autore:   MARTA ROSA MARTÌNEZ AMBROSINI

Testo

" Tütt a cà a mangià la marendela " 


Quanto era buona! La preparava la nonna. E noi, tutti intorno a lei.
In cucina, "Nona,nono,mam,tusan e fioeu".  Era durante le fredde sere di pioggia e tutti ci riunivamo intorno al caminetto. Allora tra una chiacchierata e l'altra il nonno diceva -"Rosa, chi manca la marendela, na bela paciava ca la va giò insema al cafè" -e piano, piano, anche se all'inizio la si sentiva brontolare, cominciava a prendere in mano farina, "padela" e "cazürel" - e dopo un po' tutto era pronto per la frittata della "marendela". E noi, a mangiare e a sentire quello che ci raccontava il nonno carico di racconti della amata patria, della sua Italia lontana.
I bei ricordi mi affiorano quando penso ai miei nonni -carissimi -quelli che avevano sempre presente il bel "paès".

Nonna di "Velmèe", nonno di "Varèes" -trapiantati in Sudamerica, ma col cuore sempre là.
Ed io -piccola -insieme ai nipotini nati da queste parti -mi sembrava di conoscere tutto e tutti perché erano loro, ma sopratutto il nonno, che raccontava su "Varèes" -sui bosch di castaan, di pèen, sulla loro casa e la stalla e la "boscara" -cose di tutti i giorni, tanto amate lasciate dietro, per forza! ma che erano là ad aspettarci tutti quanti, insieme a parenti e conoscenti.
Quanta nostalgia della terra lontana!!! -Quante cose da non dimenticare e che i "fiö" dovevano sapere - perché lassù, tutto era meglio di qua.
E poi, "Io sono come gli "üsej" - che voglio morire nella mia "tera". E là, ci son tutti, "I fredel, surel, cugnaa, neud," e "tütt gli amis da giuvinet" ripeteva sempre il nonno. Intanto la nonna anche lei incantata lo ascoltava e a modo suo, ci faceva capire che là -oltreoceano -c'era la nostra terra, quella che anche se non conoscevamo ancora -ci apparteneva perché era quella dove avevamo le nostre origini . 
Quanto capisco ora, da grande, i lunghi silenzi del nonno! -Il suo sguardo che sembrava perduto quando alla radio suonavano le classiche melodie italiane. E poi, le sue ansie quando tornando a casa dal lavoro qualcuno di noi gli annunciava: " È arrivata!!!, sì, è arrivata, la posta"!!.  Ora ne sono certa!! Non si era mai staccato dalla sua terra lontana! - 

Non è stato il desiderio di una vita migliore che costrinse mio nonno ad abbandonare i suoi posti tanto amati! - Furono altri i motivi che lo obbligarono ad allontanarsi .
-Era il 1928 e l'Italia attraversava un periodo particolare della sua storia. E non erano quelli i suoi ideali -e il nonno dovette prendere una decisione -dolorosa, perchè la "Sa sà cuma l'incumencia, ma sa sà mea cumè la finis" e allora, non ci rimane altro che andar via!

Prima lui, mesi dopo moglie e figli -ma questo si! con la speranza che appena le cose sarebbero cambiate -si sarebbe tornati sù , come prima.
Purtroppo.... le cose sono andate diversamente. L'è stata dura fuori!! anzi, troppo!!
Le cose precipitarono in patria, ma ormai, loro erano in questa nuova terra: il Sudamerica!.
Bisognava aspettare...le notizie che arrivavano non erano buone - e qua, non era mica tanto facile, e si doveva faticare... !!! e i soldi non era che abbondassero!!

Piano,piano i piccoli cominciarono a crescere, per fortuna erano solo due, perché si doveva tornare in patria e si doveva risparmiare... ma  ...!!
E anche gli anni passarono, prima lentamente, poi, troppo in fretta, e... loro ancora qua - e non si poteva, e l'Italia era lontanissima, poi..  c'erano gli impegni. Tanti!! E... di lavoro ce n'era, sapeva fare il suo mestiere il nonno, era bravo!! -Ormai si era fatto un nome. Quante case costruite, quante belle facciate! Prima fatte con le proprie mani, poi insieme a tanti collaboratori dove c'erano anche dei compaesani. 
-No, non si poteva abbandonare chi si fidava di lui e nemmeno tutti quelli che da lui dipendevano.
E così si accorse un giorno che ormai ... si era fatto anche una vita da queste parti.
Una nuova casa, un po' di terra dove coltivare la vite per fare "ul vïn ", e l'orto e qualche animale...

Col tempo ci si abitua, si condividono pene e dolori ma... non si dimentica, è impossibile!!!.
E i figlioli ? Anche per loro il tempo era passato. Avevano messo su famiglia, parlavano un'altra lingua, ma "i legami" sembravano ancora molto più stretti di prima, era stato lui, il nonno a far che in casa si mantenessero vivi i legami con "ul paès". 

Ed ogni occasione d'incontro era propizia per ricordare -"degli altri tèemp" -del "paès", che "l`eva propi bèl" -"la pianùra Lumbarda".
Ed anch'io "la Neùda", nonostante essere nata qua, l'amore per la terra dei miei cari, mi si è impressa nello spirito.
E non dimenticherò mai, finché vivrò, le lunghe "ciciarava" la sera, e quando eravamo tutti insieme in cucina a " mangià la marendela," e "la pulenta un poo dürota" -e altri "piatt püsse famus" e ul "Sacro Mont" - e il "Gagiö" e "Port Ceresi" e Varèes e i "Canton Tisèen" .

Perchè solo chi vive da"emigrant" -può capire il significato di queste sentite parole:
"SI PUÒ SRADICARE UN UOMO DALLA SUA TERRA, MA NON SI PUÒ SRADICARE QUESTA TERRA DAL CUORE DELL'UOMO" -

Nel 1969 mio nonno ormai malato poté finalmente ritornare nella sua amata terra dove dopo due mesi vi morì.  E noi, addolorati, rimasti qua, da questa parte dell'oceano avendo saputo la triste notizia ricordammo "Io sono come gli usej -che voglio morire nella mia tera" - E ci rassegnammo desiderandogli tanta pace! -

Non è questa una storia straordinaria ma è la mia storia, la semplice storia della mia famiglia, una famiglia di lombardi come tante altre -che nonostante il tempo trascorso continua a coltivare le "sue radici" come ci ha insegnato il nonno, perché solo quelle, sono capaci di dare dei "buoni frutti" -che manterranno attraverso il tempo i legami con la "cara terra italiana".

MARTA ROSA MARTÌNEZ AMBROSINI

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