoro c'era. Nel 1901 il Mantovano contava 301mila abitanti.
Se n'erano già andati più di 50mila. Vi consigliamo la lettura di due
libri: "Questione sociale ed emigrazione nel Mantovano 1873-1896" di
Marco Gandini, edito dalla Provincia nel 1984 da cui abbiamo desunto i
dati; il volume di Elio Benatti "Brasile chiama Mantova - una manciata
di semi sul terreno della memoria" edito dal Comitato tricolore
italiani nel mondo nel 1999.
Tratto da un articolo della Gazzetta di
Mantova a firma di Stefano Scansani
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