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Bolivia un 8 marzo storico
di Davide Passuello
8 marzo 2005
Auguri a tutte le donne.
Ma in Bolivia non si ricorderá questa giornata per questo particolare motivo,
bensí per un evento storico senza precedenti. Solo ventiquattro ore fa (lunedí
7 marzo) il presidente della Repubblica boliviana, Carlos Mesa Gisbert,
presentava ufficialmente le sue dimissioni, proprio in un momento di forte
tensione in tutto il Paese.
Da alcune settimane, infatti, i gruppi dell’opposizione capeggiati dai
leaderes popolari che difendono i diritti delle etnie (ci sono 36 differenti
etnie in Bolivia, in un territorio grande tre volte l’Italia) e le tradizioni
culturali di un pezzo di America Latina che passa dai 5000 metri delle Ande
ai grandi fiumi amazzonici, avevano creato una situazione di istabilità,
attraverso l’espressione tipica dei “bloqueos”, cioé blocchi stradali sulle
principali arterie di comunicazione boliviane, per motivi differenti e
soprattutto legittimi. Da giorni non si entra o si esce da La Paz, la
capitale stretta dalla morsa di El Alto che é la cittá satellite dove si
concentrano maggiormente le rappresentanze povere di tutti i dipartimenti di
Bolivia che chiedono acqua potabile. La strada per S.Cruz “occupata” dai
rappresentanti “cocaleros” (i coltivatori della foglia di coca) e la strada
per Oruro presa in consegna dai gruppi originari, che rappresenta l’asse di
collegamento con tutto il sud e l’Argentina; e poi Cochabamba, Sucre, Potosí.
Le dimissioni di Mesa, esasperato forse dalla situazione incontrollabile che
porta sempre all’uso della forza, ha colto tutti di sorpresa e la
preoccupazione ed il terribile ricordo di “Ottobre nero” (la repressione
militare del 2003 che ha lasciato sulle strade piú di 100 morti del governo
di Gonzalo Sanchez de Lozada) hanno avuto come risultato il trascorso di ore
interminabili in un clima di pesantezza. Carlos Mesa ha lasciato al Congresso
l’ultima parola, la decisione se accettare o no le sue dimissioni, forse una
mossa calcolata per giocare l’ultima carta e chiedere una presa di posizione
distinta da tutte le altre volte. Oggi é stato un giorno importante a
dimostrazione che anche il popolo boliviano puó finalmente dire la sua:
nonostante la quantitá di problemi che attanagliano il secondo paese piú
povero dell’America Latina dopo Haiti, insomma, nonostante tutto la
ragionevolezza ed il confronto vincono. La piazza Murillo (sede del Governo a
La Paz) gremita di gente si é opposta alla decisione di Mesa raggruppando
sempre piú aderenti fino a coinvolgere i leaderes dei partiti di oppposizione
che, assieme all’unanime decisione del Congresso Parlamentare, proprio poche
ore fa ha respinto le dimissioni del Presidente ed ha accolto la proposta di
una nuova agenda di lavoro, carica di impegni che vedono come prioritaria la
legge sugli idrocarburi, combattuta da tempo, in difesa di una ricchezza del
sottosuolo che darebbe a Bolivia una nuova svolta sottoforma di entrate,
investimenti che poi sarebbero a favore del settore dell’educazione e della
salute. I rappresentanti dei partiti popolari d’opposizione non erano
presenti stasera al nuovo atto di fiducia verso un presidente che per la
prima volta nella storia boliviana risponde ai conflitti con il dialogo e non
con le pallottole; non erano presenti per dimostrare che la coerenza non si
scalfigge ma porteranno a casa un NO al blocco generale di un paese che ha
bisogno di muoversi per sopravvivere. Per la prima volta nella storia,
giovedí 10 ci sará una marcia in protesta delle altre marce di opposizione
che congelano per giorni le strade. Un atto di pace, una dimostrazione di
tolleranza e ragionevolezza come non si é mai vista. Buona fortuna Bolivia.
Davide Passuello
Davide Passuello 35 anni,
di Marostica (Vicenza) è da due anni a Potosì in Bolivia come volontario della
Mlal ProgettoMondo, in un progetto di sviluppo integrale "Acqua per Potosì"
cofinanziato dal Ministero degli Affari esteri.
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