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Non ha dubbi il presidente dell'Amministrazione provinciale di
Bergamo: "Sentiamo di dovere molta riconoscenza ai nostri emigranti e
vogliamo che continuino a sentirsi legati alla loro terra".
Valerio Bettoni,56 anni, guida la giunta della provincia orobica dal
1999 alla testa di una coalizione di centro destra ed ha ideato la
"Festa della Provincia", nell'ambito della quale è prevista una due
giorni (il 21 e 22 maggio prossimi) tutta dedicata a chi è partito per
cercare fortuna in terra straniera. Sarà la seconda edizione
dell'Incontro internazionale dei Bergamaschi nel Mondo, cui stanno
lavorando tutti gli enti della zona, in primo luogo lo storico e
fortissimo "Ente dei Bergamaschi nel Mondo".
1200 le presenze già annunciate, in rappresentanza di non meno di
cinquantamila emigranti "certi".
Non c'è dubbio, infatti, che la città orobica nell'ambito lombardo possa
vantare il primato dell'emigrazione più numerosa e anche più attaccata
alle proprie radici. "Io stesso - ricorda Bettoni in questa
intervista esclusiva - discendo da una famiglia di emigranti". E
l'impegno a favore dell'emigrazione è destinato a mantenersi ed
accrescersi.
- Presidente Bettoni, come le è venuta l'idea di una grande festa per
i Bergamaschi nel mondo?
"Bergamo è da sempre una terra d’emigrazione. Ogni valle ha avuto nei
secoli correnti migratorie, spesso acuite dalle crisi, dalle guerre,
dalla mancanza di lavoro. Io stesso vengo da una famiglia di emigranti.
Mio padre prese la strada dell’India, dove lavorò per anni in una
miniera insieme con molti uomini e donne del mio paese e della mia
valle. Nel secolo scorso, soprattutto nella prima metà del Novecento,
molte correnti si sono orientate in particolare verso la Francia e la
Svizzera. Fornivamo braccia soprattutto all’edilizia, all’agricoltura.
Molti scelsero di fare i boscaioli. Molti di quegli emigranti rimasero
nei paesi che li hanno accolti, vi hanno formato la loro famiglia e i
figli si sono stabiliti lì, perfettamente integrati. Chi ha potuto ha
fatto ritorno. Parecchi emigranti, a prezzo di enormi sacrifici, s’erano
fatti la casa al paese d’origine, sperando di tornarvi un giorno o
l’altro. In tal modo hanno anche contribuito alle prime forme di
turismo: si affittavano le camere ai primi villeggianti che arrivavano
soprattutto dal Milanese. Nella seconda metà del Novecento, si è
assistito a molti ritorni di emigranti nella nostra provincia. Intanto
l’emigrazione è radicalmente cambiata. E noi stessi siamo diventati una
terra che ha accolto e sta accogliendo emigranti da Paesi poveri, gente
in cerca di futuro."
- Qual è oggi lo stato di salute dei rapporti fra Bergamo e la sua
numerosa emigrazione sparsa per il mondo?
"Ottimo. La Provincia, i Comuni, la Camera di Commercio, le banche
bergamasche hanno sempre avuto un occhio di riguardo per i lavoratori
bergamaschi all’estero. Ne contiamo oltre cinquantamila, ma la cifra è
sicuramente superiore ed è da moltiplicare, se soltanto consideriamo le
migliaia di bergamaschi che si sono recati all’estero e vi hanno messo
radici, prendendo la cittadinanza dei Paesi che li accolsero, in un
tempo in cui non c’era la possibilità di mantenere – come oggi – la
doppia cittadinanza. Il nostro Ente Bergamaschi nel mondo raggiunge
puntualmente oltre l’80 per cento dell’emigrazione bergamasca, alla
quale inviamo il nostro periodico, che è una ventata di aria di casa
portata in diecimila famiglie. Abbiamo una rete capillare di 30 Circoli
e 20 Delegazioni (oltre i 40 associati danno origine a un Circolo, sotto
questa cifra si resta nella Delegazione). In più, manteniamo una stretta
collaborazione con le Missioni cattoliche sparse nei continenti e che
costituiscono un punto di riferimento e di aggregazione per gli
emigranti, soprattutto nelle località più remote. Al prossimo incontro
del 21 e 22 maggio mons. Luigi Betelli, che è fondatore della nostra
delegazione di Stoccarda, porterà da solo ben 237 emigranti."
- L'Ente "Bergamaschi nel mondo" costituisce una delle più antiche e
più solide realtà organizzate nel quadro della nostra emigrazione. Come
è stato possibile mantere un così forte legame con la terra d'origine?
"L’ente esiste dal mese di luglio del 1967. Nacque per iniziativa
della Camera di Commercio e della Banca Popolare di Bergamo, in virtù di
una circolare ministeriale dei primi Anni Sessanta. Lo scopo era quello
di assistere materialmente e moralmente i lavoratori di ogni provincia
residenti all’estero. Bergamo, quando ha deciso di partire, si è mossa
subito alla grande, con dinamismo e precisa volontà. Un pioniere della
prima ora fu l’avv. Rodolfo Vicentini. Mi piace ricordare la generosità
d’impegno del presidente ing. Marino Mazzoleni. Presidente attuale è il
prof. Santo Locatelli, che ha fatto e sta facendo moltissimo per tener
viva l’identità bergamasca e per favorire al massimo i legami con la
terra d’origine."
- Al di là dell’Incontro internazionale, giunto alla sua seconda
edizione, che cosa fa la Provincia per mantere vivi i legami con
l'emigrazione bergamasca?
"La Provincia vuole coinvolgere al massimo tutte le sedi di Circoli e
Delegazioni per far viaggiare al massimo il nome di Bergamo e della
Bergamasca nel mondo. Sono i nostri avamposti turistici e, in questo
modo, vogliamo anche tenerci vicini – informandoli tempestivamente su
tutto quando accade, viene fatto e promosso nei nostri paesi – i nostri
emigranti. Sentiamo di dovere molta riconoscenza a loro per quanto hanno
fatto e vogliamo che continuino a sentirsi legati alla loro terra. Ora
intensificheremo ulteriormente l’invio di materiale informativo e di
pubblicazioni per far conoscere Bergamo. E inoltre teniamo diverse
visite nei Circoli, dove vengono organizzati momenti culturali,
incontri, dibattiti (AIRE, voto per gli italiani all’estero, Comites,
ecc), ma anche momenti ricreativi e feste, come in primavera e a fine
anno, in particolare per S. Lucia, il 13 dicembre, che sono anche
un’occasione per consegnare riconoscimenti e attestati oltre a doni per
i bambini."
- C'è ancora oggi qualcuno che parte da Bergamo, magari giovani
ricercatori che cercano all'estero gli spazi che nelle università
nostrane non trovano?
"Certamente sì. E’ cambiata l’emigrazione. Non ci sono più i numeri
che si registravano fino agli Anni Sessanta. Non ci sono più i forzati
della valigia. No, oggi c’è un’emigrazione radicalmente mutata. Chi
decide di partire per l’estero, oggi, lo fa con fior di titoli nella
valigia. Sono professionisti, persone qualificate, ricercatori nei vari
campi, uomini e donne di cultura che cercano di confrontarsi con le
realtà straniere per aumentare il patrimonio personale di conoscenze.
Oggi troviamo bergamaschi a posti di responsabilità in viarie parti del
mondo, molti hanno fatto carriere esaltanti, ottenendo incarichi di
assoluto prestigio."
- E c'è invece qualche oriundo che torna, magari dal Sudamerica, o da
altre aree?
"Ogni tanto ci sono dei rientri. L’ultimo, il più massiccio,
l’abbiamo vissuto a cavallo fra il 2001 ed il 2002, a causa della grave
crisi economica vissuta dall’Argentina. Abbiamo costituito a Bergamo una
comunità di italo-argentini forte di quasi duemila presenze."
- A suo giudizio, è sufficiente il ruolo che sta giocando la Regione
Lombardia in materia di lombardi nel mondo, oppure si potrebbe fare di
più? Lei pensa che nello statuto regionale dovrebbe trovare posto anche
la figura del "lombardo nel mondo"?
"Fare di più è sempre possibile ed auspicabile. E’ il nostro impegno
quotidiano di tutti. Guai se ci sedessimo sulle posizioni raggiunte. E
tuttavia è anche doveroso riconoscere che la Regione Lombardia ha dato
molta attenzione e la dovuta importanza agli organi che operano per gli
emigranti. Sicuramente si proseguirà in questo solco già tracciato.
Quanto alla questione del riconoscimento nello Statuto del "lombardo nel
mondo", questo dipenderà dagli equilibri politici e dalle scelte del
presidente Formigoni ".
Luciano Ghelfi
www.lombardinelmondo.org |