autore:  Célia Massoti Nacarato

Testo

Tão iguais e tão diferentes

Marmirolo, 2 marzo 2003

Carissima nonna,
ti scrivo da Marmirolo, il paese dove sei nata 64 anni fa. Le descrizioni e, persino, gli schizzi un po' estemporanei che per tanti anni mi hai fatto, li ho ritrovati tutti davanti a me: la piazza, il teatro comunale, il portone accanto al negozio di scarpe di tua madre, il cortile interno, la farmacia di fronte, il negozio di fiori all'angolo della strada, la pasticceria che espone in vetrina la sbrisolona.  E le persone che incontro sembra somiglino a te, camminano a testa alta come fai sempre tu, determinata, convinta, sicura.
Ho impiegato tre mesi per arrivare da Sydney a Marmirolo che è ormai diventata la periferia di Mantova. Ricordi, quando per la prima volta hai elencato tutte le tappe del tuo viaggio dall'Italia in Australia? Le recitavi come una vecchia filastrocca: da Genova a Napoli e poi a seguire Messina, Port Said, Aden, Colombo, Djakarta, Perth-Freemantle, Melbourne e, infine, Sydney, la tua città.
Non so neanche come mi è venuto in mente di ripercorrere a ritroso quel tuo viaggio di tanti anni fa. Forse ad ispirarmelo sono stati i tuoi ricordi di quel viaggio. Le brevi permanenze nelle città durante le soste del piroscafo, i racconti velati da qualcosa di avventuroso per i paesaggi e le persone che, dicevi, sembravano una trasposizione dalle immagini dei libri di Emilio Salgari.
Le mie soste, nelle località toccate dal tuo viaggio cinquant'anni fa, sono state molto più lunghe delle tue che consistevano in una mezza giornata. Le navi da trasporto non seguono tempi e rotte di quelle da crociera. Ti dico solo che sono rimasta a Aden quasi tre settimane perché pur avendo la lettera d'impegno della Compagnia di navigazione di farmi imbarcare sul primo cargo per Colombo, per due volte quando i capitani hanno visto che ero una ragazza si sono rifiutati di farmi salire a bordo.
Mi hai chiesto di descrivere il mio viaggio. Ebbene, fino ad ora ho riempito per te tre quaderni di osservazioni e riflessioni. Ti anticipo solo che l'Asia non è più il mondo esoterico che hai visto tu. In certi posti quello che ti colpisce di più è la povertà e, nello stesso tempo, una strana scopiazzatura del nostro mondo occidentale: una brutta copia di grattacieli e centri commerciali faraonici ad uso e consumo soltanto dei turisti. Non è che dicendo ciò faccio del male ai tuoi ricordi?
Domani parto per Siena. Fra una settimana iniziano i corsi universitari. Non vedo l'ora di conoscere gli altri studenti. A presto, nonna. Ti abbraccio. Daniela

P.S. Rispondimi, appena puoi. Il mio indirizzo a Siena è sul retro della busta. Ciao.



Sydney 5 aprile 2003


Daniela cara,
rispondo cominciando dalla fine della tua lettera, là dove mi chiedi se sono risentita poiché avresti dissacrato i miei ricordi. Per niente, bambina mia. I miei ricordi non sono stati dissacrati. I miei ricordi appartengono alla memoria di una ragazza di quattordici anni vissuti mezzo secolo fa. Nulla li può far cambiare, neanche se a fare il tuo viaggio fossi stata io. Avrei vissuto un'altra esperienza senza perdere nulla dell'altra, tutto qui.
Piuttosto continua con i tuoi quaderni. Non vedo l'ora di leggerli, anche se, come d'accordo, dovrò attendere il prossimo anno. Proprio l'attesa però me li rende più cari. In tanti anni in Australia ho vissuto, con la stessa intensità, prima e dopo, i miei tre viaggi in Italia. Sono quindi abituata ad attendere. Anzi, a volte mi sembra che l'attesa abbia una suggestione maggiore rispetto all'accadimento delle vicende della vita. D'altra parte se penso alla preparazione di questo tuo viaggio, mi sembra di aver visto anche te in trepida attesa nell'immaginario di una nuova esperienza.
Credo di averti raccontato del mio primo viaggio in Italia, ventidue anni dopo essere giunta in Australia. Con tuo nonno lo abbiamo pianificato nel corso di un anno intero. Non c'era giorno che il "viaggio", come lo chiamavamo, non facesse parte dei nostri pensieri e delle nostre conversazioni, al punto che tua madre e le due sorelle cominciarono a prenderci in giro scommettendo prima di cena chi dei due, tuo padre o io, avrebbe iniziato a parlare del "viaggio".
Erano altri tempi allora. Non come adesso che manca poco si vada in Italia per il weekend a fare "shopping". Allora il "viaggio" costituiva il premio per quello che si era riusciti a fare. Poni il caso mio. Qualche anno di scuola, il primo lavoro con tutta la fatica di imparare assieme lingua, usi e costumi di un paese che non era il mio. Poi mettere su famiglia e casa. Le figlie, le esigenze che aumentavano, Il denaro che non era mai abbastanza. Certo, si pensava all'Italia, ai parenti che ancora vivevano lì. A volte eri come soffocato dalla nostalgia e dal desiderio di tornare ma c'era sempre qualcosa ad allontanarlo, ad impedirlo. Così che quando finalmente arrivava la data della partenza era come confondere quello che si era vissuto con l'immaginazione chissà quante volte, con la realtà dei biglietti di viaggio, il passaporto, il bagaglio, la dogana, tutte cose concrete che nulla avevano a che fare con le fantasie che avevano animato tutto il periodo che aveva preceduto il "viaggio".
Cinquant'anni fa fu la stessa cosa. I preparativi della partenza per l'Australia io li vissi in una situazione ambigua con me stessa. Mi dispiaceva lasciare Marmirolo, I parenti, le amiche, il ragazzo per il quale provavo i primi stimoli dell'amore ma, nello stesso tempo, sognavo notte e giorno il viaggio in nave, quel mese - capii dopo - che giorno dopo giorno mi toglieva qualcosa di una parte di me stessa e, contemporaneamente mi dava qualcosa d'altro per ricompensare quello che avevo perduto. 
In definitiva non è sempre così, con i viaggi? L'unica cosa che non è possibile è proprio essere nello stesso tempo nel luogo di partenza e in quello d'arrivo.
Concludo qui, cara Daniela. Rispondi appena puoi. Tuo fratello dice che siamo due vecchi mammalucchi che invece di usare la posta elettronica o il cellulare per comunicare ci affidiamo al vecchio sistema della scrittura su carta spedita per posta: roba di un secolo fa.
Avrà anche ragione ma mi sembra tanto più attraente aspettare il postino perché nel frattempo mentre vivo la mia vita posso fantasticare sulla tua. Ciao, carissima. A presto. Nonna


Siena, 13 maggio 2003 
Carissima nonna,
ho letto e riletto la tua lettera ma non riesco a capacitarmi del fatto che tu e nonno abbiate potuto aspettare ventidue anni per fare il primo viaggio in Italia. Scrivi che a volte vi sentivate soffocare dalla nostalgia e allora mi sono chiesta come mai non metteste da parte per un momento tutti i problemi che rendevano problematico il "viaggio" e tornare prima in Italia. E sì nonna, perché tu quando parli delle attese per i viaggi lasci trapelare un desiderio irrefrenabile di lasciarti qualcosa alle spalle per affrontare, diciamolo pure, un'altra 'avventura' come quando immaginavi il tuo viaggio in nave tanti anni fa.
Comunque, c'è di più. Qui non stiamo parlando di andare a fare una gita alle Montagne Blu o a trascorrere una settimana a Surfers Paradise. Qui stiamo parlando dell'Italia, un Paese così bello nella sua unicità che mi resta di difficile comprensione capire come mai tanta gente lo abbia lasciato, te per prima.
La primavera in Toscana è meravigliosa. Una ricchezza di colori e di profumi che inebria. Da Siena è facile raggiungere tante altre località con un paio d'ore d'autobus o con uno scooter. A Pasqua sono stata sul Lago di Garda e a Sirmione ho visitato le Grotte di Catullo. Con alcuni amici abbiamo passato tre giorni a Roma: non basterebbe una vita per visitarla. Per le vacanze estive pensiamo di andare in Sardegna e in Sicilia e poi risalire la penisola fino alle Alpi. 
Quando a Sydney ti sentivo parlare delle bellezze dell'Italia, della ricchezza di opere d'arte, del sistema di vita italiano, a volte, da buon'australiana, provavo rabbia e una punta di risentimento. Lo ricordi? Cercavo di controbattere quella tua litania elogiativa dell'Italia, proponendoti la mia realtà, Sydney, le spiagge australiane, Ayers Rock, il deserto… Era la mia realtà e difendendola mi sembrava di difendere me stessa dall'intrusione presuntuosa di qualcuno come te che, pensavo in quei momenti, non era né australiana né italiana ma solo una via di mezzo.
C'è anche qualcos'altro, nonna. Ho conosciuto un ragazzo e credo di esserne innamorata. Studia alla Normale di Pisa ma è di Siena e torna ogni venerdì, almeno da quando ci siamo conosciuti. E' con lui e altre amiche ed amici che stiamo organizzando il nostro viaggio. Che cosa dire di più. Mi sembra impossibile pensare di lasciare questo Paese, di lasciare Giampaolo (così si chiama). Altrettanto impossibile come pensare di tornare a vivere nel provincialismo dell'Australia, del suo tanto spazio e del suo nulla.
Queste affermazioni ti appariranno esagerate. Mi pare vederti: scuoti la testa, alzi gli occhi al cielo, sorridi appena come per dire "niente di nuovo sul fronte occidentale".
Mi risponderai? Un abbraccio, Daniela.

Sydney, 2 giugno 2003 

Bambina mia,
certo che ti rispondo, Daniela. Ti rispondo subito anche perché tu, magari inconsapevolmente, mi hai posta in una situazione di contrapposizione tra due paesi che assolutamente non può essere stata provocata da me. Tu confondi le cose, la tua recente esperienza e la mia che niente hanno in comune. Nei miei cinquant'anni di emigrazione non ho mai fatto paragoni tra l'Italia e l'Australia e quando mi è capitato di descrivere le bellezze e le ricchezze artistiche dell'Italia non lo ho fatto mai a scapito dell'Australia: due paesi così differenti e, quindi, così difficilmente da paragonare. Descrivendo l'Italia così com'è mi sono limitata ad affermare un dato di fatto, mentre tu, mia cara, pedali a zig-zag con un colpo al cerchio e l'altro alla botte e finisci con lo sbagliare tutto.
E ti sbagli anche quando ricordi che, in certi momenti finivi con il pensare che io non fossi né australiana né italiana. No, mia cara, io sono australiana e sono anche italiana e questo mi arricchisce rispetto a tanti altri che non hanno avuto la fortuna di vivere la straordinaria esperienza che ho vissuto e vivo ancora io.
Un'esperienza nata dal mio primo viaggio in assoluto. Perché, mia cara, alla fine degli anni '40 e inizio '50 non era mica facile viaggiare. Vi era gente che nasceva, viveva e moriva senza mai essersi mossa dal suo paese. Il mio viaggio non è dipeso da me. Ero una ragazzina e la decisione di venire in Australia la presero i miei genitori. Però ebbi la percezione anche allora, benché così giovane, che dovevo fare in modo che fosse il "mio viaggio" e in questo fui facilitata proprio dalla mia capacità di idealizzarlo così come trattengo quello straordinario ricordo dei paesi stranieri e dei suoi abitanti che anche se per poche ore ebbi modo di vedere.
Il mio viaggio, fortunatamente, non è ancora finito. Perché non sono finite le mie curiosità e l'interesse che ho per tutto quello che mi circonda, e perché anche se non salgo su un treno o su un aereo, continuo il viaggio della vita, iniziato tanti anni fa con l'emigrazione in Australia.
Anche tu Daniela, ti piaccia o no, ne sia consapevole o no, sei alla vigilia di emigrare solo, in senso contrario, dall'Australia in Italia. Fa in modo che il viaggio non sia un punto di arrivo ma diventi un punto di partenza senza soluzione di continuità. Solo in questo modo, ovunque tu sia, sarai appagata. Proprio come me. Nonna.


NOTA BIOGRAFICA


Pietro Schirru nato a Roma il 29 marzo del 1933. Emigrato in Australia nel giugno del 1972. Professione giornalista con iscrizione all'Albo in Australia.
Residente a Sydney, sposato, tre figli.
- Impieghi in Australia: Capo redattore del quotidiano di Sydney La Fiamma;
- redattore presso la stazione radio-televisiva SBS (Special Broadcasting Service),; - direttore de La Voce. 
- Attualmente editorialista de La Fiamma. 
- Presidente del Comitato Italiani all'Estero del Nuovo Galles del Sud, membro
   eletto in Australia del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero.
- Presidente dell'Associazione Ital-Uil.

Anche se il testo è giunto fuori dai termini del regolamento del Premio Enea 2003 lo pubblichiamo ugualmente, "Fuori Concorso"

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