Notiziario dell'Associazione Mantovani nel Mondo n°13 del 12/01/2000
Eventuali contributi all’attività morale dell’AMM possono essere versati presso il Banco di Brescia, Filiale di Mantova- C/C K03500-11500- 4461 oppure utilizzando un vaglia postale con il CCP 10057461, intestati all’Associazione dei Mantovani nel Mondo.

SOMMARIO:---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Addio '800, storie di cent'anni fa Mantova compie 3422 anni Arriva la notte degli angeli
Sindaco e Vescovo salutano la cittadinanza L'oroscopo della città S. Silvestro a Mantova cronologia eventi
Due Mantovani illustri : Enrico Ferri e Ulisse Barbieri (Cronaca di Mantova L'anno nuovo è nato in piazza

Riprendiamo le comunicazioni con tutti gli amici mantovani e non sparsi nel mondo. A breve risponderemo a tutti coloro che nel frattempo ci hanno scritto. Lo stop è derivato dal fatto che sia il sottoscritto che "Bill" Pietro Liberati  siamo stati colpiti dall'influenza(con il 50% degli italiani).Ora ci siamo ripresi (Bill ha dormito 36 ore filate!!! Ne aveva bisogno!) Inoltre per alcuni giorni, a causa di lavori sull'impianto elettrico del palazzo che ci ospita, non abbiamo potuto usufruire del computer. Ora ci aspetta un 2000...senza un attimo di respiro. Contiamo sul sostegno di tutti.
Daniele Marconcini
Presidente dell'AMM  

 

I SALUTI DELL'AMBASCIATORE ARGENTINO AI MANTOVANI DI BUENOS AIRES

Embajador
de la Repùblica Argentina

Roma, 12 de noviembre de 1999 N.0859/MI

Egregio Sig. Marconcini:

 ho il piacere di rivolgermi a Lei per ringraziarLa dell’invio delle foto ricordo della mia visita alla Ditta Marcegaglia.Colgo l’occasione per farLe sapere che, essendo giunto al termine della mia missione di Ambasciatore della Repubblica Argentina in Italia, lascerò Roma nei primi giorni del mese di dicembre. Mi é gradito pertanto comuntcarLe il mio recapito a Buenos Aires:
Carlos Pellegrini 961 Piso 7
- (1009) Buenos Aires. Tel/far(54 11) 4328-3886/3921/8308.

 Desidero inoltre allegarLe copia della lettera che ho Inviato, come da Lei suggeritomi, al Prof Gardini di Buenos Aires Molto cordialmente,

 Felix Juan Borgonovo

  Sig. Daniele Marconini

Presidente Associazione dei Mantovani nel Mondo Via Solferino, 36 -46100 Mantova

Embajador
de la Repùblica Argentina

Roma, 5 de noviembre de 1999

  N.0859/MI 

Estimado Profesor Gardini:

Tengo el agrado de dirigirme a usted a fin de agradecerle sus amables conceptos que me hiciera llegar por intermedio del Sr. Marconcini, con relaciòn a mi reciente visita a Mantova.

Asì como lo he hecho con Mantova, también he visitado otras ciudades de Italia para convertir nuestra auténtica fratellanza con el pueblo italiano en una igualmente auténtica relaciòn econòmica, como ha sido la inciativa de esta Embajada del Banco de Datos, -cuyo formulario adjunto-, a fin de promover el acuerdo entre las Pymes italianas y argentinas. Considero que asì se solidificaràn aùn màs los vìnculos ya existentes entre nuestras dos naciones.

Deseo asimismo poner en su conocimiento que, abiendo terminado mi misiòn de Embajador de la Repùblica Argentina en Italia, dejaré Roma el 8 de diciembre, regresando a Buenos Aires.

 Esperando que tendremos en el futuro otras oportunidades para encontrarnos deseo comunicarle mis señas en Buenos Aires: Carlos Pellegrini 961 Piso 7- (1009) Buenos Aires. Tel/Fax: 4328-3886/3921/8308.

Hago propicia la ocasiòn para saludar a usted con mi màs distinguida consideraciòn

Félix Juan Borgonovo

 Prof. Walter Gardini
Circolo Mantovano di Buenos Aires Poso 791 4
0 A (1031) Buenos Aires

 

ECHI DI FINE MILLENNIO DALLA GAZZETTA DI MANTOVA

Arriva la notte degli angeli
Spettacoli in centro dalle 16.30 di oggi all'alba di domani

gi.be   torna al sommario

Arriva il 2000 e si brinda sotto un cielo di angeli. Questa sera, a partire dalle 23, in Piazza Sordello ci sarà il Terzo atto della "Trilogia degli Angeli", uno spettacolo che fa parte delle iniziative "Mille e una di queste notti", organizzate dal Comune. Nella piazza, però, l'animazione comincerà fin dalle 18.30, quando gli Amici del presepe vivente di Piùbega metteranno in scena la loro rappresentazione. Poi, dopo il saluto del vescovo di Mantova, monsignor Egidio Caporello, comincerà il racconto aereo degli angeli funamboli. Così apparirà Uriel, l'angelo rimasto a guardia del Paradiso Terrestre, dopo la cacciata dell'uomo. L'artista che veste i panni dell'ultimo angelo, avanzerà su un cavo teso sulla piazza e racconterà la creazione della Terra e la nascita degli angeli. Non mancheranno le impersonificazioni dell'Arcangelo Michele e di Lucifero, mentre ci saranno schiere di Angeli bianchi e le rappresentazion dell'Uomo e della Donna che si esibiranno in danze aeree. E la festa di oggi, dopo essere cominciata a mezzogiorno alla casa di riposo Isabella d'Este con il pranzo della Terza Età a cura dell'Aspef, abbraccerà anche le altre piazze. Si susseguiranno, infatti, dalle 16.30, le animazioni del Teatro Magro, i ritmi latini di Mitoka Samba e il folklore del gruppo siciliano 'La Capinera'. In piazza Erbe dalle 22.30 fino all'alba, il dj Marco Zanza, in collaborazione con Radio Base e Soluzioni Fellini, condurrà la festa dedicata ai giovani. Dopo il concerto delle campane delle chiese, verso le 0,15 si potranno ammirare, sul lago Inferiore, i fuochi d'artificio. La festa continua domani con l'incontro di solidarietà nel teatro del Gradaro (ore 13) e con il concerto di Capodanno al Bibiena alle 17.

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Addio '800: fanatismo al cinematografo Lumière

Storie "fin de siécle" del 31 dicembre di cento anni fa a Mantova: bicchierate e banda militare
di Renzo Dall'Ara

"Mentre il secolo XIX è morto tra le sonanti allegrie delle cene e delle bicchierate, compianto solamente dal cielo torbido e nero, che ha voluto fino agli sgoccioli piangerlo dirottamente a lagrime d'acqua, quello nuovo ha debuttato invece brillantemente con una giornata quasi primaverile e con un sole assai allegro e di buon augurio". Così la "Gazzetta di Mantova" il 2 gennaio 1900, interprete del sollievo dei mantovani che nei giorni di Natale s'erano sopportati la nevicata ed un freddo che aveva gelato il Lago Superiore tanto che i ragazzini ci andavano pericolosamente a scivolare. Il 31 dicembre 1899 era domenica, quindi festa completa con brindisi e veglioni nei palazzi nobiliari come al Circolo Operaio, alla Società Impiegati nonché alla Società Fin de Siècle che aveva riunito "molte signorine in eleganti toilette" per una "Festa candida". Tanti avevano aspettato il nuovo secolo al Teatro Andreani, divertendosi con le famose marionette dei fratelli Salvi, mentre addirittura "destarono fanatismo" i 15 quadri del seguente Cinematografo Lumière, in particolare i 9 della "Corrida de toros". Affollato anche il Teatro delle Varietà, in Via Giustiziati per la brillantissima commedia "La principessa d'Amalfi con Arlecchino villano fatto principe per forza". Chiuso invece il Sociale, che preparava la stagione lirica: "Falstaff" e "Rigoletto" di Giuseppe Verdi, "Iris" di Pietro Mascagni e immancabili polemiche perché non arrivava il contributo comunale. Nel pomeriggio del 31 in Piazza Leona (cioè davanti allo stesso teatro) aveva suonato la banda del 19º Fanteria, mentre le famiglie affollavano i portici delle contrade della Croce Verde e dei Sogliari per gli ultimi acquisti.
Quelli non erano giorni soltanto di allegria consumistica: la sera di Capodanno "la superba basilica di Sant'Andrea, sfavillante per innumerevoli fiammelle a gaz (sì, precisamente a gaz).


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Tutti in piazza per vedere l'allegoria di Mantova che compie 3.422 anni

Se dovessimo dar retta ai conteggi in libertà del Gionta e di Raffaello Toscano, domani Mantova compirebbe il suo 3.422º venerando compleanno. Per un complicato ragionamento antico e onnivoro, che si ciba di storia, mito e autocelebrazione, la città sarebbe stata fondata 60 anni prima della caduta di Troia, 1.422 anni prima di Cristo e perciò circa 700 anni prima dei natali di Roma. Certo, è fantasticazione: ma andiamo, in un giorno come questo che si affanna sul millennium bug e si fa gli auguri in e-mail, precipitare nel passato è un piacere, e rimbalzare nell'al di là mette energia. Lo spettacolo "universale" della notte che verrà in piazza Sordello è anche un'allegoria di Mantova. Per captarla vanno snudate le sensibilità.
Nella notte che si approssima si concluderà la Trilogia, uno spettacolo voluto dall'amministrazione comunale e allestito dalla Piccola Cooperativa Kant. Due San Silvestro in piazza Erbe, nel '97 e nel '98, tra palloni come pianeti rotanti tra le torri, sarabande di diavoli, stelle proiettate sulle pietre degli edifici del centro. Il San Silvestro ultimo del Novecento si trasferisce in piazza Sordello: nel più vasto e antico rettangolo urbano, perché lo spettacolo finale pretende spazi più estesi e perché è prevedibile un consistente afflusso di pubblico. Per chi non ha visto le prime due "puntate" della Trilogia è utile ricordare che questa forma di spettacolo è una interpretazione della storia della salvezza (bene contro male) e - aggiungiamo - della bellezza. Questo show in verità è pure una modernissima sacra rappresentazione, "angelologica", ma innanzi tutto capace di spaesare, sconnettere, lievitare, disorientare. Il rettangolo di cielo di Mantova diventa mondo o - se vi pare - il paradiso immaginato e portato quasi in terra. L'evento in piazza ha la forza di cercare appunto le sensibilità individuali e poi le attese che in certe circostanze diventano collettive. E' ipotizzabile che, come avvenuto nelle precedenti due occasioni, la piazza così nota e familiare, subirà una trasfigurazione tra le 23 e le 24. Presumiamo che l'allegoria starà proprio nel "volo notturno" che ogni spettatore è invitato a sperimentare. Nella dimensione del sacro-surreale, Mantova radunerà il suo remoto, che è potente e evidente, denso di elementi ancestrali e oggetti condivisi (la città vecchia e le memorie). Mantova sarà sospesa, a mezz'aria, funambola, appena sopra il suo passato merlato-turrito. Alle 24 si ritroverà nella contemporaneità della festa, fuori dal Novecento, nel nuovo anno-secolo-millennio (nonostante il battibecco scientifico sull'inizio della conta). La "migrazione" di Mantova nel millennio numero 3 con gli angeli in cielo non sarà sognante. La città nella notte che viene si ritroverà con se stessa e piena di gente, dentro-e-fuori i suoi caratteri urbani, trasferendo di là tutto il suo armamentario. Anno 3.422º, se state al gioco.

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L'OROSCOPO DELLA CITTA'
Tre segni: Leo, Virgo e Scorpio , la fortuna arriva a metà 2000

E' tempo di oroscopi. La fine dell'anno coincide con l'interpretazione degli astri e, tra tante previsioni, non poteva mancare quella dedicata a Mantova. La vocazione verso le scienze e le tecniche divinatorie per la città ha una fonte antica. Proviene dall'indovina Manto, per continuare, nel Medio Evo e poi nel Rinascimento, ad esercitare la sua suggestione tra principi e popolo. Fino ai giorni nostri, patrimonio e curiosità di tutti. E Mantova ha 3 segni di nascita. Leone, Vergine e Scorpione. Per il Leone, segno di potenza solare e passionale, le occasioni migliori si presentano nella seconda metà dell'anno, quando la fortuna, impersonata da Giove, tornerà a sorridere. Per la Vergine, invece, le cui caratteristiche principali sono il vaglio della ragione e una forte cautela, il momento migliore è concentrato in maggio. Infine anche l'inquietante e notturno Scorpione, vivrà il periodo migliore nella seconda metà dell'anno, con un picco di fortuna in luglio, per poi incontrarlo di nuovo in ottobre, grazie all'incontro tra Mercurio e il Sole dello Scorpione. Così, se una parte del destino di Mantova è scritto nelle stelle e se la sua indole è ternaria - visto che si dice sia stata fondata sotto il segno della Vergine, abbia ricevuto il primo cresimento sotto quello del Leone e consociuto il primo allargamento urbano sotto lo Scorpione - il periodo migliore del 2000 si prospetta, da maggio a ottobre. (Manto)

 

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L'anno nuovo è nato in piazza
Città trasfigurata. Le campane hanno decretato l'addio al Novecento
di Stefano Scansani

Il 2000 è nato in piazza. Anche da noi. A Mantova l'altra notte hanno vagato, ballato e brindato 15mila persone, convocate dalla voglia di stare insieme e da una serie di eventi (qui gli aggettivi sono necessari) notevoli. Di quel genere straniante che si profila quando una celebrazione è epocale e collettiva, di massa. Proprio quest'ultimo termine va a pennello all'ultimo San Silvestro del Novecento: non soltanto l'altra notte nelle piazze in serie del centro (Sordello, Broletto, Erbe, Mantegna e Marconi) c'era assolutamente più gente che al Festivalbar di qualche anno fa, alla messa del Papa del '91, ai comizi "oceanici" di mezzo secolo fa. Ma c'era anche un valore aggiunto, recepibile tra il fumo, nei sorrisi, negli occhi: uno stato di ansia e sorpresa, di ritrovamento dello spirito della città in quanto luogo abitato, topos storico, scena e fondale dell'umanità. Quella dell'altra notte era una Mantova trasfigurata: la facciata del Ducale dipinta di rosso, le ombre degli angeli in fuga sul marmo candido della cattedrale, i volti dei puri spiriti proiettate su uno schermo di vapor d'acqua. Piccoli e grandi sbalordimenti, come quello rappresentato dal presepe vivente che brulicava sotto il portico del palazzo del Capitano, con tanto di asino e bue, veri. Piccoli e grandi "segni" di voglia di pace sociale, come il pensiero del sindaco per i lavoratori della Belleli o l'invito del vescovo, col colbacco in testa, a scambiarsi - tutti - un gesto di concordia. Allora, vista dal dosso del portico del Ducale, la piazza s'è mossa, la gente ha ondeggiato e il segno si è moltiplicato. Mai vista così tanta gente in piazza, irriconoscibile per il buio pesto, i cappotti, i passamontagna, i guanti, le sciarpe e gli zaini. Certo, zaini, per il trasporto delle bottiglie e bicchieri che dopo la mezzanotte sono andati a dormire dentro e fuori i bidoni esausti.
E' stata la notte delle belle speranze che, ciascuno, ha potuto mettere in sincronia con sensibilità, impegno o fede personali. E' stata la storia dell'ultimo angelo - Uriel -, proposta nella "biosfera" di piazza Sordello dalla Piccola Cooperativa Kant, a sollecitare la riflessione e l'incantamento, a cavar via dall'enogastronomia un "pubblico aereo". Certo, perché lo spettacolo avanzando ha rapito l'attenzione delle migliaia di persone che hanno seguito/inseguito i voli, gli incontri, le cadute degli esseri alati. La piazza, percorsa da cavi e funi, irta di gru, si è trasformata in una smisurata macchina teatrale, percorsa da luci e pianeti. Il passaggio al 2000 è stato anticipato da un acrobata alato che ha camminato su una fune tesa a una ventina di metri d'altezza, lunga quanto la piazza. Il silenzio è piombato sul rettangolo di cielo: ma non è stata un'angoscia di genere circense, bensì la partecipazione a un lentissimo difficilissimo tragitto, molto simbologico e estremamente surreale. Poi l'esplosione delle girandole davanti alla cattedrale, la comparsa delle bottiglie e dei bicchieri con una gigantesca e sonora stappatura. Sono state le campane del Duomo e di tutta la città a far fuggire nuovamente i piccioni e salutare la mezzanotte. In migliaia subito dopo hanno raggiunto il ponte di San Giorgio per vedere i fuochi in una cortina di fumo che ormai avvolgeva il castello, il lago e gli alberi. Infine l'enorme contro-esodo verso piazza Erbe dove andava a cominciare la festa generale con la musica e il ballo. Festa per i giovani? Oltre che per loro anche per centinaia e centinaia di meno giovani che - vista l'energia - non rischiano di passare come gente dell'altro secolo.

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Il sindaco: solidarietà ai lavoratori Belleli.
Il vescovo dà il via al gesto di pace generale.

 

Poco prima dell'inizio della rappresentazione degli Angeli e non appena piazza Sordello è parsa gremita, hanno parlato il sindaco Gianfranco Burchiellaro e il vescovo monsignor Egidio Caporello. Il primo cittadino ha letto una riflessione di sei righe, che poco prima in forma di appunto aveva consegnato a un foglio di carta.
Burchiellaro - evitando gli auspici rituali o scontati - ha scelto un argomento vivo, quello della situazione della Belleli e delle incognite che devono affrontare i dipendenti. Il sindaco ha detto, testualmente: "Il nostro pensiero va alle famiglie delle lavoratrici, dei lavoratori e dei dirigenti della Belleli: Mantova si stringe intorno a voi perché la vostra e nostra speranza diventi la realtà nel nuovo anno".
Un applauso ha sottolineato l'augurio del primo cittadino, a cui ha fatto seguito quello del vescovo. Monsignor Caporello - accanto al presepe vivente - ha ricordato significati e percorsi dell'Anno Santo indicando la porta della cattedrale che è ancora ornata da una ricca ghirlanda dalla mattina di Natale.
Il presule ha sollecitato tutti a scambiarsi un gesto di pace. E così è stato, inaspettatamente e spontaneamente: la gente, le famiglie, gli amici, le comitive che si trovavano in piazza si sono abbracciati e stretti le mani. E' stato il prologo - di umanità - dello spettacolo che per un'ora e mezza ha scandito l'ultimo tempo del Novecento.

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S.SILVESTRO A MANTOVA
Mai tanta folla in centro, quindicimila persone hanno salutato il Duemila

Centro gremito e grande festa di popolo per il passaggio di millennio. Quindicimila mantovani sono usciti di casa sfidando il freddo e i banchi di nebbia e hanno invaso il centro storico di Mantova. Ad attenderli un programma che li ha condotti nel 2000 attraverso momenti tradizionali e magiche attrazioni: il presepe vivente di Piubega, il saluto del vescovo e del sindaco, l'ultimo atto della Trilogia degli Angeli con le bianche figure alate che si libravano nell'aria, il concerto di campane e infine - dopo il brindisi di mezzanotte con spumante versato in bicchieri di carta - i fuochi artificiali sul lago. Poi, fino a notte fonda, canti e balli in una piazza Erbe trasformata in una Times Square newyorkese in versione rinascimentale.

ORE 22. Dopo la cena in casa di amici e parenti, i mantovani si sono avviati verso il centro. Molti hanno lasciato l'auto lungo i viali o nel parcheggio dell'Anconetta (i più fortunati in piazza Virgiliana e i più indisciplinati ovunque hanno trovato posto) e - prima a gruppetti, poi sempre più numerosi - sono arrivati in piazza Erbe e poi in piazza Sordello.
ORE 22.15. Prima tranquillamente, poi accompagnata dai petardi che alcuni ragazzi lanciavano per strada, la genete è arrivata. Davanti al bar Caravatti c'era un cane che tremava per la paura: alcuni botti sembravano delle bombe e in via Broletto i vigili urbani hanno dovuto raccogliere parecchie lamentele.
ORE 22.30. Il sindaco Gianfranco Burchiellaro e il vescovo Egidio Caporello hanno salutato con brevi discorsi le migliaia di persone riunite in piazza Sordello. Il primo cittadino e il presule hanno parlato vicino al presepe vivente allestito da Piubega.
ORE 23. In Piazza Sordello gli Angeli sono saliti in cielo per l'evento conclusivo della Trilogia iniziata nel 1997. Una vasca d'acqua su cui la luce si rifletteva, formava giochi ed effetti visivi fantastici accompagnati dalle musiche di Haendel, Dvorak e Brahms. Gli effetti scenici hanno suscitato meraviglia. "Mi danno emozione" ha detto il poeta Alberto Cappi che per vedere gli angeli ha rinviato di un giorno la partenza per il Marocco. Una signora ha riconosciuto in alcuni angeli le ragazze che la sera prima erano sedute nel tavolo accanto al suo in una pizzeria: mentre mangiavano la pizza, gli angeli (che sono femmine) ripassavano ciò che ognuno di loro avrebbe dovuto fare durante lo spettacolo. "Le sarà anca magrine, ma le magnava da güst!" ha detto la signora.
ORE 23.40. Mentre gli angeli danzavano sospesi nell'aria, il funambolo con le ali di piuma è salito su una torre di metallo e ha cominciato la sua passeggiata verso il duomo. "Il funambolo mi riporta indietro nel tempo - dice la stessa signora della pizzeria - quando negli anni '50 in Piazza Sordello girava un ladro di capelli". Un ladro di capelli? "Sì - spiega la signora - mentre tutti erano col naso par aria ad ammirare il funambolo, il ladro di capelli si aggirava tra la gente e tagliava le code di cavallo più belle: così mia zia si è ritrovata senza treccia!".
ORE 23.50. Il funambolo illuminato dal fascio di luce cammina lento, si distingue il suo respiro fumante per il freddo. Dietro di lui appaiono le ombre dei santi immobili sul timpano della cattedrale. Il funambolo sembra non arrivare e ormai alla mezzanotte mancano pochi minuti. Finalmente a meno due minuti arriva, e immediatamente inizia il concerto di campane. Poi davanti al duomo si accendono le girandole di fuoco.
Ore 24. Volano i tappi delle bottiglie di spumante, sono cin-cin di carta e plastica, auguri, baci e abbracci perché il nuovo millennio è arrivato. Coi calici tra le mani, la gente passa davanti al presepe vivente, che fa mostra di cesti colmi di pesce, e si avvia verso il lago percorrendo Via San Giorgio tracciata da ceri accesi. Una signora ricorda che nel pomeriggio nel presepe c'era la capretta e la fucina dove il fabbro forgiava il ferro incandescente.
ORE 0.20. Il gran finale con i fuochi d'artificio che formano fontane che illuminano il cielo. Il fumo delle castagnole davanti al Castello si confonde con la foschia che avvolge la città. I fuochi si riflettono sulle finestre della Camera degli Sposi. I piccioni volano come impazziti tra il fumo. Il cielo è verde.
ORE 0.30. Alla festa si uniscono gli automobilisti provenienti da S.Giorgio che si fanno largo a passo d'uomo. Molti raggiungono Piazza Erbe per cantare e ballare.

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DALLA CRONACA DI MANTOVA

Confesso che non mi sentirei a posto con la coscienza se lasciassi passare questo 1999 senza ricordare sulle colonne della "Cronaca" gli anniversari della scomparsa di due personaggi mantovani che si sono imposti con la loro attività e personalità all’attenzione del mondo scientifico e letterario nazionale e internazionale.

Mi riferisco al 70° della morte di Enrico Ferri, avvenuta il 12 aprile 1929 e al 100° anniversario della morte di Ulisse Barbieri, avvenuta il 22 dicembre 1859. Entrambi sono sepolti nel cimitero di San Benedetto Po. Sono convinto che molti (penso ai giovani) non sappiano esattamente chi siano e cosa abbiano fatto tali personaggi anche se ne hanno sentito il nome (grazie magari all’intestazione di una galleria, di una piazza o di una via).

Lo spazio non consente, ovviamente, di tracciare una lunga biografia esaustiva di Ferri e di Barbieri, ma è sufficiente una scheda sintetica per darne testimonianza. Sono molti i mantovani che hanno onorato la loro terra dei quali s’è persa la memoria. Non solo, ma non si fanno nemmeno grandi sforzi per recuperarla.

Quante piacevoli scoperte potremmo fare tutti quanti nel leggere biografie di mantovani che in ogni epoca hanno dato lustro alla loro città e alla loro provincia emergendo nei vari campi del sapere umano. Realizzare un "Dizionario biografico dei mantovani illustri" costituirebbe un grande evento culturale o farebbe resuscitare tanta gente caduta immeritatamente nell’oblio.

Ma veniamo alle schede di Enrico Ferri e di Ulisse Barbieri.

Enrico Ferri

Ferri è nato a San Benedetto Po il 25 [ebbraio 1856. Egli si è conquistato una fama universale soprattutto come innovatore nel campo della criminologia e del diritto penale. Le sue opere sono state tradotte in molte lingue e il suo nome compare in tutte le enciclopedie del mondo. Assai bene è sintetizzata la sua attività e la sua dottrina nella lapide col busto posti dai discepoli dell’Università di Bologna (dove si è laureato a 21 anni e dovo è stato docente a 24) sulla quale si legge: "Qui/ENRICO FERRI/ il VI dicembre MDCCCLXXX/ dischiudendo ‘nuovi orizzonti’/ al diritto e alla procedura penale/ diede impulso/ alla riforma delle leggi/ elevate/ da/ strumenti di repressione/ a/ mezzi di umana redenzione".

Ma Ferri non fu soltanto un illuminato docente di diritto penale nelle università italiane e straniere, fondatore della "scuola criminale positiva’, uomo di vasta cultura scientifica. Egli fu anche un avvocato penalista, tra i più eminenti "principi del foro" del nostro paese, al cui nome sono legati tanti processi entrati nella storia, a cominciare da quello di "La boje!", tenutosi a Venezia nel 1886 contro i contadini mantovani "rei" di rivendicare i propri diritti; tutti vennero assolti dopo la poderosa arringa del trentenne difensore. Fu oratore e conferenziere di grido. Piazze e teatri erano sempre gremiti di folla. Scrive "Il Mendico" del 16 maggio 1885, quando Ferri aveva 29 anni ed era stato incaricato di commemorare l’anniversario della morte di Garibaldi: "...in questa occasione avremo il graditissimo piacere di sentire ancora quella fiumana oratoria che prepotentemente sgorga dalla simpatica bocca dell’illustre nostro concittadino prof.Enrico Ferri. Scommetto che se anche piove a dirotto, nessuno, eccetto gli ammalati, mancherà d’andare ad udirlo".

Conferenziere anche a pagamento per raccogliere fondi. Non si contano le conferenze tenute in Italia e in Sud America sugli argomenti più disparati. Egli fu anche deputato per 38 anni e animatore dal 1893 del movimento socialista, direttore dell’Avanti!, protagonista di battaglie parlamentari che, a cavallo dei due secoli, l’avevano reso l’uomo più popolare d’Italia. Canzoni ed inni, cartoline con la sua immagine, lo esaltavano in ogni parte del nostro paese. Tutto questo ed altro ancora fu Enrico Ferri nel1’arco dei suoi 50 anni di attività. Pur senza aderire al partito fascista, trovò un compromesso, in considerazione anche dell’avanzata età. Compromesso che gli fu sempre rimproverato. Ma è stato anche grazie alla sua predicazione che si sono emancipate le masse popolari, il mondo del lavoro delle città e delle campagne.

Ulisse Barbieri

Ulisse Barbieri è nato a Mantova il 27 gennaio 1841. Poeta, romanziere, drammaturgo, giornalista, patriota, garibaldino, generoso bohèmien che con le sue opere, le sue provocazioni, i suoi scritti, la sua vis polemica, la sua appassionata difesa dei deboli, le sue ricorrenti vicende giudiziarie, riempì per anni le cronache dei giornali di tutta Italia.

Spirito indomito, anarco-socialisteggiante, repubblicano, laico e anticlericale, cresciuto nel clima prettamente garibaldino, mite d’animo e leonino nell’affermare la libertà e i diritti dei singoli così come l’indipendenza dei popoli, Barbieri fu un letterato nomade e bizzarro, singolare ingegno della scapigliatura lombarda.

Barbieri, arrestato a 17 anni per aver affisso manifesti antiaustriaci, viene condannato a 4 anni di carcere che sconta interamente.

Lì egli comincia a scrivere poesie e a maturare trame di romanzi e di drammi. Dall’uscita di prigione, sino alla morte, Barbieri non farà che scrivere e sfornare romanzi e drammi a fosche tinte in cui rapimenti, omicidi, cadaveri si sprecano, mentre nei drammi sociali vi è una chiara denuncia dell’autoritarismo e delle malefatte del clero o dei governanti che procurano all’autore denunce, mandati di comparizione e carcere.

Non tutto ovviamente è letteratura di consumo popolare specchio dell’epoca. Vi sono testi più meditati o leggibili come "Scene dal campo.

I volontari nel Tirolo. Memorie d’un garibaldino" (uscito in questi giorni nella bella riedizione di A.Sartori con illustrazioni originali di Nani Tedeschi), come "In basso", "Marat", "Giulio Cesare" e qualche altro.

La vita errabonda e scapigliata di Barbieri, che per alcuni anni visse anche in Brasile rappresentando le suo opere, si concluse un secolo fa nel ricovero di San Benedetto.

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