Associazione Mantovani nel Mondo
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Riceviamo dal Brasile una poesia che pubblichiamo con piacere

MANTOVA

(Ingegner Rosolino Boni, di Cesole - comune di Marcaria - Mantova)

 

Solenne ed austero è il silenzio
che ti circonda, nobile Mantova,
a chi rimembrando del tuo passato
parli di gloria.

A chi nell'ombra, dignitoso, mira
le forme dei templi tuoi e li palagi
immensi, riflessi di più bella etade,
d'arte favelli.

Assombrata nel sole, fra le nebbie,
triste sì come magica visione
da la malinconia d'un immoto lago
sorgi d'incanto.

E dalle trasparenze v'è l'antico
che torna; ci risuona leggendario
nei giorni dei tuoi remoti natali
allorché Manto

fra le venturose genti regina
su l'isola malferma bivaccò
esausta del lungo viaggio, filtri creando
d'ignota specie

sotto tende dorate ed auspicando
onori e fortune a la nascitura
città; germogliaron nell'aurora
nuovi destini.

Primero discerni ne la sfilata
de l'anime che furon, quel Virgilio
Marone, giusto e perenne ricordo
a chi s'esalta

tra la mantovana stirpe, classico
poeta che, da la pace passando a
le guerre parlò agli Augusti
dei lor grandi avi.

Vedi Longino entrare furtivo
nelle catacombe onde a l'odio
dei pagani serbare da l'oltraggio
sangue divino.

Fra togati discepoli or passa
Pitentino, architetto preclaro,
del ruinato ponte dei mulini
celebre autor.

Ecco la pia Matilde che ospitò
laici e prelati, in cor esultante
al gran perdono di Gregorio papa
verso l'Enrico

imperator, per tre giorni costretto
a penitenza a ramingar, ancor
con l'animo ribelle, del castello
fuor le mura.

Dai nobiliari dissidi s'innalza
Passerino guerrier, Che ai Bonaccolsi
diede la Signoria de la cittade.
Rumor di lotte

squarciano diafani veli e ricordi
amari s'affacian: il Della Torre
fugge e tal modo l'ultimo di quelli
quando lo scettro

viene il potente Gonzaga a conquistar.
Urla e pianti nel fraterno odio.
Lo Scaligero è la trama del tuo
inconscio furor.

E pur commiserasti Rigoletto
che nomavi buffone, ma la storia
continua; dei letterati amante,
degli artisti

paladina, bella come aurora
primaverile, alta e regale
Isabella sorride: tu avesti
ciò che sognasti.

In um manto ricamato con fili
d'argento, t'allontanasti dall'Este,
ti portaron allo sposo novello
su bucintori

magici; come sole fra le stelle
risplende la tua reggia su l'Europa
intera e fu per uomini d'ingegno
faro di luce

A lei vicin, non men appariscente
risponde felice al suo sorriso
il vincitor di Fornovo, capitan
nobil Francesco.

E gloria, gloria, gloria a te che primo
vessillifero d'italianità
il barbaro cacciasti, in quel tetro
evo moderno.


Ma pria che il carro d'Apollo al fin
giunga da la diuturna corsa, la villa
è un tripudio: portali, finestre,
cupole, torri,

cornicioni, colonne e simulacri
tutto s'infiamma e ne l'onde riflessi
del lago un canto risale agli
eterni siti.

E a color che l'inerte materia
respirar fecer e infonder pace
agli affanni sepper, rimenbranza
d'eterna fede.

In ver, come la fiera ardito fosti
Leon Battista, quando per la tua mente
l'idea passò de le superbe volte
che oggi possiede

di Sant'Andrea la cattredal. Gioielli
fece il Mantenga de le ducail sale.
Mandan costoro fra copiosa schiera
dei compagni lor.

A mille ormai si contan le stelle
in cielo, una luce improvisa sorge
a Belfiore, ne la valle un cippo
con una fiaccola

s'erge: martiri siete, lo conosciamo,
per la patria nostra libera ed una.
Fanne, o Signor, che i figli lor giammai
non la disperdan.

 

Ingegner Rosolino Boni

Stampa la poesia (3 pagine)

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