Associazione Mantovani nel Mondo
(Ente aderente al CSVM - Centro Servizi del Volontariato di Mantova)
Notiziari n° 68-70- anno II° foglio n°23 del 3 novembre 2000

Eventuali contributi all’attività morale dell’AMM possono essere versati presso il Banco di Brescia, 
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 intestati all’Associazione dei Mantovani nel Mondo.
Le notizie che integrano quelle contenute nei notiziari della Mailing-list sono inserite in pagine specifiche del sito


Tutto bloccato per la legge elettorale e tutto bloccato per i contenuti della legge ordinaria inerente le modalità dell'esercizio del diritto di voto per gli Italiani residenti all'estero. L'ultimo passaggio legislativo necessario per la concreta realizzazione del voto sulla Circoscrizione estero, sancita con la modifica dell'articolo 48 della Costituzione, tarda ad arrivare, come facevano intuire le più pessimistiche previsioni. Dopo la proposta del Senatore Massimo Villone dei Ds, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, di far procedere parallelamente i due provvedimenti, inserendo l'articolato per il voto all'estero nella bozza della nuova legge elettorale, nessuno sviluppo. Di legge elettorale non si parla ormai da una settimana, e, sebbene sia prevista nel calendario dei lavori dei prossimi giorni in Commissione Affari Costituzionali del Senato, la Segreteria annuncia che non se ne parlerà affatto. Di conseguenza, anche per il voto tutto resta bloccato, almeno fino a quando mancherà l'accordo tra maggioranza di Governo e opposizione sulla riforma della legge elettorale. (new Italiapress)

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A:  Mantovani nel Mondo
Caro Daniele,
Mi sono imbattuto per caso nel sito "Mantovani nel mondo", della cui Associazione tu sei il Presidente –Mi ha fatto un immenso piacere per questa iniziativa, volta a collegare ed unire,(sia pure sotto una sigla), tante "radici", tante storie, forse nostalgie che ci riportano a tempi lontani, alle comuni origini.
Mi presento: sono Franco Turrina, vissuto fino alla età di 23 anni a Pellaloco M. (Roverbella), (Scole Vece).
Assieme a tuo padre, ho frequentato le elementari, scuola "Peli Paolo".
Se può esserti utile e se sarò capace, (poiché sono un modestissimo conoscitore dei segreti e delle capacità del computer), ti invierò una foto di gruppo, scolaresca a Pellaloco, anni 1938 .Se non l’hai già vista in casa di tuo padre, avrai modo di prendere visione di come eravamo.
Non ti conosco di persona ma so tutto di te, (un po’ per questo mi sento autorizzato a darti del TU). Ho conosciuto tuo nonno Berto e tuo bisnonno Daniele, oltre naturalmente tua madre, tua nonna e la simpatica di tua bisnonna.
Poichè ritengo che "Mantovani nel mondo " possa contribuire a conservare la storia minuta, quella non riportata dai testi. E considerato che, fra non molto le generazioni che vissero prima di questa veloce evoluzione planetaria (che disperderà tante memorie, tanti valori), potranno lasciarci per sempre, ti invio qualche mio ricordo che unito a quello di altri, potrà arricchire le tracce del nostro passato, le nostre radici
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UN RICORDO DI PELLALOCO 
di Franco Turrina 


Pellaloco, la cui economia era basata su una "ricca" agricoltura che ruotava attorno ad un unico fulcro " La Corte", con un unico padrone; il barone Franchetti .
La sua conformazione: grande quadrilatero circondato da un fossato che a noi ragazzini sembrava invalicabile, un pesante portone sul ponte di ingresso, chiuso la notte. Dava un senso di castello medievale. Il lato ovest del quadrilatero era la parte nobile, abitato dal fattore, il castaldo, i magazzini del grano e due botteghe artigiane: un fabbro maniscalco ed un falegname, necessarie alla manutenzione degli attrezzi e per la ferratura dei cavalli. Il lato sud della Corte era abitato da alcune famiglie di salariati: Capo vaccaro, capo cavallante, capo bovaro, nonchè dal granarista (responsabile magazziniere) e dal responsabile delle acque, "el risar", figura di rilievo in quel contesto. Le stalle ed i magazzini dei foraggi erano disposti sugli altri due lati. 
L’area centrale del grande cortile era occupata da una aia immensa, (così sembrava ai nostri occhi di ragazzini). Prima della diffusa meccanizzazione, cioè negli anni 40/50 (ma certamente era la stessa cosa anche nei secoli scorsi) –La Corte occupava 70/80 braccianti ed altrettante donne (mondine) nei mesi estivi.
Le produzioni più importanti erano: riso e latte. In quegli anni Pellaloco produceva 5/6 mila quintali di riso anno. La raccolta del riso avveniva tutta manualmente. Un centinaio di donne erano impiegate in ottobre alla mietitura, (le stesse che nei mesi di maggio-giugno avevano fatto la monda del riso). 
Poichè i carri non potevano essere impiegati per il trasporto dei covoni, dato che il terreno impregnato d’acqua li avrebbe bloccati, tutte le operazioni di trasporto avvenivano su acqua mediante barche.
Gli appezzamenti di terreno che costituivano la grande azienda, erano attraversati da una fitta rete di canali comunicanti, dotati di chiuse, onde consentire il passaggio di pesanti barconi per il trasporto dei covoni di riso.
Gli addetti a questo lavoro erano chiamati "borcellini", conducevano una barca ciascuno e lavoravano in coppia, poiché il carico delle barche sul campo poteva essere effettuato soltanto mediante barelle portate a braccia in due . In autunno si formavano le coppie, normalmente un giovane novellino ed un uomo esperto.
Le barche,12/14,venivano condotte fino ai punti più vicini al carico, fissate alle sponde con funi e picchetti. I borcellini mediante una barella, effettuavano il carico vero e proprio. Quasi tutti lavoravano scalzi, affondando nel fango fino alle caviglie.
A carico ultimato, iniziavano il viaggio di ritorno alla Corte qualche volta distante 2/3 Km. Il convoglio era accompagnato sempre dal responsabile alla acque che provvedeva a chiudere ed aprire le chiuse predisposte a consentire il galleggiamento ed il superamento dei dislivelli. Quando le barche arrivavano alla Corte per l’attracco in "borcelera", per noi ragazzini era festa, vedere i nostri padri a compiere un lavoro inconsueto, spingere la barca con un remo di fondo e qualche volta consentirci di salire su questo lento ed inusuale mezzo di trasporto. Le barche venivano legate ad appositi anelli fissati sul " molo", la borcelera, e scaricate sull’aia, che in quel tratto arrivava fino alla sponda del canale. I borcellini facevano due viaggi al giorno. La trebbiatura sull’aia proseguiva fino a notte. Pellaloco, (La Corte) dava anche altri prodotti: latte, semi di pregio, animale ecc.
Durante la guerra 40/45 si coltivava il ricino per l’olio lubrificante, fagioli ed altri semi più piccoli di un pisello che noi si chiamava (impropriamente) caffè – non ho mai saputo cosa fosse ma penso si trattasse di una specie di lenticchia africana. Sempre in quegli anni la Corte vendeva all’esercito italiano alcune decine di puledri e muli per gli alpini. 

Qualche cenno storico:
La strada provinciale MN-VR che passa sopra il cavalcavia e che si immette sulla strada proveniente da Roverbella per Mozzecane, è stata costruita nel 1935. Prima il traffico (modestissimo), Mantova Verona, passava dalla vecchia strada Casalino, Pellaloco, Tormine e Mozzecane. Il cavalcavia, al Casalino, durante la guerra 44/45 è stato un obiettivo quasi quotidiano per i bombardieri americani (mai centrato). Un giorno hanno colpito la ferrovia in più punti e tante bombe sono cadute nei canali circostanti, una di esse ha sollevato un albero che, completo di rami e radici che è caduto sul tetto del Casalino. Fu per qualche tempo il richiamo dei curiosi. L’otto dicembre 1944, due aerei americani hanno abbattuto un bimotore tedesco.
Dopo un difficile tentativo di atterraggio, è caduto fra gli alberi a cento metri dalla Pila .ove è nato Ulderico Corghi. Noi ragazzi curiosi ed incoscienti, corremmo per vedere da vicino un aereo. Un mare di fiamme avvolgevano i rottami sparsi nel campo. Ricordo che alcuni coraggiosi hanno estratto un giovane pilota ancora in vita, non so se sarà vissuto. Per alcuni giorni noi ragazzi andammo a rovistare fra quello che era rimasto, alla ricerca di qualche cosa di utilizzabile: Poi i tedeschi si sono portati via le carcasse bruciate. Un orma nera rimase per qualche anno.
Pellaloco aveva i suoi "Centri di vita associativa": La domenica la Chiesa e l’osteria, gli altri giorni la stalla. 
Un simpatico prete "guidava le anime". Dopo le veloci funzioni religiose, ci si rifugiava, in inverno, nelle affumicate stanze dell’osteria, da Burela, ove stagnava sempre un forte odore di cantina e di bollito.
Lo stesso oste vendeva anche tutti gli altri prodotti necessari alle esigenze del paese: tabacco, sale, petrolio per l’illuminazione, zucchero, mortadella, quaderni e pennini per la scuola. Entrando nel locale si veniva avvolti da tutta una gamma di odori, (profumi) e di impressioni: petrolio, tonno, sottaceti, aringhe. In estate un ronzio di sottofondo segnalava l’agonia di migliaia di mosche incollate alla carta moschicida.
Ricordo che io ero particolarmente attratto dal profumo della mortadella di Bologna, (ancora oggi mi coinvolge).  
Personaggi. Alcuni personaggi, per doti o per la loro caratteristica, hanno lasciato memoria: Vignola, "el Baster", un povero artigiano che svolgeva una attività diversa del comune, oggi sarebbe ricercatissimo. Costruiva e riparava finimenti per cavalli. Faceva la fame assieme alla sua numerosa famiglia. Il figlio Remo, (testa fuori dal normale), fin da ragazzino andava affrescando vecchie case abbandonate. Si è costruito da solo un violino e da solo ha imparato a "suonarlo".
Corghi, il guardiano, con il suo portamento altero e silenzioso, il suo eterno berretto con visiera ci ricordava un personaggio riportato sul nostro Sillabario, ci incuteva paura.
Molin con le sue storielle allegre.
Tabarel "el molona", esperto conoscitore di angurie e di sementi: La sua baracca era il rifugio estivo per noi ragazzi.
Zontela, "el risar", conosceva il segreto della risaia e delle acque.
Plinio il capo cavallante, era il regista degli accoppiamenti di tutte le cavalle con lo stallone.
Ci minacciava con la frusta quando noi ragazzini volevamo assistere al rito.
Cesare e Guerrino Rizzotti, (i tuoi zii Daniele), erano per noi i "Pavarotti" di un tempo.
Ogni occasione era buona per intonare una romanza e stappare una bottiglia.
Alcune simpatie per Puccini mi derivano da quelle prime, rusticane liriche esperienze.
Ulisse mio padre, l’essere stato in Africa negli anni 1937, lo qualificava conoscitore di mari e di paesi lontani. Ricordo che i ragazzini miei amici gli chiedevano: come sono i leoni e le scimmie? e i coccodrilli? I suoi amici invece, volevano essere informati sulle caratteristiche delle donne africane.
Ricordo tanti e tanti altri dei quali mi è rimasto il soprannome. Ricordo tanta nebbia, tanto freddo. Ricordo con nostalgia il mio paese . Mantova, i portici e P.zza Sordello.
Grazie per l’emozione che mi hai dato.

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Sandro Vaia direttore dell'Estado de S. Paulo -E' il quotidiano più prestigioso del Paese
In Sudamerica dal 1949. Ha cambiato il volto del giornalismo

di Rossella Canadè

Il più prestigioso quotidiano del Brasile, l''Estado de S.Paulo', ha un mantovano come nuovo direttore. E' Sandro Vaia, nato a Mantova 57 anni fa, in Brasile dal 49. è stato scelto in questi giorni per dirigere il giornale di San Paolo dopo aver diretto per anni l'Agencia Estado, maggiore agenzia di stampa del Brasile. Vaia ha iniziato a lavorare in un piccolo giornale di Jundiai', piccola città satellite di San Paolo in una regione a fortissima immigrazione italiana. Poi il grande salto, con in tasca l'idea di cambiare il giornalismo brasiliano.
A scoprirlo un altro italiano, il genovese Mino Carta, considerato il maggior giornalista della storia brasiliana, fondatore di innumerevoli testate di quotidiani e riviste. "Avevo scritto una lettera da Jundiaì chiedendo se era possibile entrare nella redazione del nuovo Jornal da Tarde - ha raccontato ieri Vaia - A Mino Carta è piaciuto il testo della lettera e mi ha mandato a chiamare".
Un modo modesto per raccontare invece l'inizio di un'avventura che ha cambiato la faccia del giornalismo in Brasile. "Cominciammo a raccontare i fatti in modo chiaro, più leggero, se si vuole, rispetto agli altri giornali seriosi del paese- racconta Cecilia Thompson, che lavora da 25 anni a fianco di Vaia- e la gente capì. Non era facile allora lavorare in regime di dittatura. Oggi il quotidiano vende tantissimo." E proprio Vaia riuscì a trovare un modo per gabbare la censura, racconta la Thompson. "Nel 1968 avevamo i censori in redazione, che arrivavano alla sera per cancellare le notizie scomode. Sandro ebbe un colpo di genio: al posto delle notizie censurate cominciò a mettere delle ricette di cucina improponibili, tipo 'metere 10 chili di farina in un'arancia'. La gente il giorno dopo telefonava imbufalita 'ma siete folli?' urlavano. Così noi, fuori dalle orecchie dei censori, potevamo raccontare a voce cosa era stato censurato".
Un ruolo importante Vaia l'ha rivestito anche nell'ultimo periodo, quando a S.Paolo hanno eletto i prefetti delle città. Ha fatto da moderatore in molti dibattiti, rimediando anche una mattonata d'insulti da parte dell'ex presidente brasiliano a cui è stato dato l'impeachment. "Fernando l'ha insultato, e lui da gran signore, parlava di politica".
Vaia prende il posto del brasiliano Antonio Pimenta Neves, uscito dall''Estadao', come è chiamato popolarmente il giornale in Brasile, in seguito ad un delitto passionale di cui è rimasta vittima una sua giornalista. Un'altra vicinanza con l'Italia: dal 7 aprile scorso il Corriere della Sera può essere acquistato in Brasile "in sandwich" proprio con l'Estado de S.Paulo, con un'operazione analoga a quelle in corso in Argentina e Venezuela.

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Vaia, superdirettore partito da Gazzuolo -
 Il mantovano alla guida dell'Estado de S. Paulo legge la Gazzetta su Internet
Rossella Canadè

Fu suo padre a scrivergli da San Paolo: "Sandro, dovresti vedere: qui c'è un quotidiano che ha 100 pagine!". Sandro Vaia, che allora era un ragazzetto, era rimasto con il resto della famiglia a Lima, stretto al suo sogno: diventare un grande giornalista. E c'è riuscito. Vaia, nato a Gazzuolo 57 anni fa, è da pochi giorni il direttore del più importante giornale brasiliano, l'Estado de S.Paulo.
La famiglia Vaia era partita da Gazzuolo nel 1949, subito dopo la guerra. Destinazione prima la Bolivia, poi il Perù, e infine il Brasile. Giornalisti si nasce: detto rimasticato che però a Sandro calza a pennello. "Leggevo i giornali a quattro anni. Non avrei voluto fare nessun altro mestiere -racconta oggi, al telefono dall'altra parte del mondo, in un intervallo tra le riunioni di prammatica con gli editori e le segretarie che lo adorano. Voglia di raccontarsi con l'accento genovese -Qualche parola d'italiano l'ho dimenticata, ma non l'Italia". A dimostrarlo le puntate che fa ogni tanto nel Mantovano, a Gazzuolo, dove ha ancora dei cugini, ma anche in città, a passeggiare sul lungolago con la moglie, brasiliana, e la figlia. Ma anche le sbirciatine che lancia con l'occhio lungo di Internet. "Vado spesso sul sito di Repubblica. Lì c'è il link per la Gazzetta di Mantova, e così ogni tanto la leggo". E da leggere ne ha abbastanza tutti i giorni: è responsabile di un giornale che di media fa oltre 100 pagine al giorno, con punte di 160 la domenica. Una redazione di 450 persone: una piccola città da governare. Non è piccola invece San Paolo, con i suoi 18 milioni di abitanti, con cui Vaia ha iniziato a fare i conti nel 1966. Lo aveva puntato, il più grande giornale del Brasile, fin dalla lettera del padre. E così mandò una lettera, che piacque così tanto a Mino Carta, considerato il più grande giornalista brasiliano, che lo assunse. Cosa c'era scritto? "Non mi ricordo, probabilmente mi presero perché erano a corto di gente". MANTOVA

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ESITO RICERCHE PRESSO L'ARCHIVIO STORICO COMUNALE DI MANTOVA

In merito alle richieste pervenute a questo Archivio Vi comunichiamo l’esito delle ricerche.

-Danilo Pedrazzoli: ha indicato il luogo di nascita del nonno ma non il nome di battesimo, l’anno di nascita e la paternità. La richiesta (con i dati necessari per lo svolgimento della ricerca) va inoltrata al Comune di Carbonara Po’, se nato dopo il 1871. Per il periodo antecedente la ricerca andrebbe svolta nella parrocchia del Comune di nascita. In caso di difficoltà nel contattare la parrocchia ci si può rivolgere all’Archivio Storico Diocesano di Mantova (Piazza Sordello, 15 46100 Mantova).

Gaetano Quartucci, nato in provincia di Cosenza nel 1885. La richiesta va inoltrata al Comune di Cosenza.

Giuseppe Boni, nato a Cremona nel 1879. La richiesta va inoltrata al Comune di Cremona.

Mantovani Natal: esito negativo. La richiesta va inoltrata all’Archivio di Stato di Mantova.

Vaciloto Amedeo: esito negativo. La richiesta va inoltrata all’Archivio di Stato di Mantova.

Raldi: nelle schede individuali conservate presso il nostro Archivio, non compare il cognome Raldi.

-Ferrari Carlo Alberto: non è stato indicato nella richiesta nessun anno indicativo di nascita e la paternità, indispensabili per lo svolgimento della ricerca. Nel Fondo Anagrafe Antica conservato presso il nostro Archivio, compaiono ben quattro Giovanni, ammesso che uno di loro possa essere il discendente cercato da Carlo Alberto, non è possibile stabilire quale possa essere senza i dati necessari.

 

N.B. Vi inviamo un esempio di risposte che faremo in futuro, per sintetizzare il più possibile le risposte alle richieste che pervengono al nostro Archivio, in continuo aumento, rimanendo comunque a disposizione per qualsiasi chiarimento.

DOCUMENTAZIONE INSUFFICIENTE
riferita alle richieste in cui non compaiono gli elementi necessari allo svolgimento della ricerca che sono: anno di nascita e paternità.

NON DI NOSTRA COMPETENZA:
 riferita alle richieste in cui è indicato il luogo di nascita che non è
Mantova.

RICHIESTA DA INOLTARE ALL’ARCHIVIO DI STATO :
 riferita alle richieste che hanno i dati necessari allo svolgimento della ricerca, 
ma con esito negativo presso il nostro Archivio.

 LE VOSTRE RICHIESTE DEVONO ESSERE INDIRIZZATE A
  family@mantovaninelmondo.org
In esse si deve indicare l'indirizzo dell'interessato.
Si prega di compilare il modulo di assistenza che vi allegheremo.

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