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Convegno dei Presidenti e Delegati delle Colonie Libere Italiane - Svizzera
organizzato in collaborazione con:CGIL / EPASA-CNA / FILEF / ULEV
con l'adesione di F.I.E.I. (Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione)
e con la partecipazione delle Associazioni degli immigrati in Italia
sul tema:
<<Migrazioni tra spinte xenofobe e politiche d'integrazione>>
Treviso, 18 gennaio 2003
(ore 9,00-ore 18,00)
Boscolo Hotel Maggior Consiglio
Presentazione
La FCLIS festeggia nel 2003 i suoi 60° anni di storia. Nel 1943 noti personaggi antifascisti esiliati in Svizzera fondarono la Federazione
delle Colonie Libere Italiane in Svizzera, unendo associazioni che esistevano già da decenni e che avevano introdotto nella loro
denominazione la parola libera per ben segnalare la propria opposizione e resistenza contro il regime fascista in Italia. Tra i fondatori ricordiamo
per tutti Fernando Schiavetti che fu in seguito eletto deputato all'Assemblea Costituente della Repubblica italiana.
Nel dopoguerra le Colonie Libere Italiane sono diventate la più importante Organizzazione dei lavoratori italiani emigrati in Svizzera. Negli anni
'70, anni segnati dalla più massiccia presenza di lavoratori italiani in Svizzera (ca. 800.000), la Federazione raggruppava oltre 120 Colonie
Libere Italiane, organizzando decine di migliaia di lavoratori. La FCLIS in quegli anni ha giocato un ruolo di primaria importanza per la comunità
italiana e anche per le altre nazionalità nel processo d'integrazione degli stranieri in Svizzera.
La FCLIS è stata promotrice di grandi iniziative sul piano sociale e politico, ne ricordiamo solo alcune: il ricongiungimento familiare, le
lotte contro lo statuto del lavoratore stagionale, le battaglie per i diritti di partecipazione politica in Svizzera, la formazione
professionale, l'integrazione scolastica dei figli degli emigrati, l'informazione ecc.
Attualmente la FCLIS conta 70 Colonie Libere Italiane e raggruppa oltre 5.000 famiglie. La situazione degli italiani in Svizzera è profondamente
cambiata. Oggi ci troviamo ad affrontare i problemi irrisolti delle prime generazioni e i temi nuovi delle seconde e terze generazioni nate in
questo Paese. Soprattutto per queste ultime si tratta di un problema di
riscoperta delle radici, dei valori, della cultura d'origine dei loro genitori, della nuova cittadinanza, dei diritti politici non ancora
ottenuti. La sfida principale che la FCLIS è chiamata ad affrontare oggi è di trasmettere ad una più ampia platea di protagonisti
dell'emigrazione il suo grande bagaglio storico, il suo immenso capitale di esperienze umane,
maturate negli anni difficili della prima emigrazione. La FCLIS è impegnata a far sì che tale patrimonio contribuisca a proporre politiche
dell'immigrazione e dell'integrazione che non ripetano gli errori che centinaia di migliaia di italiani hanno pagato a caro prezzo.
Per questo motivo la FCLIS ha deciso di organizzare una Conferenza straordinaria dei suoi Presidenti a Treviso. La FCLIS ritiene che solo una
politica d'integrazione reciproca sia in grado di costruire la società moderna. La FCLIS è convinta che soltanto il dialogo, la conoscenza
reciproca, il rispetto comune delle culture, delle religioni, delle sensibilità politiche e delle leggi che reggono uno Stato democratico,
permettono a tutti i componenti della società di crescere armoniosamente.
Sono ugualmente legittime due aspirazioni: sia quella degli immigrati di vivere in una società che riconosca la loro dignità, cultura e diritti,
sia quella dei cittadini italiani di continuare a vivere secondo la propria cultura e tradizione. Il binomio emigrazione uguale criminalità è
un falso storico che noi italiani abbiamo pagato caramente nelle nostre esperienze migratorie. Contro questo mito negativo si lotta solo con la
conoscenza reciproca che nasce dalla ricerca permanente del dialogo.
In questa Conferenza la FCLIS intende partire proprio dalla storia dell'emigrazione italiana in Svizzera per dimostrare che un processo
d'integrazione, malgrado tutte le difficoltà oggettive che incontra sulla sua strada, è possibile. La FCLIS intende dire che diritti e doveri sono
due facce della stessa medaglia. Il migrante ha sì il dovere di rispettare
le leggi e la cultura del Paese ospitante, come il Paese ospitante ha il dovere di rispettare la cultura e i diritti del migrante considerandolo
sullo stesso piano di qualsiasi altro cittadino.
La FCLIS ritiene che l'emigrazione sarà il fenomeno storico che segnerà profondamente i prossimi decenni della storia europea. Questo fenomeno non
può essere affrontato esclusivamente con una politica di gestione e controllo poliziesco della popolazione, né con una politica di esclusione
sociale, culturale e democratica delle popolazioni migranti. Solo una politica d'integrazione reciproca, d'inclusione, di partecipazione
democratica sarà in grado di costruire la società di domani.
L'integrazione nei Paesi d'accoglienza è solo una parte di processi più complessi. E' chiaro che il controllo dei flussi migratori è un elemento
chiave di questi fenomeni, ma non può essere gestito semplicemente in termini polizieschi; va visto, bensì, come un problema che riguarda lo
sviluppo economico e democratico dei Paesi di emigrazione. Ciò implica una
politica di cooperazione allo sviluppo fondamentalmente diversa da quella attuata oggi. La globalizzazione non è un fatto che possiamo accettare o
rifiutare. E' una realtà. Quello che possiamo fare, è lottare perché questa globalizzazione sia democraticamente governata ed abbia come
obiettivo lo sviluppo equo del pianeta nel rispetto delle risorse e degli uomini e non solo nell'interesse di speculazioni economiche devastanti.
La FCLIS ha deciso di riunirsi a Treviso per dialogare con gli immigrati in Italia (i quali con noi compongono il popolo migrante che rappresenta
in Europa uno stato virtuale di circa 20 milioni di persone) e con le forze politiche e sociali interessate al tema dell'integrazione; ma anche
per dialogare con quanti pensano in modo diverso rispetto alla Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera.
I lavori della giornata hanno come obiettivo la presa di posizione ufficiale della FCLIS sul nuovo disegno di legge sugli stranieri del
Consiglio Federale svizzero e sulla legge Bossi-Fini in Italia. A prima vista queste due leggi non toccano direttamente gli italiani residenti in
Svizzera che, dal 1° giugno 2002, beneficiano degli effetti positivi degli Accordi bilaterali tra Svizzera e Unione Europea. Ma così non è. Per la
FCLIS è politicamente e moralmente impensabile non intervenire su leggi e politiche migratorie che penalizzano i nuovi migranti provenienti da Paesi
extracomunitari. Dalla nostra storia e dai nostri valori scaturisce
l'esigenza di esprimerci, di agire contro tutte le politiche migratorie discriminatorie che non mirano ad una politica d'integrazione. La politica
d'immigrazione che l'Italia attua sul suo territorio, influenza direttamente la realtà degli italiani all'estero. E' evidente che, se
l'Italia non riconosce agli immigrati residenti sul suo territorio i diritti che gli italiani all'estero rivendicano per loro nei Paesi di
emigrazione, per quest'ultimi, tutto diventa più difficile.
Siamo convinti che l'integrazione è un modo di vivere, è uno stato d'animo aperto agli altri, ma forte dei propri valori. L'integrazione si può
vivere solo con il dialogo e non con lo scontro. Ci auguriamo che questa nostra iniziativa sia un modesto contributo al processo d'integrazione di
tutto il popolo migrante in Europa.
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