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Emigrazione lombarda, emigrazione dimenticata
Relazione conclusiva di Ernesto R Milani nel convegno dal titolo “…Sulle ali dei venti…” tenutosi al
Seminario Vescovile di Como all’interno del progetto culturale “Migranti : Vie della storia. Vie della Fede”
organizzato dall’associazione IUBILANTES

La città di Brescia ospiterà dal 24 novembre 2007 al 4 maggio 2008 una mostra intitolata AMERICA!, Storie di pittura del Nuovo Mondo. E’ una rassegna della pittura americana dell’Ottocento raccontata attraverso capolavori rappresentativi. Un’America allargata, a giudicare dalla copertina del manifesto introduttivo, ove campeggiano le cascate del Niagara che siamo soliti ammirare, ovvero quelle a ferro di cavallo che appartengono però al Canada. Sono esposti dipinti della Hudson River School, le cascate del Niagara, paesaggi tropicale ed esotici, il viaggio in Italia, la pittura western con paesaggi e scene di vita, l’impressionismo americano, ritratti e figure da Homer a Sargent. Grande spazio viene poi dato alla guerra di Secessione e alla Frontiera e ai Nativi. Argomenti mitici e di presa sicura presso il pubblico italiano.

Non ha sorpreso, quindi, l’assenza totale di un riferimento all’emigrazione italiana.
Una domanda precisa al gruppo organizzatore dell’evento ha ricevuto un moto di stupore.
 “Emigrazione? Dalla Lombardia?

Queste reazioni non sorprendono. Esiste una vaga idea dell’emigrazione che ha coinvolto l’Italia, soprattutto tra il 1880 e il 1920, da cui la Lombardia sembra essere stata esente. I dati statistici raccontano un’altra verità. Dal 1876 al 1900 la Lombardia è stata la 4a regione migratoria dopo il Veneto, il Friuli e il Piemonte. Dal 1900 fino alla prima guerra mondiale è stata la 5a regione migratoria dopo Campania, Sicilia, Veneto e Piemonte, passando da una media annuale di 20.000 a 55.000 e mantenendo una percentuale degli espatri dal Paese attorno al 9%.  Le statistiche ufficiali italiane computate tra il 1876 e il 1976 quantificano il fenomeno in oltre 3 milioni di veneti, 2.700.000 campani, 2.500.000 siciliani e 2.300.000 lombardi, seguiti da 2.200.000 piemontesi e friulani. Ovviamente le migrazioni dei lombardi sono precedenti e posteriori agli anni citati.

Qual è la causa di questa amnesia, anzi trascuratezza?
Le ragioni sono molteplici. Lo sviluppo industriale della regione e le continue migrazioni ed immigrazioni si sono sovrapposte allo storico e continuo spostamento dei lombardi. Questa anomalìa si evidenzia anche in pubblicazioni storiche recenti come la Storia d’Italia di Einaudi pubblicata nel 2001 che omette addirittura l’emigrazione nel volume dedicato alla Lombardia. In aggiunta, i programmi scolastici non spiegano le fonti a cui dovrebbero attingere gli insegnanti desiderosi di trasmettere la storia locale. La Lombardia è in ritardo con lo studio sistematico della storia della sua migrazione, soprattutto rispetto alla storiografia delle altre regioni limitrofe del Veneto e del Piemonte, dove l’esperienza migratoria è stata maggiormente riportata alla luce e collocata appropriatamente nella memoria collettiva.
La ricerca storiografica mostra che la Lombardia ha, in ogni caso, una grande quantità di testimonianze e studi sociali relativi alle migrazioni temporanee e definitive soprattutto dell’arco alpino e delle zone lacustri. Ad esempio i movimenti di artigiani dall’Alto Lario a Palermo erano già frequenti ai primi del 1600 come documentato da M. Zecchinelli. L’Inchiesta Neri del 1751 dettaglia invece le vicende delle migrazioni valligiane cui seguirono quelle di Settecento degli scontenti del regime austriaco che dominava la regione.

Interessante la vicenda della famiglie di acrobati Donegani, Del Vecchio e Bonacina di Moltrasio in provincia di Como trasferitisi attorno al 1790, dapprima a New York e quindi a Montreal dove hanno dato vita all’industria alberghiera di Montreal, argomento dettagliato in un capitolo dedicato all’emigrazione lombarda in generale del volume dal titolo “Little Italy, Percorsi e caratteri dell'emigrazione bergamasca a Toronto (Canada)", recentemente pubblicato dal centro Studi Valle Imagna.

Le discussioni e le dispute sull’emigrazione di primo Ottocento sono raccolte negli scritti di Melchiorre Gioia “ Discussione economica del Dipartimento del Lario” sempre rivolte alle popolazioni del nord della regione avventuratasi a cercare lavoro sia nell’area mediterranea sia in quella europea. Le analisi di Carlo Cattaneo e di Stefano Jacini contribuiscono a dare un quadro generale delle abitudine migratorie. Il flusso è ancora limitato, ma soprattutto la vicinanza con la Svizzera comincia a proporre destinazioni lontane. Intorno al 1850 i valtellinesi e i valchiavennaschi sono già emigrati a Genoa nel Wisconsin, da dove alcuni ardimentosi come John ( Giovanni) Buzzetti di Isola (Sondrio) si arruoleranno per combattere nella guerra civile americana.

L’Annuario Statistico del 1926 conferma e riassume i dati dell’emigrazione lombarda e ne evidenzia le varie destinazioni prima in Europa, nei Paesi del Mediterraneo. Quindi a partire dal 1870 una grande migrazione verso il Sudamerica, soprattutto l’Argentina, ma anche il Brasile per quanto riguarda le province di Mantova e Cremona. Successivamente, a partire dal 1880 gli Stati Uniti in costante crescita economica diventano il nuovo polo di attrazione.

Le indagini di Ercole Ferrario poco dopo l’unità d’Italia prima e di Arrigo Serpieri dopo sulle condizioni economiche e sociali dell’Alto Milanese costituiscono l’ossatura degli studi su un territorio trasformato dall’emigrazione transoceanica.
La ricerca della grande migrazione transoceanica è però frammentaria. Un convegno tenutosi a Varese il 18-20 maggio 1994 ha tentato di dare una risposta coordinata allo studio dell’emigrazione lombarda. “Emigrazione e Territorio: tra bisogno e ideale a cura di Robertino Ghiringhelli e Carlo Brusa per dar vita ad un percorso continuativo, ma l’iniziativa si è conclusa praticamente con la pubblicazione degli atti che costituiscono tuttora il più importante punto di riferimento per gli studiosi dell’emigrazione lombarda.

La regione Lombardia ha preservato la memoria di alcuni emigrati e viaggiatori di rilievo come Busti, Benzoni, Castiglioni oppure degli scalpellini della Valceresio attraverso filmati di pregio raccolti nella collana Tracciati, memorie per un archivio a cura di Donata Corelli, degni di uno spazio nelle aule scolastiche ma che in questo momento risultano introvabili.

Che cosa fa la regione Lombardia per dare impulso al proprio passato migratorio?

Il Piemonte ha la Fondazione Agnelli di Torino che pubblica la rivista Altre Italie, organizza convegni a livello internazionale e interagisce con i centri studi migrazione sia italiani sia stranieri. A questo occorre aggiungere le ricerche dei Biellesi nel Mondo, sostenute dalla banca Sella, che hanno tracciato analiticamente il percorso migratorio del territorio con dovizia di mezzi e finanziamenti e le attività a tutto campo dell’associazione dei piemontesi nel mondo che contano addirittura 5 gemellaggi attivi con città argentine. Funziona un museo dell’emigrazione a Frossasco vicino a Torino legato alle iniziative regionali che spaziano a tutto campo.
In Italia i centri per lo studio dell’emigrazione sono diversi. Il più importante è il centro studi emigrazione di Roma che pubblica una rivista……

Il museo dell’emigrazione di Gualdo Tadino è uno dei più attivi e memorabili. Basta il carrello della miniera all’ingresso per capire la professionalità dei curatori che ravvivano il centro con la pubblicazione di una collana di quaderni dell’emigrazione e un concorso video sul tema emigrazione a carattere internazionale. Altri centri e musei sparsi per l’Italia sono concentrati soprattutto sull’emigrazione locale. Si vocifera della costruzione di un museo nazionale dell’emigrazione e di altri ancora, ma di fatto non esiste un punto di aggregazione valido per tutti. Il Trentino si pone all’avanguardia nel campo della ricerca con un’innumerevole documentazione raccolta anche nel museo dell’emigrazione, magari facilitata dal territorio, ma pur sempre encomiabile e soprattutto da imitare.

E la Lombardia?
La Lombardia per adesso ha Gian Antonio Stella. Giornalista del Corriere della Sera e attento osservatore della vita italiana di ieri e di oggi racconta e divulga la vicenda migratoria con il piglio dello studioso che vuole farsi capire da tutti. Attraversa l’Italia e nell’ottobre 2007 anche il Nordamerica con Gualtiero Bertelli, cantante e grande professionista della musica tradizionale.  La rappresentazione di Stella comprende una parte narrata corredata da spezzoni di filmati d’epoca accuratamente selezionati, il tutto accompagnato dalle canzoni vecchie e nuove interpretate da Bertelli e dal suo gruppo. Storia e musica che uniscono tutti ad ogni livello. Stella è l’autore del L’Orda e Odissee. Memorabile.

Stella tuttavia non basta. Resta sempre la sovrapposizione mentale che impedisce di togliere gli strati di terra dalla memoria migratoria. Archeologia etnica. Perdura l’incapacità di fare una ricerca sul passato prossimo della migrazione dalla Lombardia per fare i conti con l’immigrazione interna secolare e con quella extra-comunitaria che abbraccia ogni aspetto della vita attuale. Continua così l’incapacità di affrontare un fenomeno che diventa sempre più un problema in quanto manca la preparazione adeguata per capirlo e renderlo parte della vita quotidiana. Si fanno esempi e si guarda, senza conoscerlo, ad un passato vecchio di un secolo, da cui si è appreso poco.

La Lombardia manca di un centro studi regionale oppure centrale che coordini le attività di ricerca che fervono, soprattutto a livello locale, in diverse province. Il museo etnografico di Tirano coagula soprattutto l’interesse della provincia di Sondrio per la sua antica emigrazione frontaliera, verso l’Australia e non solo. Tuttavia, le sue pubblicazioni identificano e illustrano con dovizia di particolari la storia dell’emigrazione lombarda ripetutasi poi in tutta la regione; le comunicazioni con i valtellinesi nel mondo sono da additare ad esempio. Altro centro studi efficiente è quello della Valle Imagna che continua a studiare sia in Italia sia all’estero l’evoluzione della comunità d’origine avvalendosi sia delle pubblicazioni cartacee sia delle nuove forme multimediali tanto apprezzate dai giovani.

In ottobre è stato inaugurato a Cuggiono il centro “Le radici e le ali” con una mostra sull’emigrazione divenuta poi itinerante e commentata nelle scuole dei comuni limitrofi. La sede è stata ricavata dal restauro della chiesa sconsacrata di Santa Maria in Braida e concessa in comodato all’associazione Ecoistituto della valle del Ticino. Nel 2004 il gruppo ha pubblicato la prima edizione italiana di Rosa, la vita di una emigrante italiana di Mary Hall Ets. Questo libro ha una sua storia che risale al 2 febbraio 1867 quando Rosa nacque a Milano e fu abbandonata dalla madre naturale alla ruota dell’Ospedale di santa Caterina. Dopo le pratiche di rito Rosa fu affidata in baliatico ad una modesta famiglia di Cuggiono dove crebbe secondo gli usi e costumi del tempo. Appena 17nne fu data in sposa a un contadino del luogo che partì intorno al 1884 per le miniere di ferro di Ironton nel Missouri. Rosa lo raggiunse, ma ebbe dei conflitti tali che fuggì con il figlio a Chicago. Qui trovò ospitalità presso la casa d’accoglienza dei Chicago Commons dove trovò lavoro come inserviente. imparò ad inserirsi nella vita e nella vita e nella cultura americana e soprattutto sviluppò la sua capacità di raccontare storie. Fece amicizia con un’assistente sociale, Marie Hall Ets appunto, che per anni trascrisse le sue reminiscenze pubblicate poi nel 1970 con l’aiuto di Rudolph J. Vecoli, direttore storico del centro studi emigrazione di Minneapolis nel Minnesota. Il libro narra la vita nell’Alto Milanese tra il 1870 e il 1880 dal punto di vista femminile e soprattutto ne descrive la quotidianità. Marie Hall Ets raccolse e trascrisse anche le filastrocche e le storie della tradizione lombarda, da noi pressoché dimenticate, e ritornate in patria dopo il lungo viaggio dell’emigrazione.
Rosa è diventata il simbolo delle donne migranti con una collocazione ben precisa nella storia della letteratura italo-americana sia per la narrativa sia per la veridicità del personaggio stesso di cui è interessante la trasformazione.
L’avvento di internet ha spinto molte persone ad affrettate ricerche che hanno avuto il pregio di scoprire molte tracce, ma che hanno avuto seguito oppure sono state malamente o poco contestualizzate nel periodo storico in cui sono avvenute.

Un esperimento in corso di grande rilievo è quello dell’Associazione dei Mantovani nel Mondo con sede a Mantova di cui ricorre quest’anno, 2007, il decennale della fondazione, che oltre alla diffusione dell’emigrazione mantovana ha attivato un canale di valenza per le ricerche familiari, l’aiuto ai lombardi indigenti soprattutto in Sudamerica, interventi e gemellaggi ospedalieri in Argentina, formazione sanitaria e cooperazione internazionale ovunque.
Tuttavia il fiore all’occhiello dell’organizzazione è il portale lombardinelmondo che racconta e cerca di coordinare l’esperienza dell’emigrazione lombarda di ieri e quella dei giorni nostri. Dopo quattro anni di lavoro, Fabio Veneri che ne è il caporedattore ha dettagliato questa  impresa in un volume intitolato Lombardi nel Mondo, un’esperienza giornalistica che racconta una comunità. Il portale fa parte delle attività di sostegno e promozione delle comunità lombarde nel mondo promosse dai Mantovani nel Mondo e sostenute, nonché finanziate dalla regione Lombardia attraverso la legge regionale n. 1 del 185, “Norme a favore degli emigrati e delle loro famiglie”.

L’obiettivo strategico è proporre uno strumento giornalistico che costituisca il luogo privilegiato per il mantenimento e l’evoluzione dell’identità storica e culturale dei lombardi nel mondo. Il portale rappresenta inoltre uno spazio importante attraverso cui la regione Lombardia rafforza una propria funzione tradizionalmente riconosciuta: quella di essere l’ente che primariamente sostiene i nostri correligionari ridenti all’estero.

Il portale non è la storia dell’emigrazione lombarda ma attraverso l’intervento dei suoi collaboratori, che scrivono da tutte le parti del mondo, sta riunendo poco alla volta tutte le varie realtà sparse nel mondo. Si sta così identificando sempre si più la presenza lombarda nel mondo, la presenza associativa in Lombardia e quella all’estero. Il portale è così anche strumento di confronto e informazione politica per i lombardi fuori d’Italia. Emergono sempre più le vicende dei lombardi famosi come Giacomo Beltrami, Daniele Comboni, Francesca Cabrini, Giovanni Battista Scalabrini affiancati dai meno noti Andrea Viterbi, Filippo Branca, Arturo Illia.

La collana editoriale dei mantovani nel mondo ha appena pubblicato L’Operaio Italiano di Luigi Rossi, lavoro che percorre le vicende del sindacato edile laico in Germania da fine Ottocento fino alla prima guerra mondiale e Nostalgia di un minatore e fisarmonicista, la vita vissuta di Giovanni Dall’Acqua da Commessaggio, Mantova, ambedue curati da Ernesto R Milani. Degna di nota l’annuale festa dell’emigrante a Magnacavallo che ha ospitato quest’anno un convegno sulla psichiatria nell’emigrazione e nell’immigrazione e una giornata dedicata all’emigrazione lombarda trattando temi quali il voto degli italiani all’estero, l’emigrazione in Brasile nelle piantagioni di cotone nello stato americano del Mississippi e la permanenza del dialetto mantovano in Brasile.

Da quanto scritto sopra si intuisce che anche la Lombardia è scesa in campo. Manca un censimento che qualifichi le destinazioni storiche e più recenti dell’emigrazione, ma i mezzi sono a disposizione. C’è stata molta confusione, tanta trascuratezza, tanta indifferenza, ma i tempi cambiano. Si avverte la necessità di un centro regionale che coordini gli studi e la documentazione storica. E’ necessario inserire la storia dell’emigrazione nei testi scolastici e informare gli insegnanti di conseguenza soprattutto in merito alle vicende locali. Siamo ormai fuori tempo massimo per le ricerche sulla grande migrazione, ma ci sono ancora possibilità di accertare quello che è rimasto. Siamo passati all’archeologia etnica, ma c’è ancora spazio per il recupero delle radici. Ad esempio, sulla Hill, la Montagna di St. Louis ( La Montagna non la Collina) qualche figlio di lombardi emigrati a fine Ottocento parla ancora dialetto e la loro storia è stata ampiamente elaborata da Gary R. Mormino in Immigrants on the Hill.

Il mosaico dell’emigrazione lombarda è scomposto e le tessere hanno bisogno di essere rimesse la loro posto.
I centri di interesse e ricerca a vario titolo dovrebbero associarsi e creare una banca dati di riferimento per tutti gli studiosi che comprenda statistiche e bibliografie sull’argomento. Sforzo non indifferente, ma non impossibile in relazione anche agli esperimenti in materia già effettuati per le ricerche familiari dai Mantovani nel Mondo con l’ausilio dell’archivio storico di Mantova. A questa operazione deve seguire il recupero sistematico delle associazioni lombarde o di gruppi di lombardi sparsi ovunque. La collana editoriale è già in corso in diversi centri, mentre mancano studi comparati. In altre parole, si è studiato molto, si è ricercato tanto, si sono promosse molte manifestazioni, si è cercato di conservare, ma tutto questo ha bisogno di essere ordinato. Un primo passo è quello di operare con i lombardi attualmente all’estero di cui si hanno dati certi e fare poi il percorso a ritroso.

Il rapporto italiani del mondo 2007 redatto dalla Fondazione Migrantes elenca i lombardi iscritti all’AIRE al 17 aprile 2007. Sono dati da leggere ed interpretare che danno una tendenza corroborata dalle ricerche del passato, anche se ovviamente l’acquisizione di altre nazionalità falsa alcuni dati soprattutto per l’emigrazione storica:

Paese

Unità

%

Svizzera 73.571 27,9
Argentina 30.889 11,7
Francia 21.409 8,1
Brasile 19.490 7,4
Germania 15.156 5,8
Regno Unito 14.541 5,5
Stati Uniti d’America 12.754 4,8
Spagna 10.622 4,0
Belgio 8.933 3,4
Uruguay 8.493 3,2
Australia 4.846 1,8
Canada 3.306 1,3
Cile 2.868 1,1
Sudafrica 2.829 1,1
Paesi Bassi 2.505 1,0
Venezuela 2.279 0,9
Messico 1.518 0,6
Perù 1.360 0,5
Ecuador 1.289 0,5
Austria 1.120 0,4
Monaco 1.104 0,4
Lussemburgo 1.101 0,4
Svezia 1.078 0,4
Grecia 1.069 0,4
Israele 1.051 0,4
Altri Paesi 18.346 7,0

TOTALE

263.527 100,0

Cifre da ponderare e trasformare. L’interesse si muove. Percorso difficile, tanto quanto andare alla ricerca delle sorgenti del Mississippi. E così basta una bancarella al Salone del libro usato alla fiera di Milano il 14 dicembre 2007 per rinvigorire l’entusiasmo. In bella mostra una riproduzione anastatica dei 4 volumi della 1a edizione del 1828 di A Pilgrimage in Europe and America leading to the discovery of the sources of the Mississippi and bloody river di Giacomo Costantino. Beltrami a cura della Leading Edizioni di Bergamo.
Il sole sorgerà ancora.

Ernesto R Milani Associazione Mantovani nel mondo
Ernesto.milani@gmail.com

 

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