AUTORE:  Jorge Alberto Garrappa

Testo

Diario di Bordo

28 Febbraio 1888.  Teren Cabanecc (BG) Italia. 
Gli occhi di Maria Cagliani si spensero serenamente. Una sua mano rimase, pallida, fra le rustiche mani di Battista, suo addolorato sposo. 
All' indomani, Maria Caterina prese per mano Carolina e Pietro per andare dagli amichetti a Sotto il Monte; siccome arrivarono lì sedettero tutti in cerchio attorno a lei. 
- "Nostro padre ha deciso di partire per l'America...dice che non ce la fa più e vorrebbe ricominciare una nuova vita lontano da qui... ce ne andremmo via..." disse.
Carlo, il ragazzino innamorato di Bonate Sotto, la guardava da lontano con le mani in tasca; "Angelino", se ne andò zitto, col capo chino; lo videro andarsene ma nessuno intuì allora cosa Dio teneva riservato al piccolino il cui nome di battesimo era Angelo Giuseppe Roncalli.

Settembre 1888. Genova (GE) Italia. 
Battista era già sveglio quando spuntò l'alba. Fece alzare e lavare i bambini, ripartì fra loro alcuni pezzi di pane e formaggio e lasciò l'albergo in direzione del porto. Il clamore di voci, indistinte, si faceva sentire da lontano. Gli tremavano le gambe dinnanzi quella fiammante nave ancorata. Con lo sguardo sperduto, donne e uomini dal volto grinzoso, c'erano ovunque. Aveva un nodo alla gola e una forte voglia di ritornare sui suoi passi, ma rimase zitto e fermo. 
Quando il fumo e il fischio a vapore annunciarono la partenza della "Perseo", il sole tramontava. Dal molo gremito di gente si staccò lentamente e come un volo di uccelli impazziti, un nugolo di fazzoletti bianchi sventolava in modo frenetico. 
A poco a poco, le luci e i rumori della sponda si spensero; solo si sentiva il suono sordo dell'acqua tagliata dallo scafo ed il grido di un gabbiano solitario.
Un viavai sfrenato d' intere famiglie cercando il "loro posto", si scatenò in coperta. Battista maledisse sottovoce aver dimenticato le sedie pieghevoli, non rimase loro che sedersi sul pavimento, sporco e bagnato. Rassegnato, aprì un biglietto che gli avevano dato all'imbarco e lesse, a voce alta, quello che c' era scritto: "Al mattino: caffè con pane o pesce salato; Pranzo e Cena: Zuppa o spaghetti, carne o pesce con contorno di verdure o pesce in conserva oppure salato con legumi; pane e vino". Non è poi male, disse.
Scesero poi le scale fino in fondo. Dietro la porta del dormitorio di uomini della terza Classe c'era appeso un manifestino che lesse attentamente: "Alle 7 alzarsi (il più velocemente possibile), pulizia del dormitorio, poi mensa, visita medica, svago, doccia, stacco di sessi e silenzio notturno". 
Caterina prese sua sorella e se ne andarono verso il dormitorio delle donne; Pietro rimase con gli uomini, sorridente. 
Le prime due notti, con mare calmo, riuscirono dormire un po'; il terzo giorno navigarono nello Stretto di Gibilterra tra le coste rocciose della Spagna, la Fortezza Britannica e la costa del Marocco, con la pittoresca città di Ceuta. Poi l'Atlantico, molto mosso, portò con sé il temuto "mal di mare" ed i suoi fastidiosi effetti. 
- "Mangiare più del consuèto e succhiare un pezzo di limone" diede la ricetta un marinaio.
Battista sollevò gli occhi verso il cielo e si lasciò scappare un lieve sorriso. Limoni ne avevano, così non rovinarono ancora di più l'atmosfera del dormitorio, già resa insopportabile dai numerosi "voltastomaco" provocati dal mare grosso.
L'atteso primo scalo, avvenne il nono giorno all' isola di Capo Verde. La nave fece il pieno di carbone: tutta la coperta divelò di polvere nera. Si rese necessario cambiare gli indumenti e sfruttare l'attracco alla terra ferma per soddisfare i propri bisogni.
Il caldo si fece sentire appena ripreso il viaggio. Il capitano comunicò l'imminente incrocio con la linea dell'Equatore. In alto mare, vennero festosamente "battezzati" tutti i viaggiatori "alla prima esperienza in mare". 
Finalmente, il bastimento percorse le ultime miglia di quella lunghissima traversata di circa 21.200, dopo trenta giorni visuti in un ambiente nauseabondo ed irrespirabile. 

26 Ottobre 1888. Buenos Aires (BAs) Argentina. 
Sulla banchina del Porto Madero il "serpentone" d'immigranti sbarcati dalla "Perseo", si mosse lentamente. Al suo turno, l'uomo dal volto triste s' avvicinò al tavolino per riempire la propria scheda personale. Al suo fianco c'erano Maria Caterina, 11 anni; Maria Carolina, 8 e il piccolo Pietro di solo 3, ancora un po' pallidi e spaventati.

20 Febbraio 1889. Canosa di Puglia (BA) Italia. 

La casa della Via Doge Faliero era silenziosa. Gli ultimi raggi del sole perforavano le vetrate, facendo brillare l'orologio appeso sul muro, Agnello lo guardava impaziente. Erano appunto le sette e quaranta quando, dalla stanza vicina, giunse il pianto che gli annunciò senz'ombra di dubbio l'arrivo del suo primo maschietto. Lo chiamò Gaetano Garrappa, come suo padre. 
Agnello e Anna Petrosillo ebbero due anni dopo, Nicola; Felice nel 1893 e più tardi Angelo; Lellina, venne nel 1898 e il "novecento" portò ancora Vito e "Peppino". 

30 Agosto 1892. Colonia Progreso (SFe) Argentina. 
A venticinque anni d'età, Carlo Sangalli, figlio di Giuseppe e di Madalena Nava nato a Bonate Sotto ed ora residente a Colonia Grutly, sposò la figlia quattordicenne di Battista residente a Progreso: Maria Caterina Albani. 
Carlo, quel che la sognava tutte le notti e non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo, si decise e la chiese in sposa. La bella ragazzina ed il ragazzo innamorato che la guardava da lontano, si erano ritrovati in America. 

4 Dicembre 1892. Terno d' Isola (BG) Italia. 
"Quasi nulla è cambiato dalla vostra partenza. La novità più importante è cosa di pochi giorni: c'è stato il cambio della denominazione del nostro Comune di Terno in quello di "Terno d' Isola", perché non ci sia più nessuna confusione con altri paesi d'Italia che hanno la stessa denominazione. Vi auguriamo Buon Natale a tutti. Tua cugina."

20 Febbraio 1906. Canosa di Puglia (BA) Italia. 
Gaetano raggiunse il metro e cinquantasei di statura quando compì 17 anni. Gli piaceva suonare la fisarmonica mentre accompagnava suo padre sulla carrozza della Masseria. Con i capelli castani al vento e gli occhi marroni socchiusi, guardava il mare vicino lasciando volare il suo pensiero al di là dell'orizzonte azzurro ed infinito. 
- "In America si può trovare lavoro e vivere degnamente ed essendo disposto magari a fare qualche sacrificio si può anche risparmiare" - dicevano in quei giorni al Bar.
Salvatore, Capoufficio del Reale Commissariato Generale dell' Emigrazione in loco, fece leggere a Gaetano un librettino, arrivato da Roma: il "Manuale Pratico dell'emigrante in Argentina, Uruguay e Brasile". Così seppe che, essendo ancora minorenne, avrebbe avuto bisogno di un permesso paterno, un'autorizzazione speciale del Prefetto eppure la sorveglianza di un tutore maggiorenne.
Con gli amici suoi intimi si confidò e loro gli diedero la forza per affrontare i genitori. 
- "Dopo cena sarà il momento giusto" - disse e se ne andò.
La notizia, come un secchio d'acqua fredda, arrivò sulle spalle di tutti. Agnello aspirò il fumo del sigaro in silenzio. 
Mamma Annetta, accennò con la testa, come a non credere e balbettò con quella dolcezza che permetteva il dolore: 
- "Figghiu mi!...ma ce ste' dece?...a ddo' vu' sci?...a l' America?..." 
- "N' america fece freddo!...Sint' a mamma to'…!" 

Novembre 1906. Genova (GE) Italia. 
Gaetano e Giovanni, il suo compagno, non avevano chiuso un occhio per tutta la notte; presero il bagaglio e si diressero verso il porto. Quel gigante galleggiante col Tricolore Reale sul pennone, fece percorrere un forte brivido nelle loro schiene; s'arrampicarono sulla scaletta dondolante e a grandi passi raggiunsero la coperta del "Bologna".

Dicembre 1906. Buenos Aires (BAs) Argentina. 
Mentre il profilo della metropoli man mano s' ingrandiva, navigarono lentamente sulle acque marroni del Rio de la Plata finché l'ancora venne calata con un tonfo pesante. La "Bologna" venne abbordata dal personale della sanità argentina; per fortuna Gaetano e Giovanni furono immediatamente autorizzati a sbarcare, i malati, invece, vennero ricoverati nel ospedale dell' Isola Martin Garcia. 
"L'Hotel de los Inmigrantes", vicino alla Stazione Ferroviaria Retiro, offrì loro alloggio e mensa per cinque giorni, letti e materassi invece non erano disponibili. Subito si ressero conto del perché: sarebbe stato impossibile garantire l'igiene con dei materassi che non potevano essere cambiati. Con i loro mantelli costruirono un letto di fortuna e dormirono sul pavimento. Assieme a loro s'ammucchiavano spagnoli, turchi, siriani ed altri emigrati; con tutti cercavano di dimostrarsi rispettosi e gentili.
Prima della scadenza vennero trasferiti su un treno che andava verso Santiago del Estero; in quella Provincia mediterranea si offrivano i più disparati lavori.

20 Febbraio 1907. Santiago del Estero (SE) Argentina. 
Gaetano compì 18 anni ed in seguito richiese la cittadinanza argentina che gli fù concessa il 14 Giugno; solo allora venne ingaggiato. A Rosario, la più grande città industriale della Provincia di Santa Fe, fece il militare finché venne congedato; successivamente si recò a Rafaela, giovane "colonia" nel "cuore della Pampa  gringa" in cui viveva e lavorava una grossissima collettività italiana ed alcuni pochi conosciuti.

12 Aprile 1909. San Guillermo (SFe) Argentina. 
Pietro Albani a 24 anni d'età sposò una ragazza 17enne., Maria Blangino, figlia di Stefano e Rosa Bernardi. Ebbero nove figli: Maria Antonia nel 1910, Angelo, Angela, Valentina Rosa, Lucia Esmeralda; Carolina Luisa nacque il 16 Ottobre 1921, Rosa Irma nel 1924 poi Enriqueta Lidia e finalmente Battista nel 1928.

Ottobre 1910. Rafaela (SFe) Argentina. 
Sin dal 1890, assisteva ed aiutava tutti gli italiani che vivevano in loco, la Società Italiana di Mutuo Soccorso "Vittorio Emanuele II". Gaetano si iscrisse proprio l'anno in cui il paese festeggiava il 29.mo. Anniversario. 
Alessandra Filippa Galuppo, figlia d'immigranti campani nata in America, conobbe Gaetano e poco dopo si sposarono. Ebbero sette figli: Letizia, Aniello, Aldo...poverino morto prematuramente, Idiolindo Luigi nato il 22 Luglio 1914 e poi Evangelina, Gaetano ed Elba.

2 Gennaio 1916. Colonia Rosa (SFe) Argentina. 
Pietro Albani venne eletto Sindaco del paese a solo 31 anni d' età. Il giovane contadino dell'Isola bergamasca lasciò i suoi lavori di campagna per amministrare i propri compaesani. 

Marzo 1921. Genova (GE) Italia. 
Felice Garrappa, reduce della "Grande Guerra", s'imbarcò sulla "Re Umberto" diretto America. Aveva 28 anni appena compiuti, poca roba nel bagaglio e, in fondo al cuore, il ricordo doloroso del caro fratello Angelo, caduto a Caporetto in combattimento per la Patria. 

9 Gennaio 1926. Colonia Rosa (SFe) Argentina. 
Pietro Albani, da poco aveva comprato una moderna macchina, con cui mieteva il grano a richiesta dei compaesani. Molto apprezzato da tutti, per la seconda volta venne eletto Sindaco della colonia.

8 Maggio 1929. Colonia Rosa (SFe) Argentina. 
A solo 44 anni, Pietro morì di "setticemia da carbonchio". Solo un mese prima, il dipendente gli aveva portato quella maledetta notizia sulla misteriosa morte delle mucche; premuroso esaminò le bestie contaminate a mani nude, contraendo così la malattia. 

2 Agosto 1949. Monopoli (BA) Italia. 
"Caro fratello Gaetano: Mi devi scusare se non t'ho scritto prima, a causa della mia malattia. Quando sto bene, ogni settimana vado a vedere la cara mamma a Castellana. So che anche tu non stai bene; puoi credere come ci dispiace di non poterci vedere, ma poi pensiamo questo: è colpa della lontananza. Non altro tanto cari baci a te. Tua sorella Anna".

10 Aprile 1950. Rafaela (SFe) Argentina. 
Idiolindo Luigi Garrappa, figlio di Gaetano e Alessandra Galuppo, sposò Carolina Luisa Albani, figlia di Pietro e di Maria Blangino. 

24 Giugno 1950. Rafaela (SFe) Argentina. 
Malgrado il suo cuore ammalato e i consigli del medico di evitare un lungo viaggio, Gaetano già noto musicista, direttore di orchestre e bande, desiderava tornare al più presto in Italia. 
Quel giorno, un forte dolore al petto lo fece piegare in due con le mani sul cuore; chiuse gli occhi marroni che mai poterono rivedere gli amati trulli ed olivi del pugliese. 

24 Marzo1951. Rafaela (SFe) Argentina. 
Quel "Sabato di Gloria", alle 11 ore 30 minuti, vide la luce Jorge Alberto Garrappa, figlio di Idiolindo Luigi e Carolina Luisa. Nipote di Gaetano e Pietro, pronipote di Agnello e Battista. Nonni e bisnonni che, purtroppo, non conobbe mai. Per sua fortuna, "zio Felice" prese quel posto vuoto molto volentieri. 

Gennaio 1963. Mar del Plata (BAs) Argentina. 
Quell'estate, "zio Felice" prese per mano il nipotino prediletto, allora dodicenne, per portarlo al mare. 
- "Lo sai piccìno, l' Adriatico sembra spesso una tavola blu?…Lo vedrai qualche giorno anche tu", gli disse con nostalgia. 
Poi si tuffarono nell'acqua salata ed insieme risero e si divertirono molto fino al tramonto. Le autoradio e le radioline portatili facevano sentire in continuazione l'ultimo successo di Vianello giusto quando un ignoto fotografo da spiaggia immortalò quel momento, senz'altro uno dei più felici della mia vita.

Luglio 1997. Monopoli (BA) Italia.
Siccome io e Ana scendemmo ansiosi dalla macchina, le scarpe volarono via. La presi per mano e a piedi nudi corremmo verso il mare. Tutti chi c' erano sdraiati sulla tiepida sabbia, ci guardavano commossi. 
Di un tratto, qualcuno a fianco, mi prese per mano dolcemente; girai la testa e vide lo "zio Felice" che mi guardava sorridente, ma nessuno lo vedeva.....! guardando l' azzurro sorrisi anch'io... 
- Oh mio Dio, come potrò ringraziarti ciò che mi hai fatto provare...? chiesi a sottovoce.
- Caro "Nonno", avevi ragione....! sembra proprio una tavola blu...!!! dissi con gli occhi già tòrbidi per il pianto.


Jorge Alberto Garrappa

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