Notiziario dell'Associazione Mantovani nel Mondo n° 6 del 21/09/1999

Corso di formazione per Italiani residenti in QUEENSLAND E NORTHERN TERRITORY
bozza di Statuto della Federazione delle Associazioni Lombarde in Brasile
lettera del Sindaco di Magnacavallo all'Associazione

PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE A MANTOVA CON
L'APAM
(AZIENDA PROVINCIALE AUTOTRASPORTI MANTOVA)

- Racconti di viaggio -

Ogni giorno sugli autobus di APAM Spa, in città e nella Provincia di Mantova e Brescia, vengono trasportati migliaia di clienti; ogni mezzo è un vero e proprio microcosmo di umanità con i propri pensieri, i propri problemi.
Una sorta di melting-pot in sedicesimo.
Un ambiente nel quale nascono rapporti, si creano amicizie, una realtà ricca di significati e di esperienze. Da questa consapevolezza è nata l’iniziativa "racconti di viaggio" che l’APAM Spa ha inteso avviare in occasione del Festival della Letteratura di Mantova, una manifestazione a carattere culturale che ogni anno assume rilevanza sempre maggiore e attira migliaia di persone.
Iniziativa che si proporrà sino al 30 Novembre 1999 e ogni interessato potrà compilare la cartolina inviandola all’Azienda.
Una apposita Commissione, composta da un rappresentante dell’APAM Spa, del Festival della Letteratura e dall’Assessore alla Cultura di Mantova individuerà i migliori racconti dando agli stessi ampia pubblicità. Se l’adesione, come si auspica, sarà rilevante l’Azienda è intenzionata a pubblicare una raccolta dei racconti.
Racconti lampo, scritti in 100 parole, che potranno essere letti sull’autobus al posto dei consueti cartelli pubblicitari: un modo originale di utilizzare la pubblicità dinamica.
I racconti potranno essere inviati mediante E-Mail all’indirizzo
apam@apam.it.

 

MANTOVA INCONTRA L'ARGENTINA

IN OCCASIONE DELLA VISITA DELL'AMBASCIATORE ARGENTINO IN ITALIA JUAN FELIX BORGONOVO DI ORIGINE LOMBARDA,ORGANIZZATA DALL'AMM,VI ALLEGHIAMO DUE ARTICOLI FATTICI PERVENIRE DA WALTER GARDINI,EMINENTE RAPPRESENTANTE DEL CIRCOLO MANTOVANO DI BUENOS AIRES.

DIALOGO CON I MANTOVANI NEL MONDO
di Walter Gardini

In un comunicato dell’Associazione dei Mantovani nel Mondo (AMM) si legge: si possono ipotizzare almeno 600.000 persone discendenti di mantovani in tutto il mondo”. Si tratta per ora di un’ipotesi che sembra a prima vista esagerata. Le ricerche attualmente in corso potranno confermare, o stabilire nella giusta proporzione, ma fin d’ora possiamo affermare che anche i mantovani e loro discendenti sono presenti in tutto il mondo. In passato sono stati separati fra di loro e in gran misura dalla loro città, come tutti gli altri emigrati, però adesso il progresso dei mezzi di comunicazione permette cambiare a poco a poco questa situazione. E’ quanto si propone l’AMM. “Noi desideriamo - afferma il suo fondatore e presidente, Daniele Marconcini - aprire i canali di collegamento fra i vari gruppi di emigrati e loro discendenti e fare in modo che possano riallacciare più facilmente rapporti famigliari, sociali, artistici e culturali.” Per questo la sede dell’AMM di Mantova é stata attrezzata con fax, e-mail, internet e un collegamento con il sito della Gazzetta di Mantova. Con questi mezzi quasi tutti i giorni si trasmettono notizie provenienti da tutte le parti del mondo che permettono di stabilire un dialogo internazionale sommamente utile ed interessante. Ci sono richieste per ricerche di carattere familiare, specialmente sui nonni o sui bisnonni ( le radici ). Abbondano le scoperte e i saluti ad amici rimasti in patria o emigrati, ma soprattutto ci sono notizie personali o di gruppo che ci permettono renderci conto della situazione degli emigrati mantovani. Predominano le informazioni sul e dal Brasile, dove si trovano circa 200.000 discendenti di mantovani che uniti ad altri 800.000 lombardi concorrono a formare la comunità lombarda più numerosa del mondo. E’ da ricordare che in Brasile esistono un “Novo Milano” e una “Nova Brescia”. Tre cittadine hanno avuto origine da mantovani senza portare il nome della patria d’origine. Per trovare una “Mantova” bisogna andare a Cuba. In Brasile l’ AMM ha organizzato due missioni socioeconomiche finanziate dalla Regione Lombardia, I’Amministrazione Provinciale e il Comune di Mantova in collaborazione con la Camera di Commercio Italo-Brasiliana. Si sono realizzati gemellaggi di tre Comuni del mantovano con tre città fondate da mantovani. Un discendente mantovano svolge oggi una funzione molto importante nel Ministero dell’ agricoltura a Brasilia e ha scritto al Presidente dell’AMM : “Mi sento in dovere di partecipare attivamente in codesta Associazione che ha tra i suoi scopi il rafforzamento dei legami fra le comunità mantovane nel mondo, di promuovere iniziative volte alla tutela degli emigrati , di promuovere soluzioni adeguate ai loro problemi”. Numerosi sono pure i mantovani in Australia frutto della ondata emigratoria dell’ultimo dopoguerra. Scrive Rizieri Formigoni di Ostiglia toccando un punto cruciale anche della comunità italo-argentina: ”Il fenomeno che più mi preoccupa é quello dei giovani che non si interessano delle loro radici. E’un problema per ogni nostra associazione in Australia. C’é bisogno di fare qualcosa prima di arrivare ad un certo punto dove la memoria e  il valore della nostra identità cessano di esistere. Per me sarà un gran peccato, ma se noi non ci muoviamo, la realtà é questa”. Amedeo, a Mantova ha passato cinque anni in un campo di concentramento, si sente un mantovano di adozione anche perché a Mantova giacciono le salme di una sua sorella e di sua nonna, scrive da Sidney: ”La mia carriera in questo lontano paese é iniziata con un lavoro di manovale nelle fogne di Melbourne e si é conclusa con le attività spaziali della Nasa, della missione Mercury e Gemini per concludersi con la missione Apollo, cioè l’atterraggio sulla luna. Posso quindi vantarmi di aver avuto una vita che va dalle stalle alle stelle !”. Giorgio Forlin nato a Mantova, é in Perù dal 1954 e manda una poesia in dialetto nella quale “con il cuore e con una gran nostalgia” inneggia “alla sua bella città” che ha rivisto cambiata dalle molte industrie però ancora con il fascino delle sue opere d’arte, del suo lago e ... delle sue rane. La poesia di Forlin ha fatto affiorare il dialetto in altri che si sono messi a competere con lui. In particolare Sergio Scaglietti di Marmirolo, attualmente in Australia, ricorda una tipica ricetta mantovana che sua mamma non manca di applicare: “la canela con tortei e agnolin  l ‘é una tradisiòn familiar” e aggiunge “Me mama l’é dal 22, ancora in gamba par una dona che l ’ha sempar sgubà.La dis che la voi vivar fin a cent an par far dispet a la autorità” .Daniela Raimondi di Sermide si é laureata a Londra, dove vive, in Studi latino-americani . E’ scrittrice e poetessa e ha vinto concorsi di letteratura, Carla Portioli di Mantova dirige una scuola italiana con circa 200 alunni di iscritti e 25 adulti suddivisi in una quarantina di corsi a Città del Capo e si é impegnata a compiere un censimento dei mantovani nel Sud Africa. Nella galleria delle figure che sfilano nell’internet mantovano e dei quali abbiamo offerto solo un piccolo saggio non poteva mancare un rappresentante dei missionari e religiosi che svolgono la loro opera nel mondo. Li rappresenta Suor Chiaramella Fossa originaria di Roverbella, che svolge la sua attività a Cascavel nello Stato brasiliano del Paranà.”Attualmente, scrive, lavoro in una scuola materna con una ottantina di bambini in condizioni di estrema povertà materiale, culturale e morale. Si tratta di una piccola goccia in mezzo ad un mare di necessità. D’altra parte di gocce é fatto l’oceano.” Tra i tanti messaggi degli emigrati ci sono anche parole di solidarietà e di incoraggiamento che vengono da Mantova come queste di Steno Marcegaglia: “Cari mantovani e mantovane nel mondo, é affascinante sapere quanti di voi sono in giro per il mondo e quanti abbiano realmente fatto fortuna o comunque abbiano trovato felicità all’estero. Alcuni di voi, leggo, sono in un “estero”piuttosto vicino a casa, come l’Inghilterra o la Francia; altri invece sono lontani in Australia, Brasile, Argentina e non tornano quasi mai a casa. Io non sono mantovano di nascita, ma sicuramente di adozione visto che nel mantovano sono arrivato da bambino. Qualche tempo fa ho ricevuto graditi ospiti presso la sede principale del  gruppo Marcegaglia una piccola rappresentanza di mantovani emigrati. E’ stato un incontro nel quale ho raccontato come sono nato e mi sono sviluppato come imprenditore E’  con quello stesso spirito che oggi io auguro a tutti i mantovani nel mondo di raggiungere la stessa fortuna che ho raggiunto io e anche di affrontare la vita e il lavoro con la stessa tenacia e lo stesso coraggio che ho avuto io. A tutti: non lasciate nulla di intentato”. Leggendo le notizie diffuse per mezzo di E-Mail o per Internet  dall’ AMM uno si chiede: quanti mantovani sparsi per il mondo potranno riceverle?: Sicuramente molto pochi. Per l’Argentina solo due nella capitale e due nelle province dell’interno hanno dato prova di rimanere in contatto. Forse ce ne saranno altri, ma non di più. Questo non deve togliere nulla all’importanza di questa iniziativa, Con gli anni certamente aumenterà il numero di coloro che potranno usufruire dei mezzi moderni di comunicazione. Oggi intanto quanti ricevono, che in genere sono responsabili di Associazioni o di Circoli Mantovani, potranno diffondere il materiale ricevuto. Solo si auspica che le notizie diffuse daIl’AMM riguardino lo specifico settore mantovano. Le altre di carattere generale possono essere recepite da RAI International utilizzata da un buon numero di emigrati (compresi i mantovani) o dalla stampa locale (in Argentina due settimanali e un quindicinale ciascuno con una sua caratteristica particolare e ottimi sotto tutti i punti di vista). La promozione del dialogo con tutti i mantovani del mondo é la finalità della AMM. Non è però l’unica. Tra i suoi scopi c’è pure quello di “promuovere azioni in aiuto dei mantovani con servizi sociali e culturali”: assistenza per le pensioni, accoglienza turistica o alberghiera, soggiorni di studio, ecc. Nella misura in cui I’AMM. potrà venir incontro a queste ed altre necessità darà prova della sua validità.
Walter Gardini

da: L'Eco d'Italia di Buenos Aires del 19 agosto 1999

Mantovaninelmondo©1999
URL page: http://www.freeweb.org/associazioni/Mantovaninelmondo/amm-ita/notizie/dialogo.html

Pino Caramaschi: da Camionista a Fotografo

Si è conclusa il primo agosto 1999 l'esposizione, patrocinata dal Governo della Città di Buones Aires, dedicata al fotografo di origini mantovane Pino Caramaschi intitolata "Una mirada al Gran Cañon del Colorado". Tema affascinante, un altopiano che raggiunge i 3000 metri , con una estenzione di 340.000 Km² solcato dal fiume Colorado . Uno spettacolo della natura che Pino ha immortalato un migliaio di volte. In mostra, solo 42 foto, le più rappresentative scelte personalmente e che hanno suscitato ammirazione e stupore nei visitatori . Il direttore del Planetario, in cui si è svolta l'esposizione, Antonio Cornejo nel dichiararsi apertamente un ammiratore dell'artista di origine mantovana ha aggiunto: " Sono utili le macchine fotografiche sempre più perfette . E' anche necessario conoscere i principi fondamentali della tecnica fotografica , ma più necessaria , è una sensibilità artistica, in gran parte innata , che rende l'uno capace di captare quel momento magico, quell'istante unico che fa di una fotografia un'opera d'arte ...." .
Pino Caramaschi è nato a San Benedetto Po (Mantova). A tredici anni, sbarcò , insieme alla madre dalla nave AnnaCosta . Era il 29 maggio 1949, suo padre era arrivato l'anno precedente . Prosegui gli studi presso la Scuola Salesiana di Lomas de San Isidro uscendo alla fine con il diploma di Tecnico meccanico . Ha lavorato dapprima nella fabbrica di motori elettrici Lamborghini , poi cedendo alle richieste del padre, che dirigeva una impresa di autotrasporti , divenne camionista. Gran lavoratore, raggiunta una buona situazione economica grazie all'oculata amministrazione gli fu possibile dedicarsi alla sua passione , la fotografia. A quindici anni aveva avuto la prima macchina fotografica , una Kodak , e non l'aveva più lasciata. Con il lavoro di camionista , nei viaggi attraverso l'Argentina, ritrasse infiniti paesaggi . Tutto ciò che l'impressionava veniva immortalato dalla sua fedele macchinetta. Poi, successivamente, libero da impegni di lavoro si iscrisse nello studio fotografico "La Immagen" di Daniel Garcia . Potè perfezionarsi e arrivare alle prime esposizioni personali. Ebbe la notorietà quando alla mostra allestita a Punta del Este suscitò gli elogi di Aldo Sessa , il fotografo più conosciuto e apprezzato dell'Argentina. Pino Caramaschi fa parte del Circolo dei Mantovani , ne è uno dei primi membri. Sono trascorsi cinquanta anni da quando Pino sbarcò in Argentina ed egli stà aspettando il diploma-riconoscimento promessogli dalle autorità italiane. Unica sua aspirazione, ora con i figli sistemati e attorniato dai nipoti, è quella di essere ricordato come un uomo buono che ha fatto del bene .
Testo liberamente tratto da un articolo di Walter Gardini

IL CAVALIER BISIGHINI,UN COSTRUTTORE MANTOVANO A BUENOS AIRES ALLA FINE DEL SECOLO

VI RIPROPONIAMO L'ARTICOLO FATTOCI PERVENIRE DAL SOCIO VITTORIO BOCCHI CHE RELAZIONERA' IL GIORNO 23 SETTEMBRE,DURANTE LA CENA IN ONORE DELL'AMBASCIATORE ARGENTINO IN ITALIA

Il 9 maggio 1999, presso l'ass.ne Dante Alighieri di Buenos Aires, si è inaugurata l'esposizione monografica dal titolo: "Il Cavalier Francesco Bisighini. Un Costruttore Italiano in Buenos Aires". Sono state presentate 70 riproduzioni di fotografie datate ai primi anni del '900, scielte dal ben più nutrito archivio di Villa Bisighini in Carbonara di Po, e corredate da un documento dell'epoca (anch'esso in copia), nel quale lo stesso Cavaliere della Corona ha scrupolosamente elencato le opere edificate nella capitale argentina dalla sua ditta.
Chi scrive ha presentato l'argomento con un'introduzione, qui di sèguito riprodotta integralmente.
Il cavalier Francesco Bisighini ha lasciato tracce di sé nel paese che gli ha dato i natali. Carbonara di Po è un piccolo borgo adagiato sulle rive del fiume Po, nell'estremo lembo sud-orientale della regione chiamata Lombardia. Dimorò in una suntuosa villa, oggi sede municipale. Gli alberi del parco avvolgono un imponente mausoleo, che accoglie le sue spoglie e quelle della moglie. Poco più che quarantenne tornò da Buenos Aires in Italia con una vera fortuna. Parte di essa fu impiegata per la costruzione della casa che doveva impressionare i compaesani, e parte per erigere una tomba che avrebbe dovuto perpetuare presso di essi il ricordo di lui. Prova ne é il fatto che ci vollero dieci anni per completare il tempio: una profusione principesca di oro e marmi pregiati. Da dove veniva tanta ricchezza? E come poteva essere stata accumulata in così poco tempo? Le testimonianze di come siano andate le cose ci sono, ma nessuna di esse corroborata da dati sufficientemente controllabili. Sicuro, invece, è il fatto che il nostro fu impresario edile in Buenos Aires tra la fine dell''800 e l'inizio del'900. Testimoniano questa sua attività le fotografie, eseguite all'epoca, delle sue costruzioni. Dimore private per clienti facoltosi, palazzi per attività mercantili e sociali. Il tutto scrupolosamente elencato in un prezioso documento, il quale ci consente di conoscere l'ubicazione delle costruzioni, i nomi dei clienti, i loro recapiti e le rispettive attività. Nello stesso archivio fotografico (parte di esso è qui esposto in copia) troviamo una ricca raccolta di immagini che illustrano l'architettura, la vita, il lusso e le miserie della capitale argentina di quegli anni. Egli volle in questo modo portare con sé, in Italia, il ricordo indelebile di una parte importante della sua esistenza e di una città, alla crescita della quale aveva contribuito non poco. Un giornalista messicano chiese a Jorge Luis Borges il perché si ostinasse a vivere nelle tre stanze di calle Maipù, con cucinino, un angusto ingresso ed il bagno. Lo scrittore fece osservare che vi erano delle sedie in più, e si meravigliò di come l'intervistatore trovasse scomoda una casa nella quale era entrato appena da un quarto d'ora, mentre lui ci viveva comodamente da quasi mezzo secolo. Il poco accorto giornalista non si sarebbe permesso di fare un'osservazione così inopportuna se avesse conosciuto il misterioso amore che legava lo scrittore alla sua città, tanto distante da certo becero patriottismo e spirito nazionalista. Amore che veniva da lontano, dai giorni della prima infanzia. Mi è parsa bella l'immagine del nostro costruttore che percorre le vie intento a catturare il volto di una città che cambia rapidamente, e forse passa davanti al cancello oltre il quale il bambino Borges gioca, nella casa con due piani e due patios del quartiere Palermo. I libri erano già il suo destino, oltre l'inferriata l'epopea della 'milonga' e dei duelli con il coltello. Una Buenos Aires trasognata che stava scomparendo, grazie anche all'opera di 'gringos' come Francesco Bisighini. Scriverà, Borges, nell''Evaristo Carriego': "La stanno imprigionando adesso quella quasi infinita distesa di solitudine che si rintanava poco tempo fa oltre la pasticceria La Paloma, dove si giocava a truco. Verrà rimpiazzata da un viale banale, con tetti dalle tegole alla moda inglese. Del Maldonado non rimarrà altro che il nostro ricordo,...". Dell'incrocio di destini, quale può essere stata una città come Buenos Aires, il Bisighini si portò in Italia il vivido ricordo impresso sulla lastra fotografica. Uomo con poca cultura, aveva grandi conoscenze in fatto di tecniche edilizie e di materiali da costruzione. Alcuni anni dopo essere tornato al suo paese natale ricevette il titolo di Cavaliere della Corona, e passò il resto della vita ad organizzare il ricordo della sua figura per i posteri. Se ne ha una prova leggendo il testamento, riveduto più volte, nel quale meticolosamente sono disposte le donazioni da elargire, e le precise clausole riguardo chi e come doveva gestire l'ingente patrimonio d'immobili lasciato. Nello stesso documento si legge: "Il giorno ventitre del mese di febbraio dell'anno 1953, alle ore sedici e minuti cinque, nella casa posta in via... al numero dieci è morto Bisighini Francesco dell'età di anni ottantacinque, residente in Carbonara di Po, benestante, che era nato a Carbonara di Po dal fu Giacomo, già sarto,... e dalla fu Bocchi Maria Rosa, già casalinga,... e che era vedovo di Crivellari Ernesta." Morì senza eredi; forse a consolarlo negli ultimi anni rimanevano solo le fotografie ben ordinate in eleganti album. Con loro poteva tornare all'aria frizzante di una bella capitale d'inizio secolo. Fortunatamente l'intera raccolta è arrivata fino a noi. E' un'eredità più preziosa di tante pietre e statue disseminate di qua e di là dell'oceano.
NOTA BIBLIOGRAFICA: - "Il Cavalier Francesco Bisighini e la sua Villa in Carbonara di Po. Breve Storia di un Emigrato e delle sue Fortune." Vittorio Bocchi, Carbonara di Po, 1997.- "Un Paese sul Fiume". Ricerche di storia locale: Anna Maria Andreoli,a cura di Vittorio Bocchi, Carbonara di Po, 1992.- Archivio municipale di Carbonara di Po. Fondo documentario 'Fondazione F.Bisighini'. - "Jorge Luis Borges, Tutte le Opere".A cura di Domenico Porzio, trad. Vanna Brocca. I Meridiani, ed. Mondadori, Milano, 1984.

Con l'esposizione in Buenos Aires si può considerare chiusa una prima fase di studio sulla singolare vicenda di un emigrato, quale fu il cavalier Bisighini. Essa ebbe inizio prima del 1997, quando misi mano a quel poco che rimaneva dell'archivio documentario di Villa Bisighini, e subito emerse con chiarezza l'importanza della raccolta fotografica ivi custodita. In sèguito, grazie ai contatti tenuti di concerto dall'Amm.ne Comunale e dall'ing. C.Fazzi di Mantova con la Regione Lombardia, si è potuto pensare di far conoscere l'esito della ricerca anche fuori dal paese di Carbonara e dal suo circondario.L'occasione si è presentata in concomitanza con l'apertura della grande esposizione commerciale italiana in Buenos Aires, tenutasi tra il 10 ed il 16 maggio 1999.La monografia dedicata al cavalier Bisighini è stata proposta dall'assessore G.Bombarda, con delega all'Emigrazione, e dal preposto funzionario dott. Potenza, come il primo di una serie d'incontri che la folta rappresentanza della Regione Lombardia ha avuto con gli Italiani d'Argentina. Alla presentazione sono intervenuti molti membri delle varie associazioni italiane. Particolarmente attiva è stata la Federazione Argentina delle Associazioni Lombarde, rappresentata dal sig. Lazzari, e dai suoi validi collaboratori: ricordiamo per tutti il sig. F.Borroni.L'associazione Dante Alighieri, presso la sede della quale sono state esposte le fotografie, ha una tradizione di ricerca e diffusione culturale ormai centenaria. Attualmente è guidata operativamente dal vicepresidente sig. Petriella e dal presidente prof. Manzone, il quale ha segnalato la presenza sul Dizionario degli Italiani in Argentina, edito e curato dall'associazione stessa, il nome di Francesco Bisighini, seguito da poche notizie riguardo il suo arrivo in Buenos Aires e la sua attività d'impresario edile. Viene da sé che l'iniziativa qui commentata apre la strada ad ulteriori ricerche in loco, che daranno la possibilità di estendere la voce dedicata al nostro costruttore sul dizionario.Un impegno in questo senso è auspicabile da parte dello sparuto, ma attivo, gruppo di mantovani argentini.Essi si raccolgono attorno al circolo dei mantovani in Buenos Aires guidato dalla sig.a E.Massanti e dal marito prof. W.Gardini, particolarmente impegnato in campo culturale. Il circolo è affiliato all'AMM (Associazione dei Mantovani nel Mondo). Per quanto riguarda il versante italiano è mia intenzione proporre una conferenza sull'argomento, da tenersi presso gli enti e le associazioni che ne facciano richiesta. Essa sarà corredata da belle immagini di Buenos Aires in diapositiva, scattate dall'arch. Marzia Roversi, la quale, oltre ad accompagnarmi nel viaggio, ha validamente collaborato all'allestimento dell'esposizione.L'idea è nata dalla consapevolezza che sia utile presentare l'immagine della moderna capitale dell'Argentina: l'architettura, la cultura, la società e l'economia, il rapporto con il passato. Per affrontare un percorso che parte da un emigrato dell'800, la cui vicenda si è cercato di strappare all'oblio ed alle macerie del tempo, ed arriva ai giorni nostri. Seguendo questa via si può aggiungere un contributo alla conoscenza di un'anomala metropoli d'oltre oceano,- anomala nel senso che essa si discosta dai due modelli predominanti: quello anglosassone e quello ispanico -. Così da intendere la sua intima natura, scaturita da chi sa quale intreccio alchemico di destini d'emigrati. E' un fatto che ad ogni angolo di strada si può incontrare un italiano che ha una storia da raccontare.
Vittorio Bocchi Carbonara di Po, 30 maggio 1999

LA FONDAZIONE AGNELLI PER LE RICERCHE FAMILIARI

Alleghiamo il link per visitare il sito della fondazione Agnelli che contiene notizie sugli emigrati a N.York dal 1880 al 1891,a Buenos Aires dal 1882 al 1920 .in Brasile (vitoria ) tra il 1858 e il 1899    http://www.italians-world.org/Italy/BancaDati.htm

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Mantovaninelmondo©1999