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incontra i suoi emigranti in Brasile

Kenia Zappelini, 22 anni della città di Orleans, Stato di S. Caterina in Brasile, ha sempre avuto come massima aspirazione l’idea di venire in Italia per conoscere San Benedetto Po in Provincia di Mantova da dove partirono i suoi avi. Orleans conta infatti numerosi discendenti lombardi (cremonesi e mantovani ) dei primi colonizzatori della città i cui nomi ci sono pervenuti grazie ad una pubblicazione del caterinense Istituto Culturale di Padre Pozzo. Essi erano Bonetti Domenico, Dandolini Henrique Lorenzo, Lottin Carlo, Zanini Giovanni, Zanini Cirillo, Zappelini Giacomo e Giovanni (27/04/1877) di S. Benedetto Po, Fenili Luigi (gen.1895) di Bergamo, Sandrini Giovanni, Spagnolo Paolo di Cremona, Silvestri Giovanni di Mantova, Sozzi Ernesto di Soresina (Cremona) e tanti altri che si potrebbero citare, grazie al censimento della città di Orleans, fatto nel 1896. Kenia ha contattato quindi l’A.M.M. e il Comune di San Benedetto Po per riallacciare i rapporti tra la cittadina e la sua comunità emigrata in Brasile.


Kenia Zappelini nella Piazza principale di San Benedetto Po

Grazie all’interessamento dell’Associazione dei Mantovani nel Mondo Onlus, una delegazione formata dal Presidente Daniele Marconcini, da Kenia Zappellini e Paolo Tamassia ha quindi incontrato il Sindaco di S.Benedetto Po, Marco Giavazzi per propiziare un gemellaggio con la città brasiliana e una visita dei discendenti mantovani questa estate in occasione delle celebrazioni matildiche e del millenario polironiano. La storia di San Benedetto Po è infatti legata inscindibilmente con la nascita, la vita, lo sviluppo e la soppressione napoleonica dell'abbazia del Polirone, uno dei siti cluniacensi più importanti tra i più di mille che sorsero nell'Europa medievale. Il monastero fu fondato da Tedaldo di Canossa nel 1007. La famiglia dei Canossa fu artefice del suo sviluppo con donazioni di terreni. Particolari attenzioni vennero da Matilde, che alla sua morte avvenuta nel 1115, volle esservi sepolta. In vita donò l'abbazia del Polirone al Papa che lo affidò a Ugo di Cluny. Nel 1634 Urbano VIII ne comprò i resti mortali affinché fossero tumulati in San Pietro dove ancora oggi si trova all'interno di un mausoleo disegnato dal Bernini.
Il Sindaco Giavazzi nel dichiararsi orgoglioso di aver ritrovato dei concittadini in Brasile, facendo personalmente da cicerone ha guidato la delegazione ad una visita all’area monumentale polironiana, in fase di restauro, grazie a finanziamenti europei,della Regione Lombardia e degli enti locali mantovani, evidenziando le iniziative legate al Millenario Polironiano e alla figura di Matilde di Canossa, eroina del Medio Evo e protettrice della Chiesa. Iniziative, secondo il primo cittadino, che potrebbero essere l’occasione per un invito a tutte le comunità mantovane e sanbenedettine per visitare la città e i suoi monumenti. Egli ha anche chiesto all’A.M.M. di farsi promotore per far conoscere San Benedetto Po e la sua storia alle comunità italiane nel mondo (ed ai paesi che le ospitano) come eccezionale veicolo culturale e pubblicitario. Nelle prossime settimane l’A.M.M. e il Comune di San Benedetto si coordineranno per tutte le iniziative del caso.
 



Presentazione del Millennio Polironiano
Polirone, un patrimonio Mantovano, Lombardo, Europeo, universale. Un soffio un respiro, tutto quello che vi passa per la mente. Magari in bicicletta o facendo una passeggiata, sulla sommità degli argini che fanno al contempo da armatura e da piattaforma visiva privilegiata alle terre golenali di San Benedetto Po. Una brezza vi coglierà Immagine tratta dal web ufficiale del Comune di San Benedetto Popiacevolmente quando vedrete comparire in lontananza il profilo maestoso dei due campanili benedettini. Argini che circondano, avvolgono, proteggono i sanbenedettini, San Benedetto Po e il suo patrimonio, artistico, culturale, agricolo e religioso. Un patrimonio unico irripetibile e maestoso. Sono trascorsi mille anni da quando è stato fondato il Monastero di San Benedetto in Polirone. Mille anni che si respirano e si fanno respirare a pieni polmoni. Percorrendo i chiostri, entrando nell’abbazia, salendo lo scalone del Barberini, visitando il complesso monastico, volgendo lo sguardo alla pianura, non si può fare a meno di pensare al regalo che ci è stato offerto e di cui dobbiamo essere rispettosi custodi. Mille anni per il Monastero collegato con le abbazie di Cluny e di Montecassino. Mille anni per il Monastero amato da Matilde di Canossa e amministrato dai Gonzaga e che per otto secoli ha dominato la pianura padana. Luogo dove è nata ed è stata strutturata l’agricoltura più importante d’Italia, grazie all’opera laboriosa dei monaci che hanno bonificato e coltivato la nostra terra. La terra di San Benedetto Po è terra di confine adagiata sulle rive del grande fiume. E’il territorio dell’oltre Po Mantovano. Territorio da difendere in quanto rappresentante del paesaggio padano e della produzione del formaggio, del vino e dell’allevamento che hanno reso famosa la nostra terra. Ma San Benedetto rappresenta anche la culla delle più svariate professioni, quindi nell’ambito delle manifestazioni del millenario polironiano oltre a quelle riguardanti l’arte, l’archeologia, la musica e il teatro ospiteremo eventi e conferenze sul diritto, la medicina, l’alimentazione, il governo delle acque, la vita monastica, quella contadina e la cura degli animali. Ma sarà soprattutto il momento in cui dopo mille anni San Benedetto Po si presenterà vestita a nuovo con piazze rifatte, ristrutturazioni importanti del complesso monastico e l’apertura di percorsi inediti e accattivanti. Ecco è una San Benedetto Po “nuova” che si offre a voi. Quindi oltre ad invitarvi a venirci a trovare sono sicuro che se farete la scelta di dedicarci un pò del vostro tempo ve ne andrete da questi luoghi sicuri di aver assaporato e condiviso il “respiro” che pone San Benedetto Po al centro della storia padana, nazionale ed europea

Marco Giavazzi Sindaco di S. Benedetto Po (MN)
www.comune.san-bendetto-po.mn.it 
 


MILLE ANNI
La prima Europa cristiana è stata l’Europa dei monasteri. La Regola di san Benedetto, basata sul motto "Ora, lege et labora", ha ovunque sparso i semi di una nuova Ideologia, strumento di Fede e di Sapienza.
Il processo e lo sviluppo di questa "colonizzazione centralizzata", partendo dall’Italia del VI° secolo, hanno coinvolto praticamente tutti i Paesi dell’Occidente europeo, dalla Spagna all’Irlanda, dalla Francia alla Polonia, nel corso di un Medioevo che, grazie a questo, va considerato come magnifico e provvidenziale ponte tra l’Antichità e l’Era moderna.
Polirone si colloca circa a metà del contesto temporale di diffusione benedettina, nascendo appena al di là di quell’anno 1000 che venne prima temuto come limite apocalittico dell’Umanità e poi considerato quale spartiacque della storia. Fondato nell’anno 1007 da Tedaldo marchese di Canossa, prediletto da Matilde sua nipote, Polirone da vera isola tra il Po ed il Lirone, diventa approdo spirituale e sacello sepolcrale di san Simeone armeno, acquisendo già nel 1024 la funzione di Santuario e quindi, per tutti i credenti ed i bisognosi, approdo di pace e di speranza. Possiamo immaginare il piccolo cenobio crescere attorno alla primitiva basilica eretta sulla tomba del santo, ed inserirsi con sempre maggiore dignità nel novero del Patrimonio di unità religiosa, arte e beneficenza costituito dall’Insieme dei monasteri benedettini europei. Se nel 1077 Polirone entra nella Congregazione di Cluny, cedendo nell’impatto con il colosso borgognone (fu di Matilde l’iniziativa, per il tramite di papa Gregorio VII, al fine di metterlo al riparo dalle mire imperiali) riacquista presto una propria autonomia, segno di distinzione politica ma anche di provata capacità pastorale. Quando Cluny entra in crisi, Polirone, attraverso anche l’ingresso nelle Congregazioni riformate, mantiene e migliora le proprie condizioni, superando i momenti critici e rilanciandosi attraverso abati di grande ed insigne personalità. Fino alla fine. Inesorabilmente Napoleone Bonaparte sopprime il monastero nel 1797, dopo quasi 8 secoli di ininterrotta attività. Ma mentre la Cluny romanica, la più grande costruzione della cristianità, scompare miseramente, San Benedetto in Polirone, "l’altra Cluny", il Mito europeo che scandalizzò Lutero, è ancora presente, anche se in forme ridotte rispetto all’originale. La maestosità degli edifici polironiani desta ancora oggi meraviglia agli occhi di tutti i visitatori. Considerare però l’ex Cenobio benedettino solo una meraviglia visiva non rende giustizia ai meriti che la Storia gli deve, al simbolo religioso, al Centro culturale ed artistico che nel contesto dell’Europa dei monasteri Polirone, in modo esaltante, ha rappresentato. La stessa Matilde di Canossa lo lega al proprio mito facendosi qui seppellire.  Il Millenario può diventare occasione per riscoprire Polirone, per ricollocarlo tra i Siti che hanno contribuito ad avvicinare le genti nello spirito ed in un afflato cosmopolita.

tratto da :
http://www.millenariopolironiano.it/content/view/1/6/-http://www.terredimatilde.it/servizi/eventi/cerca_fase01.aspx


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