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"La sfida che oggi ci attende è quella di rivitalizzare le reti
di scambio e di collaborazione." Parola di Roberto Formigoni. Il
presidente della giunta regionale lombarda, giunto al suo terzo mandato,
in questo colloquio esclusivo con il direttore editoriale di
lombardinelmondo, fa il punto sulle politiche regionali in favore dei
corregionali emigrati e spiega come sarà concepita la nuova legge
regionale sull'emigrazione: "Si svilupperà innanzitutto sulle
business community italiane all'estero; prevedrà strumenti per
incentivare gli scambi di conoscenze e di professionalità, per
valorizzare il capitale umano, la formazione e le reti di eccellenza nei
campi della ricerca scientifica e tecnologica".
Per Formigoni dunque è tempo di rinnovare l'immagine dell'emigrato
lombardo: non più quella nostalgica della valigia di cartone, ma quella
moderna di una rete comune di interessi imperniata su cultura, economia,
formazione e ricerca. Ed è sulla base di questi cardini che vanno lette
tutte le altre scelte lombarde in materia. In primo luogo, quella di
mantenere in capo al presidente la delega per i lombardi nel mondo: "un
segno dello stretto legame con la Regione", spiega il numero uno del
Pirellone. E poi la revisione dello statuto, dove Formigoni non esclude
qualche forma di riconoscimento dello status di "lombardo all'estero",
anche se giudica forse prematuro i diritto di voto alle elezioni
regionali. Di sicuro anche da questo colloquio esce confermata la forte
vocazione internazionale della prima regione italiana. Il suo presidente
su questo si sente impegnato in prima linea.
- Presidente Formigoni, nella passata legislatura ha trattenuto per
sé la delega per i lombardi nel mondo, mentre altre regioni hanno una
specifica delega assessorile. Quale significato ha questa scelta,
confermata anche dopo le elezioni della primavera scorsa?
"L'attenzione ai cittadini lombardi che lavorano e operano all'estero
è certamente tra le priorità delle Relazioni Internazionali gestite
dalla Regione Lombardia: per questo motivo ho scelto di mantenere uno
stretto legame tra la Presidenza e la programmazione rivolta a chi, nato
o insediato in Lombardia, è oggi impegnato al di fuori dai confini
nazionali.
In questo modo posso avere un ritorno immediato delle iniziative che la
Regione propone rispetto all'internazionalizzazione e alla cooperazione:
una struttura più snella ed efficiente è quanto di meglio possiamo
pensare per sostenere ai lombardi sparsi nei cinque continenti."
- La Consulta per l'Emigrazione, guidata nella passata legislatura da
Maurizio Raimondi, sarà ricostituita?
"Il lavoro della consulta deve riprendere dopo la sosta "forzata"
dovuta alla fine della legislatura: occorre quindi ricostituirla nella
sua rappresentatività dopo la tornata elettorale. Gli uffici stanno
provvedendo a preparare il materiale necessario: a breve potremo
riprendere il dialogo con gli enti e le istituzioni più rappresentative
dei lombardi all'estero. Un dialogo che non si è mai interrotto nemmeno
in questi primi mesi della VIII legislatura: ne è un esempio l'incontro
con la comunità lombarda presente negli Stati Uniti, con cui ci siamo
confrontati durante la missione istituzionale che la Regione ha fatto
nel mese di novembre. Un'occasione importante per rinforzare i contatti
economici e scientifici che uniscono la Lombardia e i suoi cittadini che
vivono da più o meno tempo oltreoceano".
- Contrariamente a quello che pensano i più, la Lombardia è stata una
regione di forte emigrazione, prima di diventare una delle regioni più
ricche ed avanzate d'Europa. Che spazio avrà nella politica del terzo
governo Formigoni il tema dei lombardi all'estero?
"Quello che abbiamo davanti agli occhi oggi non può farci dimenticare
il nostro passato. Siamo orgogliosi delle nostre origini e lo percepisco
molto bene quando incontro i lombardi all'estero. L'accresciuta mobilità
di persone, merci e informazioni rende più sfaccettato il flusso
migratorio e anche nel caso italiano, e ancor più nel dettaglio
lombardo, non possiamo fissare un'unica tipologia di migrante.
Parallelamente il mondo delle associazioni che raccolgono e sostengono i
lombardi all'estero si è trasformato: accanto ai movimenti di tipo
tradizionale si fanno largo nuove forme di mobilità transnazionali,
anche temporanee.
Si formano comunità in cui l'identità di "ruolo" - ovvero la
professione, l'operare in ambito accademico, imprenditoriale o
scientifico - rappresenta il vero tratto distintivo,più forte della
tradizionale distinzione fondata sulle origini.
Non basta essere lombardi, o italiani, per costruire relazioni
all'estero: occorre coltivare interessi comuni, condividere settori di
mercato, studiare gli stessi oggetti di ricerca. L'origine lombarda non
esaurisce più l'identità di un cittadino all'estero: oggi è importante
specificare se si è biologi lombardi, ingegneri informatici lombardi,
artigiani lombardi, medici lombardi, designer lombardi, e così via. A
fronte di questo cambiamento, il livello di attenzione e gli interventi
che una Regione come la Lombardia può sviluppare a favore dei suoi
cittadini all'estero richiedono sicuramente un impegno maggiore, in
grado di sfruttare - accanto alle attività ordinarie- anche strumenti e
strategie innovative"
- Uno dei principali impegni che attende la Regione nella nuova
legislatura è la stesura del nuovo Statuto. Lei ritiene opportuno che in
quella sede si dia un riconoscimento alla figura del "lombardo
all'estero"?
"Il dibattito intorno al nuovo Statuto rappresenta un'ulteriore
opportunità per riconoscere e dare ai lombardi la possibilità di
esprimersi al meglio, riformulando anche gli strumenti partecipativi. Si
dovrà riflettere con attenzione sulla possibilità di inserire un
esplicito riferimento al popolo lombardo all'estero, studiando anche gli
strumenti più efficaci per mettere in rete la realtà lombarda presente
nei cinque continenti."
- Oggi l'emigrazione lombarda ha assunto caratteristiche molto
particolari: giovani ricercatori ed imprenditori, soprattutto. Che cosa
fa la Regione per sostenere gli imprenditori all'estero? E per evitare
la "fuga dei cervelli"?
Siamo felici di poter prestare i cervelli lombardi agli istituti di
ricerca e alle aziende estere, ma siamo ancor più felici di poter
stabilire importanti collaborazioni con i più avanzati centri di
conoscenza che portino le nostre aziende e le nostre università ad
essere più competitive, favorendo un circolo virtuoso in cui la
Lombardia cresce e riesce essa stessa ad attrarre le eccellenze che
provengono da altri Stati. Un esempio di questa dinamica positiva è
stata la firma di un'intesa con il governatore del Massachussets
finalizzato proprio alla promozione della ricerca scientifica e
industriale attraverso anche la collaborazione tra Enti di ricerca
lombardi e statunitensi.
La Lombardia si sta muovendo: a novembre sono stato a Boston dove ho
incontrato ricercatori lombardi e italiani che hanno trovato nei
laboratori di Harvard e del MIT l'ambito favorevole per sviluppare le
loro idee, ma che ben volentieri tornerebbero in Lombardia per portarne
avanti le applicazioni. La Regione vuole contribuire a creare il
contesto ottimale per studiare e produrre novità utili alla qualità
della vita. Di fonte alle nuove dinamiche che coinvolgono i lombardi
all'estero anche le istituzioni sono chiamate a offrire riposte nuove,
puntando certamente sul rapporto con le comunità tradizionali e
sfruttando progetti di rete e scambi culturali tra i nostri concittadini
residenti all'estero. Dobbiamo ragionare in termini di community,
promuovendo reti innovative, anche tramite l'ausilio dei "Lombardia
Point" istituiti dalla Regione grazie ad una sinergica collaborazione
con il sistema camerale che per favorire un processo di trasferimento
reciproco di conoscenze e competenze innovative."
- La legislazione regionale lombarda sull'emigrazione è stata una
delle prime in Italia, ma è ferma al 1985. Nel frattempo molte cose sono
cambiate ed in particolare ai nostri emigrati è stato riconosciuto il
diritto di voto per i referendum e le elezioni politiche. Ritiene che
sia il momento di aggiornare questa legge?
"Certamente abbiamo assistito a cambiamenti storici che hanno
impresso un'accelerazione improvvisa al mondo così come lo viviamo oggi.
Dentro queste trasformazioni il cittadino lombardo all'estero si ritrova
strappato alla sua realtà d'origine e - a volte - è poco stimolato a
mantenere i contatti con la sua regione natale. La sfida che oggi ci
attende, in primis per chi ha responsabilità di governo, è quella di
rivitalizzare le reti di scambio e di collaborazione. In questi anni la
Regione non è stata a guardare: abbiamo rinforzato la presenza della
Lombardia nel mondo ad esempio con le "antenne", avamposti collocati in
25 Stati per aprire canali di scambio commerciale e culturale,
affiancando i nostri imprenditori e favorendo il flusso turistico in
entrata in Lombardia. Sulla strada dello sviluppo di queste relazioni il
Governo lombardo sta elaborando un progetto di legge regionale per
offrire un adeguato sostegno normativo: la nuova legge regionale per i
lombardi nel mondo si svilupperà innanzitutto sulle business community
italiane all'estero; prevedrà strumenti per incentivare gli scambi di
conoscenze e di professionalità, per valorizzare il capitale umano, la
formazione e le reti di eccellenza nei campi della ricerca scientifica e
tecnologica."
- Il ministro degli Affari regionali, Enrico La Loggia, ha detto che
si potrebbe pensare di estendere l'esercizio del diritto di voto da
parte degli italiani all'estero anche alle elezioni regionali. Qual è la
sua posizione in materia?
È giusto aprire il dibattito anche se credo che il tema del voto
regionale esteso ai lombardi all'estero sia estremamente delicato. E
forse prematuro. Si è aperta una fase di ricognizione per quantificare
le presenze all'estero, grazie a una ricerca avviata da Regione
Lombardia e affidata nel 2004 ad Irer, in collaborazione con
l'Associazione Globus et Locus: va delineandosi l'immagine di una
comunità all'estero che ha un'identità più definita rispetto a qualche
anno fa e maggiormente aderente alla mutata realtà sociale.
Se si vorrà intervenire modificando la normativa bisognerà aver già
chiuso la partita per la più ampia rappresentatività di tutte le
province lombarde a livello regionale, elemento che già oggi viene messo
in crisi dall'attuale legge elettorale. Se teniamo saldo il principio
della piena rappresentatività in Consiglio e nel Governo regionale dei
territori dove vivono i lombardi non possiamo mantenere una
discriminazione tra quanti vivono nelle diverse province lombarde e
quanti si trovano all'estero."
Luciano Ghelfi
Direttore Editoriale di
www.lombardinelmondo.org |