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Riporto l'articolo comparso
sulla Gazzetta di Mantova il 27 maggio scorso, anche se a parer mio ci sono
alcune incongruenze sulle date di nascita che secondo le affermazioni
dell'estensore dell'articolo risultano antecedenti a quella di emigrazione e
secondo logica l'emigrazione della famiglia Lonardi dovrebbe essere collocata
nell'anno 1891. (ndr)
L'anti-Peron che veniva da Marcaria
In Argentina ritorna la corrente del 'presidentissimo'
avversato dal generale Lonardi di origine mantovana
di Renzo Dall'Ara
Mantovani nel mondo, un romanzo affollatissimo di personaggi. E ce n'è uno che appartiene alla storia maggiore dell'Argentina, il grande Paese sudamericano che sta vivendo un momento politico di estrema tensione, dopo la drammatica
crisi economica del 2002. Si è votato il 27 aprile per l'elezione del presidente della repubblica: candidati lontanissimi dal quorum e testa-a-testa decisivo fra Carlos Menem e Nèstor Kirchner, ma il ballottaggio, annunciato per il 18 maggio, non c'è stato per la rinuncia di
Menem. Ora per quel che riguarda i due ormai ex 'rivali' si tratta di due peronisti, eredi cioé del credo politico di Juan
Domingo Peron (1895-1974), presidente dal 1946, popolarissimo nel mondo proletario dei "descamisados", grazie anche al mito creatosi intorno alla prima moglie, Evita Duarte
(1919-1952), venerata da un museo-sacrario a Buenos Aires, inaugurato nel 2002, dopo che il mondo aveva già consacrato il personaggio fra teatro (il musical di Andrew Lloyd
Webber) e cinema (il film di Alan Parker con Madonna e Banderas). Dopo quasi un decennio di potere assoluto, i nemici interni a Peron certo non mancavano: l'opposizione sotterranea trovava riferimento in Eduardo Lonardi, tenente generale d'artiglieria, specialista della difesa antiaerea, addetto militare a Washington. Era nato a Buenos Aires nel 1896 e il suo anti-peronismo trovava motivazioni ulteriori nell'atteggiamento che il dittatore aveva
assunto contro la chiesa cattolica. Lasciato l'esercito nel 1951, Lonardi conservava stretti
rapporti con le alte gerarchie militari e così guidava il golpe che, il 19 settembre 1955,
detronizzava Peron, fuggito in Spagna. Il 24 settembre Lonardi si insediava alla Casa
Rosada, accolto da una delirante manifestazione popolare. Accanto alla bandiera nazionale, Lonardi, fervente cattolico, faceva esporre quella del Papa. Le notizie dall'Argentina
avevano una eco particolare proprio nel Mantovano. Il padre di Eduardo, Policarpo, maestro di musica, era nato ad Ospitaletto di Marcaria nel 1850, terzo di 8 figli. Sposatosi a Luzzara nel '77 con Cornelia
Bonetti, emigrava in Argentina nel 1901 ma da Mantova. Suo padre Giuseppe, che era di Cavriana, in città s'era trasferito con la moglie Anna Monti, assunto come bidello nelle scuole elementari. Lonardi avrebbe pagato il suo atteggiamento
moderato, che mirava a conciliare vincitori e vinti: li aveva invece tutti contro e appena 8 settimane dopo, veniva costretto a dimettersi dagli stessi compagni d'avventura,
contrammiraglio Isaac Rojas e generale Pedro Aramburu, suo successore. Era già malato e un intervento chirurgico affrontato a Washington non dava esito. Nella notte del 22
marzo 1956, Eduardo Lonardi moriva all'ospedale militare di Buenos Aires, lasciando moglie, un
figlio, due figlie e il fratello Alberto, ammiraglio. Aveva 59 anni. Della linea familiare, Lonardi risultano nati, oltre che ad
Ospitaletto, a Gonzaga ed a Mantova. Altri si sono trasferiti a Roma, Milano, Napoli, Camogli
Renzo Dall'Ara
Gazzetta di Mantova del 27 maggio2003
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