Alcuni articoli dell'edizione del 9 maggio della Tribuna Italiana  


Se almeno votassimo in Argentina

Passati quattro mesi dall'assunzione del presidente George Bush, gli Stati Uniti non hanno ancora nominato il proprio ambasciatore in Italia. Motivo di tale ritardo non č la mancanza di candidati, anzi, sono stati proposti quattro candidati. Il problema ha a che vedere anche con gli italo-americani. La comunitā di origine italiana residente negli Stati Uniti, che alle elezioni ha appoggiato Bush, vuole ora dire la propria sul candidato americano alla sede di via Veneto. La famosa NIAF (Fondazione nazionale Italia-America) ha proposto un candidato di origine italiana, mentre non gradisce gli altri candidati allšAmbasciata a Roma. Il Presidente Bush si trova davanti ad un bivio. Da una parte deve coprire una sede diplomatica importante e ripagare appoggi avuti durante la campagna elettorale. Dšaltra parte non vuole inimicarsi la comunitā italo-americana che lo ha aiutato a vincere le elezioni, specialmente se punta ad essere rieletto fra quattro anni.
Non sappiamo come andrā a finire la questione e se la comunitā italo-americana riunita tutta sotto lšombrello della NIAF, riuscirā a convincere il Presidente degli States. Vogliamo far notare perō che, al di lā del risultato finale, il Presidente dell'unica superpotenza mondiale, deve pesare con molta prudenza una decisione per non inimicarsi una comunitā di discendenti di emigrati. Una comunitā come la nostra qui in Argentina. 
E noi? La risposta č superflua. Noi non contiamo. Purtroppo non contiamo per lšItalia e non contiamo in Argentina.
Infatti, negli ultimi anni abbiamo speso tante energie, tante parole, tanti sforzi e tempo, lottando per ottenere dall'Italia il diritto a esercitare il voto, a eleggere i nostri rappresentanti perché - e questa č stata la ragione principale - il voto doveva essere la chiave che avrebbe aperto le porte alla soluzione degli altri annosi problemi della nostra collettivitā. Domenica prossima gli italiani andranno alle urne e, ancora una volta, noi non voteremo.
Sarebbe diversa la nostra situazione se invece di disperdere tante energie a battere contro il muro di gomma della politica romana avessimo tentato la via argentina? Crediamo proprio di sí.
Gli italo-americani hanno sempre votato negli Stati Uniti. Cšé da ricordare che loro sono obbligati a prendere la cittadinanza americana dopo cinque anni di residenza. In Argentina invece sono stati obbligati soltanto quegli stranieri che volevano lavorare nelle strutture dello Stato o nelle scuole. Eš stato anche un sistema voluto dall'oligarchia argentina della fine del XIX secolo, per poter piú facilmente governare, mantenendo fuori dal sistema delle decisioni una gran parte della popolazione. Ma quella č storia vecchia. La collettivitā ha commesso due errori. Una parte č rimasta a guardare sempre allšItalia. Lšaltra ha tagliato i ponti, ha detto ormai siamo argentini, ma non si č impegnata a partecipare, non ha preso la cittadinanza e non ha fatto valere i propri diritti come cittadini argentini. E cosė gli italiani qui emigrati sono rimasti come quel proverbio che diceva che "chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane". Vogliono votare in Italia, ma il voto non glielo danno. Potrebbero votare in Argentina, ma non vogliono farlo. E tutto a danno dell'Italia, dell'Argentina e della stessa collettivitā.
Intendiamoci, č stato un errore basato su un sentimento di amore alla terra natia, favorito poi dal disinteresse sia dell'Italia che dellšArgentina per ottenere tale partecipazione.
Ma non serve a niente lamentarsi. Serve invece cercare di cambiare le cose. E cambiare significa, per chi č nato in Italia, di partecipare alle elezioni in Argentina. Sia iscrivendosi alle anagrafi elettorali per stranieri e votando alle elezioni nei comuni e nelle province che hanno approvato il voto degli stranieri (come la cittā di Buenos Aires o la provincia di Buenos Aires), sia prendendo la cittadinanza argentina e votando alle elezioni politiche, oppure chiedendo lšapprovazione della legge sul voto degli stranieri, giacente nel ŗCongreso Nacional˛. 
Perō oltre alla decisione personale di ognuno di partecipare (ed č inutile chiedere il voto se non si ha lšintenzione di esercitarlo), ci vuole un impegno dei dirigenti della collettivitā, specialmente dellšassociazionismo, visto che si tratta di enti di diritto argentino, a promuovere e incentivare la partecipazione politica come comunitā, perché il nostro voto possa contare. Anche in questo campo, bisogna trovare tra i diversi settori, i necessari accordi sui punti essenziali. Se si riuscirā ad impostare unšazione in questo senso, sarā un bene per tutti e per di piú non sentiremo la frustrazione di stare a guardare mentre gli altri votano.

Marco Basti

LA FINESTRA DI MARIO BASTI
Domenica tutti alla finestra ...ma forse č meglio cosė
Caro Lettore, 
domenica prossima non soltanto io starō alla finestra, ma anche tu, anche tutti gli italiani allšestero staremo tutti alla finestra per vedere come andrā in Italia (dal voto puō dipendere anche quello che ci interessa direttamente), come e per chi voteranno gli italiani residenti in Italia, e quanti milioni saranno quelli che non andranno alle urne, perché hanno, come noi, qualche motivo per essere scontenti.
Andranno invece alle urne alcune migliaia, non sappiamo quanti, di extracomunitari immigrati in Italia, visto che essi hanno ottenuto in pochi anni quel che noi aspettiamo da decenni, cioč il voto, sia pure soltanto, per ora, per le elezioni amministrative. Anzi alcuni sono anche candidati ai consigli comunali, come, a Roma, la brasiliana Rosa Mendes e il camerunese Justen Wandya nella lista di Rifondazione comunista e il senegalese Alí Baba Faye e il nigeriano Godwin Chukwu nelle liste di appoggio al candidato del centrosinistra Veltroni. Mentre questi immigrati li hanno iscritti allšanagrafe comunale - e hanno fatto bene - noi invece siamo stati cancellati da tale anagrafe a Roma e in tutti gli altri Comuni - e hanno fatto male.
Noi, dunque, tutti alla finestra e forse č stato meglio per varie ragioni: abbiamo cosė evitato di farci cattivo sangue per gli sviluppi di una campagna elettorale che peggiore non poteva essere e, dšaltra parte, avremmo avuto troppo poco tempo per prepararci anche noi alla campagna elettorale, sia pure limitata a quelli ch eavrebbero potuto essere i nostri candidati, visto che, per noi, il Parlamento italiano ha sempre funzionato col rallentatore. 
Sarā cosí anche dopo le elezioni? Sarā cosí anche quando, cessata la campagna elettorale, chiunque vinca le elezioni dovrā cominciare a governare? Noi naturalmente, noi italiani allšestero allora non dovremo rimanere alla finestra. Seguendo la campagna elettorale, abbiamo visto che nč il centrosinistra nč il centrodestra, nč il candidato della maggioranza di governo, Rutelli, nč quello dell'opposizione, Berlusconi, si sono occupati di noi anche perché non avremmo potuto votare. Ma non dobbiamo dimenticare che, prima che si aprisse la campagna elettorale, il candidato premier del centrosinistra Rutelli lanciō a Sydney fra gli italiani dšAustralia e poi a Roma, la proposta di un vicepremier scelto fra i rappresentanti degli italiani allšestero, nč dobbiamo dimenticare che l'on. Mirko Tremaglia, alto esponente del centrodestra, promise che si sarebbe battuto per lšistituzione di un ministero per gli italiani nel mondo. Rutelli ricorderā la sua proposta se vincerā? E Tremaglia si batterā nella Casa della Libertā, se vincerā invece Berlusconi, come dicono i sondaggi, affinché il ministero per noi venga istituito?
Noi italiani all'estero non dobbiamo dimenticare. Possiamo anche rinunciare sia a un vicepremier, sia a un ministro, ma non dobbiamo rimanere alla finestra, non dobbiamo limitarci a guardare e a chiedere a Roma l'elemosina; non dobbiamo accontentarci con le briciole del ricco epulone; dobbiamo invece mobilitarci subito perché il nostro Paese, il nostro Parlamento, il nostro governo si decidano finalmente a studiare e realizzare una organica e impegnata politica per i milioni di italiani all'estero che non sia soltanto il voto, ma sia assistenza, sia cultura, sia informazione, sia tutela del patrimonio morale e materiale che č lšassociazionismo, sia tangibile appoggio alle iniziative economiche degli italiani all'estero.
Ma non illudiamoci caro Lettore, Roma continuerā ad essere disponibile alle promesse, ma molto meno ai fatti. E spetta a noi impegnarci perché cambi una buona volta la musica. Se continueremo a guardare, se non opereremo unitariamente, continueremo ad avere soltanto un pugno di mosche. Lo capiranno finalmente i nostri rappresentanti e dirigenti: CGIE, Comites, Associazioni, ecc?
O dovremo rassegnarci ancora, dopo le elezioni, al gattopardismo, cioč che cambi qualcosa perché non cambi nulla?
Ti saluto cordialmente
Mario Basti

In lutto tutta la collettivitā italiana per la morte del dott. Agostino Rocca

L'Estinto era presidente dell'Organizzazione Techint, uno dei tre figli dellšing. Roberto Rocca, patriarca del gruppo. Era presidente della Fondazione Culturale Coliseum e attivo consigliere dellšOspedale italiano, della Camera di Commercio Italiana, del Circolo Italiano. Il Presidente De La Rúa ne ha sottolineato l'esemplare personalitā.
Un gravissimo lutto ha colpito la famiglia Rocca, la morte del dott. Agostino Ottavio Francesco Rocca, primogenito dell'ingegnere Roberto, provocando il cordoglio di tutta la collettivitā italiana.
LšEstinto, figlio dell'ing. Roberto Rocca e della signora Andreina Bassetti, č morto lo scorso 28 aprile, quando lšaereo in cui viaggiava si č schiantato a terra nei pressi di Roque Perez. Con il dott. Rocca sono morte altre nove persone, tra cui il vicedirettore del quotidiano La Naciķn, Germán Sopeņa. 
La notizia ha occupato numerose pagine in tutti i quotidiani in Argentina e in Italia e i piú alti esponenti del governo, della politica e dellšeconomia nei due Paesi hanno manifestato il loro cordoglio per la grave perdita e le condoglianze alla famiglia del dott. Rocca e alla Techint.
Fedele alla tradizione familiare infatti, Agostino Rocca era allo stesso tempo italiano (era nato nel novembre 1945 a Milano) conservava la sua cittadinanza italiana, pur essendosi stabilito in Argentina. Erano frequenti i suoi viaggi in Italia, ma amava profondamente lšArgentina. Infatti, non solo lavorava intensamente perché le imprese del gruppo potessero dare un contributo sempre maggiore allo sviluppo del Paese, ma era impegnato anche nella ricerca di soluzioni ai gravi problemi economici che affronta questa terra che lui, come suo padre e su nonno hanno sempre considerato patria dšadozione. Il primogenito di Roberto Rocca amava dellšArgentina i suoi paesaggi patagonici, le sue montagne e la sua morte č avvenuta mentre con i suoi compagni nellšammirazione alle bellezze della Patagonia, si recava a rendere omaggio al perito Francisco Moreno. Una morte crudele sė, ma significativa della sua personalitā.
Una figura di grandissimo rilievo la cui perdita č stata lamentata da tante personalitā, a cominciare dal Presidente della Nazione, Fernando De La Rúa, il quale ha sottolineato lšesempio di Rocca per lšArgentina, come modello di imprenditore che crede nel futuro del Paese e amico dei lavoratori, una caratteristica anchšessa, che contraddistingue la famiglia. La Techint infatti, č il principale gruppo industriale dellšArgentina ed č una multinazionale di rilievo, con un fatturato annuo di 7 miliardi di dollari, presenza in numerosi settori della produzione e dei servizi, che dā lavoro a circa 50mila persone, di cui quasi la metā in Argentina e che č presente in 38 paesi nel mondo. 
Dichiarazioni simili sono state fatte dal ministro Domingo Cavallo - come il Presidente, amico dellšEstinto - da imprenditori e politici argentini. Le doti imprenditoriali e umane di Agostino Rocca sono state messe in evidenza anche dal ministro egli Esteri italiano Lamberto Dini e dallšambasciatore dšItalia in Argentina, Giovanni Jannuzzi, il quale ha detto che la morte del presidente dell'Organizzazione Techint č una perdita terribile per lšeconomia argentina e un lutto per gli italiani˛.
Un italiano in definitiva, profondamente innamorato dell'Argentina, come quasi tutti i suoi connazionali qui emigrati. E come suo nonno prima e come suo padre ancora oggi, anche lui si era impegnato in alcune prestigiose istituzioni della collettivitā. Infatti, era presidente della Fondazione Culturale Coliseum e consigliere del Circolo Italiano, dellšOspedale Italiano e della Camera di Commercio Italiana in Argentina.
Il dott. Agostino Rocca si laureō alla Bocconi di Milano ottenendo poi un master alla Cornell University negli Stati Uniti. Prima di entrare nella holding familiare, lavorō nella sede di Parigi della McKinsey, una tra le piú importanti agenzie internazionali di consulenza per aziende e poi nellšitaliana Porretti. A 31 anni entrō nel gruppo, del quale divenne presidente nel 1994, occupandosi delle sue attivitā nellšAmerica latina. Ha due fratelli, Paolo e Gianfelice, coi quali divideva le responsabilitā dellšholding, che continua comunque ad essere guidata dal padre Roberto.
TRIBUNA ITALIANA si associa al dolore della famiglia per la grave perdita e alle espressioni di condoglianza della comunitā italiana per la sua scomparsa.

E' in vigore l'accordo 
culturale per lšinsegnamento dellšItaliano nella Provincia di Buenos Aires

Prevede che le scuole interessate si rivolgano alla Direcciķn de Escuelas della Provincia per ottenere lšapprovazione del piano di studi e lšinserimento degli insegnanti nell'organico e di contributi del MAE per lšaggiornamento docente e materiale multimediale.
LšAmbasciata dšItalia e la 'Direcciķn de Escuelas' della Provincia di Buenos Aires, hanno firmato un Accordo per l'introduzione dell'italiano come materia curricolare nelle scuole pubbliche. Da anni, cioč da quando fu approvata la nuova legge nazionale di educazione che cedette la responsabilitā dell'istruzione primaria e secondaria alle province, l'Ambasciata cercava un accordo con la Provincia di Buenos Aires che facilitasse l'insegnamento dell'italiano nelle sue scuole pubbliche. Lšaccordo firmato, pur se non č lšideale, č comunque un importante passo avanti.
L'accordo, firmato dallšambasciatore Jannuzzi e dal ministro José Octavio Bordķn, sottolinea che la politica educativa della Provincia tende al plurilinguismo, che la politica culturale italiana ha come obiettivo l'incentivazione e il miglioramento dell'italiano nelle zone del mondo dove č forte la presenza italiana, che la collettivitā italiana residente nella Provincia ha richiesto lšinsegnamento dell'italiano nelle scuole pubbliche e anche che la positiva evoluzione degli scambi economici fra lšItalia e lšArgentina, ha provocato una domanda dšitaliano nel territorio della Provincia.
Lšaccordo, che ha undici articoli e durerā dal 12 marzo di quest'anno fino alla fine del 2003, prevede che la Direcciķn introdurrā l'italiano come materia integrata nel curricolo educativo a carattere obbligatorio con relativa valutazione e nei titoli finali di studio di quelle istituzioni scolastiche in cui si insegni lšitaliano, e successivamente in altre istituzioni scolastiche.
I consolati dšItalia a Buenos Aires, La Plata, Bahía Blanca, Lomas de Zamora, Mar del Plata e Morķn, saranno gli esecutori dellšaccordo e si impegneranno presso il Ministero degli Esteri, per la concessione di contributi per lšattuazione di un programma comprendente l'aggiornamento dei docenti dšitaliano in servizio nelle scuole comprese nellšaccordo e lšassegnazione alle stesse scuole di materiale didattico e multimediale.
Per ottenere tali contributi, le scuole interessate dovranno prima ottenere lšapprovazione della Direcciķn, dei piani di studio in cui sia inserito lšitaliano come nuova materia curricolare e della pianta organica funzionale che contenga la richiesta delle ore di italiano corrispondenti alle ore di insegnamento nelle classi prescelte.

Commemorato il 25 Aprile 1945
Mercoledė 25 aprile č stata celebrata la ricorrenza della ŗFesta della Liberazione˛.
La celebrazione si č svolta in Plaza Italia con la partecipazione dellšambasciatore dšItalia dott. Jannuzzi e del console generale dott. Palladino, di autoritā del governo della cittā autonoma di Buenos Aires, di presidenti e rappresentanti di numerose associazione italiane partigiane e di ex combattenti, cosė come di tutte le scuole italiane di Buenos Aires.
La cerimonia č iniziata con lšesecuzione degli inni argentino e italiano e la deposizione di due corone dšalloro ai piedi del monumento a Garibaldi.
Renato Zanchetta, presidente dellšANPI, Manfredo di Montezemolo presidente del CVL, il console Palladino e lšambasciatore Jannuzzi con elevate parole, hanno invitato, soprattutto i giovani a imparare la storia di quelle giornate e a non dimenticare il profondo significato che la data ha per tutti gli italiani.
Finiti i discorsi, č sono state eseguiti l'Ave Maria" di Haendel e il Va Pensiero del "Nabucco" di Giuseppe Verdi, e si č conclusa cosė la toccante cerimonia.



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