Lombardi nel mondo

Scritti

Iginio Marchini

 un mantovano da non dimenticare
 

 

Iginio Marchini é il terzo in piedi, nel mezzo.
Alla sua sinistra Giuseppe Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII

 

 

Molti sono stati gli italiani che hanno contribuito a scrivere una delle pagine piú difficili della storia d’Italia: quella che riguarda le vicende della Prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra. Iginio Marchini Bernini é stato uno di questi.
Era nato a Sermide, in provincia di Mantova, il 29 settembre 1897. Dopo pochi mesi dalla sua nascita era arrivato in Costa Rica, dove i suoi genitori si erano recati per lavorare alla costruzione della ferrovia.
Nell’aprile del 1916 partí da Porto Limón, sul piroscafo Europa, come volontario per partecipare alla Prima Guerra Mondiale; appena giunto a Mantova venne arruolato nel 65º Reggimento Fanteria “BrigataValtellina” di Cremona. Tre mesi piú tardi fu inviato sul Monte Croce e nel febbraio del 1917, sempre volontariamente, fu trasferito alla 1150º Compagnia Mitraglieri “Regina” col grado di caporale ed inviato a combattere sul fiume Isonzo. Tra i suoi compagni d’armi un uomo illustre, quel Giuseppe Angelo Roncalli, che successivamente diventerá il “Papa Buono”, ovvero Giovanni XXIII del quale Iginio divenne grande amico.  Promosso sergente prese parte ai combattimenti sul monte Smerli, Tolmino e Caporetto dove rimase ferito e fatto prigionieri dai tedeschi. Venne trasferito al campo di concentramento di Oberkoffen. Il primo di ottobre del 1919 l’avanzata degli alleati giunse fino a Strasburgo, in Alsazia e Iginio Marchini riuscí a fuggire con alcuni compagni dal campo di concentramento, grazie alla ritirata dei soldati tedeschi. Fu raccolto dalle truppe francesi ed inviato ad un ospedale militare a causa di una vertebra spostata, conseguenza delle bastonate e dai colpi alla schiena ricevuti dai tedeschi durante la prgionia. Nel dicembre dello stesso anno venne nuovamente rincorporato e mandato a combattere in Africa, a Bengasi. A causa delle sofferenze alla schiena venne rimandato in Italia, a Piacenza, dove lavoró al Magazzino Sussistenza Viveri fino al giugno del 1920. Nel successivo mese di luglio fu avvisato dal Distretto Militare di Mantova che in settembre scadeva il diritto all’imbarco gratuito per la Costa Rica. Nel frattempo Iginio si era sposato, e non potendo pagare il biglietto per la moglie Angela Talassi, chiese un aiuto al Governo Italiano, aiuto che gli fu negato... Iginio era un eroe di guerra che poteva vantarsi di una Croce di Guerra, della medaglia Interalleata e della medaglia Reggimentale. Ma la madre Patria si era giá dimenticata del servizio reso e delle sofferenze patite nel campo di concentramento. Costretto a ricorrere ad un prestito partí con la moglie da Genova il 23 settembre del 1920 col piroscafo Europa, lo stesso che quattro anni prima lo aveva portato in Italia per partecipare alla guerra. Tornato in Costa Rica aprí la macelleria “La Triestina” e una pubblicitá del 1932 diceva testualmente:  

“MACELLERIA LA TRIESTINA”
di Iginio Marchini B.
E’ l’ideale del pubblico – Vende carne di bue,
maiale e vitello – Specialitá in salumi
Accurato servizio a domicilio
Diretta dal propietario – Offre ogni garanzia
Si parla spagnolo, Italiano, Inglese e Tedesco
Telefono 3691 – San José – Mercato di Carne
(Fonte: Gli Italiani nell’America Centrale – Editori: Aliprandi/Martini, 1932)

Piú tardi aprí anche una piccola fabbrica di insaccati, ma furono anni difficili per Iginio Marchini e la sua famiglia, specialmente nel 1941, quando la Costa Rica dichiaró guerra all’Italia fascista e alla Germania nazista. Durante una manifestazione contro i due paesi europei il suo negozio venne saccheggiato e bruciato e gli furono rubate le onorificenze che si era duramente guadagnato sul campo di battaglia. Con molti altri italiani, lui e la sua famiglia vennero mandati in un campo di raccolta e successivamente inseriti in una lista “grigia”. La Costa Rica inseriva in una lista “nera” tutti gli italiani, i tedeschi ed i giapponesi che erano favorevoli ai loro regimi ed in una “grigia” quelli che si dissociavano dalla Guerra. Solamente dopo molti anni riuscí a ricostruire la sua attivitá, che seguí personalmente fino al 21 ottobre del 1977, quando morí. Le sue spoglie riposano serenamente in Costa Rica: le spoglie di un eroe di guerra, ma soprattutto di un lombardo che non dobbiamo dimenticare.

Giovanni Girardi

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