Appunti di viaggio di un giornalista RAI  al seguito del presidente Ciampi
Quel che in Italia non sanno
 degli italiani d'Uruguay

Dall' Inviato speciale del Tg2
Luciano Ghelfi


Ci sono volute 23 ore di viaggio esatte dalla mia abitazione di Roma all'albergo di Montevideo. Fiumicino, Malpensa, Buenos Aires, e finalmente a destinazione. 23 ore di viaggio e 12000 chilometri per ritrovarsi incredibilmente a casa. Mi ero adeguatamente documentato prima di partire al seguito del presidente Ciampi sulla folta presenza italiana in Sudamerica, ma una cosa è studiare sui libri, un'altra vivere sulla propria pelle un'esperienza d'immersione piena su un'altra Italia quasi agli antipodi della prima.
Era uggioso il tempo a Roma alla partenza, a Montevideo ci accoglie uno splendido scampolo d'estate. Il fatto di aver preceduto di 24 ore l'arrivo del nostro Capo dello Stato ci regala un pomeriggio per scoprire una città dove l'impronta italiana è un po' dappertutto, nella linea architettonica di numerose abitazioni, così come nelle insegne dei negozi o nei nomi delle vie. Il tour di noi giornalisti della Tv pubblica comincia dal monumento a Garibaldi: è vero che lo abbiamo sempre sentito chiamare "Eroe dei due mondi", ma l'adorazione con la quale viene ricordato in Uruguay supera di gran lunga il ricordo che si ha di lui in Italia. Garibaldi è stato uno dei primi emigranti italiani ad arrivare da queste parti. Non il primo certo, perché di italiani ce n'erano già alcuni un secolo prima di lui, come testimonia l'atto di fondazione della capitale uruguayana. Di certo però in tantissimi lo hanno seguito.
In tantissimi, entrando dopo un estenuante viaggio nella bellissima baia di Montevideo con i bastimenti dall'Italia hanno visto la fortezza del Cerro, la stessa fortezza dalla quale, con astuzia tutta italiana, l'eroe della nostra indipendenza tenne a lungo in scacco le truppe argentine del generale Rosas, sino all'arrivo dei rinforzi. 
Ma per arrivare in cima al Cerro attraversiamo alcuni rioni poveri di Montevideo, casette basse e modeste e spesso scrostate. E qui si esce dalla storia e si entra nella cronaca, nell'economia in recessione di quello che, negli anni Trenta era uno dei paesi più ricchi del mondo. Non è più così, e si vede. L'iperinflazione degli anni Ottanta è soltanto un lontano ricordo, ma questo risultato è stato raggiunto solo al prezzo del sostanziale blocco dell'economia e dei consumi interni. 
Ne paga le spese anche la comunità italiana, e qui cominciano le lamentele verso un paese tanto amato nonostante la distanza, che però per i suoi figli all'estero sembra avere ben scarsa memoria. Lo si vede nell'incontro con Ciampi alla "Casa degli Italiani". La questione della mancata attuazione della riforma costituzionale che introduce il diritto di voto per gli italiani all'estero è sollevata, com'era facile prevedere, ma non appare affatto quella centrale.
Con compostezza, ma anche con chiarezza lapidaria, i rappresentanti della comunità italiana rappresentano al presidente Ciampi la necessità di fare qualcosa per chi si trova in condizioni d'indigenza. La crisi economica ha fatto scivolare la piccola borghesia sulla soglia della povertà, in più è elevata la percentuale di anziani che necessiterebbero di un sostegno. La madrepatria fa ben poco, anzi l'Ospedale Italiano, figlio delle società di mutuo soccorso che nacquero sull'onda garibaldina., è stato praticamente privatizzato. Di conseguenza bisogna pagare le prestazioni e molti non se lo possono permettere. Con in più la rabbia di sapere che si tratta di uno dei nosocomi più attrezzati del paese, come viene orgogliosamente mostrato al Capo dello Stato durante la visita. 
Non diversamente le cose vanno per le scuole italiane, anch'esse a pagamento, e dunque riservate di fatto solo a coloro che se le possono permettere. E intanto in pochi mesi i francesi hanno costruito un liceo modernissimo che fa bella mostra di sé sul lungomare di Montevideo, rappresentando plasticamente la differenza fra quelle nazioni che investono nella propria presenza culturale nel mondo e quelle che troppo spesso se ne dimenticano. Peccato che l'Italia faccia parte della seconda categoria.
Eppure gli italiani di qui meriterebbero molto di più. Ci sono le penne nere degli alpini, con il labaro dell'ANA "Sezione Uruguay", ci sono i partigiani dell'ANPI, ci sono gli stendardi di tutte le regioni, ci sono persino istriani e dalmati, figli e nipoti di una parte d'Italia che non è più nemmeno Italia. Ci sono deputati e senatori: più di un terzo del parlamento di Montevideo ha dirette ascendenze italiane e qualcuno scherzando racconta che se tutti fossero volati a Roma per la conferenza mondiale dei parlamentari di origine italiana, qui sarebbe mancato il numero legale.
Alla "Casa degli italiani" la commozione è reale e chi risiede in Italia stabilmente non la può nemmeno immaginare. Fa effetto vedere giovani ed anziani emozionati al momento di cantare gli inni nazionali (uruguayano ed italiano), orgogliosi di portare un simbolo tricolore, che invece nella madrepatria noi portiamo ormai (colpevolmente) solo allo stadio quando gioca la nazionale. 
Forse, bisogna ammetterlo, c'è più italianità qui che non in patria. L'attaccamento è più sincero, anche se da Roma arrivano ben pochi sostegni. E senza fondi adeguati anche quell'opera di alfabetizzazione linguistica che il presidente Ciampi invoca è difficile da realizzare. Il fatto è che, complice la vicinanza con lo spagnolo, l'italiano rischia di finire per soccombere ed essere dimenticato soprattutto da parte delle giovani generazioni. Ma questa battaglia non si può combattere a mani nude, senza una lira, o euro, o dollaro che dir si voglia.
A Roma però queste cose sembrano non importare quasi a nessuno, sui giornali non fanno notizia, se proponi un servizio sulle comunità italiane, il direttore te lo cassa. E anche nel servizio pubblico radiotelevisivo le cose non vanno poi tanto meglio. Fra l'altro, tante sono le lamentele verso un canale che dovrebbe essere tutto orientato alle esigenze dei residenti all'estero, RAI International, ma propone poche cose realmente interessanti oltre ai telegiornali, al calcio della domenica e, una volta all'anno, Sanremo, dove però gli italiani all'estero stavolta sono stati persino maltrattati in diretta da un presentatore che forse non si rendeva conto chi fossero i suoi interlocutori, e si becca il rimbrotto aspro e sincero della signora Franca Ciampi. Erano quelli di Buenos Aires in collegamento via satellite con la città, ma questo poco importa. E' come se fossero stati offesi tutti i nostri connazionali che vivono oltre i confini della penisola.
Non è questo che si meritano gli italiani d'Uruguay e tutti gli italiani all'estero. Per il nostro paese sono una risorsa preziosa e potrebbero essere una finestra sul mondo, specie oggi che le nuove tecnologie, Internet in testa hanno ormai accorciato le distanze, anzi le hanno praticamente annullate. Ma la strada per far passare questo messaggio in Italia è lunga e difficile.

Argentina, seconda Italia

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