|
LA NASCITA DI MARINETE
Chi parte dal centro di Rio de Janeiro e prende un treno suburbano in direzione nordest dopo circa settanta minuti di viaggio arriverà alla stazione di Acqua Fonda, lo stesso viaggio con l'autobus è di circa tre ore e mezzo, causa traffico.
Subito, a fianco della stazione, si nota un via vai di macchine ed il vivace movimento commerciale del quartiere.
Chi cammina in direzione nord incontrerà piccoli negozi del commercio locale, ben pochi con prodotti di buona qualità, la maggior parte pieni zeppi di merci a prezzo molto basso, scampoli e altri tessuti di scarto, ciabatte, sandali ed altre cianfrusaglie di ogni tipo. Negozi, questi, sempre pieni di gente.
Il commercio segue lo stile del nordest del Brasile, un gran numero di venditori ambulanti che invadono marciapiedi e strade, gridando senza tregua, avvicinando con una buona dose di petulanza i clienti, offrendo da piccoli e falsi gioiellini femminili fino ad enormi elettrodomestici.
Nel centro di Acqua Fonda, a circa duecento metri di distanza dalla stazione, si incontra la piazza Heliodoro Guerra; si vedono tutt'attorno bar, ristoranti e piccoli punti di ristoro. Tanto intorno alla piazza come nel percorso per raggiungerla, si allineano casupole, residenze della classe più povera, una o due con una discreta apparenza, la quasi totalità, invece, di un colore sbiadito, mal conservate quasi tutte sullo stesso stile con pareti accostate, sala, camera e cucina. In tutte mobili poveri e sgangherati.
Nella piazza Heliodoro ci sono una mezza dozzina di banchine dove si siedono abitualmente alcuni vecchietti e pensionati per scaldarsi al sole e giocare a domino o "abriscola"; sul davanti ci sono: "Il Nuovo Hotel", il ristorante "Guerra", il cinema "Alvorada" ed il club sociale del quartiere chiamato "28 settembre". Quasi un chilometro oltre la piazza si incontrano tre grandi colline dove si sono piazzate le "favelle" di "Molambo" (straccio), della "Lama" (fango) e del "Caco" (coccio), una a fianco all'altra o inserite una nell'altra.
La più popolare delle tre è la Molambo, con circa centoventi mila abitanti. La stretta e ripida strada sale come un serpente, piena di buche, pietre e detriti di acqua piovana e di fognature fino a raggiungere il punto più alto, il cuore della favella dove si ammucchiano migliaia di baracche, baracconi e "baracchine" dove sono venduti generi di prima necessità, insieme ad una grande quantità di birra e la "cachaça", (una specie di grappa di canna da zucchero).
È in questo scenario triste e deprimente, dove si dorme con la miseria e ci si sveglia con la disperazione, che comincia la storia di
Marinete.
* * *
Marinete nacque in un venerdi 13 alle ore 13 e 13 minuti del mese di agosto di un anno bisestile. Qualcuno pensi che questo era un segnale di fortuna, altri di scarogna. Tutti comunque ammettono che la ripetizione tanto accentuata di questo numero cabalistico, avrà una grande influenza nella vita della bambina.
Il parto avvenne proprio dentro la baracca dove abitavano i suoi genitori, nella favella del Molambo. La signora Bebè, sua madre, aveva già avuto sei figli; di questi, tre erano vivi e tre erano morti ancor prima di arrivare a cinque anni. Per questo anche la nuova figlia mandata da Dio non creò maggiori problemi o imbarazzi quando venne alla luce.
Il papà si chiamava João Tranquilino da Silva, conosciuto nel quartiere come João Fuzaca dovuto alle discussioni e liti nelle quali abitualmente si metteva tra una bevuta e l'altra.
João Fuzaca e la signora Bebè (Benedetta Ponteiro da Silva), dicono che ci sia stato un errore al momento di registrarla, il nome corretto infatti avrebbe dovuto essere Monteiro. Tutti vivevano in una piccola baracca di sola una stanza, questa serviva come sala, cucina e camera da letto. Non c'era ne un soffitto ne un pavimento decenti. Fuori c'era un gabbiotto fatto di lamiere, che la gente chiamava di "casettina", dove la famiglia di João ed altri vicini facevano li loro bisogni.
Il bagno si faceva lì con un canna, fatta mettere da un candidato a sindaco alla vigilia di un'elezione: forse due o tre volte alla settimana gocciolava un pò d'acqua.
João Fuzaca nonostante avesse ormai quarant'anni suonati, non aveva un lavoro fisso. Guadagnava qualche solderello qui o lì, aiutando a caricare o scaricare un camion, vendendo granchi e siri e facendo da aiutante alle signore con i loro pacchi e sacchetti. Oltre a questo, sempre quando gli era possibile, commetteva piccoli furti di materiale da costruzione, (rubinetti, chiodi, viti, ecc.), copertoni vecchi, piccole radioline e vestiti non ben custoditi, erano subito "raccolti". Con questi piccoli accorgimenti, raccimolava il minimo necessario per l'esistenza miserabile che conduceva con la famiglia. I suoi figli qualche volta avevano da mangiare e qualche volta no. Un giorno c'era pranzo e cena, un'altro giorno la cena serviva anche per il pranzo o si pranzava, in questo caso, ed il pranzo serviva anche per la cena e così via .
Quando la signora Bebè raggiunse il momento del parto, uscì con la sua vicina ed amica, la signora Speranza, cercando una clinica di maternità. Bussarono in vari ospedali principalmente nell'istituto, ma nessuno volle riceverla. In ogni parte era trattata con disprezzo, presa in giro con scherno. Perchè non smette di fare figli?, si sentiva dire da qualche impiegato petulante o infermiere senza buon senso che con poche parole la mandava a cercare altrove, indicando un altro ospedale che fosse autorizzato.
Stanca, triste, sofferente e piena di dolori la signora Bebè si raccolse nella sua baracca dove finalmente fu soccorsa da Favorita una levatrice gentile e servizievole abituta ad aiutare la povertà di quel sottomondo.
Nel vedere la bambina al momento di uscire dal corpo della madre, Favorita, chiamata anche "signora Fafà", diede subito un grido, ma è straordinaria, che bella bambina; la pulì e diede tutte le cure a lei ed alla madre.
João Fuzaca arrivando a casa verso sera già mezzo ubriaco, al sapere della bella notizia e sorpreso per la straordinaria bellezza della bambina, le diede subito il nome di Marinete, era il nome di una bellissima donna che aveva conosciuto nei dintorni, quando ancora era un ragazzo e che secondo lui era una "puttana terribilmente bella".
Per festeggiare l'avvenimento corse subito al baretto di Carlinhos a pochi metri di distanza, dove prese due o tre bottiglie di "cachaça" (la grappa di canna) brindando a Marinete, alla squadra di calcio del Flamengo (la maggiore del Brasile) ed alla scuola di samba "Uniti del Molambo".
Ritornò in casa ubriaco fradicio, con le gambe che non reggevano, insultando tutti quelli che incontrava ed urlando le più brutte parolacce del posto.
Arrivando, la prima cosa che fece fu di dare uno schiaffo alla signora Bebè, che in quel momento stava ritagliando e cucendo il fondo di un vecchio paio di pantaloni, perchè non aveva imparato ad avere un figlio maschio, dopo di che si buttò sulla stuoia e subito cominciò a russare.
La signora Bebè, morta di paura, fece poppare Marinete, spense la lampadina e cadde anche lei in un sonno profondo.
continua...
Mantovaninelmondo©99-2003
liberatiarts
|