Associazione Mantovani nel Mondo
(Ente aderente al CSVM - Centro Servizi del Volontariato di Mantova)
Notiziario n° 79-80-81- anno III° foglio n°27 dell'26 Aprile 2001

Le notizie che integrano quelle contenute nei notiziari della Mailing-list sono inserite in pagine specifiche del sito


MARCONCINI INCONTRA L'ON FRANCO DANIELI SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI 
CON DELEGA PER GLI ITALIANI NEL MONDO 

Le comunità di italiani all'estero costituiscono una rilevante risorsa, culturale ed economica. Occorre quindi operare concretamente affinché ne siano valorizzate l'importanza e la capacità di impulso per la nostra economia. Ne ha parlato ieri il Sottosegretario agli affari esteri Franco Danieli, candidato in un collegio senatoriale,comprendente Mantova,Cremona e Brescia nel corso di un recente incontro con il membro della Consulta Regionale Lombarda per l'Emigrazione, il mantovano Daniele Marconcini. Danieli ha affermato l'intenzione di stimolare «processi di internazionalizzazione», di aprire «nuovi mercati», relazionando le realtà imprenditoriali italiane con le comunità italiane all'estero.«L'area del mantovano presenta un ricco tessuto commerciale, soprattutto per le piccole e medie imprese - spiega Danieli -. Il mio impegno, concreto ed effettivo, sarà quello di contribuire alla valorizzazione del rapporto tra le imprese del mantovano e nuovi mercati».«L'estero - continua Danieli - chiede il trasferimento di Know-how italiano nel campo della piccola e media impresa». Il sottosegretario ha elogiato l'attivismo dell'A.M.M. a favore dei lombardi nel mondo, concordando per l'appello unitario, lanciato da Marconcini , a tutti i parlamentari candidati nel mantovano per una rapida ripresa della legge per il voto agli italiani all'estero, ribadendo l'impegno comune per superare l'empasse legislativo che attanaglia la legge ormai da diverso tempo. A.M.M.I.Press

 

Italiani  all'estero

Informiamo che stiamo lavorando per creare e realizzare un progetto per l'informazione Lombarda all'estero, attualmente frammentata e dispersa nei comunicati delle varie agenzie di stampa nazionali. Un progetto ideato per essere totalmente a disposizione delle Associazioni e delle Comunità Lombarde all'estero, a cui intendiamo dare voce. Naturalmente la collaborazione è aperta anche a tutti coloro che, pur non essendo Lombardi, vogliono dare un contributo all'informazione sulle Comunità all'estero o che intendono creare un rapporto con la Lombardia nei loro Paesi. Abbiamo presentato una domanda alla Regione per potenziare il nostro sito con delle collaborazioni professionali. Vi invitiamo a farci pervenire le vostre osservazioni ed eventuali offerte di collaborazione giornalistica.
A.M.M.I.Press


LA FINESTRA DI MARIO BASTI
Articoli della Tribuna Italiana (Argentina) dell'11 aprile 2001
Fare la politica con gli spiccioli

La settimana scorsa abbiamo parlato di un aspetto, certamente il principale, della visita di Stato del Presidente della Repubblica Italiana all¹Argentina ed abbiamo sottolineato la convenienza che alle parole seguano i fatti e che l¹aiuto dell¹Italia all¹Argentina sia basato piú su una politica di dialogo e collaborazione permanenti che sulle solidarietà nei momenti di crisi.Torniamo oggi sull¹altro aspetto della visita di Ciampi, l¹incontro con la collettività, sul quale abbiamo già parlato le settimane scorse e cioè sul fatto che una visita del Presidente della Repubblica, che impersona l¹Italia, non può essere uguale in un Paese dove non c¹è una numerosa presenza italiana, diciamo la Spagna, che in un Paese come l¹Argentina, dove abita la più numerosa comunità italiana all'estero, dove la presenza italiana è diffusa in tutto il territorio e che ha contribuito in modo determinante a fare l¹Argentina. L¹esempio della Spagna è valido, perché il programma delle visite presidenziali, di Ciampi o del suo predecessore, è lo stesso in qualsiasi paese, per quanto riguarda la comunità italiana ivi residente. Pensiamo che una visita agli italiani in Argentina dovrebbe durare piú giorni e comprendere varie città dell¹Argentina, per poter essere a contatto con le varie comunità. E' vero che a Buenos Aires risiede la comunità piú numerosa ed è logico che venga nella capitale del Paese. Ma tutti gli emigrati si sentono lontani dalla terra natia e gli italiani che risiedono nell¹interno si sentono ancora piú lontani dall¹Italia e quindi la visita presidenziale avrebbe per loro un senso ancora piú profondo. Lo si è visto anche dalla diversa accoglienza riservata al Presidente a Buenos Aires e a Rosario. Nella Capitale, è stata piú formale e pur non mancando la simpatia verso il Capo dello Stato, sono stati sottolineati i numerosi e motivati sentimenti di disagio della comunità. A Rosario l¹accoglienza è stata piú una festa popolare e nei discorsi sono stati sottolineati i sentimenti di emozione. Non è che i problemi siano diversi o che a Rosario ci siano meno problemi, anzi. Ma la visita di un Presidente italiano nella seconda città dell¹Argentina, ai connazionali residenti in quella regione, non avveniva da quarant'anni e per questo motivo sono prevalse emozione e simpatia. Figurarsi se il Presidente della Repubblica fosse andato a La Plata, a Mar del Plata, a Tucumán, a Bahía Blanca, a Santa Fe o a Paraná, solo per citare alcune importanti città argentine mai visitate dai Presidenti o dai Capi del governo e neanche da un ministro. Non è poi che a Rosario, Mendoza o Cordoba, le visite presidenziali siano cose di tutte le settimane... Ma al di là del fatto che non si prende in considerazione la possibilità di modificare il programma della visita presidenziale a seconda del Paese in cui deve andare, c¹è un altro aspetto sul quale vogliamo soffermarci, a  visita avvenuta.Davanti alla collettività, il Presidente della Repubblica ha assunto l¹impegno di essere il nostro portavoce davanti al Parlamento italiano, non solo per la questione del voto, ma per tutte le altre annose problematiche che ci affliggono.Sarà per lui un grande sforzo riuscire a far sedere le forze politiche, dopo le elezioni, per mettersi al lavoro per approvare la legge sul nostro voto. Infatti, l¹orizzonte elezioni sarà dopo il 13 maggio troppo lontano e quindi il nostro voto non sarà una priorità per il Parlamento. Ma anche se la legge sul voto fosse approvata, rimarrebbe aperta la questione tecnica, in modo speciale il controllo delle anagrafi e l¹assunzione di 250 contrattisti per fare tale lavoro. Rimarrà in piedi la questione della diffusione della cultura e della lingua italiana e tante altre per le quali deve intervenire il ministero degli Affari Esteri. Soprattutto rimarrà ancora sul tappeto la questione del disservizio consolare e delle carenze della rete consolare. E qui vogliamo soffermarci per sottolineare che, a nostro avviso, è questo il problema principale che affligge la collettività italiana in Argentina. Un problema che oltre a ledere la dignità di migliaia di cittadini italiani reca un danno enorme all'immagine dell¹Italia e che diventa sempre più una bomba a orologeria. Cosa si sta aspettando per trovare una soluzione? Che succeda una disgrazia davanti alla porta di un consolato italiano in Argentina? Ormai insulti e gente che viene alle mani sono cose di tutti i giorni. Ci vuole anche il morto?Per il problema dei consolati e per tutti gli altri sui quali Ciampi ha accettato di essere nostro portavoce nei confronti del Parlamento, la buona volontà del Presidente s¹imbatterà con i burocrati che non vogliono cambiare mai niente e per i quali c¹è sempre un neo. E dovrà convincere i politici, sempre restii ad occuparsi delle cose che ci riguardano. E alla fine di tutti i ragionamenti, il Presidente, e i burocrati e i politici s¹imbatteranno con la realtà dell'esiguo bilancio della Farnesina. Un bilancio che solo negli ultimi due esercizi non è stato ridotto, dopo aver subito pesanti tagli durante anni. Ora, arrivato allo 0,28% del bilancio generale dello Stato, serve solo per pagare il personale, mantenere le sedi all'estero e poco più. In tale contesto sembra un esercizio assurdo di volontarismo pretendere una nuova sede per il consolato di Buenos Aires (anche se il ministro Dini sostiene l¹iniziativa), con un numero maggiore di addetti e l¹apertura di nuove sedi nell'interno dell'Argentina. Al di là della buona volontà del Presidente della Repubblica, anche in questo campo c¹è tutta una politica da costruire e anche in tale contesto deve essere sentita la voce degli italiani dell'Argentina- E per avere questa voce dobbiamo parlare fra di noi, metterci d¹accordo fra di noi, rilanciarci come comunità. Perché nonostante i profondi cambiamenti politici, economici e sociali degli ultimi anni, l¹Italia, come sostengono le conclusioni delle ricerche dei vari istituti ufficiali e privati (Istat, Cnel, Eurispes, ecc), continua ad essere un paese provinciale, troppo occupato a guardare sé stesso. Vorremmo che la nostra voce contribuisse a far cambiare l¹inefficace (o inesistente?) politica verso i connazionali all'estero e lo scarso interesse dell'Italia verso quanto non le è strettamente vicino, che sono le due facce della stessa moneta. Una moneta che ha poco valore, gli spiccioli che l¹Italia dà al Mare per fare la politica estera.

Anche Rai International ha scoperto la coda

Caro Lettore,con la rapidità che caratterizza i  mass media, specialmente la televisione, anche "Rai International", nata dal proposito di portare a noi l¹immagine dell'Italia d¹oggi e all'Italia, quella delle comunità italiane all'estero, ha scoperto la settimana scorsa la lunga coda che quotidianamente si snoda, dalle ore piccole, davanti al Consolato generale di Buenos Aires, premessa della lunga attesa per svolgere la pratica di cittadinanza o anche quella più semplice di rinnovo del passaporto.Noi sappiamo che non è proprio una novità, ma, comunque, meglio tardi che mai.Magari qualcuno vedendo quella coda avrà pensato che, se prima partivano i bastimenti per portare i lavoratori italiani a terre assai lontane, oggi potrebbero partire gli aerei per portare i figli e i nipoti disoccupati di quei lavoratori, a trovare pane e lavoro nella lontana Italia. Non facciamone una questione di diritto (sebbene si potrebbe farla), ma non hanno questi giovani argentini di radici italiane, qualche titolo più dei marocchini, dei kosovari, degli albanesi e dei cinesi? Non sarebbe più facile e meno preoccupante la loro integrazione? Mi sono posto già altre volte, dalla FINESTRA, questi interrogativi e suggerito anche qualche proposta di soluzione, ma, finché a Roma non ci sentono, credo valga la pena ricordare che repetita juvant, e perciò li ripetiamo. Li ripetiamo per Roma questi interrogativi e li ripetiamo anche come segnalazione ai dirigenti e rappresentanti della nostra comunità, che periodicamente vanno a Roma per esporre la nostra situazione e ribadire le nostre richieste. A questo proposito credo che, trascorso tanto tempo dalla riforma costituzionale, forse è stato un bene che la legge ordinaria sul nostro voto non sia stata approvata, per cui il 13 maggio, come tante altre volte prima, noi italiani all'estero staremo a guardare. E a sperare che, visto che a Palazzo Madama e a Montecitorio, non ci saranno nostri rappresentanti, la nostra causa sia sposata da qualcuno degli onorevoli, che magari non ignora che c¹è quest'altra Italia. Penso che sia stato un bene, perché ci sarebbero state tante di quelle irregolarità, se non altro per le differenze fra l¹anagrafe dei Comuni e quella dei Consolati, che avremmo avuto proteste a non finire. E allora diamo pure il via, rassegnati anche se non responsabili, alla XIV° Legislatura, ma al tempo stesso, prendiamo l¹impegno di non lasciar dormire sogni tranquilli agli eletti, al nuovo Parlamento, al nuovo Governo, siano essi di destra, di centro o di sinistra. L¹impegno che suggeriamo ai nostri rappresentanti: CGIE, Comites, Feditalia,Federazioni, Associazioni, è questo: Non appena il nuovo Parlamento e il nuovo Governo entreranno in funzione, presentargli subito un memorandum con tono di ultimatum, perché affrontino e risolvano subito, non fra cinque anni, 1º) il potenziamento della rete consolare, 2º) la definizione, esame, ripulitura e completamento dell'anagrafe, 3º) quindi l'approvazione della legge ordinaria affinché già alle prossime elezioni successive al 13 maggio, anche noi si possa votare, 4º) l¹aumento sostanziale dei fondi, sia per l¹assistenza, sia per la cultura, sia per questa TRIBUNA e le altre testate delle comunità italiane. Non solo gli spiccioli! Non accettare rinvii, respingere l¹argomento che ci sono altre cose a cui pensare prima, perché altrimenti corriamo il rischio di arrivare - chi ci arriverà - alla fine anche della XIV° Legislatura e di rimanere, come ora con un pugno di mosche.Confido che coloro che hanno la responsabilità di rappresentarci lo capiscano, capiscano che non c¹è tempo da perdere. O vogliamo altre prese in giro? P.S.- Walter Veltroni dirigente dell¹Ulivo e Pierferdinando Casini, dirigente della Casa delle Libertà, in una conferenza stampa sono stati concordi sulla necessità di sostenere la Colombia perchè "è un fatto di civiltà politica". Non è un fatto di civiltà politica preoccuparsi anche, loro politici italiani, degli italiani all¹estero? M.B.
Oscurare il sole con le mani Tapar el cielo con las manos  è un¹espressione che si usa in Argentina per descrivere l¹atteggiamento di chi crede che le cose cambiano solo perché convinto che sono cambiate, come uno che mettendo le mani davanti agli occhi, non vede piú il cielo e pensa che ha oscurato il sole, soltanto perché non lo vede più. Questa sembra la conclusione a cui sono arrivati nel Consolato d¹Italia a Buenos Aires. Dato che non ci sarà più la fila, il problema non esisterà più. Infatti, la sede di Buenos Aires ha annunciato di aver disposto un nuovo sistema per dare i turni per fare la pratica di riconoscimento della cittadinanza italiana. E' stato disposto infatti che il turno, invece di essere chiesto facendo una lunga fila durante ore (il sistema è cominciato a gennaio e ormai sono stati dati turni fino ad aprile del 2002) si potrà chiedere il turno lasciando una richiesta con le generalità in una buca di ricezione posta appositamente disposta all'esterno del Consolato. Poi saranno citati mediante una lettera. Certo, non si tratta di dare le colpe al Console Generale o ai suoi collaboratori i quali, siamo certi, non pensano che sparite le file, sparito il problema. L¹insediamento del dott. Palladino nella sede consolare di Buenos Aires è coincisa con una nuova valanga di richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana da parte di discendenti di emigrati italiani, a causa della grave crisi economica che vive l¹Argentina. Al Consolato di Buenos Aires sostengono che con il personale e la struttura che hanno, non possono fare altro che escogitare solo palliativi, come questo annunciato ora, perché la soluzione di fondo dipende da Roma. 
E sicuramente hanno ragione. Ma intanto chi chiede il riconoscimento della cittadinanza dovrà attendere almeno fino ad aprile dell¹anno venturo (sperando che la lettera che invierà il Consolato non si perda per strada). L'attesa sarà lunga ma non dovranno fare la fila, come invece dovranno continuare a fare i cittadini italiani, attendendo pazientemente in piedi varie ore davanti alla porta della sede consolare, per poter sbrigare le loro pratiche.



QUESTIONI INERENTI LA COMUNITA' ITALIANA IN SUD AFRICA


-Mancanza di un Rappresentante politico italiano nell'apparato di Governo Sudafricano, che tuteli le necessita' della Comunita' Italiana; 
-Mancanza di una scuola italiana che trasmetta la nostra lingua, la nostra cultura, il nostro retaggio storico; 
-Fondi insufficienti per la Casa degli Anziani, le Organizzazioni Assistenziali, il Comites, gli enti che tentano di diffondere la cultura italiana; 
-Abbandono del Sudafrica da parte della compagnia aerea di bandiera, l'Alitalia; 
-Quasi inesistente l'informazione italiana in Sudafrica (un solo giornale locale "la Voce" pubblicato in lingua italiana, un ente privato sudafricano (con proprieta' italiana) che trasmette settimanalmente un programma di un'ora in lingua italiana, un palinsesto di programmi "a dir poco inutile e vergognoso per contenuti" di Rai International. 
Quanto ai giovani: l'esponente del CGIE, incaricato del Gruppo giovani, ha fatto il punto su una serie di problemi comuni a tutti i giovani di origine italiana: 
Il problema relativo alla perdita della cittadinanza italiana, a causa della legge 91/92, varata dal Governo italiano, che prevedeva il riacquisto della Cittadinanza per coloro che l'avevano persa e che come noto e' stata in vigore fino al 31/12/1997; 
L'esercizio del voto per gli italiani all'estero, che ancora non abbiamo totalmente ottenuto, nonostante gli sforzi di "italiani illuminati" che hanno fatto di tutto per farcelo ottenere. "In questa riunione - ha sottolineato Mariano - abbiamo qui presente uno di quelli che, di questo, ne ha fatto la ragione di vita, nell'interesse di tutti noi, italiani all'estero. Lo ringrazio pubblicamente e gli rendo onore per quello che ha fatto e che fara' in futuro. Grazie on.Mirko Tremaglia". 
Tuttavia, non esistono solo problemi negativi, ha dichiarato Mariano "con assoluta convinzione personale, professionale e di giovane italiano nato all'estero". Molteplici e basate su dati di fatto, tangibili e verificabili le ragioni di questa convinzione, per quanto riguarda il Sudafrica: 
- La comunita' italiana in Sudafrica, pur non essendo consistente numericamente come in altri paesi a forte emigrazione italiana, come gli Stati Uniti, il Canada, l'Australia, l'Argentina, la Germania, etc., oggi, non e' piu' isolata come lo e' stata in passato; 
- Le organizzazioni che rappresentano la Comunita' oggi sono integrate fortemente nelle organizzazioni che si interessano ed agiscono nell'interesse specifico degli italiani all'estero, ed hanno in quelle una intelligente ed "incisiva rappresentanza"; 
Una dimostrazione si puo' riscontrare nel fatto che in questi ultimi due anni si sono tenute qui in Sudafrica meeting di alto livello: nel 1999, Riunione della Commissione Anglofona del CGIE, tenutasi a Citta' del Capo, nel 2000, la Pre-conferenza della Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo, tenutasi a Pretoria, nel 2001, la riunione di Johannesburg.

LE NUOVE GENERAZIONI DEGLI ITALIANI IN SUD AFRICA UN CONFRONTO CON LE ALTRE AREE
Pubblichiamo il Documento del Gruppo di lavoro sulle Le nuove generazioni degli italiani in Sud Africa: un confronto con le altre aree approvato dalla Commissione Area Anglofona Extraeuropea (Johannesburg 26-28 marzo) alla quale hanno preso parte 11 giovani italiani di America, America, Sud Africa, intervenuti ai lavori della Commissione Continentale. Il documento è stato redatto dal gruppo di lavoro presieduto da Claudia C. J. Fratini (South Africa), Serafina Maria Maiorano (segretario), partecipanti Denise Centofanti (USA), Gisella D'Andrea (South Africa), Paola Cicognini (South Africa), Romina Crosato (South Africa), Riccardo Pieri (South Africa), Domenico Visentin (South Africa), Carlo Messina (South Africa), Marisa Sonanno (South Africa), Adriano Giovaneffi (South Africa). 

Chi siamo? Dove andiamo? Cosa vogliamo? Queste sono le tre domanda a cui i giovani italiani all'estero più frequentemente chiedono una risposta. L'identità del giovane dell'altra Italia è un identità grosso modo definita dalle due realtà; quella italiana, trasmessa dai genitori e quella del paese in cui vive, studia e lavora. 
I giovani italiani all'estero della prima generazione non si sentono completamente italiani né completamente sudafricani, australiani, americani ecc. A partire dalla seconda e terza generazione, l'integrazione nel sistema dei 'nuovo' paese diventa più definito. Questa integrazione porta con sé il rischio della perdità d'identità culturale d'origine che si manifesta con la riduzione progressiva della comunità italiana. 
In compenso, i giovani italiani all'estero acquistano una nuova ricchezza culturale aggiungendo la cultura del paese estero. 
Il problema della lingua è già una questione a sé. Pensiamo che la conoscenza della lingua è molto importante ma non essenziale per la diffusione della cultura italiana. 
Titoli di studio 
Nel corso del dibattito è apparso evidente che l'equipollenza ed il riconoscimento dei titoli di studio sono estremamente importanti. Questo problema dovrebbe essere risolto anzitutto all'interno dell'Unione Europea ed anche con i paesi terzi. 
Si chiede, pertanto, al GGIE di presentare un progetto al MAE per la formazione di una commissione di lavoro che svolga un'indagine relativa ai vari titoli di studio offerti all'Estero e la possibilita' di equipollenza. 
"Partnerships" e "Sviluppi Professionali" 
Si auspica la realizzazione di progetti di scambi culturali e di formazione professionale a tutti i livelli, che permettano lo sviluppo d'esperienze e conoscenze fra i giovani d'origine italiana nei vari paesi nel mondo, 
Si auspica anche che questo avvenga soprattutto attraverso l'intervento delle regioni, per raggiungere i settori culiturali, commerciali e industriali nel contesto della comunità europea. 
La Lingua Italiana 
Nei paesi come l'Australia e gli Stati Uniti, dove la maggior parte dei giovani appartiene alla seconda e terza generazione, l'insegnamento della lingua italiana è secondario alla necessità di recuperare l'identità culturale ed economica e il legame con l'Italia. 
Come sottolineato nell'introduzione del documento, una lingua è solamente un veicolo attraverso il quale si può affrontare una cultura. Senza una cultura di base, la lingua è poco altro che un mezzo di comunicazione, è non un mezzo di pura definizione di italianità. 
In Sud Africa la situazione è ben diversa in quanto si manifesta un difuso interesse per la nostra lingua e cultura, e non solo fra i giovani di origine italiana. Questo interesse alla lingua italiana è dovuto ad interesse culturale ed economico per l'Italia da parte degli italiani e non italiani. 
Il sistema educativo sud africano si sta ristrutturando, è neccessario oggi offrire la nostra lingua e cultura alle scuole pubbliche e private. Attraverso gli enti gestori si sta lavorando per l'inserimento della lingua italiana nel curriculum delle scuole sud africane. Se si riuscirà a fare questo, sarà possibile anche rinvigorire i dipartimenti di italiano presso le maggiori università del paese che oggi si trovano in serie difficoltà. L'unico ostacolo è la mancanza di coordinamento tra l'ufficio dell'Emigrazione e quello degli Affari culturali del MAE. 
Si chiede al MAE ed all'italia di investire mezzi ed energie per la promozione della cultura (economica e cuittuale) italiana all'estero perché è attraverso la conoscenza della anzidetta che si crea una simpatia per la lingua italiana. 
Creazione di Gruppi di Giovani 
In Sud Africa come in altri paesi esistono molti gruppi di giovani italiani che lavorano per risolvere i problemi dei giovani. Purtroppo, trattandosi di aree geografiche molto vaste questi gruppi non si conoscono e non sono in contatto tra di loro. Il risultato è che spesso il valido lavoro svolto da un gruppo, senza un coordinamento centrale, viene perso e non ha seguito, 
In conclusione, si chiede al CGIE di prendere in considerazione l'esistenza di tanti gruppi di giovani italiani nel mondo e il lavoro da essi svolto e di creare un centro di coordinamento, questo potrebbe aver luogo, per esempio, attraverso lo stesso CGIE o gli Istituti Italiani di Cultura a nell'ambito della struttura consolare. Si richiede che ci sia un 'Liaison Officer Giovanile' in quest'ambito. 
Si chiede inoltre una maggiore diffusione delle informazioni relative delle possibilità d'accesso a stage, borse di studio e quant'altro offerto in Italia ai giovani italiani residenti all'estero. 
Network 
Le nuove generazioni fanno parte di una comunità transnazionale e di una nuova forza politica, economica e culturale, 
Tale forza ha il potere di diventare una rete interattiva e globale. Si auspica che siano create le condizione per favorire la creazione di tale rete. L'avvento delle nuove tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni sta avendo un enorme impatto sulla cultura sopratutto perché essi creano nuove modalità e nuovi spazi per gli scambi. Con questi meccanismi ci sono moltissime possibilità di espressione culturale, accesso alla cultura e diffusione di prodotti e attività culturali. 
Allo stesso tempo queste tendenze potrebbero andare a detrimento della nostra diversità e del pluralismo culturale. E importante ricordare che lo sviluppo economico sociale sostenibile e il rifiorire della cultura sono processi interdipendenti. 
E' arrivato il tempo per un nuovo dialogo e di nuovi accordi tra l'Italia ed i paesi esteri basati sull'egualianza, reciprocità e partnership. 
Identità 
Il dibattito dell'identità del giovane italiano all'estero si svolge attraverso due discussioni centrali, definizione e recupero. Nel caso della prima l'identità italo-estera è definita da una percezione della realtà italiana acquisita attraverso i ricordi dell'Italia di genitori e familiari. Una percezione spesso datata e poco in linea con la realtà attuale. Da questo la neccessità di aggiornamento attraverso scambi giovanili e professionali e accesso a notizie ed informazioni sull'Italia attuali che interessano i giovani, 
Il caso di recupero si riferisce specificamente ai giovani italiani della seconda e terza generazione dove l'identità italiana si manifesta soltanto nel nome e qualche accenno di legame con un paese a forma di stivale. Occorre implementare una nuova strategia economica-culturale, non basta 'vendere' l'immagine dell'Italia strettamente come paese di cultura, ma anche come paese industriale e moderno all'avanguardia degli sviluppi economici e tecnologici. Questo punto è rilevante anche nel caso dell'aggiornamento. 
Pertanto, si richiede al CGIE di iniziare un programma di aggiornamento e recupero per i giovani italiani all'estero mettendo in funzione scambi giovanili e professionali, l'organizzazione di stages e tirocini nei vari centri accademici, aziendali e culturali, e libero accesso a notizie ed informazioni sull'Italia attuale sia culturale che economica e tecnologica. 
Una via di attuazione sarebbe mandare in onda, attraverso RAI International programmi di interesse dei giovani. Nel caso della prima sarebbe opportuno la creazione di 'networks' con istituzioni e aziende italiane in Italia e presenti all'estero. 
Cittadinanza 
E' per noi importante che siano riaperti i termini per il riacquisto o l'acquisto della cittadinanza e che tale possibilità sia estesa ad alcune categorie che ne erano state escluse. Si chiede comunque che sia facilitata la possibilità per i giovani italiani residenti all'estero di avere visti speciali con lungo periodo di validita' per soggiorni di studio, di lavoro o di semplice permanenza.(Italian Network) 


Fuori dai denti

Fa una certa impressione apprendere, nonostante una apparente e grande attivismo di molti esponenti politici Lombardi e Italiani, quanto poco alla fine resti di concreto alla Comunità Lombarda ed Italiana all'estero. Queste possono avere un peso maggiore solo se diamo forza Istituzionale a chi veramente rappresenta le Comunità Italiane all'estero.  La Conferenza degli Italiani all'estero passata inosservata ai più, oltre a qualche merito, ha avuto un grandissimo demerito: la mancata presenza dell'Associazionismo Italiano, all'estero ed in Italia.
Un'altra cosa che colpisce delle Comunità Italiane all'estero è la sfiducia nella politica nazionale, molto spesso derivata dalle tante promesse mancate. Ci giungono notizie drammatiche dalle Comunità Italiane sparse nel mondo che impongono azioni di solidarietà immediata (dalla crisi economica che sta soffocando l'Argentina, al clima di violenza che attanaglia la piccola Comunità Italiana in Sud Africa). E' vergognoso che non si riesca dall'Italia, ad aiutare i nostri connazionali. Basterebbe risanare le molte mancanze della nostra diplomazia all'estero. Senza voler generalizzare ma, personaggi  che reggono alla prova del tempo e degli eventi non facendo assolutamente nulla per le comunità italiane, continuano a popolare le nostre Ambasciate e Consolati. 
 La nostra  idea si basa nell'impostare un'azione informativa partendo dal basso. Coinvolgendo   Cittadini,  Sindaci,  Amministrazioni Pubbliche e Private , Associazioni Culturali, e tutte quelle entità che possano aiutarci a rendere visibile ed importante  quest'altra Italia. Occorre che tutti , i Politici in primis, abbiano l'umiltà di ascoltare tutte le voci, non solo quelle di convenienza , da qualsiasi parte del globo arrivino, acquisire e sentire come propri i bisogni e le necessità, e con questa grande motivazione ideale, combattere per unire questa Italia troppe volte dimenticata ma così  vera e vitale. 
 
Bertoldo il villico
A.M.M.I.Press

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