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LA STANZA DEI RICORDI
La casa di mia nonna era magica, ciascuno dei suoi angoli mi avvolgeva e
sussurrava storie nei miei orecchi. Il mio angolo favorito era la stanza dei ricordi, perché lí
stava custodito il passato, buono e tranquillo, senza che nessuno lo molestasse fino a quando un giorno Io le
aprì la porta.
Quello che é strano é che non volle uscire di lí, ma invece mi
invitò a restare e mi promise che se Io lo facevo, avrei potuto ascoltare bei racconti, sí!, in questo stesso posto, nella camera delle cose vecchie.
In un angolo del passato, una magnifica bambola di porcellana attirò la mia attenzione, teneva
caratteristiche raffinate e guance rosse...ma aveva un occhio girato!
La osservai attentamente; la testa era concava, scoperta, ma dentro c’era uno strano
meccanismo per muovere gli occhi.
Non aveva capelli, -la sua etá- pensai.
La presi tra le mani con cautela e con mia grande sorpresa, mi sorrise e
cominciò a raccontarmi grandi cose dimenticate nel tempo.
Mi disse che aveva navigato in alto mare, dall’Italia, già é molto tempo (quasi un secolo, come
mi accorsi più tardi, in una nave a vapori chiamata Bologna.
La padrona della bambola era una bambina, molto dolce e buona, chiamata Noemia Ionne, che non vide
più.
(Ricordo in questo momento del racconto, che in certe occasioni, una vecchietta apriva la porta del passato e
entrava in questo, posava la sua mano attraverso i ricordi e piangeva, però
lei aveva paura di parlarle, ne aveva compassione e timore allo stesso
tempo)
La bambina le insegnò una bella poesia che recitavano nella sua lontana Italia, e la bambola me chiese che la
imparassi perché non sapeva fino a quando, in realtà, avrebbero custodito il passato, e aveva piacere
che nessuno lo dimenticasse:
“La vispa Teresa aveva fra l'erbetta,
al volo sorpresa gentil farfalletta e
tutta giuliva, stringendola viva, gridava distesa
‘L’ho presa, l’ho presa, e a lei supplicando afflitta gridò:
‘Vivendo e volando, che male ti fó?. Tu sí mi fai male
stringendomi l’ale, già lasciami, anch’Io sono figlia di Dio...
Allora Teresa arrossì confusa é pentita e quella fuggì.”
...Allo spazio inmenso voló la farfalla che si sentiva imprigionata; chissà
Teresa, l'Italia che la voleva per sé, non voleva lasciarla partire; però
infine si accorse che il mondo è un spazio immenso dove tutti hanno il diritto a volare...
Bene, la bambola non poteva fermarsi di parlare.
Un giorno successe qualcosa di grazioso-mi disse- Udii Noemia un poco
afflitta che diceva:
“Cara nonnina, ho un peso nella coscienza che non posso sopportare. Voglio raccontarti tutto in
confidenza, ma non dirlo a nessuno, né mi sgridare. Una mezzora fa ho veduto nella credenza
una torta, ed Io per fare la conoscenza, oh, nonna!, te lo devo confessare, un
pezzettino solo ne mangiai perché indovinai il passo della mamma dietro la
porta. Sono pentita, sai, cara nonnina, non toccherò mai più la dolce torta, ma intanto nonna,
dammene una fetta!.”
Noemia si divertiva dondolandosi con me - continuò narrando la bambola- su un cavallino
di legno, e la sentii ripetere più di una volta:
“Don, don capelle capon
a cresta’l gall
la cola’l caval
Caval vendú, cusa giá vú
Una bella donna
do sta donna
In mezza´l pra.
Cusa fa lá?
La fa la tela.
Di chi é la tela?
Di la buttighera
Di chi é sto pan?
Del barbaggian.
Di chi é sta bretta?
Del matazibetta |
don, don capelli il cappone
la cresta il gallo
la coda il cavallo
cavallo venduto, cosa già vista
Una bella donna
dove sta la donna
in mezzo al prato
Cosa fa lá?
Lá, fa la tela.
Di chi é la tela?
Della bottegaia
Di chi é questo pane?
Del barbaggiani
Di chi é questa berreta?
(?) ... |
Ripeteva questo fino a quando terminava di dondolarsi.
Correva a sedersi sulle
ginocchia di
sua madre e incominciava un grazioso dialogo e gioco allo stesso tempo.
“-Cusa fet sutal piral?
-A mangi pir
-Damman un!
-No!
-Damman du!
-No!
-Damman tre!
-No!
-Allora taglio il piral!” |
Cosa fai sopra el pero?
A mangiare una pera
Dammene una!
No
Dammene due!
No!
Dammene tre!
No!
Allora taglio il pero! |
E le gambe di sua madre si stendevano perché la piccola
cadesse rapidamente ma
soavemente, e lei rideva.
Noemia era una bambina molto vivace e non voleva perdere i regali che gli adulti le potevano
dare e -protetta dalla tradizione- le diceva:
“ Dammi li bonni festi per prim dis l’an
Cascampeghi cen an e cen di
la bonna man al vegna mi” |
Dammi bei regali il primo dell’anno
(?) ... cent’anni e cento giorni
la mano buona venga a me |
La bambola si divertiva tanto con la bambina...
Però il gioco preferito era quello in cui il papà di Noemia giocava con la sua faccina.
“Orecchia bella, ... sua sorella.
occhio bello, ... suo fratello.
bocca di fra, ... tintininá!” |
E dicendo questo per ultimo le stringeva con forza il nasino.
Poi Noemia ripeteva il gioco con la sua bambola e le due si divertivano ridendo
a crepapelle.
Già non può più conversare con la bambola; la porta del passato si chiudeva...
In un piccolo paese, una vecchietta sta in un letto all'ospedale, sussurra con nostalgia
cose che i dottori non capiscono...
“vivendo e volando...”
La porta del passato si chiuse; la stanza dei ricordi non esiste più, però, che importa?
Giá han volato allo spazio infinito.
Aldina Chaverri Villalobos
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