2003                                                 Tra storia  e leggenda

Mantova

Anche Madrid si chiamava Mantua 
La leggenda di Manto e di Ocno ha avuto una puntata in Spagna 

di Raffaele Tamalio 

Narra la leggenda (sostenuta da Virgilio) che Mantova fu fondata da Ocno (detto anche Bianor), figlio della divinità fluviale Tybris (il Tevere) re dei Toscani e della profetessa e sacerdotessa di Apollo, Manto, figlia a sua volta dell'indovino tebano Tiresia. In seguito alla fuga da Tebe e al successivo peregrinare, Manto avrebbe infatti incontrato e sposato il re toscano e il loro figlio avrebbe fondato una città sulle sponde del fiume Mincio chiamandola, in onore della madre, Mantua. Fin qui, dunque, è quanto si sa sulle mitiche origine dell'odierna Mantova. Meno nota ai più è il seguito delle vicende che interessarono l'antico leggendario fondatore della città virgiliana. Un seguito che si rifà a una tradizione spagnola secondo la quale, quando Ocno raggiunse la maturità, fece un sogno nel quale il dio Apollo gli consigliava di abbandonare la città di Mantua dedicata a sua madre ordinandogli di partire con i suoi uomini in direzione della terra dove muore il sole. Il viaggio fu intrapreso e durò circa dieci anni interrompendosi una notte nella quale al figlio della divina Manto apparve di nuovo in sogno Apollo indicandogli che in quello stesso posto avrebbe dovuto fondare una nuova città. Svegliatosi, Ocno vide con sorpresa una bellissima terra dal paesaggio molto piacevole, ricco di alberi di leccio e di corbezzolo e con acqua in abbondanza. Nei pressi di quel luogo facevano pascolare le loro greggi alcune genti dal carattere mite chiamate carpetane le quali attendevano dagli dei un segnale che potesse indicargli dove fissare la loro patria. Ocno raccontò loro il sogno e in quello stesso posto iniziarono a costruire delle mura, delle case, un grande palazzo e un tempio. Quando la città fu terminata fu chiamata Mantua Carpetana in ricordo della madre di quell'uomo venuto dalla terra dove sorge il sole. In effetti una Mantua Carpetana appare già nella Geografia di Tolomeo del primo secolo dopo Cristo, in una delle carte geografiche che corredavano l'opera: all'incirca nel punto in cui sarebbe poi sorta Madrid, veniva appunto segnata una Mantua Carpetana (o Mantua Carpetanorum), così come all'attuale Toledo corrispondeva la località Caput Carpetaniae. Poco o nulla si sa di questa Mantua romana esistente in Spagna e situata secondo alcuni nel luogo dell'attuale Talamanca (non molto distante da Madrid). Tuttavia, rifacendosi a Tolomeo, il mito della fondazione della Mantua lombarda e del suo seguito spagnolo fu ripreso e messo in circolazione in Spagna nel corso del Cinquecento a mano a mano che il ruolo della città di Madrid si andava delineando come quello della capitale di quel grande impero sul quale non tramontava mai il sole. Fino ai primi decenni del XVI secolo, molte città avevano condiviso quel ruolo di capitale grazie a quella peculiare forma itinerante della corte che aveva caratterizzato fino ad allora la monarchia dei Re Cattolici in perenne movimento tra un regno e l'altro della penisola iberica, stazionando di volta in volta per lunghi periodi a Valladolid, poi a Toledo, a Granada, Barcellona ed altre città ispaniche. Con Carlo V e soprattutto con Filippo II la corte, e con essa il governo, cominciò a soggiornare sempre più spesso a Madrid, fino ad allora centro di secondaria importanza, per poi stabilirvisi definitivamente. Ecco allora la necessità dei madrileni di nobilitare la propria esistenza attraverso una storia che fornisse prestigio alle proprie origini, vera o presunta che fosse. In assenza di origini certe della città di Madrid (che ancora oggi si fatica a ricercare), cominciarono allora a circolare alcune leggende che più che attingere all'antica storia romana, si rifacevano ad una che fosse ancora più arcaica e dunque più nobile, quella greca. Tra i diversi miti (che non è qui il caso di richiamare), prevalse quello appena descritto che chiama in causa la città di Mantova e il suo antico fondatore Ocno o Bianor. Tale leggenda trovò la sua consacrazione in un testo latino del 1584 che descriveva la Madrid di allora, chiamata però già nel titolo dell'opera Mantua Carpetana, scritta nel 1584 dal belga fiammingo Henri Cock, con il titolo appunto di Mantua Carpetana, e dedicata al Cardinale Granvelle protettore del Cock. Il testo, conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi, fondo latino, 8590, fu ripubblicata da Antonio Rodriguez Villa a Madrid, presso D. G. Hernando nel 1883. Col trascorrere dei decenni, il nome di Mantua con l'aggiunta dell'aggettivo Carpetana derivato dai cosiddetti Monti Carpetani, nei pressi dei quali sorgeva, cominciò in alcune occasioni a prevalere su quello di Madrid, come testimoniano molte pubblicazioni dell'epoca, al punto da comparire infine nelle rappresentazioni cartografiche ufficiali affiancato dallo stemma della stessa monarchia cattolica. Una delle più famose e presenti alle pareti di tutti gli organismi ufficiali spagnoli del XVII secolo, tale da divenire la mappa ufficiale della Madrid del grande Secolo d'Oro spagnolo, è una pianta della città di Madrid tracciata da Pedro Texeira e imprescindibile per conoscere la Madrid di allora. In essa compare il nome ufficiale della capitale dell'Impero spagnolo, Mantua Carpetanorum sive Matritum urbs regia. Con il passare del tempo, il decadere del gusto barocco in Spagna e con l'abbandono del simbolismo ad esso connesso, il nome di Madrid (nel cui stemma ancora oggi compare il corbezzolo) riprese il sopravvento sul toponimo legato alla divina Manto che infine scomparve definitivamente. Alla luce di quanto appena esposto, sarebbero da rivedere le origini mantovane padane delle diverse Mantue esistenti in alcuni paesi latino americani come Cuba o Costarica, da far risalire invece più verosimilmente a colonizzatori spagnoli giunti dalla Mantua spagnola ovvero la capitale Madrid. Ciò che invece sarebbe da auspicare è un gemellaggio ufficiale tra le due città che, seppure solo nel mito, fanno risalire le loro comuni origini dalla sacerdotessa Manto e da suo leggendario figlio Ocno o Bianor.

Raffaele Tamalio, esperto di Carlo V e del Secolo d'oro , lo storico che firma l'articolo su Madrid-Mantua. Nato a Roma, vive a Roncoferraro e lavora a Mantova. Storico e ricercatore, è specializzato nella Rinascenza europea nella stagione del re Francesco I di Francia e dell'imperatore Carlo V e quindi nei rapporti tra Mantova, Italia, Francia e Spagna. Tra i suoi numerosi libri "Ferrante Gonzaga alla corte spagnola di Carlo V nel carteggio privato con Mantova (1523-1527)". Fondamentale la sua opera "La memoria dei Gonzaga. Repertorio bibliografico gonzaghesco", edita da Leo Olschki e che rappresenta un compendio dei libri che hanno trattato della dinastia tra il 1473 e il 1999. "Civiltà Mantovana" pubblica spesso contributi di Tamalio, come l'articolo sulle cerimonie per la consegna del Toson d'Oro a Vespasiano Gonzaga Colonna, un documento inedito rinvenuto nell'Archivio Storico Nazionale di Madrid. L'attività convegnistica di Tamalio è fittissima.


La tesi di Raffaele Tamalio mette in discussione quella dello storico cubano Enrique Pertierra, che sostiene l'origine italiana della Mantua caraibica. Nell'estate del 2000 in occasione di 'Viva Vida', invitato dall'Associazione Mantova e mantovani nel mondo, presieduta da Vladimiro Bertazzoni. Pertierra aveva illustrato la sua linea, spiegata nel libro "Mantua a Cuba. Tra storia e leggenda", curato dall'associazione. Pertierra sostiene due ipotesi. La prima è che naviganti italiani, scambiati per corsari (anche se non è detto che non lo fossero), all'inizio del XVII secolo furono inseguiti da navi da guerra inglesi nell'arcipelago de Los Coloraos. Nella resa, si ritirarono nell'insenatura de Los Lazos, incendiarono i loro battelli e fuggirono verso l'interno. La seconda sostiene che il brigantino 'Mantova' naufragò. I marinai abbandonarono la nave approdarono a Punta del Rio.


Quattro Mantove in un continente
i.c. 
Quella più nota è la Mantua cubana, che conta 26.000 abitanti e figura tra i 14 comuni della provincia di Pinar del Rio, la più occidentale dell'isola caraibica. A fondarla, secondo la leggenda, sarebbe stato Antonello Fiorenzano, avventuriero mantovano al soldo dei francesi, sbarcato nell'attuale porto di Los Arroyos agli inizi del XVII secolo. L'anno scorso il reporter Enrico Cappelletti - 61 anni vissuti tra l'Italia e i Caraibi alla ricerca di tesori e relitti - si offrì per riportare a galla il brigantino di Fiorenzano. Ma quante sono le Mantue disseminate nel mondo, lungo le rotte della nostra emigrazione? «Tre - risponde Daniele Marconcini, presidente dell'Associazione mantovani nel mondo - e si trovano tutte in Brasile». Non si tratta però di vere e proprie città, ma di frazioni e borgate ad alta densità di immigrati mantovani. Una si trova nello stato meridionale di Rio Grande Do Sul, quello di Porto Alegre, la capitale dei no global dove si è appena concluso il terzo Social forum. Mantova è una frazione della città di Silveira Martins, gemellata con Viadana, nei cui dintorni è possibile imbattersi anche in Nova Milano e Nova Brescia. Le altre due Mantua si trovano invece negli stati di Espirito Santo e Paranà. Secondo le stime dell'Associazione mantovani nel mondo, tra il 1880 e il 1920 furono in 400.000 a lasciare la provincia per cercare fortuna all'estero. Brasile, Argentina e Costarica le mete più ricorrenti. Dagli anni Venti in poi la rotta più battuta divenne invece quella verso l'Australia, dove nello stato del Queensland resiste una folta comunità di ostigliesi. Ma tra le destinazioni vi furono anche il Canada, gli Usa e il Venezuela. Sempre secondo l'Amm, in tutto il mondo sarebbero 600.000 i discendenti di mantovani.

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