|
Negli USA almeno 59 città “lombarde”
di Luciano Ghelfi
Chi pensa che la Lombardia non sia terra d’emigrazione sbaglia di
grosso. Solo nel secondo dopoguerra, infatti, c’è stato quello
straordinario sviluppo economico che ha portato le undici province
lombarde ad essere le più ricche e le più evolute d’Italia.
Nell’Ottocento ed all’inizio del Novecento tante erano le zone dove la
miseria la faceva la padrona. La montagna bergamasca e quella bresciana,
la Valtellina, erano zone dove era davvero arduo mettere insieme il
pranzo con la cena. Ma non si scherzava affatto neppure nella Bassa,
come testimonia la prima grande inchiesta parlamentare successiva
all’Unità d’Italia, quella agraria condotta da Stefano Jacini, che nel
1877 classificava Mantova come una delle aree più povere d’Italia, terra
di malaria e di pellagra, malattia della malnutrizione, quest’ultima,
per fortuna scomparsa persino dai ricordi dei più.
Secondo le ricerche storiche più accreditate fra il 1870 ed il 1920
furono due milioni i lombardi che emigrarono. Tanti andarono in Europa,
ma molti furono anche quelli che varcarono l’Oceano in cerca di fortuna
in Sudamerica. E l’emigrazione continuò ad ondate: Stati Uniti fra le
due guerre, ancora Europa e Canada subito dopo la conclusione del
secondo conflitto mondiale, sino alle ultime ondate che hanno riguardato
Australia e Sudafrica negli anni Cinquanta e Sessanta.
C’è un’altra Lombardia all’estero, ma pochi lo sanno. Eppure basta una
ricerca tutt’altro che faticosa per scoprire che – ad esempio – esistono
negli Stati Uniti decine di città, grandi, piccole e spesso
piccolissime, che portano nomi inequivocabilmente lombardi. Alzi la mano
chi è a conoscenza dell’esistenza di ben 19 Lodi “made in USA”, di 14
Milan (e di una Milano). E poi ci sono 14 Como, 8 Mantua, 1 Cremona e 1
Pavia, oltre ad una generica “Lombardy”. Milan e manta, giova
ricordarlo, sono la traduzione in inglese di Milano e Mantova.
Solo con una frettolosa ricerca sui siti di cartografia statunitensi
come Yahoo! Maps, insomma, ci s’imbatte in 59 toponimi “lombardi doc”. E
la ricerca probabilmente non è esaustiva, perchè se non risultano né
Lecco, né Bergamo, né Brescia, né Sondrio, né Monza, non altrettanto
sicuri si può essere per la denominazione dei tanti centri lombardi
minori (sono 1541 i comuni in cui è suddivisa la regione). E ben pochi
possono essere le casualità, come quella fra la mantovana Revere e le
otto analoghe città sparse in altrettanti stati dell’Unione. Qui,
infatti, l’intitolazione ricorda l’eroe della Rivoluzione americana Paul
Revere, e non ha nulla a che fare con il piccolo centro dell’Oltrepò
Mantovano.
Quando però si chiama una città Milan, o Cremona, o Pavia ben
difficilmente si ha in mente qualcosa di diverso dai nostri capoluoghi.
Ed è curioso osservare che la distribuzione delle città “lombarde” negli
States copre quasi tutte le aree, dalla costa atlantica, sino alla
California, dove sono collocate una Lodi ed una Como. Troveremo poi
Milan, Tennessee, oppure Mantua, Virginia. E l’elenco porterebbe via
pagine e pagine.
Viene legittimo domandarsi se non sia il caso di avviare un censimento
in piena regola, così da scandagliare la storia di questi nostri avi che
hanno voluto tramandare nel Nuovo Mondo i nomi delle proprie città
d’origine. Si scioglieranno i dubbi legati alle casualità ed alle
omonimie ma si raggiungerà il risultato di una valida mappa
dell’emigrazione lombarda negli Stati Uniti, riallacciando legami quasi
completamente andati perduti. Questo sito è a disposizione di tutti
coloro che volessero collaborare in questa impresa.
Luciano Ghelfi
Direttore editoriale di
www.lombardinelmondo.org
Mantovaninelmondo© 1999-2005
All rights reserved
|