Mantovani nel Mondo     

EVENTI

Bosnia Erzegovina l'Europa si costruisce qui!
L'Associazione Mantovani nel Mondo in Bosnia Erzegovina
 

L’idea di una missione dell’Associazione dei Mantovani nel Mondo in Bosnia c’era da parecchio tempo. Le motivazioni erano molteplici. Una di carattere morale per poter verificare quale tipo di aiuto si poteva mettere in campo in un’area così vicina a noi (ancora scossa da problemi politici e sociali) ,dopo che i mass media avevano spento i riflettori sulla Bosnia del dopoguerra. L’altra motivazione riguardava il processo di integrazione dell’area balcanica all’Europa e delle problematiche legate alla convivenza interetnica ed intereligiosa nei vari paesi. La stabilità dei Balcani occidentali costituisce sicuramente una priorità strategica per l’Italia. Se i Balcani non verranno stabilizzati, saranno l’Italia e l’Europa ad esserne destabilizzate. Le tensioni etnico-nazionali ,derivate dal processo di disgregazione dell’ex-Jugoslavia. appaiono, infatti non ancora risolte, In questo contesto, la definizione dello status finale del Kosovo (febbraio 2008) potrà anche dimostrarsi un fattore di stabilità nel medio-lungo periodo; ma appare inevitabile un difficile rischioso assestamento iniziale, che continua a richiedere una presenza europea, delle Nazioni Unite e della NATO. Rimane instabile anche la situazione della Bosnia - Erzegovina, dove il livello raggiunto dagli aiuti internazionali ha nel tempo generato una sindrome da dipendenza, non solo economica ma anche istituzionale. Nell’area balcanica sono evidenti i rischi legati alla la criminalità organizzata, i traffici, l’immigrazione clandestina – che in parte hanno. La permeabilità delle frontiere post-Jugoslave e la debolezza di alcuni degli Stati locali, favoriscono il transito di traffici illegali derivanti dall’Asia Centrale e dal Medio Oriente, diretti verso il nostro paese e verso altre nazioni europee. La crescita dell’economia informale e la difficoltà di determinare uno sviluppo sano dei fattori economici locali, contribuiscono all’intreccio fra gruppi criminali e istituzioni pubbliche. Per una Associazione che si occupa di connazionali all’estero e che fa parte di una Federazione come l’UNAIE (Unione Nazionale Associazioni Immigrati ed Emigrati) è fondamentale capire e conoscere le aree di crisi che poi determinano connessioni con il nostro paese,legate anche ai temi dell’immigrazione e della sicurezza che attualmente monopolizzano l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica italiane e delle nostre comunità all’estero.

L’iniziativa resa possibile dalla disponibilità di Silvia Trogu, milanese, ma attualmente orgogliosamente “cittadina di Tuzla,docente di lingua italiana dell’Università della cittadina bosniaca, collaboratrice del Ministero degli Esteri e dell'Associazionea Trentini nel Mondo Onlus. A Silvia va un ringraziamento particolare per avere organizzato con passione e dedizione la missione dell’Associazione. Vogliamo ricordare con amicizia Antonello D’Auria, insegnante di italiano e collaboratore di Silvia ed Hanna Cristina Scaramella arte terapeuta, collaboratrice dell’Associazione Tuzlanska Amica, dell’orfanotrofio della città di Tuzla, e della Fondazione Alexander Langer con il progetto Adopt Srebrenica. La delegazione era composta dal Presidente Daniele Marconcini, dalla dr.ssa Elisabetta Trenta della Società Consortile no-profit SUDGESTAID, dal compositore e concertista di fama europea Stefano Gueresi e dalla giornalista Paola Cortese. La Sudgestaid ha maturato esperienze di cooperazione e di istitutional building nelle varie aree di crisi quali l’Afghanistan,il Libano e l’Iraq (dove Elisabetta Trenta ha operato come consigliere politico nel Distretto di Nassyria)

Daniele Marconcini
Presidente AMM ONLUS


Cronaca degli incontri

Giovedi' 22 maggio 2008 - 8,30
Universita' di Tuzla, incontro con il Prorettore alla Cooperazione internazionale, prof. Mirsad Đonlagić

Nata verso la fine degli anni 70, oggi l'Università di Tuzla, dopo 28 anni di attività, ospita 13 facoltà (tecniche, scientifiche ed umanistiche).E' frequentata da 22.000 studenti, ha uno staff academico di 500 docenti oltre a 237 tra docenti ed associati come collaboratori esterni e circa 700 impiegati.L'Università svolge un'intensa attività di collaborazioni internazionali con Unione Europea e Stati Uniti.L'Università di Tuzla ha aderito al Processo di Bologna, processo di riforma a carattere europeo che si propone di realizzare entro il 2010 uno Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore. Vi partecipano al momento 45 paesi europei con il sostegno di alcune organizzazioni internazionali. Si tratta di un grande sforzo di convergenza dei sistemi universitari dei paesi partecipanti che sta coinvolgendo direttamente tutte le istituzioni europee e le loro componenti. L'obiettivo perseguito è che nel 2010 i sistemi di istruzione superiore dei paesi europei e le singole istituzioni siano organizzati in maniera tale da garantire: la trasparenza e leggibilità dei percorsi formativi e dei titoli di studio, la possibilità concreta per studenti e laureati di proseguire agevolmente gli studi o trovare un'occupazione in un altro paese europeo, una maggiore capacità di attrazione dell'istruzione superiore europea nei confronti di cittadini di paesi extra europei, l'offerta di un'ampia base di conoscenze di alta qualità per assicurare lo sviluppo economico e sociale dell'Europa. L'università di Tuzla realizza la Summer University, uno degli strumenti di attuazione del processo di Bologna, corsi estivi, che possono essere frequentati da allievi di tutta Europa.

Giovedi' 22 maggio 2008 - 9,30
Municipalita' di Tuzla, incontro con l'Assessore allo Sviluppo e all'Imprenditoria, Safet Husainović, con la Responsabile delle Politiche sociali, ONG, Cultura, Educazione, Ernesa Mešić.

La municipalità di Tuzla è molto attiva dal punto di vista della cooperazione internazionale. Hanno una lunga esperienza di collaborazione con l'Italia, soprattutto con l'Emilia Romagna in particolare Bologna e Ferrara. Tra le società italiane, hanno avuto modo di collaborare con Ervet . Negli ultimi anni hanno realizzato più di cento progetti. Hanno lavorato molto al miglioramento della propria immagine soprattutto attraverso l'applicazione di buone pratiche.Per quanto riguarda il settore sociale, in Tuzla c'è un grande fermento. Esistono 500 ONG che lavorano in tutti gli ambiti della società civile e che sono riunite in rete tra loroPer quanto riguarda lo sviluppo locale, la Municipalità , che fa parte dell'Agenzia di sviluppo della regione del Nord Est, è interessata soprattutto a collaborazioni nel settore del turismo sostenibile. L'assessore si è reso molto disponibile all'ideazione di interventi che coinvolgano l'imprenditoria locale ,ricordando che essa partecipa ad un forum sullo sviluppo economico locale e che l'assessorato ha un buonissimo rapporto con le associazioni d'impresa.

Giovedi' 22 maggio 2008 - 11,00 -
Facolta' di Giurisprudenza, incontro con il preside, prof. Kofrc

Abbiamo incontrato il preside ed il Vice-preside di giurisporudenza, una facoltà molto giovane, è nata nel 2004, ma molto attiva.Il preside è molto interessato ad organizzare incontri e convegni sull'integrazione europea in vista del prossimo accordo di associazione. Dice che l'unico limite alle collaborazioni è dato dal numero e dall'impegno delle stesse, considerando che la maggioranza dei docenti è molto impegnata nel settore didattico. Sono interessati soprattutto a programmi di scambio e visite in applicazione del principio di Bologna della mobilità di docenti e studenti perchè, dicono, è molto difficile per questi ultimi e per gli assistenti, muoversi in europa.Si è discusso in merito all'opportunità di organizzare un convegno dibattito sul tema del federalismo facendo un paragone sul federalismo “spinto“ realizzato in Bosnia 8dove ciò che bisogna ricostruire è lo stato unitario) ed il cammino verso il federalismo da parte dell'italia. Il preside si è detto interessato ad organizzare convegni/dibattito, a partire da ottobre, su temi come il processo di Lisìbona, la Politica estera dell'Unione Europea, la coesione nell'Unione Europea, le motivazioni della Bosnia all'ingresso nell'Unione Europea.

Giovedi' 22 maggio 2008 - 12,00
 Dipartimento di Giornalismo, incontro con il prof. Najl Kurtić

Il prof. Kurtić si è dichiarato molto interessato a sviluppare dei corsi di giornalismo online e di comunicazione sociale,ascoltando con interesse le esperienze maturate dalla Mantovani nel Mondo sia con il Portale dei Lombardi nel Mondo che con quello dell'UNAIE. Grande disponibilità ad avviare contatti anche con le Università lombarde come la IULM di Milano .

Giovedi' 22 maggio 2008 - 14,30
Incontro con docenti del Dipartimento di Scienze ambientali: Franc Andrijaš e Goran Avdić.

In un incontro informale, si è parlato delle principali emergenze ambientali dell'area di Tzla, in particolare, di quelle legate alla riconversione industriale e alla gestione dei rifiuti.Il problema principale è che non esiste ancora tra i cittadini una sensibilità ambientale che sia in grado si far accettare i maggiori costi imposti dalla necessità della tutela ambientale.

Venerdì 23 maggio 2008 – 18.00
Il musicista e compositore mantovano Stefano Gueresi con grande successo personale e di pubblico, si è esibito in concerto a Tuzla, in Bosnia Erzegovina, presso la Scuola Superiore di musica di Tuzla, dopo aver incontrato gli studenti della scuola per esporre il suo percorso artistico. Stefano Gueresi ha eseguito alcuni brani consolidati del suo repertorio e altri del nuovo album “La notte del grande vento” di recente uscita.


Daniele Marconcini
Presidente AMM ONLUS


RICORDI DI GUERRA
Della Bosnia ricordo una terribile sequenza televisiva a Sarajevo di una ragazzina di dodici anni,colpita da un cecchino, che gemendo dal dolore spirava tra le braccia di suo padre .Una immagine terribile che riaffiorò nella mia mente, quando un amico legato ad una organizzazione umanitaria di Brescia mi interpellò nel 1994, in qualità di sindaco di Roverbella (MN) ,per aiutare una famiglia bosniaca fuggita dalla guerra. Erano una giovane coppia con un bambino piccolo,aiutati ad espatriare da un zia, una suora cattolica, collegata ad una Ong lombarda. Una famiglia del mio Comune,a cui era morta per un male incurabile un figlia neolaureata, con un gesto ammirabile si offrì di ospitare la coppia. In accordo con tutto il Consiglio Comunale, il parroco e le Associazioni locali organizzammo una festa in Chiesa per raccogliere dei fondi e per presentarli alla nostra comunità . “Benvenuti tra noi” fu il titolo della Festa. Oggi questa famiglia ha una casa, un lavoro e conduce una vita normale ma fu seguita per diverso tempo ,sia a livello psicologico che a livello personale, per farle superare i traumi subiti durante la guerra.

Daniele Marconcini
Presidente AMM Onlus
 


GUERRA E FOLLIA
Non abbiamo un pensiero sulla guerra che sia adeguato .Perché non abbiamo un pensiero sulla normalità,perché non abbiamo una ricchezza del quotidiano,sulla cosiddetta banale quotidianità del bene e del male. Non credo alle guerre etniche,le guerre sono sempre politiche. …Credo che tutti sappiate perché Sarajevo è stata particolarmente intollerabile per i suoi aggressori:perché luogo di convivenza tra diversità :insopportabile. Si spara sul mercato,sulla strada,sulla vita quotidiana:perché qui non c’è u mito concreto contro un altro mito,come è di solito nella guerra,ma miti contro la realtà,quotidianità mercato concreto: la sensatezza del piccolo atto di vita questo è insopportabile, è continua fonte di odio per l’attaccante. Convivenza tra diversità non può vivgere di miti,ne è la negazione,ne è la riduzione. Per la gente di Sarajevo il modo di fare la guerra di resistenza,è vivere il quotidiano:ostinarsi a rifiutare misure il eccezionali…Il tempo della pace è di ore,di minuti...Non c’è differenza tra strategie di pulizia etnica e l’idea di mantenere in piedi le istituzioni totali…Dietro la sedia del comandante Lasic a Mostar ci sono due grandi ritratti :quello di Tudjiman con bambini in braccio,e quello di Ante Pavelic con berretto da ufficiale tedesco con sotto scritto “primo fondatore dello stato croato”….. Portiamo qualche aiuto alla sorella di Ziza (di Mostar, madre musulmana,padre croato) che abita con il marito a Belgrado,ufficiale dell’Armata federale.. Dice “io sono serbo”. Ziza,al ritorno dice : “non è serbo,è ungherese e croato”.
L’identità non è mai data una volta per tutte,se lavoriamo sul tempo presente…..
Franco Rotelli *
(tratto da Microtesti, Collana Dentro e fuori . 2004, prodotto dall’Assessorato alle Pari Opportunità, Cultura delle differenze e Immigrazione del Comune di Mantova)

*
L’autore Franco Rotelli, originario di Casalmaggiore (CR), medico psichiatra, ha collaborato con Franco Basaglia dal 1970 al 1980. E’ stato consulente dell’OMS in Brasile, Argentina, Repubblica Domenicana. Responsabile di vari progetti di cooperazione per Cuba, Grecia, Slovenia, Argentina.




L'ECCIDIO DEL 29 MAGGIO 1993
31 maggio 1993: l'agenzia Ansa batte alle ore 22 la notizia che "tre civili italiani sono stati uccisi sabato nella Bosnia centrale da uomini che indossavano la divisa dell'esercito bosniaco. Lo hanno riferito oggi fonti militari delle Nazioni Unite... Altri due italiani... sono stati ritrovati oggi a Grnica". Il lancio dell'Ansa, che proviene da un giornalista della Reuters, John Fullerton, direttamente dalla Bosnia, non fa nessun nome, e viene ripresa alla lettera dal TG delle 22.30.

L'uccisione dei volontari italiani viene conosciuta da molti dei loro compagni ed amici quel lunedì sera. I nomi delle vittime verranno fatti nel corso di quella notte:Guido Puletti, Fabio Moreni, Sergio Lana.I tre volontari, insieme ai due sopravvissuti, Agostino Zanotti e Cristian Penocchio, erano partiti diretti in Bosnia il 28 maggio. Erano diretti alle due cittadine bosniache di Vitez e Zavidovici - nella prima per portare aiuti alla popolazione civile e nella seconda per prelevare una sessantina di donne e bambini, vedove ed orfani della guerra, e portarli in Italia. L'iniziativa era una delle centinaia di iniziative di solidarietà con le vittime della guerra bosniaca, una carneficina che infuriava oramai da più di un anno senza che nessuno riuscisse a vederne uno sbocco, una conclusione. Dei cinque volontari Guido era giornalista, proveniente dall'Argentina dove aveva conosciuto la repressione feroce scatenata dai militari, al potere con il golpe nel 1976. Cristian era, ed è tuttora, fotografo, Agostino faceva parte del "Coordinamento iniziative di solidarietà con l'ex Jugoslavia" di Brescia, la struttura che aveva organizzato l'accoglienza delle donne e dei bambini bosniaci, Fabio e Sergio animavano invece la "Caritas di Ghedi".Sabato 29 maggio, alle quattro del pomeriggio, i cinque volontari vengono fermati su una strada della Bosnia centrale, conosciuta come la "strada dei diamanti", tra la cittadina di Gornji Vakuf e quella di Novi Travnik. Vengono fatti deviare su sentieri laterali, e vengono portati, con il loro camion di aiuti e il fuoristrada che avevano affittato, tra le montagne della zona. Il gruppo militare che li sequestra non indossa divise regolari, ma il loro comandante porta insegne musulmane, e la sua donna è in uniforme. Dopo un lungo tragitto, con una fermata nel "campo base" del gruppo militare, i cinque italiani vengono portati in una piccola vallata e vengono fucilati. Agostino e Cristian si salvano in modo fortunoso, perché uno dei soldati spara a terra anziché ad altezza d'uomo, consentendo loro di fuggire. Sono le sette di sera. Da parte dei soldati tutto quanto è avvenuto - sequestro, spostamenti tra monti e vallate, fucilazione - senza tensioni, senza emotività, senza soprusi. Con la calma di chi esegue un lavoro conosciuto.Domenica 30 maggio Agostino e Cristian, senza sapere l'uno dell'altro, vagano tra le montagne cercando una salvezza. Agostino viene accolto all'alba dall'Armija, l'esercito bosniaco (soldati stavolta con uniformi regolari) nel villaggio di Vilesi: lui non ha visto cadere i suoi compagni, pensa che il destino degli altri sia identico al proprio. Sia i soldati bosniaci sia le forze dell'Onu (Unprofor), immediatamente avvisate, pensano ad una banale rapina, una delle tante. In quella zona in particolare era famoso un gruppo di pescicoltori, che "ripulivano" regolarmente gli stranieri, ma che non avevano mai fatto male a una mosca. Agostino gira per l'intera giornata tutte le vallate con qualche militare dell'Armija e dell'Unprofor alla ricerca dei compagni, inutilmente.Lunedì 31 maggio è il turno di Cristian ad essere accolto dai soldati dell'Armija, stavoltanel villaggio di Grnica. E' fisicamente provato, dopo aver vagato per due notti e un giorno tra le montagne, e soprattutto lui sa che non si è trattato di una banale rapina e di una finta fucilazione. Ha visto i corpi senza vita di Guido e Fabio.E' mattina presto, e da questo momento cambia tutto. Agostino e Cristian passano da un interrogatorio e da un incontro all'altro, tra Armija e Unprofor. Viene loro negato di comunicare con l'Italia. Nessuno più, né militari dell'Armija, né quelli dell'Unprofor, gira le vallate con la jeep come il giorno prima per ritrovare i due corpi e conoscere il destino di Sergio. Finalmente verso le quattro del pomeriggio viene consentito ai due sopravvissuti di mandare un fax a Brescia, dove informano di essere stati "attaccati da una banda" e alle otto di sera possono finalmente parlare con i loro familiari. A livello pubblico bisognerà aspettare altre due ore, con il lancio Reuters-Ansa proveniente dalla Bosnia.
http://www.progettosarajevo.org/


LA POLITICA ITALIANA NEI BALCANI

Nell’ottobre del 2007, il Ministero degli Affari esteri ha istituito un Gruppo di Riflessione strategica, con l’obiettivo di aprire un confronto – sulle sfide a medio termine per la politica estera dell’Italia – fra diplomatici, centri italiani di politica estera, forze economiche, attori non governativi. A conclusione di alcuni mesi di lavoro, il Gruppo ha pubblicato il “Rapporto 2020”, pubblicazione curata da Marta Dassù e Maurizio Massari. Secondo questo rapporto per l’area balcanica gli interessi strategici dell’Italia sono i seguenti:

a) consolidare la stabilità interna dei singoli paesi e il funzionamento delle istituzioni, soprattutto per quanto riguarda la giustizia e lo stato di diritto. Il consolidamento di Stati democratici è in effetti la misura più efficace per ridurre i traffici illegali verso l’Europa meridionale;

b) sostenere la progressiva integrazione di tutti i paesi adriatici e balcanici nell’Unione Europea e nella NATO (dove la via verso l’adesione è già aperta per Croazia, Albania e FYROM) . Per ora, solo la Croazia è prossima all’integrazione nell’UE. È importante che anche altri paesi della regione, a cominciare dalla Serbia, dall’Albania e dalla Macedonia, possano essere rapidamente coinvolti in formali negoziati di adesione. Complessivamente, un riequilibrio verso Sud dell’asse delle istituzioni euro-atlantiche rientra negli interessi strategici dell’Italia;

c) evitare, dopo l’indipendenza del Kosovo, che si crei un nuovo “momento nazionalista” nei Balcani (soprattutto in Serbia e in alcuni Stati non ancora consolidati, come la Bosnia e la Macedonia);

d) favorire lo sviluppo economico e sociale della regione balcanica, consolidando così anche le opportunità esistenti per il nostro sistema produttivo. Ciò implica fra l’altro un maggiore impegno nazionale per lo sviluppo dei collegamenti infrastrutturali: in particolare il collegamento Trieste-Fiume e il Corridoio n. 8, essenziale per la stabilizzazione dei Balcani meridionali.

Per tutelare tali interessi, è indispensabile sia un impegno nazionale attivo sia la capacità dell’Italia di influenzare – attraverso azioni congiunte con i maggiori paesi europei impegnati nella regione e con i paesi vicini (in particolare i membri dell’Iniziativa centro-europea) – la politica complessiva dell’UE. Le reazioni alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo hanno lasciato emergere specifiche divisioni europee. Ma hanno anche confermato l’esistenza di un accordo di fondo fra i membri europei del gruppo di contatto (Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia) e la volontà più generale dell’Europa di assolvere a responsabilità primarie sul terreno. Per l’Italia, il successo dell’UE in Kosovo è di fondamentale importanza per la stabilità della regione e per la credibilità dell’UE.

Fonte:Ministero degli Esteri

LA BOSNIA-ERZEGOVINA
La Bosnia-Erzegovina è indipendente dal 1992. Il conflitto (1992-1995) scoppiato tra le tre etnie costituenti la Bosnia (croata, bosniaco-musulmana, serba) si è concluso con l’intervento dell’ONU e della NATO insieme all' Unione Europea]]. Gli Accordi di Dayton firmati nella data del 21 novembre 1995 hanno sancito l’integrità e la sovranità di una Bosnia, divisa tre due “Entità”, la Federazione di Bosnia-Erzegovina, croato–musulmana (51% del territorio), e la Repubblica Srpska, serba (49% del territorio) e una entità autonoma ossia il Distretto di Brčko.
Con gli stessi Accordi è entrata in vigore la Costituzione della Bosnia Erzegovina che non è un documento indipendente bensì costituisce l' (Annesso 4 degli Accordi di Dayton). Le due Entità godono di larghissima autonomia, anche se hanno istituzioni comuni in limitate materie, tra cui politica estera, doganale e monetaria. Nel settore della difesa è prevista invece una competenza propria delle due Entità, che dovranno tuttavia essere dotate di forze militari bilanciate.
La Bosnia-Erzegovina è dotata di istituzioni “statali” centrali: una Presidenza tripartita; un Parlamento bicamerale con una Camera dei Rappresentanti e da una Camera dei Popoli; un Consiglio dei Ministri; una Corte Costituzionale ed una Banca Centrale. La Presidenza tripartita è composta da tre membri, esponenti dei tre gruppi etnici maggioritari musulmano-bosniaco, serbo-bosniaco, croato-bosniaco.La forma giuridica delle due singole Entità è stabilito dalle proprie Costituzioni, che prevedono per entrambe un Presidente e due Vice Presidenti, un Parlamento (bicamerale per la Federazione e monocamerale per la Repubblica Sprska) ed un Governo.
Il PIL nominale (a prezzi correnti) del Paese nel 2005 è stato di 6.154 milioni di dollari americani. Assieme alla Repubblica di Macedonia, la Bosnia-Erzegovina era la repubblica più povera della Jugoslavia. In larga parte l'agricoltura era in mani private, ma le fattorie erano piccole e inefficienti, e il cibo è stato tradizionalmente importato più che esportato nella repubblica. L'economia a pianificazione centralizzata ha prodotto delle eredità nell'economia. L'industria ha più impiegati del necessario, il che riflette la rigidità della pianificazione economica. Sotto Josip Broz Tito, nella repubblica vennero spinte le industrie militari; la Bosnia ospitava una grossa fetta dell'industria jugoslava della difesa.Tre anni di lotta tra etnie ha distrutto l'economia e le infrastrutture della Bosnia, provocando un incremento della disoccupazione e un crollo della produzione dell'80%, oltre a causare la morte di un numero di persone tra le 60 e le 200 mila e aver reso profuga metà della popolazione. Con una pace instabile in vigore, la produzione riprese nel 1996-98 con alti tassi percentuali ma su una base ridotta; ma la produzione rallentò apprezzabilmente nel 1999, e il PIL rimane molto al di sotto dei livelli del 1990.

Fonte:Ministero degli Esteri

Mantovaninelmondo© 1999-2008
All rights reserved

 liberatiarts© Mantova Italy