Dedicato a Roberto Marcheselli

Scritti

L'INNOMINABILE 
di Patrizia Marcheselli 

Sono nata e cresciuta in cascina. Pianura Padana, tra Mantova e Cremona: quando il cielo é limpido il monte Baldo, con altre colline, fa capolino dietro l´orto e la piattezza del paesaggio si dimentica mentre si osservano cime lontane.
Estate: soffocante con poco vento o sole a picco maturano i pomodori. Primavera: (o per meglio dire ciò che ne è rimasto) rigogliosa, improvvisa e breve. Inverno gelido con un'umidità appiccicosa, insistente. Poche ore di sole. L´autunno: (stagione che amo) é la terra presa dalle passioni dei tramonti più generosi, riflessi violacei nei secchi pieni d´acqua e nelle foglie sparpagliate sull'aia, un sogno se non fosse per la INNOMINABILE
Questo é il suo nome in codice, scaramantico atto di volontaria superstizione o di magico gioco del tempo. Il patto stipulato con i miei fratelli é non chiamarla mai per nome, ritardandone l'arrivo o allontanandone il più possibile la presenza.
Le prime comparse sono avvertibili, aspetta che il vento, suo rivale, cambi rotta e si adagia lentamente, non chiede permesso e avvolge tutto ciò che incontra. Entra dalla porta, salta la finestra, aderisce al suolo, ai capelli, alle mani, agli occhi, trasformando la prospettiva in una visuale incognita che sembra contagiare anche i suoni. É il muro del nulla di giorno e il maligno in persona di notte, da sempre il mio incubo più frequente e l'angoscia inevitabile al volante.

6 Novembre 1990 (ore 05:00)
Questa mattina ho visto il nonno scrutare con attenzione il sole che si nascondeva a intervalli irregolari dietro un velo di nuvole pallide e giallognole, quando si morde la guancia ha sempre una sentenza da sputare :
"Cicia, domani mattina ci sarà n.....
Inutile, lo sapevo, pronunciando il suo nome ha rotto la frase rituale e il patto é sfumato. Lo sa, lo sa perfettamente che non deve dire il suo nome. Me le fa girare quando fa così!
Sopraggiunge la notte, il cielo é limpido, si possono vedere le pleiadi, nessuna nuvola in cielo, posso vedere i fari delle macchine che passano sulla provinciale e i lampioni di Bozzolo, se per esempio, cambiasse la direzione del vento si potrebbero addirittura cogliere le voci della gente per strada, come se non fosse successo prima.
Mi giro cercando di divorare al nonno con gli occhi e sfidandolo gli dico: 
"Ti sbagli! Vedrai che domani sarà una giornata limpida!!" 
Senza battere ciglio mi risponde che se voglio scommettere una bottiglia di vino rosso dell'osteria del Mario, dovrei già sapere quale vino preferisce... Scocciata gli rispondo con un cenno della testa mentre prendo le scale per andare in camera mia sbattendo la porta.
Apro la finestra: lascio entrare un vento freddo che mi riporta indietro nel tempo; ricordo che da bambina era ipnotico osservare attraverso la finestra appannata della cucina come l'INNOMINABILE poco a poco scendeva stringendosi al vapore della terra appena arata. Aspettare pazientemente l'oscurità, per correre, disubbidendo, al campo di fronte alla cascina. Con gli occhi chiusi, correre, senza fermarsi. Correre fino a che spariva dietro di me la casa, la luce del portico, la voce di mia madre. Durante minuti che erano indistruttibili, perdermi con il mio cane che intralciava i passi facendomi cadere e continuare a correre senza poter vedere nulla. Calpestando terra, fango , pietre e nascondermi, con la distanza dello sguardo, in una riunione di nuvole grasse che per il peso eccessivo cadono a terra. Poi aprire le palpebre, all'improvviso, cercando astigmaticamente una referenza. 
Gli abiti freddi e umidi, gli occhi stretti, il cuore in gola come un treno in marcia, mentre la Natura velava tutto, chiedendomi di stare in silenzio perché tra le zolle passava l´Inverno ispezionando da vicino e senza essere visto da nessuno, gli ultimi resti dell'autunno.
Chiudo la finestra, metto la sveglia alle cinque e dormo.
Come sempre il lunedì é uno strazio e peggio quando comincio la settimana con il primo turno, quello delle 06:00, in fabbrica é davvero una atrocità. Lo preferisco agli altri turni, le ore passano più in fretta, però uscire dalle coperte é una maledizione. 
Mi alzo dal letto e il nonno é già in piedi spaccando legna sotto il portico. C'è una calma ovattata, l'odore dell'INNOMINABILE pungente. Scendo in cucina dove mi aspetta il caffè, lo bevo in fretta, senza neanche mescolare lo zucchero che rimane nel fondo della tazzina aspettando di essere raccolto dal dito del nonno. Tiro fuori la vecchia Fiat 127 che, con il freddo, rompe le palle e non si accende. Il nonno mi guarda un attimo, intanto che mi allontano da casa, ho la sensazione distratta di un giorno interminabile, mentre dallo specchio retrovisore vedo che mi saluta con il solito segnale: accende e spegne la luce del portico ed io appoggio il piede sul freno per rispondergli. 
É peggio di Bernacca quello li, non sbaglia mai. 
(ore 05:15)
Dalla cascina al paese sono solo tre chilometri però stamattina sembrano cinquanta, i vetri della macchina si appannano all'istante, il riscaldamento é lento, il primo semaforo come sempre lampeggia, a tutta velocità prendo la via principale del paese e arrivo al primo incrocio che mi porta sulla statale. In strada, attraverso i campi mi rendo conto che le dimensioni dell'INNOMINABILE sono spaventosamente dense. Devo guidare con attenzione e ad una velocità che ti fa dormire. 
Finito il turno dovrò passare all'osteria, intanto accendo la prima sigaretta del giorno.
Il riscaldamento sembra non voler funzionare, congelato sull'asfalto c´è un riccio morto, come mi si stringe il cuore quando li vedo, d'inverno è una carneficina.
Per arrivare in fabbrica devo fare parecchi chilometri, la metà del percorso è tra curve a gomito e tratti di strada stretta attraverso la riserva ecologica di Calvatone e il ponte del fiume Oglio. Proprio lì  dove l'umidità e le paludi fanno il resto, é dove ti trovi di fronte ad una parete bianca, il maligno in persona, é lì dove ti circonda senza scampo. 
Stamattina non si vede un tubo! Moderiamo la velocità che è meglio! Apro il finestrino per vedere meglio:entra un freddo boia che mi congela gli occhi e vorrei far la pipì ! Dove  dovrebbero esserci le strisce c'è solo l'asfalto e appare la faccia del giornalista del Telegiornale Regionale annunciando i lavori in corso sulle strade mantovane - 'sto stronzo - poi mi rendo conto che sono ormai in provincia di Cremona e che gli stronzi sono altri... 
Se passasse una macchina mi attaccherei dietro e per lo meno un pezzo di strada lo farei senza problemi; però, é la mattina degli assenti, non passa nessuno, né il camion del latte e nemmeno i turnisti del maglificio di Asola, nessuno. Di tanto fissare la strada gli occhi mi bruciano e fa un freddo cane. Il riscaldamento di questo catorcio non ha mai funzionato a dovere. 
All'improvviso un dubbio mi assale e freno istintivamente. Per l'umidità e le gomme troppo consumate la macchina si ferma dopo qualche secondo: non riconosco il paesaggio, non capisco ... non riesco ad orientarmi, calma... stai calma!
Ma dove caz.. sono
Conosco questa strada come le mie tasche e non so dove sono? 
Il ponte dové ? Secondo i miei calcoli dovrei essere vicino al ponte.
Spengo il motore e lascio accese le frecce intermittenti, non si sa mai passi qualcuno, esco dalla macchina e ascolto. Se fossi vicino al ponte sentirei le grida degli uccelli della riserva, quest'ultima considerazione la scarto poiché emigrano prima dell'inverno, nemmeno il mio respiro si sente, solo le frecce ed i fili dell'alta tensione rompono il silenzio, per un momento lascio il mondo abbracciando il panico più assoluto.
(ore 05:43)
L'INNOMINABILE nasconde tutto: i margini, le strisce, i colori, la luce che non c´é, il sonno delle cinque del mattino, che ore sono? Quasi le sei? Cristo non può essere… se arrivo tardi mi multano quei bastardi e addio premio alla puntualità.
Respiro cercando di orientarmi geograficamente, accendo un'altra sigaretta, vediamo un po'... le tre pietre? Le ho già passate, giusto! Il cartello della Tamoil ? Pure. La curvona l'ho appena passata quindi devo essere vicina all'incrocio. Mer..! 
L'incrocio, se non mi tolgo da qua finisco come il camionista dell'anno scorso ... 
Accendo la macchina e invoco a Dio che probabilmente sta russando da qualche parte, per piacere, non vedo nulla.
Rimango un momento con il motore acceso. Se fossi nel bel mezzo dell'incrocio ci sarebbero le luci poi ricordo di esserci appena passata. Metto la prima piano, lentamente lascio la frizione e vado, devo togliere gli abbaglianti, le luci basse mi trascinano verso il nulla, non vedo nulla.
Freno di nuovo e il motore si spegne, scendo e comincio a bestemmiare facendo una religiosa sfilata tra i santi che conosco, guardo in su, il cielo é un denso cristallo polarizzato, la certezza sconosciuta e il freddo aumenta, il sole sta per sorgere, penso, speriamo.
Che faccio? E mentre ringhio uno strano rumore dietro di me rompe il silenzio, dallo spavento butto fuori un grido che mi fa quasi ridere, dopo pochi secondi emerge una sagoma, un contadino in bicicletta avvolto da capo a piedi, pedala lentamente, non ha fretta lui, deve essere uno delle serre del Mutti. 
Frena al mio fianco ed é come la luce e tutte le speranze messe insieme. Con un piede si mantiene in equilibrio e l'altro lo molla sul pedale, con calma tira giù la vanga che ha sulle spalle, con la mano si toglie dal viso la sciarpa e a maniera di rimprovero mi dice:
" Li duni a fá la pulenta. Ostia vaca … varda che pusé in lá a ghe l´acqua … "
" Ma il ponte dové finito? " mi si strozza la voce al chiederlo.
" Al punt? Al scapa mía va lá, … l´è lè a sinistra! "
Detto questo con la stessa calma si mette di nuovo la sciarpa, carica la vanga sulle spalle, se ne va lasciando dietro di sé il ring-ring della bicicletta e scompare inghiottito dalla INNOMINABILE.
Rimango zitta per un secondo per poi urlagli che andasse a fare in culo lui e la sua vanga mentre mi rendo conto che il sole sta per sorgere, il paesaggio quasi lunare si riaffaccia poco a poco e la strada é davvero a sinistra, due metri più in la il fiume Oglio, scorre muto, sembra quasi senz'acqua. Non ci posso credere, mi sono persa.
Accendo la macchina, metto la retromarcia per qualche metro ed imbocco il ponte che mi rimette sulla strada, pochi chilometri e poi di nuovo la statale, passo l´incrocio e guardo l'orologio le 06:07 mentre la sagoma della fabbrica si disegna all'orizzonte .
Arrivo al semaforo, l´unica certezza, finora, è che oggi non è il mio giorno. Penso alla faccia della caporeparto ascoltando la mia avventura e le cretinate che dirà. 
" No! Non é giornata!"
Giro a sinistra, inverto la rotta e torno indietro. Speriamo che Mario abbia già aperto.


Patrizia Marcheselli 1997

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