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Conclusa la dodicesima edizione di Festivaletteratura
57.000
biglietti  venduti  23.000 presenze agli eventi gratuiti
225
eventi  35 luoghi  502 ospiti  700 volontari
Appuntamento  al 2009 dal 9 al 13 settembre

Articolo tratto dalla Gazzetta di Mantova

Non vogliamo crescere di più. Questa è la dimensione giusta del Festivaletteratura. Le parole sono di Marzia Corraini, uno degli otto componenti del comitato organizzatore. Il bilancio dell’edizione chiusasi ieri sera è entusiasmante: 57mila biglietti staccati e 23mila presenze stimate agli eventi gratuiti. La somma dice 80mila spettatori. È una crescita del 10 per cento (abbondante) rispetto all’anno scorso. Ma gli organizzatori non si montano la testa e dicono chiaro e tondo che oltre non si andrà. «È necessario che la città resti vivibile nei giorni del Festival - spiega Corraini -. Non possiamo permetterci di far perdere a Mantova le sue caratteristiche, quelle sue particolarità che da dodici anni rendono possibile questo piccolo miracolo. Non si tratta di una questione organizzativa o economica. Il Festivaletteratura non vuole crescere perché rischierebbe di smarrirsi».
 Gli scrittori e il pubblico sono fatalmente attratti da Mantova e dal suo festival perché sanno di trovare un certo tipo di atmosfera. Così il comitato non vuole correre il rischio di intaccarla: la città festivaliera deve rimanere riconoscibile. Ciò non toglie che ogni anno la manifestazione abbia abituato il pubblico a proporre qualcosa di nuovo.  Questa volta le novità si chiamavano comizi e dizionario europeo. Il loro successo è stato inequivocabile, in particolare per quel che concerne i comizi in piazza Andrea Mantegna, davanti alla basilica di Sant’Andrea. Nonostante gli argomenti non fossero sempre agevoli, le pubbliche adunanze hanno costantemente riempito piazza Mantegna di spettatori che sono rimasti sul posto fino al termine delle declamazioni. «Non posso dire se continueremo a proporre i comizi - dice Marzia Corraini - ma di certo sono stati un successo meraviglioso». Insomma, la scelta di valorizzare e aumentare gli eventi gratuiti ha riscosso successo. Corraini spiega che questa decisione è stata presa affinché chiunque venga a Mantova nei giorni del Festival possa prendervi parte, anche se non ha prenotato o non ha trovato i biglietti per gli incontri a pagamento. Nessuno deve rimanere escluso dall’abbraccio della città nei giorni del suo lieto delirio letterario.  I numeri parlano chiaro: rispetto all’anno scorso le presenze agli eventi gratuiti sono cresciute del 40 per cento (da 16mila a 24mila).  L’aumento dei biglietti venduti per gli incontri a pagamento può apparire irrisorio (da 55mila a 57mila) ma solo fino a quando non si scopre che tali eventi sono stati ridotti di 40 unità: in pratica sono cresciuti gli ingressi nonostante fossero calati gli spettacoli proposti.  Ma fermarsi al dato quantitativo sarebbe ovviamente fuorviante. Il Festivaletteratura ha vinto soprattutto la sfida della qualità. Un esempio è quello citato in precedenza riguardo ai comizi: che piazza Mantegna si riempisse di persone curiose di seguire l’esposizione delle tesi di John Stuart Mill o Voltaire non era così scontato.  Anche le Scintille di piazza Sordello sono sempre state affollate e, anche qui, nonostante i temi non fossero agevoli. E poi la sfida della qualità è stata vinta, secondo tradizione, anche sul fronte degli autori di nicchia, sconosciuti al grande pubblico del nostro paese: «Il grande successo ottenuto da autori come Pedro Lemebel e Eric-Emmanuel Schmitt è la conferma che il nostro è un pubblico molto ricettivo e aperto alle novità», conclude Marzia Corraini. Anche la critica ha applaudito. Al comitato - che stavolta ha deciso di non tenere la conferenza stampa conclusiva - sono arrivati gli apprezzamenti della stampa, degli stessi autori e degli editori. Per tutti l’appuntamento è già fissato: Mantova, 9-13 settembre 2009.
Gabriele De Stefani

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Ciascuno identifica Festivaletteratura in un’immagine diversa. Alcuni lo associano ai libri, altri al frenetico brulicare di persone che pervade la città, altri ancora alle Magliette Blu. Luca Nicolini, presidente del comitato organizzatore, nel corso dell’inaugurazione di ieri ha proposto un approccio alla manifestazione del tutto inedito: «In un momento in cui dei nomadi si parla spesso a sproposito, voglio dire che il Festivaletteratura si identifica con il nomadismo - ha spiegato -. Perché tutti noi che vi partecipiamo lo facciamo con lo spirito di chi gira in continuazione alla ricerca di nuovi stimoli e di nuova conoscenza». Ecco il senso della cinque giorni letteraria: muoversi per crescere, spostarsi per capire. Nicolini invita a guardare in quest’ottica all’andirivieni di massa che animerà la città fino a domenica sera. Il nomadismo accomuna autori e lettori perché tra di essi non esiste gerarchia.
I primi vengono a Mantova per conoscere gli scrittori, ma questi ultimi sono a loro volta attratti dal contatto con il loro pubblico. Insomma il lettore è nomade e migratore per natura: va dove lo porta la sete di conoscere e di sperimentare. Non è possibile tenerlo fermo o imporgli un percorso. Per questo tutti al Festival sono in movimento e per questo, per soddisfare la sete del pubblico, servono sempre iniziative nuove.
Come quella dei comizi in piazza, la novità di quest’anno, il cui debutto si è consumato proprio pochi minuti dopo la conclusione dell’inaugurazione. Nel corso della cerimonia, secondo tradizione, parlano in molti: oltre a Nicolini intervengono il sindaco di Mantova Fiorenza Brioni, il presidente della Provincia Maurizio Fontanili, il vicepresidente del consiglio regionale Enzo Lucchini e Giulia Bocchi a nome della rappresentanza della Commissione Europea di Milano. Tutti (o quasi) focalizzano l’attenzione sul pubblico del Festival. Ed è normale che sia così, davanti alla forza dei numeri di tutte le dodici edizioni. A questo proposito Nicolini cita il giornalista Stefano Salis e lo scrittore Erri De Luca: «Sono i lettori più che l’autore a decretare il successo di un evento del Festivaletteratura, a seconda di quanto si lasciano coinvolgere. Ed il successo non va misurato sugli indici di gradimento ma sulla gratitudine». Se la gratitudine sostituisce l’indice di gradimento significa che non valgono le leggi del mercato: quello che conta in questi cinque giorni è stabilire un contatto con l’autore. Per questo per il lettore non è importante che lo scrittore sia famoso ma piuttosto che sappia far scoccare la scintilla giusta. Ecco lo spirito del nomadismo: lasciarsi conquistare dalla curiosità, dal desiderio di conoscere nuovi luoghi della mente. Anche il sindaco Fiorenza Brioni, immersa nel clima al punto da presentarsi con tanto di cartellino riconoscimento, cita Erri De Luca e il tema del viaggio: «Al Festivaletteratura non esistono distinzioni tra autori e lettori, tra personaggi celebri e gente comune: tutti si uniscono in un movimento comune, con la città ad osservare». Già, la città. Brioni ne è sindaco e non può non citarla: «Questi cinque giorni rappresentano anche una straordinaria occasione per rivivere Mantova, per sfogliarla come un libro, con la stessa passione con cui ci avviciniamo a un romanzo». Dunque non si vaga solo per i luoghi della mente: si può, si deve e si vuole conoscere anche Mantova, intesa come luogo fisico. La città è forse l’unico soggetto interessato dal Festival a non darsi al nomadismo. Mantova si limita a subirlo. Autori, lettori, libri e magliette blu si muovono continuamente, solo la città resta ferma: è un invito a scoprirla. O a sfogliarla come un libro, secondo il lessico brioniano. «Il Festivaletteratura ogni anno è per tutti una grande possibilità di crescita e Mantova negli anni ha dimostrato una sua specificità non ripetibile - continua il sindaco -. Lo dimostra il fatto che le varie imitazioni non sono mai riuscite a ottenere i risultati che qui ormai siamo abituati a raggiungere».
L’inaugurazione è sempre molto informale, priva di palchi e di addobbi. Organizzatori e rappresentanti delle istituzioni stanno all’altezza del pubblico e, con la libreria simbolicamente alle spalle, esprimono il loro pensiero e i loro buoni propositi. Lo scenario non si rinnova mai per una forma di scaramanzia del comitato, che non vuole cambiare location nonostante ogni anno i raggi del sole, immancabili, si indirizzino proprio negli occhi dei relatori. All’abituale informalità si è adeguato il presidente della Provincia Maurizio Fontanili: per lui niente giacca e cravatta e spazio a una comoda polo a maniche corte: «È l’ottava volta che partecipo all’inaugurazione di Festivaletteratura. Questa manifestazione è uno splendido esempio di legame tra promozione del territorio della cultura», esordisce Fontanili. Il quale coglie l’occasione per fare un po’ di pubblicità: «Nella stessa direzione è voluta andare anche la nostra amministrazione con la mostra su Matilde di Canossa, che speriamo possa avere la stessa fortuna del Festival. E anche noi, senza volontari, non avremmo potuto realizzare il nostro progetto». Poi c’è Enzo Lucchini, vicepresidente del consiglio regionale, che ricorda come il Pirellone sia sempre stato vicino al Festival.
Dal suo intervento nasce un gustoso siparietto. Dice Lucchini: «La Regione ha sempre sostenuto il Festival e continuerà a farlo, anche se ora è cresciuto e potrebbe anche camminare con le sue gambe, come ogni figlio ricco di talento». Replica ironico Luca Nicolini: «Certo, siamo un figlio ben cresciuto. Ma ai figli non si nega mai un bel regalo di Natale e ci aspettiamo di poter continuare a riceverne».
Si scherza, ma intanto si è passati dalla poesia delle riflessioni sul significato del Festival alla prosa del bilancio da far quadrare. Come sempre abbondano i ringraziamenti. Nicolini li rivolge alle istituzioni, al pubblico, agli autori, alle case editrici e, soprattutto, alle Magliette Blu. Brioni, Fontanili e Lucchini dispensano elogi e ringraziamenti anche al comitato organizzatore, che il sindaco definisce un gruppo di «intrepidi e coraggiosi capaci di un’impresa di grande talento, verso i quali l’intera città ha un debito di riconoscenza». Sono otto persone che, per costruire questi cinque giorni, per tutto l’anno pensano, cercano idee, si spostano ed incontrano gente. Otto nomadi.
Gabriele De Stefani

Articolo tratto dalla Gazzetta di Mantova

foto Pietro Liberati

Per maggiori informazioni visitare il sito del Festival www.festivaletteratura.it
 

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