Ana è una bambina come tante. Ha nove anni, anche se a volte ne sembrano di
più.
Magrolina, abbastanza alta e con dei bei occhi neri. Un po`timida, un tanto
strana,
osserva tutto e tutti. Potrebbe essere una bambina come tante, ma invece
Ana, non lo è.
Tutti i giorni, al mattino, lei esce di casa presto, a volte sola, a volte
insieme a uno dei tanti fratelli, e anche se avrebbe voglia di fare quello
che fanno le bambine della sua età, per lei, invece, è diverso, sempre lo
stesso, sempre uguale.
E si ripete, ogni mattina.
Suona i campanelli oppure bussa casa per casa e chiede : ”Tiene algo que
me dè?” –(Ha qualcosa da darmi?)
Il suo papà lavora poco e niente. Neanche la mamma lavora e la famiglia è
numerosa. Allora,come fare?
Alla mensa della scuola si può mangiare, ma solo a mezzogiorno e poi...? e
gli altri...??
Non c`è via d`uscita. Ana deve chiedere la carità! –
Purtroppo, questa storia, che non è l`unica e potrebbe continuare è
diventata la realtà di un paese che negli anni “50 era considerato “La
Svizzera dell`America”. La terra promessa per tanti immigranti che
qui, trovarono un lavoro, costituirono una famiglia e trovarono pace e
progresso.
Ma, cos`è successo? Anni di politiche sbagliate, hanno portato quasi alla
rovina un piccolo paese dove non molto tempo fa`si stava bene. E pensare
che questa è una bella terra, generosa, dove la maggior parte della
popolazione (tre milioni di abitanti) discende dagli europei. L`economia
più che altro punta sull`allevamento del bestiame e adesso comincia anche
con la forestazione. La sua gente è istruita. Si fa fatica a capire il
perchè di questa situazione.
Oggi , da terra d`immigrazione l`Uruguay si è trasformato in terra
d`emigrazione.
Quanto dolore!! e di conseguenza quanta tristezza! .
Purtroppo numerosi sono oggi i bambini in questo Sud del mondo, costretti a
fare come Ana, per portare un aiuto misero, per poter ogni giorno
campare.
Fino a quando questa situazione dovrà continuare?
E pensare che dall’altra parte del mondo, se al posto di armi
potentissime e costosissime, che alla fine portano solo distruzione e
dolore, si fermassero solo un momento per creare, per ideare delle
opportunità in aiuto dei fratelli caduti in disgrazia, per molta povera
gente le cose comincerebbero a cambiare.
Non Vi sembra sia arrivata l`ora di guardarci intorno ed incominciare a
pensare? Come possiamo continuare a camminare indifferenti se intorno a
noi c`è il dolore, la sofferenza e il degrado di tante persone? Ed i
bambini? Fino a quando continueranno nelle strade? E`questo il mondo che
vogliamo?
Dall`Uruguay: Marta R. Martìnez Ambrosini – Segretaria del Circolo
Italiano di
Tacuarembò.
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