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Messaggero di Sant'Antonio
L'EDITORIALE di p. Luciano Segafreddo
Oriundi, un 2008 da leoni!
Regioni, istituzioni e associazioni
interpellate dai giovani su interscambi tra università e mondo del lavoro,
stage e tirocini operativi per promuovere professionalità e relazioni con
l’Italia.
In questi mesi che precedono la Conferenza mondiale dei giovani italiani nel
mondo, il rapporto
dell’Italia con le nuove generazioni è al centro di
dibattiti e interessi. Sono in atto vari incontri in vista della Conferenza
con il coinvolgimento del Cgie, delle Regioni e delle loro Consulte per
l’emigrazione, dei Comites e delle associazioni che curano i rapporti con le
nostre comunità nel mondo. Si è, infatti, consapevoli che per la maggior
parte dei nostri giovani oriundi, ormai integrati nei Paesi dove sono nati,
sono necessarie motivazioni e prospettive nuove per rafforzare il loro
riferimento alle origini e attivare i loro interessi per la lingua, la
cultura italiana e l’appartenenza al mondo associazionistico.
La loro italianità non può essere ristretta al possesso di un passaporto o a
un cognome trasmesso dai loro padri. Per far nascere o consolidare sensi
d’appartenenza all’italianità, le istituzioni nazionali, regionali e le
associazioni devono oggi offrire nuove opportunità e concrete prospettive al
loro investimento culturale e professionale.
La mobilità è una delle caratteristiche del mondo giovanile, e all’interno
di questo fenomeno, i media e i nuovi strumenti informatici sono divenuti
canali privilegiati per interscambi d’idee, di cognizioni, di mondi
operativi. Contesti e modalità di rapporto on-line valorizzati oggi da tanti
giovani oriundi che possono così approfondire il patrimonio storico,
culturale e imprenditoriale della terra d’origine dei loro padri,
divenendone agenti privilegiati.
Ma le istituzioni e le associazioni
italiane riusciranno a mettersi in questa «lunghezza d’onda», e rispondere
alle istanze delle nuove generazioni all’estero?
E quali dovranno essere i
nuovi compiti dei Consolati, del Cgie e dei Comites che operano nel
territorio? Alcune regioni e istituzioni italiane hanno già dato dei segni
positivi di risposta.
Mi riferisco ai convegni organizzati a Stoccarda
dall’Istituto italiano di cultura, in collaborazione con il Consolato e il Comites sulle tematiche attuali dei flussi migratori in Germania alla luce
dell’evoluzione dell’Unione Europea e alla prima conferenza dei giovani
italiani in Germania del dicembre scorso.
Incontri, conferenze mondiali o
nazionali riservate ai giovani oriundi sono state organizzate da diverse
regioni italiane nei Paesi dove la presenza delle comunità italiane è
consistente.
Ricordo i congressi organizzati in Argentina da Feditalia; il
primo congresso per i giovani corregionali organizzato a Mar del Plata dalla
Regione Abruzzo; la Conferenza mondiale dei giovani Emiliano-Romagnoli di
Buenos Aires; l’incontro dei giovani italo-venezuelani, e quelli organizzati
dalle Regioni Puglia e Marche; i progetti di scambio di «Visiti 4», di
«Origini» e il master internazionale Ue-Mercosur programmati per il 2008 da
Friuli nel Mondo.
Nel Veneto è nato il Comitato Giovani Veneti all’Estero
con un organismo di coordinamento a livello regionale.
Altri coordinamenti sono sorti nei singoli continenti, com’è avvenuto in
occasione del convegno di Melbourne promosso nel 2007 dalla Regione Friuli
Venezia Giulia. Il neonato coordinamento Next Fvg, con chiaro richiamo alla
rete net, collegherà i giovani tra di loro, e sarà canale d’informazione e
di rapporto con la regione e le associazioni: Ente Friuli nel Mondo, Efasce,
Alef, Unione emigranti sloveni.
Sono modalità di coinvolgimento per
promuovere rapporti, idee, nuove prospettive per le istituzioni e le
associazioni in Italia e all’estero.
Pensando alle nuove generazioni italiane nel mondo, non vogliamo dimenticare
la testimonianza dei pionieri della nostra epopea migratoria. «L’identità e
le radici risiedono nella valigia di cartone dei nostri emigranti», è stato
affermato nella scuola Ettore Majorana di Grottaminarda, in Irpinia, in un
convegno sul fenomeno migratorio. Ma «aprendo le loro valigie per
dischiuderne i sogni», siamo spronati a nuove aperture mentali per dare un
futuro all’italianità da loro tanto amata
p. Luciano Segafreddo
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