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IL QUARTIERE "VILA NOSSA SENHORA DA
LUZ"
Il suo nome era fra Michele. Il suo corpo giace nella bara piena di fiori. Dentro il saio marrone dei Cappuccini, cordiglio intorno ala vita, dormiva il sonno eterno quel corpo forte, basso, barba lunga, pochi capelli in testa e gli occhi azzurri già senza luce, aumentati dalle grosse lenti degli occhiali. Fra Michele, o Ilario Bottacin, italiano di Loreggiolla, 75 anni, 40 nel sud del Brasile, quasi 30 a Curitiba. Nel quartiere Vila Nossa Senhora da Luz.
Quella semplice bara era come una calamita e attraeva una folla. Sotto il sole
torrido, arrivava gente di tutti i tipi e provenienze. Arrivavano in macchina, in bicicletta, a piedi. Uomini, donne, bambini, bebè. Intere famiglie vestite a festa, alcune sotto l'ombrellino. In file immense, s'impadronirono della piazza centrale delle vie attorno alla chiesa, in paziente attesa per l'ultimo saluto con uno sguardo, un Pater noster, un fiore, una lacrima sentita.
Tredicesimo figlio, Ilario non conobbe la madre che morì durante il parto. Di lei,
serbò per tutta la vita un unico ricordo, la medaglia in argento raffigurante la Madonna. Ai 12 anni scelse la vita religiosa. Studiò a Rovigo e Verona, fece i primi voti ma, grazie a un errore di documenti, fu chiamato alle armi durante la II Grande Guerra. Arrestato dai tedeschi, fu portato ad un campo di sterminio dalla caduta di Mussolini fino alla vittoria alleata.
- Fui arrestato il 6 gennaio 1944, entrando in Germania in un carro aperto sotto un freddo immenso. Eravamo settemila uomini. Quando uscimmo, il 26 giugno 1945, eravamo soltanto 300. Io quando entrai pesavo 70 chili e all'uscita non pesavo che 30.
Fu nel campo di sterminio che la medaglia ereditata dalla madre gli salvò la vita per la prima volta.
- Fu nel 1944, il 15 o 16 dicembre. Un prigioniere era fuggito. Gli altri - in gruppi di dieci - erano fucilati. Sui dieci, uno moriva. Io fui il decimo, lo sparo mi colpì. Ma azzeccò la medaglia d'argento che io portavo al collo. La pallottola fu deviata. Svenni. Gli altri nove fecero un cerchio attorno a me e mi portarono via come per seppellirmi.
Dopo la guerra, studiò a Padova e Milano, dove concluse la sua formazione religiosa e si laureò in Psicologia. Fu missionario in Africa e nel 1957 arrivò in Brasile. Dovette rifare il seminario perché le autorità ecclesiastiche locali non riconobbero gli studi precedenti. Con l'umiltà dei saggi e dei santi, si sottomise. Dal 1968, trovò nel quartiere il suo vero ruolo.
Il quartiere Vila Nossa Senhora da Luz (in italiano Madonna della Luce) fu la prima esperienza a Curitiba per quanto riguarda i quartieri popolari per gente povera, un programma del Governo federale. Il Brasile viveva sotto il Regime Militare
dittatorio.
Il popolamento del quartiere avvenne senza preparazione previa; riunirono la gente povera e i "favelados" e occuparono le casette. Alcuni abitanti, ingenuamente, usavano il water per piantarci dei fiori. Le mattonelle furono rimosse dal pavimento e dai muri perché la maggioranza degli abitanti s'identificava soltanto con la terra battuta, scenario della loro propria storia di vita. La violenza dominava il rione.
Tali circostanze costituirono per Fra Michele un campo di lavoro molto fertile. Dialogo, pazienza e profonda fede furono le sue armi per esorcizzare da quel posto un cattivo passato e costruire le condizioni per una cittadinanza piena.
Per la collettività locale, Fra Michele fece della chiesa un elemento vivo integrato al loro quotidiano. Ai minorenni che durante il gioco di calcio rompevano i vetri della parrocchia, diede educazione e fede, sempre che possibile. Dall'umiltà degli abitanti del quartiere, la sua forza spirituale cresceva e arrivava ai dintorni di Curitiba. Riceveva tutti quanti. Di perdono e buone parole ce n'erano per tutti. Era affetto da un' "ira santa" contro i recidivi, ma sempre faceva sì che ogni persona agisse secondo la propria testa e la propria coscienza.
Esorcista ufficiale dell'Archidiocesi di Curitiba, negli ultimi tempi affermava che "il diavolo era in vacanza". Non gli piaceva parlare sull'argomento: era discretissimo, ma raccontò una volta, superficialmente, come esorcizzò una donna le cui unghie crescevano, il cui corpo si contorceva e diventava violaceo, la cui fisionomia si trasformava completamente in una caricatura d'orrore.
Per gli abitanti del quartiere Nossa Senhora da Luz, Fra Michele fu "il nostro medico, il nostro professore, il nostro santo", come accennò nel 1997, l'ottantenne Pasqualina Paula de Lima. Quando aveva del tempo disponibile, su un foglio di carta, Fra Michele disegnava un trattino corrispondente ad ogni persona che riceveva, da venerdì a lunedì, dalle 14 alle 17.30. "In media, 70; il sabato, più di 100". La sala d'attesa ospitava gente di tutti i tipi e classi sociali. Madri che commentavano sulla salute dei figli, gente afflitta in busca di pace a qualsiasi costo, delle opinioni sugli errori della politica economica, mali del corpo e dell'anima e addirittura delle ricette casalinghe contro i mali di tutti i giorni.
- Per me dentro la sala sono tutti uguali: nero, bianco, giallo, povero, ricco, classe media. Lo so questo, la maggioranza vuole dei consigli perché la famiglia si sta frantumando. Fra cinque che ci entrano, tre di loro hanno problemi d'amore. Questa è la media. La cosa che voglio di più è che la gente riuscisse a capire sé stessa, ad amarsi.
In una notte del 1971, Fra Michele fu sorpreso da un ladro armato. Rimase calmo e riuscì a salvare la propria vita e i soldi per le opere della nuova cappella che aveva in casa. Disse al ladro:
- Puoi guardare dappertutto. Prendi il mio orologio come regalo. Abbiamo cominciato a parlare, ho preparato un caffè e gli ho dato dei consigli: - Se darai retta alle mie parole, con l'orologio conterai le ore di lavoro. Altrimenti, in galera vedrai come sono lunghe le ore di attesa per la libertà. Lui è andato via in pace.
Nell'Italia d'origine, nel 1974, in visita alla famiglia a Loreggiolla, Fra Michele perse l'aereo che l'avrebbe portato a Milano:
- Non mi sono preoccupato, ci sarebbe stato un altro aereo il giorno dopo. Perché quello che ho perso è caduto e non è rimasto un unico sopravvissuto.
Fra Michele, il predestinato - come s'intitolava, dorme il sonno eterno dal 10 aprile 1997, nel quartiere Vila Nossa Senhora da Luz che lui tanto amò. Sotto il sole forte, presente la Polizia Militare, l'attesa di lunghe ore non intimidì la folla che ci andò per l'ultimo addio.
La sua memoria rimane nel nome che presta all'asilo del quartiere e ad una biblioteca chiamata Faro del Sapere Fra Michele. Per gli abitanti del quartiere, portò a termine la Cappella del Beato Leopoldo - i cui soldi riuscì a salvare dal ladro - in mezzo al gruppo di case popolari.
Ilario Bottacin, figlio numero 13, fu Fra Michele, quello che pavimentò la speranza dove c'era disamore. "Non so cosa sia; dovunque io vada lascio un'ombra", soleva dire. Un'ombra che è diventata luce nel quartiere.
Maria Luiza Nascimento in Mendonça
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