STORIE DI EMIGRANTI
Un Sala condannato a morte
Si parla spesso - e con molto orrore - della pena di morte negli Stati Uniti, una vendetta della giustizia che dovrebbe essere assolutamente non accettabile da una società evoluta. La morte prematura di un emigrante lombardo evidenzia la brutalità di questa pratica inumana.
Ricordo le discussioni di cinquantanni fa, quando vivevo a Mantova, riguardanti labolizione in Italia di questo barbaro atto di vendetta della società e, specificamente, un articolo di fondo di un giornale che spiegava pressappoco così:
"Se cè un Dio, la morte rappresenta una liberazione. Se Dio non cè, la punizione rappresenta la fine della condanna. Allora, cosa si raggiunge con la pena di morte?"
Cosa poi si può fare quando si impicca la persona sbagliata, come nel caso di William, un analfabeta inglese che pagò per i crimini commessi da un certo Christie a Londra negli anni Cinquanta, poco dopo il mio sbarco in Australia?
Ero arrivato in un Paese nel quale la "giustizia" era basata esclusivamente sulla la legge che spesso aveva poco da fare con la giustizia stessa. Lesempio più ovvio era la deportazione a vita di donne e bambini agli antipodi spesso solo per aver rubato un filone di pane Una legge spietata applicata ancora più spietatamente contro gli emigranti. Dal 1889 al mio arrivo nel 1952 vennero impiccati nel mio Stato con una popolazione, al tempo, di mezzo milione di abitanti, ben 44 individui, cominciando con un aborigeno per finire con un ungherese e tra mezzo anche una donna. Le altre 42 vittime includevano altri indigeni e ben 24 emigranti, tra i quali un mio omonimo, A. Sala.
Nel 1906 la giustizia mandò Antonio Sala al patibolo per aver ucciso in un tentativo di autodifesa un compatriota. Il processo in direttissima, che lo portò al patibolo, durò solo qualche settimana. Un appello della comunità italiana fu respinto immediatamente. La fulminea e spietata giustizia dAustralia mi faceva paura, particolarmente dopo aver letto i dettagli dellesecuzione pubblicati nel giornale THE WEST AUSTRALIAN di Perth, Australia Occidentale sotto il titolo:
Lesecuzione di Antonio Sala (novembre 1906).
"Alle 8 di ieri mattina, nella prigione di Fremantle, Antonio Sala, un italiano, è stato impiccato per l'assassinio di un conterraneo, Battista Gregorini, a Monte Jackson il 13 settembre scorso. Il condannato ha trascorso una notte insonne e non ha mangiato la colazione, ma antecedentemente all'ora fissata per il pagamento della pena suprema richiesta dalla legge, ha ricevuto gli ultimi conforti da padre Cox. Quando, pochi minuti prima delle 8, vide arrivare lo sceriffo, Sala implorò: "Oh, Dio, salvami! Oh Dio, abbi pietà di me", preghiera che continuò a urlare lungo tutto il percorso dalla cella dei condannati a morte fino al sito del capestro. Il Sala venne sostenuto dal boia nel suo cammino alla forca, ma quando mise piede sulla botola, svenne. Appena rianimato, il boia lo piazzò immediatamente sotto la trave dalla quale è sospeso il laccio a nodo scorsoio.
Il cappio gli venne applicato al collo e la cappa bianca infilata sulla testa, ma a parte le parole, "Tirala via, tirala via!" e limplorazione a Dio per salvezza e pietà, il condannato non disse altro quando messo a morte istantanea. Nelle sue ultime ore di vita il condannato è stato visitato da padre Cox al quale ha ripetuto la sua asserzione, sostenuta continuamente, di aver ucciso Gregorini in autodifesa".
Larticolo di cui sopra - scritto in uno stile che posso definire solo come sadico - pare gioisca nel descrivere i dettagli di una esecuzione barbara e non lascia alcun dubbio che il sistema giudiziario italiano al giro del secolo era anni luce più evoluto di quello anglosassone. E lo è ancora.
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