AUTORE:  Liliana Venturelli

Testo

Messico e... Borno!


Innanzi tutto un saluto alla mia patria, 
alla mia terra Lombarda, alla mia gente camuna. 
La ho lasciato il mio cuore e la mia anima... per sempre. 

Il mio paese sorge su un altipiano, circondato da verdi prati, interminabili boschi, laghi e montagne, che cambiano colore col tramonto del sole. L'inverno si copre di neve per la delizia dei piccoli, che un tempo si rotolavano nella neve e la mangiavano a piene mani come fosse zucchero filato... La mia gente camuna era ed é di carattere forte, forgiata dalle privazioni, almeno un tempo... Quasi completamente dedicata all'agricoltura dei loro terreni. Alcune famiglie erano proprietari terrieri...  i signori del paese...  Il mio paese é un paese antico, nel 1200 si ricorda in un affresco di una piccola cappella (in localitá Dassa) la lotta tra il mio paese (Borno) e il paese della valle vicina, della valle di Scalve. Gli scalvini portarono di notte tanti gatti chiusi in sacchi ne incendiarono le loro code e li diressero ai fienili, perché tutto si bruciasse...  E cosi avvenne, tutto si ridusse a cenere. Ma i perseguitatori divennero perseguiti e fatti prigionieri...  Le loro viscere avvolte attorno a pali trascinati da cavalli, ritornarono agli scalvini. Non é per scusare la legge di occhio per occhio...  Ma considerando i tempi...  posso dire che tutto é giustificato per i camuni...  La mia gente é gente di grande valore, onesta e sincera e non teme nulla e nessuno... La mia valle seminata di castelli e roccheforti, che appartenevano a valvassori e valvassini. Di alcune rocche,  rimane solo un cumulo coperto di erba... La gente camuna era guerriera e seguiva i suoi signori nelle battaglie. É terra di graffiti e rinvenimenti archeologici  risalenti da  tre a cinquemila anni A.C.  É una terra di sogno e di magia. Ora il mio paese é un paese moderno, dedicato al turismo, abbellito e comodo, ora ci sono strade veloci dove un tempo non troppo lontano si poteva arrivare solo a dorso di mulo, camminando in un sentiero fra i vigneti fino in cima, ed era come entrare in un paradiso. Ora c'è una strada asfaltata grande che si inerpica dalla valle per otto chilometri con ottanta curve che fanno stordire a percorrerle. La mia valle é piena di storia e leggende, di tradizioni e costumi. Il piatto tipico era la polenta, formaggio, salame, buon vino e altri piatti succulenti. Ora con le modernità i giovani vanno in pizzeria...  Si producono anche distillati al mirtillo e medicinali  fatte con radici e piante del sottobosco, particolarmente amare...  Ci sono attività culturali  (é terra di scopritori come Camillo Golgi, padre della scienza conosciuto da tutti gli scienziati del mondo. Di poeti e scrittori, pittori antichi e recenti). 

Ora riferendomi alla mia emigrazione in Messico... é avvenuta circa trenta anni fa... Tutti coloro a cui dicevo che mi ero avventurata fin qui, si meravigliavano e mi dicevano che loro non avrebbero mai  lasciato il loro paese, che ero una persona molto coraggiosa. La gente era affabile e gentile in quel tempo. I messicani bianchi non sono molto differenti degli europei, inclusi gli statunitensi come aspetto fisico, essendo indoeuropei, anche se la maggioranza ha pelle oscura, occhi a mandorla e lineamenti asiatici. In quanto al carattere, quello, si ! Cambia abbastanza... qui la gente é allegra più che da noi, ama le feste e si diverte anche per qualcosa che noi potremmo considerare irrilevante... Questo é un paese ingegnoso. É un popolo intelligente, spesse volte scopre cose utili e importanti, sia in tecnologia, che in medicina (la televisione a colori é dovuta ad un messicano solo per citarne una...) Ci sono bravi chirurghi, ottimi architetti, abili politici... Qui amano molto le belle arti, cosi che esistono opere di pittori famosi come Diego Rivera, Jose Clemente Orozco, Frida Kalo e molti, molti ancora. Scomparsi e presenti, molti poeti, scrittori, musicisti... Questo popolo nuovo ha tutto per dare... 
La vera diversitá sono i veri autentici messicani, sono le cinquantasei etnie o tribù di "indios", dai Tarahumara (piedi leggeri) che assomigliano piú agli apace statunitensi o gli Yaqui, Huicholes, purepechas e masahua, lacandones ecc, ecc. Loro  conservano i loro riti, in onore al sole o alla luna o alla madre terra. 
I lacandones  abitano la foresta lacandona, proteggono la selva, la flora e fauna, le sorgenti e fiumi... Purtroppo l´uomo é un predatore e gli sforzi di questi indiani, sono quasi inutili per conservare un patrimonio variegato e vitale che non appartiene solo a Messico ma al mondo intero.  Ma ci sono i bianchi che tagliano alberi secolari, per molti chilometri quadrati. La fauna è quasi in via di estinzione per la maggior parte delle specie in cui è composta. Città del Messico é ormai una città cosmopolita, una nazione dentro di una città, con i suoi venti milioni e più di abitanti. Si stanno perdendo le tradizioni, imitano un poco gli europei e ancora di più gli statunitensi... é triste vedere come il mondo perde la sua identità. Quello che c'era di bello nella gente di una volta, la sua maniera rispettosa, non esiste già più. 
Io, mi sono trasformata in una casalinga, ed ho cominciato a raccogliere cani randagi. Nella città ci sono dieci milioni di cani randagi, ed é il trauma più grande che abbia potuto soffrire in questo paese. Un paese ancora in parte molto religioso, dove nei sermoni domenicali si possono ascoltare che l'animale non conta, che é un essere irrazionale... (ed io penso che irrazionale é la mia vicina che ha avuto quattordici figli), manca di aggiungere che l'animale nemmeno sente il dolore fisico!!!  Cosi i maltrattamenti degli animali é indescrivibile... 

Tre anni fa ho raccolto un piccolo maltese che era stato torturato, era stato un mese legato con il musino legato, dove probabilmente riusciva a mangiare l'erba. Salvato dai vicini e mollato in strada, in poco tempo aveva il labbro inferiore strappato e massacrato da un cane da lotta, un occhietto accecato da una bastonata o pietrata, la coda contorta e schiacciata, le dita, le unghie dei piedi e le zampine storte, una infezione urinaria che sanguinava da due anni e il pelo tutto annodato. Ora é felice, curato, pettinato, pulito, nutrito e coccolato. Gli ho restituito la sua dignità, ma quante pene le sono costate sette anni sulla strada. Tanti altri ancora ne ho raccolto prima di lui, ogni uno di loro con una storia molto, molto triste... 
Qui ci starò fino che potrò, poi chissà ho un appuntamento, una promessa che mi aspetta, e alla quale non potrò mancare, la nella mia valle camuna. 

Un abbraccio grande, 
Stella alpina. 

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