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Celebrazione del 40° Anniversario di Sicilia Mondo
Catania, 2 febbraio 2007

Intervento di Franco Narducci, Presidente dell’UNAIE

Sono fiero ed onorato di essere qui con voi a festeggiare il 40° anniversario della nascita di Sicilia Mondo e vi ringrazio vivamente per l’invito. Questo incontro è una occasione di festa per la comunità siciliana ed anche un momento importante per riflettere insieme sul contributo di altissimo valore che la vostra Associazione ha dato per affrontare le problematiche dell’emigrazione siciliana e italiana nel mondo, un impegno che testimoniate con generosità anche all’interno dell’UNAIE che mi onoro di presiedere in continuità con il prezioso lavoro svolto dal Presidente AZZIA.

Nei quarant’anni che oggi festeggiamo avete operato per portare la sicilianità nel mondo, per accompagnare i vostri corregionali e alleviare il dolore del distacco dagli affetti e dal paese natio. Avete operato per preservare e rafforzare il legame delle radici culturali che uniscono l’emigrazione antica e le giovani generazioni alla Sicilia e in questa vostra incessante azione vi siete battuti perché le idee continuino a diffondere entusiasmo, a riaccendere il fuoco della passione per l' impegno civile, a contrastare le nuove forme di soprafazione, di ingiustizia, di intolleranza, d'impoverimento, che tante volte rendono ancor più amaro la vita dei migranti e ne abbiamo riprova anche nella nostra Italia, divenuta essa stessa terra d’immigrazione.
Sono convinto che questa Celebrazione sarà utile a ciascuno per riscoprire le proprie radici, per coltivare le proprie tradizioni culturali in una società globalizzata e globalizzante che va sempre più erodendo la singolarità di ogni tradizione.

Il recupero della memoria storica ed il vivere le proprie radici non devono essere motivo di rivendicazioni identitarie, ma stimolo a porsi in dialogo nell’attenzione particolare all’uomo che contraddistingue la nostra cultura.
Affrontare le problematiche migratorie ci aiuta a conoscere e capire un aspetto della storia sociale e civile italiana e a rendere partecipe l’intera comunità nazionale di questa grande realtà rappresentata dall’Italia nel mondo.

Conoscere la storia sociale e culturale dell’emigrazione italiana non vuol dire soltanto ripercorrere la traiettoria, spesso dolorosa, che ha portato i nostri connazionali ovunque nel mondo, vuol dire anche capire come i processi migratori possono incardinarsi nel nostro Paese ed operare per una positiva integrazione valorizzando ciò che per noi è stato essenziale strumento di crescita nelle società di accoglienza.

La globalizzazione ha giocato un ruolo decisivo per mobilitare e raccordare risorse economiche nello scenario internazionale, ed ha determinato questa società reticolare, un sistema interconnesso in cui la stessa nozione di distanza geografica smarrisce il suo significato originario, al punto tale di poter organizzare pratiche sociali simultanee pur in assenza di contiguità territoriale, ma anche di scuotere terribilmente la nostra economia e le economie mondiali a causa delle speculazioni estreme operate dalle banche americane sui mutui contratti dai cittadini statunitensi per avere una casa.
L’emigrazione italiana sostenuta e opportunamente valorizzata è strumento fondamentale del “Sistema Italia” che vede sviluppare nel mondo quella cultura per l’uomo protesa a realizzare quel “Nuovo Umanesimo” di cui ha bisogno la società globale affinché i processi di mondializzazione possano essere intesi come ricchezza e creare vero benessere riempiendosi di significato nella prospettiva delle persone. Persone e popoli che hanno diritto a migliorare le proprie condizioni di vita beneficiando degli scambi culturali, della conoscenza e dell’informazione.

Ma si devono contrastare con vigore i processi di disgregazione sociale che anche nel nostro Paese producono fenomeni violenti e imprevedibili. Non a caso, fin dagli anni ottanta del secolo scorso un grande sociologo come Ralf Dahrendorf aveva indicato come uno dei rischi maggiori del mondo contemporaneo il dissolvimento del vincolo sociale, che produce anomia, la quale a sua volta costituisce un grave pericolo per la democrazia in quanto crea masse di persone indifferenti rispetto a tutto ciò che trascende l’ orizzonte quotidiano.

L’emigrazione ha contribuito ad avvicinare i popoli e le nazioni, a far sorgere un interesse per l’altro, che diventa prossimo, superando i confini delle identità rigide e i vincoli della pura logica economica e di libero mercato. In questa ottica spiace registrare che l’Italia, come altri Stati destinatari di flussi di immigrazione, non ha ancora ratificato la Convenzione ONU “on the Protection of the Rights of All Migrantes workers and Members of their Families” del 18 dicembre 1990 ed entrata in vigore il 1 luglio 2003.

Anzi io direi che proprio il numero limitato di ratifiche di convenzioni internazionali sui migranti che denota una scarsa propensione all’enforcement degli obblighi previsti deve accrescere il nostro impegno per la promozione delle convenzioni esistenti, la diffusione di “buone pratiche” e un più stretto collegamento tra le norme sulla condizione dello straniero e quelle dei diritti della persona per colmare le lacune esistenti nella prospettiva di un diritto organico e sistematico della condizione del migrante reso sempre più urgente dall’evidente crescita dei movimenti umani. Ciò servirebbe a coniugare le regole di sovranità e indipendenza degli Stati con gli obblighi di umanità e giustizia verso gli stranieri.

Negli ultimi decenni l’emigrazione è cambiata. E’ cambiata, direi, per almeno due motivi. Intanto la crescita economica degli ultimi 50 anni ha invertito la tendenza, per cui oggi sono più quelli che arrivano in Italia che quelli che escono. Ciononostante gli italiani, in larga parte giovani, continuano ad emigrare ma per motivi a volte diversi dal passato. Il primo importante motivo e’ probabilmente quello di sempre, ossia la situazione occupazionale in particolare nell’area del lavoro intellettuale, caratterizzata da una preoccupante instabilità e precarietà. Le difficoltà di questi giovani ad entrare pienamente nel mercato del lavoro si traduce in fuga verso quei paesi esteri che rappresentano una allettante prospettiva, magari non sempre reale.

Probabilmente da un lato i processi di globalizzazione, dall’altro l’Europa unita, spingono sempre più giovani verso una mobilità lavorativa. La semplificazione dei vincoli amministrativi, l’armonizzazione dei sistemi previdenziali e assistenziali, la moneta unica, il sogno di una nuova Europa, tutto questo favorisce nuove forme di mobilità. La facilità con cui ci si può spostare, per lasciare casa e per tornarvi, o con cui si può comunicare, rende meno traumatica l’esperienza del nuovo emigrante. Se e’ vero che una volta all’estero, si continua a cercare i propri connazionali e anche vero che sempre più apparteniamo a comunità virtuali, sovranazionali, che basta un computer per vedere e sentire i propri familiari in qualsiasi momento. Insomma, per molti aspetti, il nuovo emigrato non soffre di quella drammaticità che caratterizzava il passato.

Ma l’associazionismo ha ancora il suo ruolo fondamentale anche se è chiamato a sfide nuove e quindi a riorganizzarsi per meglio rispondere alle esigenze dei soci. In questo quadro si inserisce il processo di innovazione comunicativa che l’UNAIE ha avviato: Oggi, infatti, ci troviamo ad affrontare le problematiche sempre più spinti dai processi di globalizzazione che richiedono un conseguente cambiamento culturale inteso anche come capacità di porre i problemi e di comunicarli al mondo e al nostro interno in modo tale da essere rete permanente al servizio di chi si occupa di questioni migratorie. Per questo motivo abbiamo ritenuto importante potenziare il sito internet rinnovando anche la veste grafica e promuovere attraverso esso un webjournal che possa essere la casa di tutti coloro che sentono l’appartenenza all’associazione. Vorremmo che il webjournal possa essere aperto a contributi esterni in maniera da rappresentare, in prospettiva, un laboratorio politico-culturale di riferimento per le politiche migratorie nel nostro Paese e nel panorama socioculturale globale.

Viviamo in un periodo in cui i movimenti umani hanno raggiunto una intensità mai conosciuta prima per cui è necessario pensare in “termini di rete” costituita di cives italiani anche al di la dei confini nazionali ed è compito di tutti salvaguardare il patrimonio associazionistico italiano nel mondo, frutto del lavoro instancabile di generazioni di emigrati e che avrà un ruolo decisivo in “termini di rete” anche in futuro.

Per questo, sostenuto dalla CNE, ho proposto in Parlamento la modifica della legge 383/2000 sull’associazionismo sociale per permetterne l’applicazione alle associazioni operanti per le comunità italiane all’estero. La proposta prevede l’estensione dei benefici derivanti dalla 383/2000 anche per le associazioni operanti all’estero per gli italiani ivi residenti in rispetto del fondamentale diritto di uguaglianza stabilito dall’art. 3 della Costituzione.

Attraverso l’associazionismo il cittadino italiano residente all’estero definisce la sua appartenenza culturale, assume la sua identità secondo le caratteristiche antropologiche della tradizione come la memoria collettiva. Questo è un modo di vivere la cittadinanza che per esprimersi al meglio richiede il concorso delle istituzioni e delle varie espressioni della società civile.

L’associazionismo è una forma di partecipazione al potere e contribuisce alla realizzazione dell’uomo che è colui, come evidenzia Capograssi, che “si dona e riceve, quando unisce la sua vita con la vita degli altri, dona il suo sforzo, ma riceve lo sforzo degli altri, e ne nasce quella vita più ricca di realtà, che è la vita comune”.

L’associazionismo è stato il luogo politico delle rivendicazioni e delle battaglie per i diritti nei confronti dei Paesi ospitanti relativamente alle condizioni di vita, lavoro e abitabilità, alla regolamentazione dei permessi di soggiorno, all’integrazione scolastica e all’istruzione professionale dei giovani. È stato anche il protagonista delle battaglie per la democratizzazione delle rappresentanze dello Stato all’estero e per rivendicare forme di rappresentanza istituzionali delle comunità

Da queste fondamentali rivendicazioni sono nati i COMITES e il CGIE, organismi di rappresentanza che oggi sono chiamati ad esprimere una nuova progettualità, capace di interpretare i processi politici e culturali che sono in essere nelle società ospitanti, rispondendo in tal modo alle reali esigenze di un cittadino italiano sempre più integrato nel luogo dove vive, ma anche legato ai valori e alla cultura di origine. Sono chiamati anche ad offrire un contributo fondamentale per qualificare gli sforzi indirizzati all’affermazione del “Sistema Italia”, con le sue caratteristiche culturali, linguistiche e il suo know-how tecnologico. E a dare un valido supporto alle Istituzioni del sistema Italia operanti all’estero, e in pari tempo ai parlamentari eletti all’estero. Allora non parleremo più di tante piccole Italie ma di una cultura italiana che ha umanizzato le relazioni tra i popoli, di un umanesimo capace di far sentire ciascuno persona e cittadino.

Ma per fare ciò dobbiamo procedere speditamente a riformare alcuni dispositivi legislativi per rispondere alle mutate esigenze. Riforme per facilitare e semplificare la promozione della lingua italiana nel mondo, passata da un pubblico genericamente interessato alla dimensione culturale, ad un pubblico mosso da una molteplicità di bisogni connessi alla dimensione economico-produttiva e quella socio-culturale legata all’immagine positiva del nostro Paese all’estero, nonché all’ammirazione che suscita ovunque il nostro stile di vita. Riforme per affrontare le difficoltà delle nostre generazioni anziane che tanto hanno dato all’Italia e riforme per promuovere l’Italia nel quadro dell’internazionalizzazione.

Il nostro contributo in una società sempre più cosmopolita e multidimensionale vuole essere quel quid particolare capace di rendere più profonde ed estese le possibilità di comprensione reciproca che va oltre il dialogo per interiorizzarle nella prospettiva della pacificazione delle civiltà.

Voglio cogliere l’opportunità offertami da questa celebrazione per invitare qui da Catania, come Presidente dell’UNAIE, tutte le forze politiche a produrre il massimo sforzo per trovare una intesa sulla riforma della legge elettorale, affinché sia restituito ai cittadini il potere di scegliere i candidati che devono rappresentarli nel Parlamento - come per altro avviene nella circoscrizione estero - e affinché si creino i presupposti per governare il paese in una prospettiva di stabilità.

Consentitemi infine di esprimere il mio personale apprezzamento e quello dell’UNAIE all’avv. Domenico Azzia, questo “giovanotto” instancabile che con un dinamismo esemplare e una grande tensione morale è impegnato da tanti anni a valorizzare la Sicilia e la sicilianità nel mondo: a lui e a tutti i suoi collaboratori vada il nostro ringraziamento e la più sincera riconoscenza per quanto hanno fatto e soprattutto per quanto faranno ancora, in Sicilia Mondo e nell’UNAIE, per l’affermazione dei valori italiani e delle comunità italiane nel mondo.

 

DOCUMENTO FINALE DEL CONVEGNO DEI 40 ANNI DI SICILIA MONDO
Dai 40 anni di Sicilia Mondo parte il progetto di una «grande Sicilia»

Gli oltre 100 Presidenti di Associazioni siciliane provenienti da tutti i continenti riuniti a Catania nei giorni 1-2-3 febbraio 2008 per la celebrazione dei 40 anni di attività di Sicilia Mondo;
Ascoltata la relazione del Presidente Azzia che ha riletto l’esperienza esaltante di un impegno di servizio e di attività lungo 40 anni, con la proposta di ripensare ad una «grande Sicilia»;

Preso atto delle riflessioni di P. Luciano Segrafreddo, Presidente della tavola rotonda “Intercettare il futuro e le sue sfide. Insieme”, sulle proposte di un giovane, una donna, un immigrato, un corregionale all’ estero e un corregionale di altre regioni;

Ascoltata l’introduzione di Mario Toros e la relazione del presidente dell’ UNAIE Franco Narducci, deputato della Circoscrizione Estero – Europa;

Uditi i discorsi del Presidente della Regione Lino Lenza e del Presidente della Provincia Regionale di Catania Raffaele Lombardo;

Preso atto degli interventi in Assemblea di 23 tra Presidenti di associazione, rappresentanti del mondo politico, sociale e culturale,

DELIBERANO ALLA UNANIMITA’

Approvare la relazione del Presidente Azzia al quale testimoniano vivo apprezzamento per il lavoro fatto e fare propria la sua proposta di una «grande Sicilia» come messaggio di novità e di concretezza che parte dalla Assemblea dei 40 anni di attività di Sicilia Mondo, condividendone le seguenti motivazioni:

Ripensare una «grande Sicilia» allargata ai siciliani che sono andati via per libera scelta o per necessità e di quelli che approdano nell’Isola;

Una grande Sicilia in termini di capacità di collegamento delle “questioni” che riguardano la realtà territoriale, la realtà dei siciliani che vivono fuori e la realtà degli extracomunitari che arrivano. Come unico progetto, come unica strategia, come unico percorso alla prospettiva di sviluppo dell’Isola. Non ha senso parlare dei problemi dei siciliani all’estero e degli immigrati al di fuori di un unico progetto strategico ed operativo dello sviluppo dell’Isola. Ragionare diversamente significa dispersione di energie e spreco di risorse. Certamente miopia politica.

Ripensare ad una «grande Sicilia» come “società aperta” a coloro che sono andati via, ai loro figli ed a quelli che vengono, come rapporto unitario per tutti. Nel senso di considerare i siciliani che sono emigrati ed i loro figli “siciliani a pieno titolo alla stessa stregua di quelli che vivono nell’Isola”. Beneficiari e fruitori degli interventi ordinari e straordinari della Regione;

Attivare un legame civile tra le parti, fondato sul diritto-dovere in un rapporto di reciprocità interattiva dove i siciliani all’estero si impegnino a fare la loro parte. In modo particolare i siciliani in posti di responsabilità.

Una grande Sicilia che veda i siciliani che vivono all’estero non destinatari, ma protagonisti e partecipi delle politiche della Sicilia. Che sappia creare le condizioni necessarie per rendere possibile il pieno coinvolgimento dei siciliani all’estero come “risorsa” da inglobare nell’unica, comune “risorsa” dell’Isola. Ogni discorso diverso resta, ancora una volta, finzione politica e rinunzia a prospettive reali di sviluppo.

I Presidenti delle Associazioni, pertanto,
Chiedono l’impegno della Regione Siciliana e delle altre Istituzioni isolane per “ripensare insieme” una «grande Sicilia» attraverso:

- l’applicazione della legge 38/84 per la costituzione della Consulta Regionale della Emigrazione e per l’avvio del Comitato interassessoriale per l’emigrazione con gli Assessorati al Turismo, alla Cultura, alla Cooperazione, entrambi assurdamente disattesi, sempre in direzione di un unico progetto finalizzato allo sviluppo dell’Isola;

- apertura di una nuova stagione di coinvolgimento dei siciliani all’estero, peraltro legittimati dal voto politico, alla vita ed alle cose della Sicilia.

Confermano il proprio impegno a dare tutto il contributo possibile ed a sensibilizzare le comunità siciliane all’estero per la realizzazione della «grande Sicilia»;

Auspicano la necessaria unità di intenti rinsaldata dalla comune identità e dalla indispensabile volontà politica per dare vita ad una «grande Sicilia» di 13-14 milioni di siciliani come Regione di Europa e del mondo, capace di avere voce e peso culturale nel contesto internazionale.
 

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