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LA STORIA DI ANA,UNA BAMBINA URUGUAIANA
 di Marta R. Martìnez Ambrosini

Ana è una bambina come tante. Ha nove anni, anche se a volte ne sembrano di più.
Magrolina, abbastanza alta e con dei bei occhi neri.  Un po`timida, un tanto strana, osserva tutto e tutti. Potrebbe essere una bambina come tante, ma invece Ana, non lo è.
Tutti i giorni, al mattino, lei esce di casa presto, a volte sola, a volte insieme a uno dei tanti fratelli, e anche se avrebbe voglia di fare quello che fanno le bambine della sua età, per lei, invece, è diverso, sempre lo stesso, sempre uguale.
E si ripete, ogni mattina.
Suona i campanelli oppure bussa casa per casa e chiede : ”Tiene algo que me dè?” –(Ha qualcosa da darmi?)

Il suo papà lavora poco e niente. Neanche la mamma lavora e la famiglia è numerosa. Allora,come fare?
Alla mensa della scuola si può mangiare, ma solo a mezzogiorno e poi...? e gli altri...??
Non c`è via d`uscita. Ana deve chiedere la carità! –

Purtroppo, questa storia, che non è l`unica e potrebbe continuare è diventata la realtà di un paese che negli anni “50 era considerato “La Svizzera dell`America”. La terra promessa per tanti immigranti che qui, trovarono un lavoro, costituirono una famiglia e trovarono pace e progresso.
Ma, cos`è successo? Anni di politiche sbagliate, hanno portato quasi alla rovina un piccolo paese dove non molto tempo fa`si stava bene. E pensare che questa è una bella terra, generosa, dove la maggior parte della popolazione (tre milioni di abitanti) discende dagli europei.  L`economia più che altro punta sull`allevamento del bestiame e adesso comincia anche con la forestazione. La sua gente è istruita. Si fa fatica a capire il perchè di questa situazione.
Oggi , da terra d`immigrazione l`Uruguay si è trasformato in terra d`emigrazione.
Quanto dolore!! e di conseguenza quanta tristezza! .
Purtroppo numerosi sono oggi i bambini in questo Sud del mondo, costretti a fare come Ana, per portare un aiuto misero, per poter ogni giorno campare.
Fino a quando questa situazione dovrà continuare?
E pensare che dall’altra parte del mondo, se al posto di armi potentissime e costosissime, che alla fine portano solo distruzione e dolore, si fermassero solo un momento per creare, per ideare delle opportunità in aiuto dei fratelli caduti in disgrazia, per molta povera gente le cose comincerebbero a cambiare.
Non Vi sembra sia arrivata l`ora di guardarci intorno ed incominciare a pensare? Come possiamo continuare a camminare indifferenti se intorno a noi c`è il dolore, la sofferenza e il degrado di tante persone?  Ed i bambini? Fino a quando continueranno nelle strade? E`questo il mondo che vogliamo?

Dall`Uruguay: Marta R. Martìnez Ambrosini – Segretaria del Circolo Italiano di Tacuarembò.
 

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