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Necessari più controlli per il rilascio della
cittadinanza italiana.
La cittadinanza è un valore o semplice formalità?
Da "L’Eco d’Italia", Argentina
BUENOS AIRES - La legislazione italiana in materia di riconoscimento del
diritto di cittadinanza è troppo permissiva, senza esigere una minima
conoscenza della lingua madre, della storia e della realtà del nostro
Paese. E’ necessaria una riforma urgente.
La domanda che formuliamo ai nostri parlamentari, ai giuristi e
legislatori é di alto contenuto istituzionale: "Signori, ritenete la
cittadinanza italiana un valore serio o una semplice formalità che si
riconosce attraverso un pezzetto di carta e un paio di timbri? Saremmo
molto interessati a conoscere la vostra opinione perché siamo convinti
che la realtà che ci offre la nostra legislazione sia proprio quella
indicata nella seconda alternativa".
Qui nell’America del Sud, dove la presenza italiana è fortissima, vedi
Argentina, Uruguay e Brasile, sono già quasi un milione coloro che hanno
chiesto ed ottenuto la doppia cittadinanza, per "ius sanguinis",
addirittura, concessa anche a persone che rivestono all’estero incarichi
istituzionali e politici di alto livello nei rispettivi paesi dove sono
nati. Assistiamo ancora ad una "rincorsa-ricerca" alla cittadinanza
italiana, che pone permanentemente le strutture consolari in serie
difficoltà per poter soddisfare tutte le richieste in corso e quelle in
"lista di attesa", con le ripercussioni negative su tutto il sistema
organizzativo e prestazione di servizi consolari. E siamo soltanto agli
inizi, ciò che vediamo è soltanto la punta dell’iceberg, il grosso è
sotto la banchisa. Le richieste potrebbero toccare il tetto di molti
altri milioni, in aggiunta, considerando in prospettiva la crisi
economica, sociale e politica, quasi "endemica" e cronica, che
caratterizza quest’area del continente americano.
Ora che agli italiani all’estero è stato riconosciuto il diritto al voto
e che, di questa facoltà ne usufruiscono anche coloro che hanno
acquisito la doppia cittadinanza, ma che generalmente, per molti di
loro, viene assimilata "in comodato", senza sentirsi coinvolti con la
vita e la cultura del popolo italiano, ma usandola semplicemente come un
"salvagente" di carattere economico e sociale, possono anche sorgere
ulteriori complicazioni nella già complessa e difficile situazione del
nostro Paese che, secondo alcune proiezioni statistiche, sta percorrendo
la strada del declino.
Chiariamo che non siamo affatto contrari alla doppia cittadinanza. Del
resto tutti abbiamo figli nati all’estero e, pertanto, comprendiamo e
riteniamo che questa facoltà di recupero di uno stato di diritto sia un
giusto riconoscimento, tuttavia, consideriamo che la legge italiana che
regola questa materia sia troppo permissiva, concedendo la cittadinanza
con troppa leggerezza. Altri Paesi dell’Unione Europea, cominciando
dalla Spagna, che in America Latina ha tanti discendenti di emigranti
come l’Italia e forse più, ha una legislazione in questa materia molto
più equilibrata e razionale.
In base alla nostra legge, possono richiedere la cittadinanza italiana i
discendenti d’immigrati giunti in questi Paesi addirittura prima ancora
della costituzione della nostra nazione e repubblica. Per gli
interessati, è sufficiente trovare negli archivi di qualche parrocchia
un certificato di nascita o di matrimonio di un trisavolo o un antenato
di quarta o quinta generazione per essere "contagiati" dal morbo
dell'italianità "riesumata" e pertanto diventare italiani. Al di là
della retorica, dubitiamo, e lo constatiamo ogni giorno, che questi
nuovi "connazionali" possano nutrire dei forti e veri legami con
l’Italia, la sua cultura, la sua storia, la sua realtà attuale. Per non
fare di tutta l’erba un fascio, ci sarebbe una "verifica di appello" da
adottare in questo senso, modificando la legge che preveda per i
richiedenti la doppia cittadinanza una specie di esame in cui ognuno
dovrebbe dimostrare di avere almeno una conoscenza basica della nostra
lingua e delle nozioni elementari sulla nostra storia, geografia,
cultura e istituzioni.
Inoltre, la consegna dell’attestato di cittadinanza non dovrebbe
avvenire come atto amministrativo burocratico, come se si rilasciasse un
qualsiasi certificato, ma con una cerimonia formale, alla presenza delle
nostre autorità diplomatiche e consolari, davanti alla nostra bandiera,
in cui gli "aspiranti" neoitaliani pronuncino una formula che sia una
specie di compromesso di adesione ai valori del nostro popolo.
Se non si adottano norme giuridiche di questo tipo, succederà che, nel
nostro Parlamento, saremo rappresentati da persone che per l’Italia
sentono poco o nulla. Una prova di questo "scollamento" d'identità la
viviamo quotidianamente. In Argentina, Uruguay e Brasile, per esempio,
come abbiamo riferito sopra, vivono già centinaia di migliaia di
italiani naturalizzati; ebbene, salvo minime eccezioni, questa grande
massa di neoconnazionali non frequenta le nostre associazioni che, per
cause fisiologiche, rischiano di scomparire, non li vediamo tifare per
gli azzurri quando si confrontano con altri Paesi, non parteggiano per
il nostro Paese quando sorgono delle divergenze con altre nazioni
dell’America Latina. Essi sono rimasti, in definitiva, cittadini dei
rispettivi Paesi dove sono nati e ciò, ovviamente, non può essere una
colpa, ma una realtà da non ignorare. Questi individui a
"cittadinanza-genetica modificata" ? parafrasando gli OGM (organismi
geneticamente modificati) potrebbero offrire manodopera e lavoro anche
qualificati, ma non possiamo pretendere un "battesimo" spirituale. E’
nostra convinzione che lo Stato italiano, attraverso il Parlamento,
debba rivedere la legge di cittadinanza rendendola più adeguata alla
realtà e più simile a quelle degli altri Stati membri dell’Unione
Europea. (Gaetano Cario-L’Eco d’Italia/Inform)
Da "L’Eco d’Italia, Argentina
LETTERA AL DIRETTORE
"Chiedono la cittadinanza per andare a fare i gelatai in Germania o
negli Stati Uniti"
Caro Gaetano,
grazie ancora per l’invio dei tuoi articoli che trovo sempre molto
interessanti e diretti al problema, senza i soliti tergiversamenti...
Il problema sollevato dal ministro Torquato Cardilli, con il quale ho
avuto il privilegio di collaborare ai tempi della Tanzania
(fortunatamente il CGIE si può avvalere non solo della professionalità
del predetto, bensì della determinazione e coraggio a perseguire
situazioni non chiare in senso generale, affinché tutto sia riportato
alla normalità), non fa altro che porre il dito in una piaga
incancrenita da leggi, leggine, revisioni, ecc. ormai superate e che
dovrebbero essere riviste alla stessa stregua di quanto avviene in
Spagna, un Paese, diciamo, con simili analogie del nostro. Gli spagnoli,
in poche parole, basta leggere la Legge sulla cittadinanza, per rendersi
conto che danno importanza, ben più seria e reale al problema, evitando
concessioni anche a discendenti che risalgono perfino al 1700!!! (va
bene la cittadinanza diretta per i figli, mentre i nipoti gli
interessati dovranno rientrare in Spagna e risiedervi per un anno,
pagando tasse, ecc.). Noi concediamo, con inusitata leggerezza la
cittadinanza a persone che dell’Italia, al limite, conoscono Totti,
Maldini, Vieri, ecc... ma che richiedono il passaporto per recarsi negli
Stati Uniti, oppure in Inghilterra o, magari, in Germania per fare i
gelatai...Evviva!!!
Il problema, relativo al signor Nardelli, al quale era stata concessa la
cittadinanza, non può assolutamente essere imputato ai colleghi del
Consolato di Bahia Blanca che, a quel tempo, hanno ritenuto applicare la
legge, sinceramente poco chiara e confusa. Da non dimenticare, infine,
che il caos che regna nei Consolati, in particolare argentini e
brasiliani, i cui organici non sono assolutamente in grado di opporsi a
una mole di lavoro che li sovrasta da anni e che finisce per renderli
obsoleti... "last but not least", le prossime elezioni politiche del
2006... con quali mezzi che il nostro governo intenderà affrontarli? Con
i soliti tagli? con le solite pontificazioni... oppure assumendo il
solito esercito di impiegati locali con tutti i limiti e misure di
sicurezza che ne conseguono...! addossando le colpe al Ministero Affari
Esteri che dovrebbe assumere il ruolo che gli compete, come era una
volta: a Cesare quel che è di Cesare! Lo stesso Presidente della Corte
dei Conti, recentemente, ha, chiaramente, messo in guardia che i tagli
sconsiderati potrebbero vere effetti ancora più negativi per la nostra
amministrazione pubblica... Molti di noi hanno sempre sperato, pur non
condividendone la fede politica, che, con l’avvento di un politico del
livello del ministro Fini, il Ministero avrebbe ripreso il giusto
cammino... vedremo!
Mi auspico, sinceramente, che i rappresentanti del CGIE, in occasione
della prossima riunione plenaria, sapranno affrontare con serietà e
determinazione, i problemi di cui sopra che non potranno essere più
procastinati, al di sopra di qualsiasi interesse...
Con fraterni saluti. (Alberto Di Crisostomo)
L’Eco d’Italia/Inform
Italiani che non parlano italiano
Commenti e polemiche sulla presenza, all'interno del corpo diplomatico
italiano negli Stati Uniti, di membri che non saprebbero nè parlare, nè
leggere, nè scrivere l'italiano
New York - Dice di essere "rimasto di stucco " John Adamo, per conto del
Comites (Comitato degli Italiani all'Estero) di San Francisco, dopo aver
letto una nota a firma del connazionale Gennaro Buonocore sulla
presenza, all'interno del corpo diplomatico italiano negli Stati Uniti,
di membri che non saprebbero nè parlare, nè leggere, nè scrivere
l'italiano. Buonocore, riferisce Adamo, vive in Arizona e "ha la
temerarietà di chiedere che il Vice Console d'Italia in quello Stato,
che non conosce l'italiano, venga sostituito da qualcuno che sia in
grado comunicare con la gente che rappresenta ".
Una presa di posizione che Adamo definisce "piuttosto logica", malgrado
- aggiunge - la logica non regga con alcuni "nessuno dei quali vive in
Arizona, che attaccano Buonocore. Solo fra italiani potrebbe nascere una
polemica del genere. Chi riesce a immaginare un Vice Console francese
che non conosca il francese, un tedesco che non conosca il tedesco, e
così via? Poveri italiani di Arizona! Non meritate - chissa perchè -
qualcuno in grado di tutelare i vostri interessi". Buonocore scrive in
italiano. E chi lo attacca - e di conseguenza difende il Vice Console -
scrive in italiano. "L'unico che non può seguire la polemica è proprio
la persona che l'ha suscitato, e cioè il Vice Console analfabeta (in
italiano, si intende)".
John Adamo ricorda l'esistenza di criteri ben precisi che regolano la
selezione di Vice Consoli italiani e che richiedono, fra l'altro, "la
sufficiente padronanza della lingua italiana - oltre che, di preferenza,
della cittadinanza italiana, come disposto dall'articolo 47 del DPR
18/1967, costituisce un requisito altrettanto basilare, per una
considerazione complessiva d'immagine e per la capacità del funzionario
consolare onorario di mantenere rapporti con interlocutori italiani, sia
in loco che provenienti dall'Italia ".
Concorda con Adamo il Presidente del Comites (Comitato degli Italiani
all'Estero) di Philadelphia Salvatore Ferrigno, che si dice ammirato per
il coraggio di denunciare questa cruda e deludente realtà: "Anzi voglio
aggiungere di più, dicendo di sentirmi molto turbato e profondamente
offeso nella mia coscienza e dignità di italiano nel sapere che non solo
in Arizona, ma in tutti gli Stati Uniti, esistono parecchi Consoli e
Vice Consoli Onorari che non sanno parlare l'Italiano". Ferrigno si
chiede cosa canteranno al posto dell'Inno di Mameli in occasione dei
cerimoniali a cui sono invitati in rappresentanza del Governo Italiano,
visto che non conoscono la lingua italiana. E " se la Bandiera Tricolore
Italiana, che mi illudo di pensare dovrebbe essere davanti l'uscio dei
vari Consolati e Vice Consolati Onorari, dovesse per qualche motivo
essere distrutta e non si riesce a trovarne un'altra in tempo utile alla
sostituzione, anche in questo caso e in via del tutto eccezionale gli
permettiamo di sventolare quella a stelle e striscie al posto del nostro
Tricolore? ".
Ferrigno è comunque convinto che i vertici del Governo italiano non
siano ancora a conoscenza della gravità del problema, e per questo
"dobbiamo farci carico di denunciare queste vergogne, affinchè il nostro
Parlamento possa, attraverso proposte di legge presentate dai nostri
garanti politici, essere in grado di poter emanare delle leggi atte a
punire e scoraggiare qualsiasi tentativo di distruzione della nostra
identità nazionale". Il rappresentante di Philadelphia, infine, è anche
convinto che - essendo i Comites composti da persone democraticamente
elette fra i cittadini italiani all'estero a difesa dei propri diritti e
interessi - questi stessi organismi debbano controllare l'idoneità di
tali Consolati e Vice Consolati Onorari attraverso "dei pareri
vincolanti, in modo da garantire al massimo la trasparenza e la qualità
del loro servizio ".
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