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“L’Operaio
Italiano”
di Luigi Rossi
Edizioni Mantovani nel Mondo onlus 2007
L’Operaio Italiano (Amburgo, 1898-1914) è una monografia dedicata al periodico sindacale in lingua italiana dei
Liberi Sindacati Tedeschi. Il
giornale era destinato agli immigrati italiani operanti nell’area di lingua e
cultura tedesca.
L'introduzione del libro di Marco Pezzoni
L'emigrazione italiana, non solo a partire dall'Unità d'Italia, rimane un
fenomeno sociale, economico e culturale rilevante e
complesso
sia nelle aree d'immigrazione sia nei vasti territori che hanno provocato e
originato questa emorragia. Questo ininterrotto flusso rappresenta la grande
rivoluzione italiana degli ultimi 150 anni, paragonabile (per i suoi
contenuti sociali e culturali, per le migliaia di vittime, il sacrificio e la
volontà di chi decise di rincominciare altrove) alla reazione antifascista. E
un importantissimo capitolo di storia italiana, sinora cancellato o rimosso.
L'esodo dell'ultimo secolo e mezzo ci ricorda che si tratta di una
emigrazione "moderna e contemporanea", le cui radici affondano nel XVI°
secolo, quando a causa di cambiamenti climatici, della crisi
dell'agricoltura, dello spostamento dell'asse economico-industriale verso il
Nord-Europa, della violenta politica controriformistica, guerre, pestilenze e
invasioni, le vallate alpine andarono spopolandosi, avviando "il moderno
fenomeno dell'emigrazione di massa". Stagionale o definitiva. Con
elementi di protesta, dissenso e contestazione, in molti casi ancora da
studiare e approfondire.
Questa rivoluzione moderna e contemporanea, dove milioni di poveri,
contadini, operai e artigiani, donne uomini e bambini, pacificamente scelgono
di abbandonare il loro secolare humus culturale e sociale, mette a nudo
elementi frenanti e deceleranti all'interno dell'universo italiano, facendo
scoprire nelle aree d'emigrazione la nascita di fenomeni sociali, culturali
ed economici di grande rilievo. Sul finire del 1800, per gli emigranti
transoceanici ed europei, grande fu la tensione all'organizzazione, al
bisogno di unirsi, non solamente per salvaguardare la propria identità e
cultura originale, o sfuggire all'assimilazione, ma soprattutto per conoscere
e proteggere i propri diritti. La nascita e lo sviluppo dell'associazionismo,
la crescita del sindacalismo, la difesa dei dettati associazionistici, le
lotte politiche a difesa dei propri diritti di lavoratori (dall'orario di
lavoro, all'igiene nelle abitazioni e nelle fabbriche, al vitto, pacifismo ed
opposizione a quel capitalismo che si sta avviando alla catastrofe della
prima guerra mondiale, pagata ancora una volta dai più deboli della scala
sociale) è un momento importantissimo nella storia dell'emigrazione moderna e
contemporanea. Il 1898 vede, nell'area di lingua e cultura tedesca, la
nascita di un periodico che ci aiuta nel tentativo di far luce sugli sforzi
diretti all'organizzazione delle masse e delle tensioni degli emigranti
italiani. Il periodico L'Operaio Italiano dei Liberi Sindacati tedeschi sarà
, per più di quindici anni (1898 al 1914), un punto di riferimento per una
parte degli immigrati italiani nell'area di lingua e cultura tedesca. Esso
offrirà una continua ed incessante azione didascalica, impegnandosi su temi e
realtà che nel proletariato di fine Ottocento-primo Novecento mietevano
migliaia di vittime. Mentre le polemiche avviate, sia verso i rappresentanti
di quelle forze politiche ed economiche che dall'emigrazione traevano i
maggiori profitti, che verso forze sociali tendenti a controllare e contenere
le tensioni che l'emigrazione porta con sé, non saranno mai fini a sé stesse
o sterili. Il presente lavoro di ricerca è basato sui numeri
disponibili de L'Operaio Italiano, e, vista l'ampiezza e la ricchezza delle
tematiche, dalle denuncie agli interventi veri e propri, se ha cercato nella
prima parte di mettere in luce alcuni dei contenuti del periodico,
estrapolando diverse testimonianze che, con minimi interventi esterni,
possano offrire, allo storico e al comune mortale, una visione il più
possibile vicina all'epoca in cui L'Operaio Italiano veniva considerato "pubblicazione
pericolosa".
Nella seconda parte si riportano gli interventi apparsi su L'Operaio Italiano
relativi alle campagne di propaganda e informazione tenute nei mesi invernali
in molti paesi e città italiane. Questa monografia vorrebbe essere un invito
per affrontare nell'unico modo possibile i tanti input che derivano da una
lettura e analisi del periodico.
Rimangono da analizzare e riportare le campagne di lotta annuali, i rapporti
tra i diversi organi della stampa dell'emigrazione, le "classi degli
emigranti" e la loro situazione (tra le quali spiccano terrazzieri e
fornaciai), la situazione delle donne in emigrazione, il pacifismo, le grandi
famiglie e dinastie del capitale, la politica italiana vista dalla redazione
del periodico, i contatti con i lettori, gli elementi letterari.
La ricchezza de L'Operaio Italiano è nella sua lunga testimonianza e impegno
a favore degli immigrati italiani, per la costituzione di una forte unità
operaia e un'integrazione da compiersi sul posto di lavoro. Una chiave che ci
permette di conoscere l'emigrazione non solamente come fenomeno di natura
socio-economica, ma fenomeno socioeconomico che cambia modi di vita, anche
secolari. Che trasferisce e rimodella culture, anche millenarie. Che ci
riporta a contatto con popolazioni sradicate e, grazie alle relazioni
invernali dai luoghi di propaganda, mettiamo piede nei siti di partenza.
Conosciamo paesi e borghi, cittadine e città. Piazze, circoli, case del
popolo. Persino chi, nei luoghi d'origine, cerca di arginare e contrastare
informazione e propaganda.
L'Operaio Italiano testimonia che grazie all'emigrazione italiana, non solo
quella diretta all'area tedesca, il Paese entra in "contatto con la
moderna civiltà industriale, con una società nuova e pervasa da fermenti
libertari, con una più moderna e consapevole visione dell'uomo come individuo
capace di prendere atto dei propri diritti sia di singolo cittadino, sia di
parte concreta e cogitante di una più ampia collettività"
Note
sull’autore
Luigi Rossi è nato a Rovigo (1950) e vive a Bochum dal 1978.
Egli si è laureato a Firenze nel 1975 con la tesi Radici delle immagini
di memoria e mito nella poesia italiana del primo novecento. Insegna
italiano e arte presso la Gesamtschule F. Steinhoff di Hagen dal 1984.
Precedentemente era stato lettore di italiano presso l'Istituto di Filologia
romanza dell'Università di Bochum. Partendo dagli studi linguistici e da
interessi letterari è approdato, da diversi anni, alla ricerca storica sulla
presenza italiana nell'area di cultura tedesca. |