da: News ITALIA PRESS maggio2000
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I titoli:
Giovani:gli italtalo-argentini
ITALIANI IN BRASILE: PRECISAZIONI DOVEROSE ED OCCASIONI MANCATE
Fiera del Libro di Torino
IN 30.000 STUDIANO L'ITALIANO

MANTOVANI IN BRASILE


Nasce un gemellaggio per rinvigorire i legami affettivi e culturali tra Italia e Brasile. L'obiettivo dell'interscambio è di avviare opportunità d'affari e fornire ai giovani una possibilità di perfezionamento professionale ed educativo.
Mentre prosegue la visita del Presidente Ciampi in Brasile, i comuni mantovani di Viadana e Magnacavallo hanno firmato un accordo d'amicizia con Silveira Martins, città situata nella regione centrale del Brasile, dove risiede una decina di famiglie originarie della provincia. Prima di conoscere direttamente la realtà dei corregionali nella zona che fu approdo dell'immigrazione italiana, è stato firmato l'accordo del gemellaggio. Secondo il Sindaco di Magnacavallo Andrea Pinotti, l'accordo rinvigorisce i legami affettivi e culturali tra Italia e Brasile. L'obiettivo dell'interscambio è di avviare opportunità d'affari tra le due città e fornire ai giovani una possibilità di perfezionamento professionale ed educativo.
Per Antonio e Irma Anversa, originari di italiani che giunsero a Silveira Martins nel lontano 1877, la visita della delegazione è molto più che una chance de ritrovare le radici. Il gruppo italiano è stato ricevuto nella centenaria abitazione. Delle oltre 50 famiglie partite dalla provincia di Mantova, appena una decina rimane a Silveira Martins. Il gemellaggio é stato reso possibile grazie all'Associazione Culturale Italiana di Rio Grande do Sul, presieduta da Adriano Bonaspetti, che in collaborazione con l'Associazione Mantovani nel Mondo ha reso possibile l'iniziativa. All'incontro di Silveira Martins era presente, tra gli altri, Daniele Marconcini, Presidente dell'Associazione Mantovani nel Mondo.

CUCINA MANTOVANA A PORTO ALEGRE

Grande successo alla Fiera Alimentare di Porto Alegre ha riscosso la cucina mantovana, rappresentata da Franco Corniani, Dino Gramostini, Senatore Giuseppe e Marcello Marchese. La gastronomia mantovana è stata ripresa anche dalla televisione brasiliana durante un corso di cucina ed era presente al Gourmet show della cucina italiana.
La manifestazione si è svolta contemporaneamente alla visita di una delegazione proveniente da due comuni mantovani per firmare un gemellaggio con Silveira Martins, dove risiedono alcune famiglie d'origine mantovana.

Giovani italiani all'estero: gli italo-argentini
L'IMPORTANZA DI ESSERE 'APERTI'
Andrea Berardo: "Noi giovani vogliamo aderire alle associazioni ed avere rapporti solidi con l'Italia"

"Noi giovani italiani in Argentina partecipiamo a tutte le attività delle organizzazioni" dichiara Andrea Berardo, presidente 'under 30' dell'Unione Regionale del Molise. Secondo la giovane presidentessa, si sta verificando un progressivo aumento dell'interesse da parte delle nuove generazioni di italo-argentini nei confronti delle proprie origini. "In Argentina siamo molto lontani dall'Italia, per questo dobbiamo mantenere un legame più forte".
Il contatto con il Paese in cui i loro nonni sono nati è più semplice per i giovani italo-argentini di oggi che per i loro genitori: grazie alle nuove tecnologie informatiche, ai sistemi di trasporto più veloci, al miglioramento delle condizioni economiche, al maggior interesse dell'Italia verso i propri emigrati. Secondo Andrea Berardo, fino a qualche anno fa la comunicazione con l'Italia era molto difficile, per cui è come se ci fosse "una generazione che si è persa, tra quella dei nonni nati in Italia e quella dei nipoti". È la seconda generazione di italo-argentini, che ha dovuto lottare contro una situazione economica sfavorevole ed alla quale mancava il legame nostalgico e affettivo con il Paese d'origine, senza che vi fosse un interesse di altro genere. Si tratta di un interesse di tipo linguistico, culturale, economico, che la nuova generazione, invece, ha scoperto. Complici sono stati l'incremento dei redditi, la crescita del livello culturale, l'uso di Internet ed anche un nuovo modo di rivolgersi ai connazionali all'estero da parte delle amministrazioni nazionali e locali. "I giovani - spiega Berardo - vogliono essere vicini alle associazioni, scoprire le proprie origini. Intendono acquisire e mantenere dei contatti solidi con l'Italia e attraverso essa con l'Europa. Il giovane italo-argentino oggi più che in passato è interessato ad un legame culturale con l'Italia, ma anche l'Italia sembra più interessata agli italiani all'estero".
Esiste dunque un interesse forte nei confronti di tutto ciò che è 'italianità'. Eppure, le associazioni italiane nel mondo lamentano la scarsa partecipazione dei giovani alle loro iniziative. Che sia colpa delle stesse associazioni, che non hanno saputo evolversi insieme alle comunità italiane all'estero, o semplicemente che non sono in grado di rispondere alle esigenze dei giovani? Probabilmente è così, dal momento che l'Unione Regionale del Molise, di cui Andrea Berardo è presidentessa, è costituita quasi interamente da giovani italo-argentini. "Abbiamo quasi tutti dai venti ai trent'anni" afferma. E aggiunge: "Certo, facciamo tutto il possibile per incentivare i giovani ad avvicinarsi all'associazione e ad interessarsi all'Italia". Le attività dell'associazione sono infatti pensate per i giovani: eventi sportivi, scambi con l'Italia e con altre associazioni italiane nel mondo, iniziative culturali. L'Unione ha anche una propria squadra di calcio. Il segreto dell'associazione di Andrea Berardo è però un altro: l'apertura nei confronti delle proposte e delle innovazioni. "Se viene un giovane all'associazione con un progetto interessante - conferma la presidentessa - da noi è il benvenuto e quasi certamente potrà metterlo in atto".
Silvia Manto

ITALIANI IN BRASILE: PRECISAZIONI DOVEROSE ED OCCASIONI MANCATE

"Fra gli addetti ai lavori, era atteso con una certa trepidazione il numero speciale del Corriere della Sera dedicato al Brasile, che usciva il 13 maggio scorso per festeggiare il "gemellaggio" fra il quotidiano italiano e lo Estado de S. Paolo". Così Marcello Alessio, ex Console Generale a Curitiba ed esperto in tematiche dell'emigrazione, nel commentare l'ampio speciale del quotidiano.
Anni di permanenza in Brasile e la carriera diplomatica lo portano a fare alcune osservazioni sui dati tecnici proposti dal giornale con il quale ha peraltro da poche settimane concluso un "accordo extragiudiziale per risarcirmi, poco più che simbolicamente, dell'offesa arrecata alla mia immagine professionale", ciò "recependo in pieno una annosa campagna di calunnie orchestrata nei miei confronti dal noto Luigi Barindelli, aveva lanciato una serie di accuse incredibili alla mia gestione come Console Generale a Curitiba" (Luigi Bardindelli, Consigliere CGIE Brasile, ndr.).
"In un riquadro a piè di pagina, illustrato da una cartina del Sudamerica, vengono riportate quelli che sarebbero i dati numerici della presenza italiana in Brasile, citando come fonte "Istituto Italiano di Cultura a S. Paolo, dati aggiornati al 1998".
In primo luogo va sottolineato che l'Istituto di Cultura non ha niente a che fare con le statistiche sulla popolazione italiana, che sono tipica materia consolare. E per l'appunto le cifre riportate nella colonna accanto alla cartina, fanno espresso e inequivocabile riferimento ai sei consolati italiani. Per giunta, i dati coincidono in misura notevole (salvo strane eccezioni) con quelli reperibili in un libretto curato nel 1999 dall'Ambasciata d'Italia a Brasilia, in cui l'Istituto di Cultura sembra essere entrato solo attraverso la persona della Dr.ssa Melita Palestini, autrice del progetto grafico e attualmente Responsabile dell'Istituto stesso. Per il resto, i dati sono tutti di provenienza consolare, sia pure rielaborati da una studiosa dell'Università Bocconi, Simona Bignami.
E a proposito di questi dati va rilevato anzitutto una gravissima confusione, in cui era caduta purtroppo anche la rivista brasiliana "Epoca" nel novembre scorso: e cioè quella di ritenere gli iscritti all'anagrafe consolare (oggi circa 300.000 in tutto il Brasile su circa 3.500.000 nel mondo) come se fossero tutti nati in Italia, dunque "emigrati" in senso stretto e quindi in possesso della sola cittadinanza italiana. Nel libretto dell'Ambasciata, i nati in Italia venivano stimati a circa 50.000: dato certamente approssimato per grave eccesso se si considera un età media che ad esempio nella vicina Argentina è stata stimata sui 75 anni, e quindi il gran numero di decessi di cui raramente i Consolati vengono informati - proprio quelli su cui è recentemente intervenuto il famoso "decreto pulisci-liste". Va dunque ribadito che la stragrande maggioranza degli iscritti all'anagrafe consolare, sono doppi cittadini, a loro volta "oriundi".".
"In secondo luogo va avvertito" prosegue Marcello Alessio "che non avrebbero avuto bisogno di andare a cercare questi dati in una pubblicazione già vecchia di un anno, dato che nel sito Internet del Ministero degli Esteri
www.esteri.it/polestera/italstra/index.htm non solo essi sono a disposizione del pubblico, ma anzi da quest'anno vengono aggiornati con cadenza trimestrale. Segnalo questo che è uno dei piccoli e rari miracoli che ogni tanto avvengono nella burocrazia, tanto più se si considera che ormai, dopo la recente riforma della Farnesina, a occuparsi di Anagrafe Consolare con tutti gli enormi problemi che essa comporta, è rimasta in pratica - a parte il gruppo di lavoro informatico - una sola persona a tempo pieno e due o tre occasionalmente!"
Inoltre "vanno osservate le discrepanze cui accennavamo sopra, che però non riguardano l'anagrafe consolare, ma i discendenti di italiani. Com'è noto, il combinato disposto delle normative vigenti in Italia e in molti paesi d'oltreoceano, attribuisce a quasi tutti questi discendenti un astratto titolo giuridico alla cittadinanza italiana, quandanche essa sia rimasta "dormiente", dimenticata, per più generazioni (come è di norma) e provenga anche solo da una linea generazionale su quattro, su otto o addirittura su sedici a seconda che si tratti della seconda, terza o quarta generazione. Ciò può spiegare notevoli sbalzi nelle rispettive stime, ma anche così sembra un po' strano che per Porto Alegre i discendenti siano diminuiti, dai 5 milioni stimati nel 1998, ai 3 milioni ora menzionati dal Corriere; mentre, inversamente, quelli di Belo Horizonte sarebbero aumentati da 450.000 a 1,3 milioni. C'entrerà qualcosa il fatto che nel secondo caso si tratta della sede della Fiat do Brasil? Forse no, perché anche a Rio l'aumento in due anni è stato mirabile, da due milioni a 3,8; mentre a Curitiba si è scesi di poco, da 4 milioni a tre e mezzo..."
Un dubbio sorge "C'è solo da augurarsi, trattandosi di statistiche assolutamente incontrollabili, che esse non vengano manipolate al fine di precostituire future scelte amministrative, come ad esempio il potenziamento o lo smantellamento di certi uffici consolari. Per evitare questo tipo di strumentalizzazioni, bisognerebbe anzitutto aver chiaro che la stragrande maggioranza degli "oriundi", o è addirittura inconsapevole, o del tutto indifferente, o comunque non in grado di comprovare la eventuale cittadinanza italiana; su 20 o 30 milioni di teorici aventi diritto, quelli che effettivamente potrebbero esservi interessati ed effettivamente in grado di documentarla, non sono certamente più di qualche centinaio di migliaia".

L'IDENTITA' CULTURALE ITALIANA ALLE PRESE CON IL "WEB"
La mostra dell'emigrazione e la letteratura d'emigrazione: informazione "controcorrente" alla Fiera del Libro di Torino

Constatando la continua e veloce corsa verso un mondo senza più confini né distanze - grazie a tutte quelle belle invenzioni che possono farci sentire tutti vicini semplicemente passando la nostra giornata in solitaria compagnia di uno schermo -, viene forse ancora ad alcuni di noi spontaneo cercare in fondo a sè stessi un po' della propria identità culturale - briciole di tutti quegli usi e costumi presi in prestito dal bagaglio della bella Italia - e tenersela stretta stretta.
E così, mentre si parla di "internazionalizzazione" in ogni campo, c'è ancora chi spera di poter mettersi in comunicazione col mondo intero pur rimanendo sè stesso. Pur conservando, dunque, "anche" la propria lingua e la propria cultura.
Chi forse maggiormente conosce il timore di tale perdita - e per questo lotta affinché il popolo italiano sappia "integrarsi" nel mondo senza perdere l'identità italiana - sono sicuramente i nostri connazionali residenti all'estero.
In una manifestazione che può essere vista come una sorta di "surrogato" dell'attuale situazione culturale italiana, quale la Fiera del Libro di Torino, svoltasi dall'11 al 15 maggio, tale riflessione ha potuto facilmente trovare riscontro.
Gli appuntamenti proposti nel corso dell'evento torinese ruotavano infatti attorno a poche forti tematiche, quali il mondo "in rete", l'e-commerce, l'e-book...in una sola parola: internet.
Ma tra gli stand del Lingotto non sono certo passate inosservate alcune particolari presenze.
Nello spazio espositivo della Regione Calabria era infatti quest'anno allestita una mostra dedicata alla storia dell'emigrazione italiana, organizzata in collaborazione con l'Assessorato alla Pubblica Istruzione ed ai Beni Culturali con delega al Giubileo e l'Associazione Editori Calabresi, con la straordinaria partecipazione del Museo dell'Emigrazione "Giovanni Battista Scalabrini"di Francavilla Angitola (Vibo Valentia).
Il Museo, oltre a curare una pubblicazione dall'esplicito titolo "Emigrazione", distribuita poi gratuitamente nel corso della manifestazione, si è occupato dell'organizzazione di una serie di incontri sulle tematiche dell'emigrazione e della scrittura in lingua italiana.
Tra le più interessanti novità emerse, la recente pubblicazione di "Le porte del silenzio", il libro scritto da Francesca Viscone e dedicato al paese di Badolato, luogo simbolo dell'emigrazione calabrese. La pubblicazione del volume è stata patrocinata, oltre che dal Museo dell'Emigrazione, anche dall'ANFE di Vibo Valentia, mentre la postfazione è stata curata dalla scrittrice Renate Siebert, docente di Sociologia del Mutamento dell'Università di Calabria.
Accanto alle iniziative portate avanti dal Museo di Vibo Valentia, possiamo ricordare anche la presentazione, avvenuta proprio nel corso della Fiera del Libro, della "Collana Radici", a cura delle Edizioni il Grappolo - Antonio Corbisiero Editore.
La collana è infatti interamente dedicata ad opere facenti parte della cosiddetta letteratura d'emigrazione. A questo caso, forse unico nel panorama editoriale italiano, è stato dedicato un convegno che ha visto protagonista Joseph Tusiani, uno dei massimi esponenti viventi della letteratura d'emigrazione.
Piccoli spazi, dunque, di "informazione controcorrente", all'interno di una Fiera del Libro proiettata verso un "futuro in rete", per ricordare a tutti noi italiani la forte identità culturale che ci lega gli uni agli altri e che ci permette di riconoscerci in ogni angolo del mondo.Ilaria Dotta

Toronto
IN 30.000 STUDIANO L'ITALIANO: PENSIAMOCI

"La comunità italiana di Toronto e delle zone limitrofe si aggira intorno alle 500.000 unità. Tale consistenza numerica ha fatto sì che esistesse sempre una notevole domanda di corsi di lingua e cultura italiana a tutti i livelli: elementare, medio, superiore e universitario. Negli ultimi anni, tuttavia, si è assistito ad una progressiva caduta di tale domanda soprattutto a livello di scuola superiore e in ambito universitario", spiega Alberto Di Giovanni, direttore del Centro Scuola e Cultura Italiana.
"La diminuzione è dovuta principalmente al fatto che gli studenti appartengono alla terza e alla quarta generazione e che il rapporto con la madrepatria è venuto meno anche nelle loro famiglie. La situazione è preoccupante in quanto, nonostante il fattore generazionale, la presenza di un numero tanto elevato di italiani dovrebbe avere come conseguenza diretta il generarsi di un genuino interesse nei confronti della lingua e cultura italiana non solo da parte degli individui di origine italiana, ma anche da parte di quanti non appartengono alla nostra comunità. Il fatto che la nostra lingua effettivamente eserciti un'indiscussa attrattiva in ambiente extra-scolastico tra quanti intraprendono lo studio dell'italiano per le ragioni più disparate -dai motivi di lavoro allo studio di discipline quali musica, canto, architettura, belle arti, ecc... o anche semplicemente per turismo- dovrebbe far riflettere a far giungere alle conclusioni alle quali noi del Centro Scuola siamo arrivati già da tempo quando ancora il problema non era sentito e non si presentava in Canada e più in generale in Nordamerica nei termini in cui si pone oggi con la chiusura di vari dipartimenti d'italiano a livello universitario e l'inesorabile flessione di studenti che frequentano i corsi di italiano nei licei".
"Dovrebbe far riflettere il fatto che a livello di scuole elementari e medie inferiori, dopo un momento critico superato con successo, il Centro Scuola e Cultura Italiana è riuscito addirittura ad aumentare il numero di alunni che frequentano corsi d'italiano. Si parla di circa 30.000 studenti dei quali la maggior parte frequenta corsi inseriti nel normale orario scolastico, cioè l'Extended Day Program", aggiunge il direttore del cuore dell'insegnamento della lingua italiana con sede al Columbus Centre.
"Gli straordinari risultati ottenuti in questo campo dipendono principalmente da nuove strategie sviluppate per attrarre gli studenti e per tutelare e favorire lo studio della lingua e della cultura italiana: l'insegnamento pertanto non viene concepito esclusivamente nella sua tradizionale dimensione accademica, ma viene rafforzato grazie a un programma di attività extracurricolari che hanno la funzione di motivare gli alunni offrendo loro l'opportunità di avvicinarsi alla lingua mentre si dedicano a discipline scelte spontaneamente quali danza, musica, canto, teatro e sport", incalza Di Giovanni.
Per quanto riguarda l'insegnamento delle lingue il Centro Scuola ha anche sviluppato un programma all'avanguardia basato sull'uso delle nuove tecnologie divenute ormai indispensabili per rimanere al passo con i tempi ed offrire agli studenti e agli insegnanti l'opportunità di attingere ad un più ampio complesso di materiali didattici.
Grazie alla sperimentazione attuata negli ultimi anni è stato verificato che l'uso di multimediali favorisce notevolmente l'apprendimento della lingua italiana per la loro essenziale funzione di stimolo grazie all'integrazione degli aspetti visivi e sonori contestualizzanti che il mezzo fornisce.
Tra le iniziative didattiche alle quali il Centro Scuola ha sempre dato ampio spazio c'è l'organizzazione dei corsi di formazioni e di aggiornamento professionale per il personale docente.

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